<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058</id><updated>2012-02-16T05:56:10.172-08:00</updated><category term='Pubblico sentire'/><category term='Politica'/><title type='text'>Murofuori</title><subtitle type='html'>La palla non è poi così rotonda...
...ma la si può sempre far andare dove vogliamo, giocando sul muro e col muro, come nella pallavolo</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>73</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3795659656431507008</id><published>2011-12-31T07:36:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T07:38:39.911-08:00</updated><title type='text'>Due testi per augurarci buon anno: Don Tonino Bello e l'anno vecchio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ringraziamento fine anno &lt;br /&gt;(Tonino Bello)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Eccoci, Signore, davanti a te. &lt;br /&gt;Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se ci sentiamo sfiniti, &lt;br /&gt;non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, &lt;br /&gt;o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È perché, purtroppo, molti passi, &lt;br /&gt;li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: &lt;br /&gt;seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, &lt;br /&gt;e non le indicazioni della tua Parola; &lt;br /&gt;confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, &lt;br /&gt;e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in te. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno, &lt;br /&gt;sentiamo nostre le parole di Pietro: &lt;br /&gt;"Abbiamo faticato tutta la notte, &lt;br /&gt;e non abbiamo preso nulla". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente. &lt;br /&gt;Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, &lt;br /&gt;ci aiuti a capire che senza di te, &lt;br /&gt;non possiamo far nulla. Ci agitiamo soltanto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci sono altri motivi, Signore, che, al termine dell'anno, &lt;br /&gt;esigono il nostro rendimento di grazie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti ringraziamo, Signore, &lt;br /&gt;perché ci conservi nel tuo amore. &lt;br /&gt;Perché continui ad avere fiducia in noi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie, perché non solo ci sopporti, &lt;br /&gt;ma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi. &lt;br /&gt;Perché non ci avvilisci per le nostre inettitudini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi, ci metti nell'anima un cosi vivo desiderio di ricupero, &lt;br /&gt;che già vediamo il nuovo anno &lt;br /&gt;come spazio della speranza e tempo propizio &lt;br /&gt;per sanare i nostri dissesti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza. &lt;br /&gt;Rivestici dei panni della misericordia e della dolcezza. &lt;br /&gt;Donaci un futuro gravido di grazia e di luce &lt;br /&gt;e di incontenibile amore per la vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aiutaci a spendere per te &lt;br /&gt;tutto quello che abbiamo e che siamo. &lt;br /&gt;E la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore. &lt;br /&gt;Fino alle lacrime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Don Tonino Bello&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da&lt;br /&gt;http://www.qumran2.net/&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3795659656431507008?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3795659656431507008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3795659656431507008' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3795659656431507008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3795659656431507008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/12/due-testi-per-augurarci-buon-anno-don.html' title='Due testi per augurarci buon anno: Don Tonino Bello e l&apos;anno vecchio'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8218163181818686980</id><published>2011-12-31T07:35:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T07:36:34.785-08:00</updated><title type='text'>Due testi per augurarci buon anno: Severgnini e il nuovo anno</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;TRE PAROLE CHIAVE&lt;br /&gt;Incertezza, Semplicità e Coraggio&lt;br /&gt;Gli italiani e le difficoltà: ci insegneranno a costruirci un futuro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine del 2011 una certezza, il mondo, sembra averla: siamo tutti incerti. È un coro, più che un'opinione. Attraversa i social network e i media tradizionali, le conversazioni e le pubblicazioni. Si va dal catastrofismo Maya, che ha spiazzato gli astrologi, al disfattismo economico, che ha terrorizzato i risparmiatori.&lt;br /&gt;Se contassimo le copertine e i titoli che la stampa di lingua inglese ha dedicato, quest'anno, all'inevitabile collasso dell'euro, potremmo concludere che in Europa siamo tornati al baratto, o a scambiarci conchiglie.&lt;br /&gt;Non è andata così. L'Italia, l'Europa e il mondo sono arrivati alla fine di un altro anno impegnativo, ma non inutile. La sensazione è che - lentamente - stiamo capendo cosa è importante. È in atto un processo di semplificazione che non riguarda solo una moneta o l'economia; tocca la vita privata, la vita pubblica, il diritto e quasi tutte le industrie che conosciamo.&lt;br /&gt;Bisogna lavorare meglio, lavorare più a lungo, sprecare meno e non rubare: più che un programma, è diventato un obbligo, per l'Italia e non solo. Ci stiamo rendendo conto quali sono le cose che contano; e abbiamo meno pazienza per le cose e le persone che non contano. È il compiacimento che porta agli eccessi, alla superficialità e alla tolleranza dell'incompetenza: lo ha dimostrato, nel 2011, la politica italiana, ma il fenomeno è più diffuso. Tocca le aziende, le famiglie e le persone. «Back to basics»: tornare ai fondamentali è un esercizio che ogni società, periodicamente, deve compiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi italiani possediamo un ottimismo infettivo: è la nostra fortuna e la nostra disgrazia. Ci mettiamo più di altri - certamente più degli scettici nordeuropei, dei pratici americani, dei realistici cinesi, dei fatalistici russi - a capire che le cose non vanno. Ma quando lo abbiamo capito, siamo capaci di ingegnarci perché cambino. Stavolta sarà necessario più ingegno e più impegno del solito. Perché al netto delle metafore western e sportive di Mario Monti (precipizi, avvoltoi, corse a ostacoli) è chiaro qual è la lezione del 2011: dobbiamo cambiare comportamenti. Lo dobbiamo a chi viene dopo di noi.&lt;br /&gt;Non essendo sciocchi, e se saremo seri, potrebbe accadere. Chissà che il 2012 non sia l'anno del sollievo dopo lo spavento. In un «mondo di modernità multiple, interdipendente e globalizzato, senza un centro politico o un modello dominante» (Charles Kupchan), c'è spazio per tutti: basta fare bene qualcosa, ed evitare errori. L'indignazione - secondo alcuni la parola dell'anno - non è altro che la richiesta di capire. Come funziona la finanza, per esempio, la cui protervia sta diventando insopportabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I problemi sono ormai chiari, manca il coraggio delle soluzioni. È chiaro - per tornare all'Italia, citata spesso in questi giorni come caso esemplare della conversione necessaria - che abbiamo bisogno di procedure semplici e trasparenti, di un sistema fiscale equo, di trasporti efficienti, di mezzi per la sanità e l'istruzione cui siamo abituati. La battaglia ingaggiata nel 2011 è contro la Red Tape Industry, l'industria della complicazione burocratica, che nel nostro Paese ha il quartier generale, produce fatturati enormi e tenterà di difenderli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la tecnologia e i social network segnalano questa tendenza alla semplificazione. Se Amazon macina record - ora anche in Italia - è perché fa una cosa molto bene: ti porta a casa quello che desideri, quando lo desideri. Se la Apple di Steve Jobs ha stravinto, è perché offriva - e offre - prodotti più belli ed essenziali della concorrenza: è stata la prima a sbarazzarsi dei libretti d'istruzioni. Facebook resta dominante, ma comincia a mostrare qualche crepa. C'è chi ha detto: serve a mentire agli amici, mentre Twitter aiuta a esser sinceri con gli sconosciuti. Non solo: molti si stanno chiedendo chi siano, questi «amici», e se valga la pena sopportare a lungo l'ipocrisia di quelle virgolette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro anno è andato, la sua musica è finita, cantava Francesco Guccini, gran contabile delle nostre malinconie collettive. Non è stato, ripeto, un anno inutile. È servito a distinguere il necessario dal superfluo. La società occidentale - che conta meno, ma conta ancora - è uscita dal «paradosso del progresso» descritto da Gregg Easterbrook nel 2003. Nel decennio scorso, la vita migliorava e la gente si sentiva peggio. Non è escluso che le difficoltà, da qui al 2020, ci insegnino ad organizzare, risparmiare e apprezzare ciò che abbiamo. E a costruirci un futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è sabato, c'è tempo. Guardate il video «Zeitgeist 2011» messo in rete da Google. La canzone di sottofondo - deliziosa - è di Mat Kearney, il primo verso recita: «We're all standing with our backs against the wall, sooner or later», ci ritroviamo tutti con le spalle al muro, prima o poi. Be', ci siamo già. E non è necessariamente un male. Perché in quella posizione - quando non si può più arretrare - si trova la forza di reagire. O ci si arrende: ma noi non vogliamo farlo.&lt;br /&gt;Zeitgeist 2011 si chiude con una scritta digitata nel campo di ricerca: «We made it», ce l'abbiamo fatta. Certo, è una semplificazione. Ma ne avremo bisogno, a partire da domani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Beppe Severgnini&lt;br /&gt;31 dicembre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da&lt;br /&gt;www.corriere.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8218163181818686980?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8218163181818686980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8218163181818686980' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8218163181818686980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8218163181818686980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/12/due-testi-per-augurarci-buon-anno.html' title='Due testi per augurarci buon anno: Severgnini e il nuovo anno'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5398430650012750144</id><published>2011-12-21T08:00:00.001-08:00</published><updated>2011-12-21T08:03:05.992-08:00</updated><title type='text'>Auguri per un Natale in cui respirare ossigeno nuovo e progettare un domani migliore</title><content type='html'>"Quando il Dio-Bambino, che nelle sue manine teneva il mondo intero, le protese compassionevole alla Madre, terra e cielo si fermarono in somma venerazione. &lt;br /&gt;Quando colui che era venuto a scaldare con il suo amore tutte le creature assiderate dal freddo della morte si scaldava al fiato del bue e dell'asino legati nella stalla, anche gli alberi vegliavano"&lt;br /&gt;(Pavel Aleksandrovič Florenskij)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi auguriamo con tutto il nostro cuore di sperimentare in questo Natale, assediato da paure e difficoltà, la stessa potenza e lo stesso calore che questa nascita comunica a tutti i cristiani: la potenza di una novità che sia in grado di ridare il giusto senso e il giusto verso alle nostre vite, aiutandoci a distinguere ciò che è indispensabile da ciò che è inutile; il calore di un amore a cui affidare le nostre vite e in cui sciogliere ogni tristezza, aiutandoci a camminare in buona compagnia verso la felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca e Vale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5398430650012750144?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5398430650012750144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5398430650012750144' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5398430650012750144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5398430650012750144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/12/quando-il-dio-bambino-che-nelle-sue.html' title='Auguri per un Natale in cui respirare ossigeno nuovo e progettare un domani migliore'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8695136993607427697</id><published>2011-11-23T09:30:00.000-08:00</published><updated>2011-11-23T09:34:02.637-08:00</updated><title type='text'>“Per fare un tavolo ci vuole un fiore”. I giovani e una nuova primavera della politica</title><content type='html'>Nell’epoca che continua a generare vite in stato di emergenza, si possono riscontrare, tra le altre, due tendenze opposte: una privatizzazione delle esistenze, che riduce la politica a tecnica di difesa dalla paura (“Mi interessa solo ciò che avviene dentro le pareti domestiche, da proteggere con siepi e muri di cinta”); un surplus di impegno civile, che convive con la zavorra di una sfiducia sempre più radicale nei confronti della politica (“Mi interesso degli altri, ma in forme immuni da una politica malata terminale”). Quest’ultima è forse ancora la regione più densamente frequentata dai giovani, per lo meno da quanti hanno deciso di ingaggiare una lotta serrata tra la propria natura, fisiologicamente audace e inquieta, e la cultura che li circonda, patologicamente prona al consumo dell’istante; ma persino coloro che tentano di ribellarsi all’idea di una distanza incolmabile dagli altri e dal futuro sono oramai affetti da una cronica disaffezione verso la politica e da un calo del desiderio riguardo l’impegno politico.&lt;br /&gt;Senza tornare sulle molte motivazioni di quest’anomalia, è forse l’ora di spalancare qualche finestra dopo l’inverno e sentire l’odore di una nuova primavera, in cui protagonisti sappiano essere proprio quei giovani che fino ad ora hanno preferito restare in secondo piano, magari piegandosi silenziosamente sugli ultimi, piuttosto che quanti - pochi ma microfonati - hanno deciso di adeguarsi ad una sceneggiatura scadente, pur di proferire parola in storie già scritte, credendo di accreditarsi con professioni pubbliche di fede e rivendicazioni identitarie. C’è bisogno di questi giovani, non di giovanilismi: forti di una fede che può essere solo sovversiva (tanto meno incastonabile in un partito); pazienti nei tempi della semina e del raccolto, che non è detto spetti loro; capaci di diventare esempio e testimonianza in un quadro di cui la stretta attualità evidenzia la miseria.&lt;br /&gt;Torna allora preziosa una delle storielle solo apparentemente banali di Gianni Rodari.&lt;br /&gt;Per fare un tavolo ci vuole il legno. La politica è convivialità delle differenze, per usare un’espressione cara a Don Tonino Bello, in cui ci si siede tutti allo stesso tavolo: non per assistere allo spettacolo delle differenze, ma per farle dialogare; non per spartire la mensa, ma per condividerla; non per decidere i ruoli, ma per dirsi che tutti sono responsabili di tutti. E chi meglio dei giovani credenti deve ricordare come stare alla mensa non voglia dire cedere a compromessi, ma mirare al bene qui e ora, ricordarsi di gettare lo sguardo non solo su chi occupa il capo della tavola, che spesso ubriaca di promesse, ma su quanti, ai piedi, chiedono le briciole? Il tavolo ha bisogno del legno, come la politica deve nutrirsi della vita quotidiana di ognuno, della sua esperienza, del suo equilibrio e dei rapporti, anche lavorativi, che le danno senso. A motivo di ciò un quotidiano della precarietà non permette una riappropriazione matura della coscienza politica; avere un lavoro (e tornare al proprio lavoro) può consentire di guardare alla politica realmente come servizio; un lavoro che non c’è non può far diventare lavoro ciò che lavoro non è. Il rischio è di finire schiavi di logiche interne ad un mondo che ha la sola necessità della propria riproduzione: i giovani che iniziano a vedere nella politica la soluzione dei propri problemi lavorativi non si rendono conto che stanno già svendendo i loro seppur nobili ideali sullo stesso mercato che rinnegano.&lt;br /&gt;Per fare il legno ci vuole l'albero, per l'albero ci vuole il seme, per il seme ci vuole il frutto, per il frutto ci vuole un fiore. Per ottenere un buon legno l’albero deve essere ben radicato nel terreno: ai giovani è proibito non interessarsi di ciò che succede attorno a loro, perché il prezzo del disinteresse è un appalto di potere ad altri da cui si finisce per dipendere, perché se non si avverte questa reciprocità con il mondo che abitiamo e il tempo che viviamo si diventa aridi e privi di linfa. Senza dimenticare che un cristiano, in virtù del Dio fatto uomo in cui crede, ha l’obbligo, come ben dice Don Arturo Aiello, di essere nella storia, appassionarsi della storia e dell’uomo, perché la storia e l’uomo sono luoghi di grazia. Ma l’albero cresce dal seme e il seme proviene a sua volta dal frutto: questo è forse l’impegno più arduo che spetta ai giovani, ovvero quello di essere insieme, in questo momento storico e in questa nostra Italia, seme e frutto, senza bruciare i tempi, ma rispettando le stagioni. Essere il seme di nuove forme di partecipazione e cittadinanza, all’altezza di sfide alle quali si può rispondere solo con la progettualità, solo con il coraggio, solo con l’entusiasmo di guardare lontano; essere il seme di un abitare che metta al centro davvero l’uomo e non il cemento, che ricostruisca l’uomo, per citare ancora Don Tonino Bello, più che costruirgli (o magari condonargli) la casa. Ma anche essere frutto, che ha resistito alla siccità e all’aridità perché ha attinto acqua altrove, sapendo scegliere le sorgenti sotterranee di un impegno lontano dall’immediato e dall’effimero, e rifiutare le fonti avvelenate della ricerca ossessiva di leader: l’Azione Cattolica è in questo miniera inestimabile di esempi di santità quotidiana e fioritura di un carisma partecipato, mai affidato ad alcun capo carismatico.&lt;br /&gt;Per fare un tavolo ci vuole un fiore. Ai giovani spetta il compito di ricordare che persino per quel tavolo che è la politica serve coltivare la bellezza e la gratuità, ma soprattutto un’altezza di ideali che non significa distacco dalla realtà. In un tempo in cui tutto sembra appaltato al tecnicismo e l’utilità si misura solo con la produttività, i giovani non possono dimenticare che la politica non si risolve nei numeri o nell’efficienza, ma ha realmente bisogno di sogni; di sogni che rilancino il “non per profitto” e promuovano il valore di ciò che appare inutile secondo il vocabolario dei nostri tempi: la cultura, la civiltà, i legami. Ai giovani è dunque chiesto di avere a cuore la poesia di questo fiore e parafrasarla con una prosa all’altezza; di impegnarsi per una politica che sia profezia, non favori di cui vergognarsi; mappa dei bisogni reali, non strategie della scorciatoia; occhio e orecchio sull’umano, non autismo procedurale. Allora agli adulti sarà magari più facile, come ben scrive Ernesto Olivero, farsi dominare dai giovani che crescono nella fedeltà a Dio e dare loro responsabilità anche superiori alle proprie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Luca Alici&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Testo pubblicato sulla rivista mensile dell'Azione Cattolica "Segno", del novembre 2011, intitolata "Educarsi alla politica, educare la politica". Per info: http://www2.azionecattolica.it/&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8695136993607427697?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8695136993607427697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8695136993607427697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8695136993607427697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8695136993607427697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/11/per-fare-un-tavolo-ci-vuole-un-fiore-i.html' title='“Per fare un tavolo ci vuole un fiore”. I giovani e una nuova primavera della politica'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-7184072865165924484</id><published>2011-11-05T08:01:00.000-07:00</published><updated>2011-11-05T08:08:18.572-07:00</updated><title type='text'>Adesso BASTA!!</title><content type='html'>«Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto». Questa è l’ultima uscita in ordine di tempo del "Mio" Presidente del Consiglio; questa è l’uscita che mi ha spinto a scrivere queste righe, come classica ma indecente goccia che fa traboccare un vaso pieno zeppo di delusione, ma fin qui costretto a pensare ad altro piuttosto che a scrivere del proprio sdegno.&lt;br /&gt;Lo faccio ora mosso dall’inaccettabilità di un flatus voci distante dalla realtà di tutti e vicino solo a se stesso, incompatibile con una idea di bene comune nella stessa misura in cui com-patisce solo un bene personale che coincide sempre più con una personale sopravvivenza politica; lo faccio ora mosso dall’esempio di un cittadino toscano, di cui non ho strumenti tecnici per valutare la qualità della proposta economica, ma di cui non posso non apprezzare lo sforzo economico per acquistare una pagina del Corriere, pur non essendo Della Valle, e dal cui amore per il proprio Paese mi sento trascinato. In virtù di questi due stimoli, mi sento di dire anche io “BASTA, ADESSO BASTA DAVVERO”, ma anche “FORZA, ORA SERVE IL MEGLIO DI OGNUNO DEI MIGLIORI”.&lt;br /&gt;Dico “BASTA”, perché faccio fatica a sentire come mio un Presidente del Consiglio che finge di ignorare la verità, che fa finta di non sapere quanto persino io sia più rappresentativo della nostra Italia piuttosto che lui, la sua vita, le sue idee e le sue parole (e persino più di quanti continuano a spendere indebitandosi, rispetto ai quali lui non ritiene di fare da padre saggio, ma solo da avvilente testimonial): vivo da cinque mesi senza uno stipendio, da quattro anni il mio contratto di lavoro in università è annuale; mia moglie è laureata in beni culturali, per due anni è stata schiavizzata da quel precariato barbaro che ha assalito e conquistato anche le cooperative e ora lavora tre ore al giorno insieme ad un commercialista e ad una ragioniera grazie alla sua tenacia (che l’ha portata a mettersi in gioco a fare ciò per cui non ha studiato per ben otto anni) e alla disponibilità di sua zia; sono circondato da amici che non trovano sbocchi in università, che si vedono accorciare il proprio monte ore di commessi nei negozi dei centri commerciali, di disoccupati con una laurea che è più deflazionata della moneta corrente. Ecco, mi sento un campione statistico dell’Italia, di questa Italia di questo esatto momento storico, ma mi sento uno dei campioni statistici ancora messi meglio: perché ho due famiglie, quella di mio padre e mia madre e quella della mamma di mia moglie che riescono a darci dei soldi, a farci spesa e mettere qualcosa per pagare la rata del mio mutuo che altrimenti non saprei come pagare; perché ho una rete di rapporti, amicizie, esperienze e servizi che danno il senso alla mia vita, pur nella loro totale gratuità; perché credo in un Dio che è personale e provvidenziale, al quale comunque mi sento di affidare la mia vita e, sbagliando, non ancora un figlio (vittima incolpevole della contabilità domestica). E allora dico BASTA alla porcheria di parole indecenti non tanto per rispetto mio, ma per rispetto dei molti che stanno peggio di me e che magari non si possono permettere nemmeno di trovare cinque minuti per scrivere questo sfogo. BASTA Presidente del Consiglio: non si permetta più di dire qualcosa di simile, perché così si spoglia non di ciò di cui è abituato a spogliarsi, i suoi vestiti, ma di ciò che crede di avere addosso per diritto e prepotenza, la sua credibilità politica e la sua dignità di uomo rispettoso degli altri. BASTA persone che state vicino a questo "Mio" Presidente del Consiglio: abbiate un po’ di coraggio per sdegnarvi e abbiate la dignità per non fare calcoli personali in questa fase, perché se un pezzo della vostra dignità magari l’avete già venduta, fermatevi e fermatelo, prima di vederla tutta messa nelle mani di chi non merita neppure voi.&lt;br /&gt;Ma dico anche “FORZA”, e lo dico a tutti coloro che fin qui hanno pensato di non essere all’altezza e di non essere significativi, lo dico a tutti i giovani che sono chiamati a prendere in mano il proprio Paese, lo dico a tutti i più grandicelli perché non credano che le loro fatiche siano finite, lo dico a quanti hanno esperienza nei mille rivoli dell’Italia migliore (associazionismo, volontariato, terzo settore): a voi tutti dico che serve il vostro essere il meglio del nostro paese e il meglio di voi. Serve che dal basso venga piantato e germogli il seme di un nuovo modo di vivere la propria vita e di sentirsi partecipi e protagonisti della vita dei propri paesi e del proprio Paese. Questa crisi così generale e generalizzata deve diventare occasione per farsi promotori di una nuova mentalità, per farsi portavoce di nuovi messaggi, per farsi tessitori di nuove relazioni, per farsi costruttori non più di case da condonare ma di una umanità che sappia davvero abitare questo tempo. E allora FORZA davvero, FORZA a uomini e donne che sappiano servire e non assecondare, FORZA a ragazzi e ragazze che sappiano inventare ed ideare piuttosto che spaccare e abdicare, FORZA a lavoratrici e lavoratori che sappiano rivendicare senza compromessi diritti e qualità invece di cedere alla quantità e al sopruso, FORZA a dirigenti, imprenditori e politici che sappiano dare un volto maturo alla responsabilità piuttosto che dare i contorni del privilegio al proprio vivere, FORZA a insegnanti, guide spirituali, sacerdoti ed educatori perché siano i primi testimoni che questo è il momento per rivoluzionare i cardini delle nostre vite e non per scovare nuove scorciatoie, FORZA, infine, a quanti sapranno avere e comunicare la pazienza e la tenacia del vero futuro, affinché ogni generazione impari a pensare a chi ci sarà dopo di sé e predisponga tutto il possibile perché stia realmente meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca Alici&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-7184072865165924484?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/7184072865165924484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=7184072865165924484' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7184072865165924484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7184072865165924484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/11/adesso-basta.html' title='Adesso BASTA!!'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5770181974020904998</id><published>2011-11-04T15:03:00.000-07:00</published><updated>2011-11-04T15:04:59.670-07:00</updated><title type='text'>Ospito una bella riflessione del Prof. Norberto Patrignani, docente di Computer Ethics alla Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino</title><content type='html'>"Stay hungry, stay foolish"&lt;br /&gt;The Whole Earth Catalog&lt;br /&gt;Steward Brand, 1975 circa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In memoriam - Steve Jobs&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro coscritto,&lt;br /&gt;da quando sei mancato qui tutto il pianeta ti sta ricordando con una frase, "stay hungry, stay foolish", che ti attribuiscono.&lt;br /&gt;Ho ascoltato con attenzione il tuo discorso di fronte ai neo-laureati di Stanford del 2005 dove citi la vera fonte di quelle parole: Steward Brand.&lt;br /&gt;Ho apprezzato molto il racconto della tua vita tenuto in quella occasione perché riconosci con onestà il grande contributo dato alla tua formazione dalla cultura californiana di quegli anni, i mitici anni '60.&lt;br /&gt;Mi ha colpito nel tuo discorso la citazione della rivista The Whole Earth Catalog, fondata nel 1968 proprio da Steward Brand. Per molti di noi resta il crogiuolo più rappresentativo di quegli anni pieni di speranze per il futuro. Ci scrivevano autori come Amory Lovins, Ivan Illich, Ursula K. Le Guin, Gregory Bateson, etc.&lt;br /&gt;Molti di noi erano convinti che la conoscenza e l'innovazione avrebbero contribuito a creare un mondo più sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale. Nascevano i movimenti che avrebbero cambiato per sempre le sensibilità di tutti noi.&lt;br /&gt;Fanno sorridere oggi i racconti delle riunioni al "Homebrew Computer Club" (il club del computer auto-costruito) di Palo Alto dove discutevate liberamente di tecnologia con Lee Felsenstein e tanti altri. Bello il tuo colpo di genio del 1975, quando a vent'anni vendi il tuo Volkswagen e Wozniak la sua vecchia calcolatrice HP per poter costruire nel garage dei tuoi il secondo personal computer (infatti sappiamo tutti che il primo personal computer della storia è la Olivetti P101 presentata alla Fiera di New York del 1965, dieci anni prima di voi).&lt;br /&gt;Quando uscivamo a mangiare un panino dal cinese che arrivava con un carrello di hotdog davanti alla sede della Olivetti di Cupertino, di fronte a noi vedevamo crescere la tua impresa che, per molti, sarebbe diventa il simbolo stesso del cambiamento continuo (a proposito, è vero che la mela morsicata è un tributo a Alan Turing?).&lt;br /&gt;Dobbiamo riconoscere che la tua azienda, anche riusando idee di altri, cambia radicalmente l'interfaccia con la macchina quando immette sul mercato il computer con il mouse (inventato da Douglas Engelbart e Bill English nel 1963) e con l'interfaccia a finestre (inventata dal Palo Alto Research Center della Xerox nel 1973).&lt;br /&gt;L'innovazione, il vecchio che lascia il posto al giovane, come spieghi molto bene, è il ciclo stesso della vita. "Think different" recita, appunto, l'azzeccato slogan coniato dall'agenzia di pubblicità TBWA nel 1997 per il lancio sul mercato dell'iMAC. Tutto il resto è noto.&lt;br /&gt;Il problema, caro coscritto, è che qui tutto il pianeta ti sta celebrando come un profeta, la gente fa processioni con le candele in mano. Qualcosa non torna. Non si capisce perché l'innovazione che crea valore per gli azionisti (oggi l'azienda fattura circa 60 miliardi di dollari) viene vista di per sé come qualcosa addirittura di spirituale. Sarà pure una questione di "brand community" o di "life-style" ma forse neanche tu ti trovi a tuo agio in questo trionfo di melassa nostalgica un po' di cattivo gusto.&lt;br /&gt;Ora, so bene che la responsabilità sociale dell'impresa non è mai stata tra i tuoi interessi ma la creazione del valore comporta un lavoro da parte di qualcuno. Come la mettiamo, ad esempio con gli iPad, prodotti dai lavoratori della Foxconn a Shenzhen, Cina, dove le condizioni di lavoro sono terribili, sia dal punto di vista contrattuale che dal punto di vista ambientale?&lt;br /&gt;Nel 1955, quando tu nasci, Adriano Olivetti, un imprenditore visionario di Ivrea, Italia, prova a coniugare innovazione e responsabilità sociale, arte e tecnologia, cerca di costituire una comunità basata sulla condivisione e sulla bellezza, ma purtroppo muore prima di riuscire a costituire una struttura capace di continuare la sua opera, di sopravvivergli. Una storia completamente diversa dalla tua.&lt;br /&gt;La tua azienda non è mai stata così bene economicamente in tutta la sua storia, ma il prezzo è anche quello di impedire agli utenti di andare oltre le interfacce fornite, la conoscenza incorporata nelle macchine non è libera ed accessibile. Ormai gli utenti non sono più liberi nemmeno di installarsi le applicazioni, devono passare dai server dell'azienda. Mi sembra una scelta un po' distante dal sogno del "personal" computer della Olivetti P101 del 1965 o del "club del computer auto-costruito" di Palo Alto del 1975. Ma anche questo non è mai stata una preoccupazione per te che non hai mai nascosto la tua predilezione per le tecnologie chiuse e proprietarie.&lt;br /&gt;Infatti chi vuole più libertà sceglie il software libero, l'hardware libero, i dati liberi. Le immense risorse della tua azienda avrebbero potuto essere indirizzate verso una nuova rivoluzione industriale? Rendere le condizioni di lavoro più umane, le tecnologie più libere ed aperte, con minore impatto ambientale? Non lo sappiamo, ma sicuramente non è quello che ti ha ispirato.&lt;br /&gt;Sicuramente ti ha ispirato lo "Stay hungry, stay foolish" di Steward Brand.&lt;br /&gt;Soprattutto quando da ragazzo vendevi i vuoti delle lattine, raccolte per le strade di Portland, a cinque centesimi l'uno o quando per poter mangiare qualcosa andavi a fine settimana al tempio degli Hare Krishna. Il tuo sogno, la tua passione ti hanno salvato, reso ricco e famoso in tutto il mondo.&lt;br /&gt;Oggi qualcuno addirittura ti paragona a Adriano Olivetti. Forse questo è troppo: tra innovazione e responsabilità sociale, tu hai sempre scelto solo l'innovazione, a qualsiasi costo. In questo momento dobbiamo rispettare anche la tua storia, oltre al silenzio per la tua morte, senza operazioni di nostalgia che non hanno niente a che fare con la verità. E che non avresti apprezzato nemmeno tu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao Steve, riposa in pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Norberto Patrignani&lt;br /&gt;Ivrea, Ottobre 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo tratto da www.centrosanrocco.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5770181974020904998?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5770181974020904998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5770181974020904998' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5770181974020904998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5770181974020904998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/11/ospito-una-bella-riflessione-del-prof.html' title='Ospito una bella riflessione del Prof. Norberto Patrignani, docente di Computer Ethics alla Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-1891305216614009544</id><published>2011-08-31T01:59:00.000-07:00</published><updated>2011-08-31T02:02:10.170-07:00</updated><title type='text'>Campo di servizio a Falconara: a caldo</title><content type='html'>All’improvviso, appena mi sono voltato verso la porta, ho sentito qualcuno saltare e atterrare sulle mie spalle. Era l’ultimo giorno della nostra settimana a Massignano ed è stata subito un sensazione strana e forte: non ho avvertito il peso, ma la leggerezza, quasi anomala, di un corpo, giovane e magro, ed in quella leggerezza c’erano scritte, insieme, la tragedia e la felicità. Questa è la prima immagine che porto nel cuore di una settimana meravigliosa, in cui il servizio agli altri è diventato un dono per noi, la fatica delle giornate un nuovo modo di scoprire se stessi, le persone che abbiamo visitato tanti volti con cui provare a sorridere e i ragazzi che abbiamo accompagnato la fonte di una bellezza che il nostro tempo spesso dimentica o addirittura violenta. C’era un ragazzo sulle mie spalle, reso esile dal suo passato e leggero dal suo presente: un passato lungo e sofferto di sostanze e dipendenza che lo ha fatto diventare quasi scheletrico; un presente breve e gioioso di compagnia e volti nuovi che gli ha ridato entusiasmo e coraggio. La nostra presenza che diventava sollievo, la nostra normalità che diventava eccezionalità, il nostro ascolto che diventava assenza di pregiudizi: partiti con la paura di dover fare chissà cosa, ci siamo accorti che allacciare relazioni e raccontarsi storie è il modo migliore per scoprirsi e volersi bene. &lt;br /&gt;Torno indietro, riavvolgo il nastro e vedo diciannove ragazzi in cerchio su un piccolo pezzo di prato che si raccontano la loro prima giornata in giro per quattro strutture, uno di fronte all’altro, un po’ indecisi sul da farsi, ma capaci di fermare le loro vite, rubare una settimana di agosto al clima festoso delle vacanze e al richiamo della compagnia dei loro amici: che cosa li spinge e cosa li motiva? Per ora basta questo sì, è sufficiente per essere orgoglioso di loro; per capire il motivo ci sono sei giorni da vivere tutti d’un fiato, con qualche sacrificio e molta pazienza, un pizzico di trascuratezza per sé e tanta curiosità per l’altro. I giorni trascorrono, ma il cerchio e il luogo è esattamente lo stesso: siamo alla fine del campo e ora però hanno tutti capito il motivo della loro scelta, hanno tutti provato emozioni forti (senza sperimentare chissà quali brividi extra-ordinari o indotti) e i loro occhi ce lo comunicano. E questa è per molti versi la felicità: essere insieme a dei giovani che ti lasciano giovane, a dei ragazzi che dove vanno si sentono dire che sono belli, a un gruppo che ti fa capire quanto sia bella la vita di Ac, a delle vite che cercano e sognano, alle quali però, quasi inconsapevolmente, Dio ha fatto il regalo grande di custodirle in questa settimana magnifica, di sorreggerle e di consentire con la sua provvidenza ciò che, comprensibilmente per molti di noi, altrimenti si farebbe fatica solo a pensare.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-1891305216614009544?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/1891305216614009544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=1891305216614009544' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1891305216614009544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1891305216614009544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/08/campo-di-servizio-falconara-caldo.html' title='Campo di servizio a Falconara: a caldo'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5984450829287889435</id><published>2011-07-08T09:15:00.001-07:00</published><updated>2011-07-14T07:26:06.687-07:00</updated><title type='text'>I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA 2: LA POLITICA SENZA LAVORO O IL LAVORO SENZA POLITICA</title><content type='html'>Nel V secolo a.C, Protagora, come buona parte della tradizione classica, ricorre ad un mito per narrare le prime origini della vita dell’uomo in comunità: per salvare gli uomini da uno sterminio Zeus invia loro, tramite Ermete, aidòs e dìke, ovvero correttezza e giustizia; Zeus però decide in questo caso una distribuzione diversa rispetto a quella utilizzata nel caso delle téchnai, ovvero delle capacità professionali; se infatti può essere sufficiente l’istituzione di un persona capace in medicina, a servizio di numerose altre, correttezza e giustizia vanno riversate su tutti gli uomini, perché solo così tutti possono essere partecipi; se correttezza e giustizia fossero possedute solo da qualcuno, come avviene per le professionalità, non vi sarebbe città; ne deriva che tutti i cittadini non in virtù dell’attività professionale, bensì di queste doti, possono intervenire negli affari “comuni”. In uno dei suoi interventi sui nostri quotidiani Roberto Saviano di recente ha scritto: “Mi guardo intorno e penso: come deve sentirsi un giovane italiano che voglia usare in politica la sua passione civile, il suo talento? La politica di oggi lo incoraggia o lo spaventa? E qual è il prezzo che tutti paghiamo per questa esclusione e per questa diffidenza? Qual è il costo sociale della paura?”.&lt;br /&gt;Da un lato la saggezza antica e profonda che scava fin nelle radici antropologiche, dall’altro le domande assillanti del nostro presente tutto italiano; da una parte la capacità di cogliere le doti e le virtù del paradigma di una buona politica; dall’altro la paura che i talenti migliori vengano divorati dai limiti della nostra cattiva politica. Che cosa unisce questo mito del V secolo a.C, raccontato da un retore e da un filosofo, capace di guidarci con immediatezza su un piano universale, con le riflessioni di un giovane scrittore del 2000 e qualcosa d.C., che guarda la sua Italia e ne denuncia i problemi che la tengono in scacco o sotto ricatto continuo? Il rapporto tra politica, lavoro e professionalità, che, da allora fino ai giorni nostri, continua a costituire oggetto di riflessione e confronto, ma che oggi, più di ieri, sembra avvinto e soffocato da un circolo vizioso che nessuno è in grado o vuole realmente interrompere. Quale circolo vizioso? Quello di un luogo di servizio che si è fatto luogo di privilegi e quello di un lavoro che non c’è che fa diventare lavoro ciò che lavoro non è. Come spiegarlo? Mettendo due generazioni, quella degli ultracinquantenni e quelli degli appena trentenni, al cospetto della domanda “la politica è un mestiere?”. La risposta ovvia di entrambi sarà “no”, ma le pratiche di vita raccontano tutta un’altra storia, che forse ci affida una delle ragioni a causa delle quali è così difficile cambiare la nostra classe dirigente e la logica che la anima.&lt;br /&gt;Vi siete mai chiesti quale è la professione di alcuni totem della nostra politica? Vi siete mai chiesti quanti anni sono che si dicono intepreti di cambiamenti radicali e strutturali del nostro convivere quotidiano? Ecco, la prima sensazione che mi viene in mente è che c’è una generazione di ultracinquantenni che ha snaturato il senso della politica, perché ne ha fatto il proprio mestiere e, mentre racconta al mondo intero delle qualità della flessibilità e dei meriti di contratti a tempo determinato che agevolano il cambiamento e magari il successo lavorativo, restano indeterminatamente avvinghiati al loro ruolo, lontani da un mondo in cui e per cui non lavorano da tempo, vestiti di un ruolo che oramai non solo ha fagocitato e digerito le loro singole professionalità, ma ne ha spesso traviato correttezza e giustizia. La politica che diventa lavoro è divenuta un lavoro senza politica: proceduralmente schiava delle logiche e delle leggi interne di un mondo tutto volto alla propria autoriproduzione, radicalmente incapace di rinnovarsi perché terribilmente paralizzata dall’idea di dover fare altro (ma quale altro a questo punto), ma soprattutto oramai definitivamente priva di ragioni e progetti, così come della sua vocazione gratuita e della sua dimensione di servizio.&lt;br /&gt;Andiamo indietro di qualche annetto, cambiamo generazione, manteniamo lo stesso sfondo, cosa troviamo? Una generazione di appena trentenni che vorrebbe cambiare il mondo e in primis il mondo della politica, ma che è afflitto da sfiducia e delusione. E di fronte a questo panorama, quale mela avvelenata viene offerta loro? Quella di una vita sotto ricatto: da un lato un lavoro che non c’è, che va cercato, cambiato, capito e riadattato; dall’altro una politica che chiede nuovi volti, nuove presenze, nuove idealità, ma molto tempo, il tempo che solo la serietà può permettersi di domandare. Ecco, la tentazione del serpente è già in atto: non ho lavoro, non ho soldi e se unissi la mia passione politica con la possibilità di tirarci su qualche lira? Che c’è di male in fondo? I miei ideali sono alti e nobili, questo non è poi altro che un modo per comunicarli e iniziare a farli conoscere… Ovviamente nulla da dire al cospetto di chi viene valorizzato per una competenza che mette a disposizione, ma quello che noto è un meccanismo decisamente più perverso. La politica che può diventare un lavoro rischia di essere una politica senza lavoro: il bivio tra quanti devono per forza rinunciare ad un impegno di puro volontariato in politica perché costretti a farsi in quattro per uno o più posti di lavoro, da conciliare magari con una famiglia (ed ecco qua che le 24 ore di una giornata e i 7 giorni di una settimana sono belli che andati) e quanti iniziano a vedere nella politica la soluzione dei propri problemi lavorativi e non si rendono conto che stanno già svendendo i propri seppur nobili ideali al mercato che accusano (prolungando la vita a quel sistema perverso di cui erano e magari pensano di continuare ad essere gli accusatori).&lt;br /&gt;Da dove cominciare allora?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5984450829287889435?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5984450829287889435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5984450829287889435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5984450829287889435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5984450829287889435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/07/i-riti-di-degradazione-e-lannullamento.html' title='I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA 2: LA POLITICA SENZA LAVORO O IL LAVORO SENZA POLITICA'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-635336569338724031</id><published>2011-06-13T02:48:00.000-07:00</published><updated>2011-06-13T02:52:11.196-07:00</updated><title type='text'>Affinché prevalga, oltre alla partecipazione, un sano principio di prudenza</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;So che accanto a questa possono essere riscontrate molte altre voci, e magari autorevoli, che la pensano diversamente, ma credo che ne vada del modo in cui guardiamo al nostro paese: scegliere di investire in un senso o in un altro dirà da oggi chi saremo domani&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;br /&gt;Per questo riporto questa riflessione il cui valore è dato dalla cognizione di causa di chi ne parla e scrive.&lt;br /&gt;Buona riflessione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"Ho lavorato una vita nel nucleare vi spiego perché voterò sì al referendum"&lt;br /&gt;Oltre due decenni di esperienza nel settore, visitando una sessantina di reattori in tre continenti, con la convinzione che le precauzioni prese negli impianti rendessero impossibile una catastrofe. Poi Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima: tre disastri in meno di 30 anni...&lt;br /&gt;di ALBERTO BAROCAS&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo essere stato allibito per l'incoscienza delle dichiarazioni di uno scienziato, il professor Battaglia (la pubblicazione di una sua opera scientifica con la prefazione di Silvio Berlusconi parla da sé), su un tema così importante per la sorte dell'umanità, mi sento costretto ad intervenire avendo dedicato tutta la mia vita professionale alla ricerca e sviluppo del nucleare ed essendo stato per lungo tempo "abbastanza" a favore dell'energia nucleare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una laurea in Radiochimica presso l'Università di Roma e successivo Corso di Perfezionamento in Fisica e Chimica Nucleare, ho lavorato presso i laboratori di ricerca del plutonio di Fontenay-aux-Roses (Francia) nelle ricerche e tecniche del plutonio per l'impianto di riprocessamento del combustibile nucleare di La Hague. Ritornato in Italia ho partecipato, nei laboratori di ricerca della Casaccia (CNEN, ora ENEA), alla messa a punto degli impianti di separazione del plutonio di Saluggia e successivamente allo studio dei siti nucleari in vista della costruzione di centrali di energia nucleare. Dal 1982 sono stato distaccato dal CNEN presso l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) di Vienna dove mi sono occupato prevalentemente di salvaguardie nucleari, in particolare per i reattori nucleari di potenza e di ricerca nel mondo. Per 22 anni ho avuto la possibilità di visitare ed ispezionare una sessantina di reattori in tre continenti, in particolare in Giappone ed in particolare proprio Fukushima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante l'intera attività ero giunto alla conclusione che le precauzioni utilizzate negli impianti nucleari fossero tali da rendere praticamente impossibile un grosso incidente nucleare. Proprio  il Giappone si presentava ai miei occhi come il modello per eccellenza di organizzazione, di perfezione, di attenzione al più piccolo dettaglio: l'energia nucleare o doveva essere realizzata così o non doveva esistere. Ed invece... Three Miles Island, Chernobyl, Fukushima... tre catastrofi in meno di 30 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono completamente convinto che i rischi dell'energia nucleari siano tali da consigliarne l'utilizzo solo se non ci fossero sulla Terra altre fonti di energia o dopo una guerra nucleare. Voterò quindi SI al referendum per le seguenti ragioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) la progettazione di una centrale nucleare avviene sulla base di dati statistici puri, cioè su una probabilità estremamente bassa di un grosso incidente, anziché basarsi sul fatto che un incidente anche imprevedibile possa avvenire (per esempio: chi avrebbe mai potuto calcolare statisticamente che otto montanari dell'Afghanistan si potessero impadronire contemporaneamente di quattro jet di linea facendoli convergere sulle Torri di New York, sul Pentagono e sulla Casa Bianca? Chi potrebbe calcolare statisticamente la possibilità dell'impatto di un meteorite?) e quindi progettando nello stesso tempo le soluzioni e le difese: naturalmente questo però aumenterebbe enormemente i costi ed allora bisogna ricordarsi che l'energia nucleare è un'industria come tutte le altre, cioè che vuole fare profitti;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) gli effetti di un grosso incidente non sono come gli altri: terremoti, inondazioni, incendi fanno un certo numero di vittime e danni incalcolabili, ma tutto questo ha un termine. L'energia nucleare no: gli effetti si propagano per decenni se non secoli, con un disastro anche economico per il Paese colpito. I discendenti delle bombe di Hiroshima e Nagasaki ancora subiscono danni. Altrimenti perché il deterrente di una guerra nucleare funziona talmente? Anche i bombardamenti "classici" causano morti molto elevate, ma non portano a danni simili per generazioni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c) il blocco dell'energia nucleare in Italia del 1987 ha avuto il torto di fermare di botto non solo le quattro centrali in funzione (Trino Vercellese, Caorso, Latina, Garigliano) e la costruzione di Montalto con spese immani per un pazzesco riadattamento dell'impianto nucleare ad una centrale di tipo classico, ma altresì ogni tipo di ricerca nucleare, anche di eventuali impianti innovativi, creando un pericolo, dato l'impauperamento di una cultura "nucleare": non esistevano più corsi di scienze nucleari, né tecnici, né possibilità di tecnologie di difesa da eventuali incidenti in altre nazioni. E questo non è richiesto dalla rinuncia all'uso di centrali atomiche: la ricerca e lo sviluppo del nucleare dovrebbe poter continuare;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;d) la presenza di impianti di produzione di energia nucleare porta ad una militarizzazione delle zone in questione: non c'è trasparenza, ogni dato viene negato all'opinione pubblica. Anche agli ispettori dell'AIEA viene proibito di comunicare con la stampa. Lo dimostra anche quello che è successo a Fukushima: il gestore ha tenuto nascosto per lungo tempo la gravità dell'accaduto. E in un territorio come il Giappone, sottoposto non solo a terremoti ma a tsunami, il costo di una maggiore precauzione per gli impianti di raffreddamento è stato tenuto il più basso possibile senza tenere conto dei rischi solamente per fare più profitto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e) in tutto il mondo non è stato mai risolto il problema dello smaltimento delle scorie mucleari. Nell'immenso deposito scavato in una montagna di Yucca Mountain in USA si sono dovuti fermare i lavori, il maggiore deposito in miniere di sale della Germania si è dimostrato contaminato con pericoli per le falde acquifere, ecc. Il combustibile nucleare delle nostre centrali fermate è in gran parte ancora lì dopo 25 anni. D'altra parte un Paese come il nostro che non riesce a risolvere il problema dei rifiuti può dare garanzie sui rifiuti nucleari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;f) l'Italia è un paese sismico, dove l'ospedale e la casa dello studente dell'Aquila sono crollate perché al posto del cemento è stata usata sabbia. Può dare garanzie sugli impianti nucleari? E la presenza di criminalità organizzata a livelli preoccupanti può liberarci da particolari preoccupazioni nella scelta e costruzione di centrali atomiche?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;g) ultima osservazione: anche se molti minimizzano gli effetti delle radiazioni nucleari, una cosa si può dire con certezza: gli effetti delle radiazioni a bassi livelli ma per tempi estremamente lunghi sugli esseri viventi non sono stati mai chiariti. Non deve essere solo il fumo a preoccupare l'opinione pubblica!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutte queste ragioni penso che in Italia l'uso dell'energia nucleare non sia raccomandabile, perlomeno in questa fase della nostra storia, ed invece un miscuglio di diverse fonti di energia (eolica, solare, idrica, gas, geotermica) potrà sopperire ai nostri bisogni, accompagnato da una maggiore ricerca scientifica ed un diverso modello di vita con maggiore eliminazione degli sprechi. Io voto sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da www.repubblica.it&lt;br /&gt;(10 giugno 2011)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-635336569338724031?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/635336569338724031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=635336569338724031' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/635336569338724031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/635336569338724031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/06/affinche-prevalga-oltre-alla.html' title='Affinché prevalga, oltre alla partecipazione, un sano principio di prudenza'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-1211948262250208021</id><published>2011-03-08T07:33:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T07:36:13.801-08:00</updated><title type='text'>In occasione della festa della donna pubblico questa lettera di suor Rita Giaretta scritta qualche tempo fa</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lettera aperta da Caserta di suor Rita Giaretta&lt;br /&gt;Caserta, 27 gennaio 2011, Festa di Sant’Angela Merici &lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;«&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Se verrete a conoscere chiaramente che sono in pericolo la salvezza e l’onestà delle figliole, non dovrete per niente consentire, né sopportare, né aver riguardo alcuno, se non potrete provvedere voi, ricorrete alle madri principali e, senza riguardo alcuno,siate insistenti, anche importune e fastidiose&lt;/span&gt;» (Sant’Angela Merici). &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Da anni, insieme a tre mie consorelle (suore Orsoline del S. Cuore di Maria), sono impegnata in un territorio a dire di molti “senza speranza”. Un territorio, quello casertano, sempre più in ginocchio per il suo grave degrado ambientale, sociale e  culturale, dove anche la piaga dello sfruttamento sessuale, perpetrato a danno di tante giovani donne migranti, è assai presente con i suoi segni di violenza e di vera schiavitù. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Come donna, come consacrata, provocata dal Vangelo di Gesù che parla di liberazione e di speranza, insieme alle mie consorelle, ho scelto di “farmi presenza amica” accanto a queste giovani donne straniere, spesso minorenni, per offrire loro il vino della speranza, il pane della vita e il profumo della dignità. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Oggi, osservando il volto di Susan chinarsi e illuminarsi in quello del suo piccolo Francis, scelto e accolto con amore, ripensando alla sua storia – una tra le tante storie accolte, la quale ancora bambina (16 anni) si è trovata sulle nostre strade come merce da comprare, da violare e da usare da parte di tanti uomini italiani – sono stata assalita da un sentimento di profonda vergogna, ma anche di rabbia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sentito il bisogno, come donna, come consacrata e come cittadina italiana, di chiedere perdono a Susan per l’indecoroso spettacolo a cui tutti, in questi giorni, stiamo assistendo. E non solo a Susan, ma anche alle tante donne che hanno trovato &lt;br /&gt;aiuto e liberazione e alle tante, troppe donne, ancora schiave sulle nostre strade. Ma anche ai numerosi volontari e ai tanti giovani che insieme a noi religiose credono nel valore della persona, in particolare della donna, riconosciuta e rispettata nella sua dignità e libertà. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sono sconcertata nell’assistere come da “ville” del potere alcuni rappresentanti del governo, eletti per cercare e fare unicamente il bene per il nostro Paese, soprattutto in un momento di così grave crisi, offendano, umilino e deturpino l’immagine della  donna. Inquieta vedere esercitare un potere in maniera così sfacciata e arrogante che riduce la donna a merce e dove fiumi di denaro e di promesse intrecciano corpi trasformati in oggetti di godimento. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Di fronte a tale e tanto spettacolo l’indignazione è grande! &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Come non andare con la mente all’immagine di un altro “palazzo” del potere, dove circa duemila anni fa al potente di turno, incarnato nel re Erode, il Battista gridò con tutta la sua voce: «Non ti è lecito, non ti è lecito!». Anch’io oggi, anche a nome di &lt;br /&gt;Susan, sento di alzare la mia voce e dire ai nostri potenti, agli Erodi di turno, non ti è lecito! Non ti è lecito offendere e umiliare la “bellezza” della donna; non ti è lecito trasformare le relazioni in merce di scambio, guidate da interessi e denaro; e  soprattutto oggi non ti è lecito soffocare il cammino dei giovani nei loro desideri di autenticità, di bellezza, di trasparenza, di onesta. Tutto questo è il tradimento del Vangelo, della vita e della speranza! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E allora grazie a te, Susan, sorella e amica, per aver dato voce alla mia e nostra indignazione, ora posso, come donna consacrata e come cittadina, guardarti negli occhi e insieme al piccolo Francis respirare il profumo della dignità e della libertà. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sr. Rita e sorelle comunità Rut &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-1211948262250208021?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/1211948262250208021/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=1211948262250208021' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1211948262250208021'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1211948262250208021'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/03/in-occasione-della-festa-della-donna.html' title='In occasione della festa della donna pubblico questa lettera di suor Rita Giaretta scritta qualche tempo fa'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2558448518157422987</id><published>2011-02-26T01:58:00.000-08:00</published><updated>2011-02-26T02:00:37.253-08:00</updated><title type='text'>Per capire realmente cosa è l'Europa - Un'intervista di Gianni Borsa al nuovo Presidente del parlamento europeo</title><content type='html'>Dal luglio 2009 è presidente del Parlamento europeo, primo deputato di un paese dell’est ad assumere questa carica. Il polacco Jerzy Buzek, nato nel 1940 in Slesia, ingegnere, ha iniziato l’impegno politico nel 1980 con la nascita di Solidarnosc. Dopo aver partecipato in prima fila alla vita del sindacato libero (tra i fattori decisivi per la caduta della Cortina di ferro nel 1989), ha svolto attività politica nel suo paese, fino ad assumere, fra il 1997 e il 2001, la carica di primo ministro a Varsavia. Il suo contributo all’ingresso della Polonia nell’Ue è ampiamente riconosciuto. Gianni Borsa per SIR Europa lo ha intervistato alla vigilia della sua visita a papa Benedetto XVI, prevista per lunedì 28 febbraio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un papa tedesco e un presidente del Parlamento europeo polacco si incontrano in Vaticano. Ci saranno molti temi in agenda. Su quali intende attirare l’attenzione di Benedetto XVI? Cos’ha da dire o da chiedere l’Europa di oggi a un uomo di fede e di cultura come Joseph Ratzinger e alla Chiesa cattolica?&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;“Noi politici in Europa dovremmo piuttosto ascoltare quello che un uomo di fede e di cultura come Joseph Ratzinger ha da dire. Dopo tutto, non è soltanto un capo di Stato, ma è prima di tutto il supremo pontefice della Chiesa cattolica: una comunità di credenti che ha dato forma all’Europa. Le stesse fondamenta dell’Unione europea sono state poste da democristiani come Schuman, De Gasperi e Adenauer, che si sono ispirati agli insegnamenti della Chiesa. L’Ue riconosce, nel preambolo del suo Trattato di fondazione, il retaggio culturale, religioso e umanistico dell’Europa come propria fonte di ispirazione. È chiaro che la cristianità è stata una grande fonte di ispirazione per l’Europa. Anche il Trattato di Lisbona fornisce una base legale – per la prima volta – al dialogo istituzionale tra l’Unione e le comunità religiose. Ho già rappresentato il Parlamento europeo in tali incontri. L’anno scorso, abbiamo avuto un dialogo con i rappresentanti delle Chiese cattolica, protestante e ortodossa oltre che del giudaismo e dell’islam, su come l’Unione europea possa combattere la povertà e l’esclusione sociale. In qualità di presidente del Parlamento europeo, sono onorato di essere ricevuto da papa Benedetto XVI. In un periodo di grandi cambiamenti in Europa e nel mondo, tutti noi abbiamo bisogno di qualche orientamento. L’est e l’ovest finalmente crescono di pari passo. Noi, in Europa, stiamo cominciando a respirare nuovamente con tutti e due i polmoni, come aveva chiesto il grande Giovanni Paolo II nel suo discorso al Parlamento europeo di Strasburgo nel 1988. Quando un papa tedesco e un presidente polacco del Parlamento europeo si incontrano, possiamo essere grati di ciò che abbiamo conseguito finora. Ancora molte sfide ci attendono. So che forse una delle più grandi preoccupazioni della Chiesa cattolica in questi giorni è la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Si tratta di una preoccupazione che qui, al Parlamento europeo, condividiamo profondamente, e stiamo incoraggiando Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, ad aprire la strada con misure concrete in difesa della libertà religiosa”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali sono le grandi sfide che l’Ue ha dinanzi a sé in questa fase? Quelle in cui occorrere “più Europa”, una maggiore integrazione fra i popoli e gli Stati del continente? E cosa pensa, in tale contesto, a proposito della crescita di fenomeni preoccupanti come il populismo, le nuove forme di nazionalismo, la xenofobia? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Oggi, l’Europa deve trovare il suo posto nel mondo. Il rafforzamento della nostra unità e della nostra performance economica è un requisito fondamentale in questo sforzo, ma dobbiamo andare oltre. Dobbiamo infondere vita al Trattato di Lisbona, specialmente nel settore della politica estera. L’Unione europea ha bisogno di mezzi sufficienti a garantirsi un posto adeguato nel mondo, dove le economie emergenti, come la Cina, l’India e il Brasile, sono sempre più influenti. Parlo di mezzi sia politici che di bilancio; gli stati membri dovrebbero essere consapevoli che è nel loro interesse rafforzare la posizione della baronessa Ashton e aumentare il budget dell’Ue per la politica estera. Possiamo in realtà risparmiare denaro se condividiamo e mettiamo insieme le nostre risorse e le nostre competenze. Insieme, possiamo ottenere molto di più a livello internazionale. Si guardi, per esempio, alla politica energetica dell’Unione europea, una delle mie priorità: se supportiamo gli investimenti europei per la creazione di un mercato energetico veramente continentale, potremo anche parlare con una sola voce sul mercato internazionale delle forniture energetiche, che è sempre più competitivo. Soltanto insieme possiamo influenzare la risposta internazionale al cambiamento climatico e stabilizzare il prezzo che ogni cittadino deve pagare per l’elettricità e il combustibile. Questo è quello che io chiamo un valore aggiunto europeo. L’integrazione europea ha sempre due dimensioni: riunire le nazioni europee in un’unica Unione e supportare ogni cittadino nella ricerca del proprio posto in una società globalizzata. Si prendano ad esempio la sfida globale della migrazione, la sfida europea dell’invecchiamento delle società e la sfida locale della disintegrazione delle comunità: tutte interconnesse tra di loro. L’immigrazione verso l’Europa è un dato di fatto e aumenterà negli anni a venire. Dovremo trovare una risposta europea a questo problema, ma non dobbiamo dimenticare il nostro debito nei confronti delle nostre famiglie e della coesione sociale di ogni comunità locale. Posso capire che alcuni cittadini si sentano persi in un mondo globalizzato, dove le decisioni prese dall’altra parte del pianeta possono influenzare la nostra esistenza quotidiana, ovunque viviamo. In un mondo del genere, in cui il tempo e lo spazio sembrano sospesi, aumenta la tentazione di difendere le identità locali in modo semplicistico. Il nazionalismo, la xenofobia e il populismo sono alcune di queste tentazioni. Dobbiamo combattere tali fenomeni, pur prendendo sul serio le preoccupazioni dei nostri cittadini”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lei si è più volte espresso in questi mesi su argomenti cari ai credenti, come i valori etici, la libertà di religione, il sostegno alle famiglie… L’Europa politica, quella di Strasburgo e Bruxelles, è attenta a questi aspetti della vita di ogni giorno? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Certo che lo siamo. Ci sono problemi che riguardano i cittadini che ci hanno eletto. La libertà di religione è uno dei diritti umani più fondamentali, una delle componenti più intime della dignità umana. Non possiamo rimanere indifferenti quando la gente viene uccisa per ciò in cui crede, non importa se siano cristiani, musulmani, ebrei o agnostici. Quello che è successo alle comunità cristiane in Medio Oriente negli ultimi anni non può essere ignorato. Non vogliamo insegnare niente agli altri paesi, ma dobbiamo prendere le parti degli oppressi e dei vulnerabili. Dobbiamo garantire che i cristiani abbiano un futuro in questa regione, che possano prosperare, che possano vivere dignitosamente e che non abbiano bisogno di fuggire, specialmente perché vi abitano da duemila anni. Questa affermazione comporta, tuttavia, di doverci ispirare ad un esempio. Ricevo gravi lamentele da varie parti d’Europa su come vengano trattati alcuni immigrati. Sono felice che almeno a Roma i musulmani possano praticare il culto in una bella moschea, che è stata visitata negli ultimi anni da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI. Lei ha anche citato il sostegno alle famiglie: questo è un punto fondamentale per noi, in Europa. L’Ue ha rafforzato il principio di sussidiarietà, che è stato messo a punto dalla dottrina sociale della Chiesa, nel Trattato di Lisbona. In base a tale principio, le famiglie sono il cuore stesso di tutta la società umana. Dobbiamo proteggerle e accudirle. Nel suo ristretto ambito di competenza al riguardo, il Parlamento europeo ha fatto molto per migliorare le condizioni lavorative di padri e madri. Soltanto l’anno scorso, l’Europarlamento ha votato a favore di una proroga del permesso di maternità oltre le 14 settimane, che sono attualmente lo standard minimo. I governi nazionali dell’Unione non hanno ancora raggiunto un accordo in merito a tale misura, ma spero che lo facciano presto. In questo contesto, non dobbiamo dimenticare la questione delle pari opportunità tra uomini e donne. I cambiamenti demografici, che ho citato in precedenza, non sono l’unica ragione per cui dobbiamo sbloccare le potenzialità professionali delle donne. Vita professionale e vita familiare non devono essere in contraddizione!”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non di rado lei richiama le sue radici, gli anni nella Polonia comunista, l’impegno per ricostruire la libertà e la democrazia… In questi 20 anni com’è cambiata l’Europa dell’est? In Polonia, Ungheria, Estonia o Bulgaria l’opinione pubblica è ancora favorevole all’integrazione comunitaria? Le persone hanno tratto benefici dall’ingresso nell’Ue? E l’Ue potrebbe ingrandirsi ancora? Ci sono cinque paesi candidati all’adesione e altri che bussano alle sue porte…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Quando ho cominciato la lotta per la libertà nel movimento Solidarność, 31 anni fa, non avrei neppure potuto sognare quello che sarebbe successo. Il fatto che la lotta popolare per la libertà si sia conclusa così presto e con successo ha superato le nostre aspettative più ottimistiche. Chi avrebbe pensato che l’est e l’ovest si sarebbero riuniti? Chi avrebbe pensato che sarebbe caduta la Cortina di ferro? Abbiamo ottenuto così tanto in così poco tempo. Oggi siamo liberi, il nostro destino è nelle nostre mani e siamo orgogliosi di far nuovamente parte della grande famiglia europea. Gli allargamenti dell’Ue sono riusciti a trasformare il nostro continente negli ultimi 20 anni e anche prima, considerando la democratizzazione di Grecia, Portogallo e Spagna negli anni Ottanta. La prospettiva dell’allargamento ha contribuito a stabilire una pace duratura nei Balcani occidentali. Può esserci una sola Europa per tutti! La storia dell’integrazione europea ha mostrato i vantaggi dell’apertura e della solidarietà. Quei valori sono centrali anche per la cristianità. L’Unione crescerà ulteriormente in futuro e dovremo trovare i modi per gestirla. L’Europa è energica, viva e mutevole. È un progetto in costruzione. Tutti i paesi europei hanno la prospettiva di diventare membri dell’Unione, quando saranno pronti”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’Ue non deve essere una “fortezza” chiusa in se stessa, ma deve aprirsi alle frontiere globali. Lo hanno più volte ricordato anche i Pontefici e altri leader religiosi. Di recente si sono affrontati, sotto diversi punti di vista, i casi di Egitto, Libia, Tunisia, Sudan, Haiti, Iraq, Pakistan, Medio oriente. In effetti si ha l’impressione che l’Ue stia timidamente acquistando la statura di un protagonista mondiale. Qual è la sua impressione? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Domanda importantissima! Come ho già detto, l’Europa deve trovare il suo posto nel mondo. Non vogliamo più interpretare soltanto il ruolo di quello che paga, dobbiamo diventare anche protagonisti. In primo luogo, dobbiamo trovare una risposta agli sviluppi dei nostri vicini più prossimi. Gli eventi che si verificano in Libia, Tunisia, Egitto e in tutto il mondo arabo ispirano speranza. Dal primo momento, ho sostenuto in pieno le legittime aspirazioni dei popoli. Come vicini, amici e partner, dobbiamo proteggere i fiori della libertà. Dobbiamo accompagnare i popoli del sud nella lunga strada verso la vera democrazia che stanno così coraggiosamente perseguendo. Desideriamo facilitare la libertà e la prosperità dei paesi nostri vicini. In questo contesto, è più urgente che mai ridefinire la politica europea di vicinato, che attualmente non è all’altezza della sfida. Sottolineo che la delegazione ad hoc dell’Europarlamento è stata la prima missione ufficiale europea a visitare la Tunisia. Ha raccolto informazioni e sta preparando i passi successivi. Abbiamo deciso di inviare un’altra delegazione in Egitto. Il Parlamento europeo ha inoltre chiesto una conferenza internazionale dei donatori per assistere e stabilizzare le giovani forze democratiche dei nostri vicini”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Infine: se le chiedessimo di inviare un messaggio ai giovani, cosa direbbe loro? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Non perdete fiducia nel bene che possiamo fare. Non perdete la speranza che questo possa essere realizzato. Voi siete l’Europa e noi abbiamo bisogno che voi sosteniate l’Europa. Non ho dubbi che sappiate perfettamente cosa farne in futuro”.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Intervista a cura di Gianni Borsa&lt;br /&gt;24 febbraio 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratta da www.agensir.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2558448518157422987?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2558448518157422987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2558448518157422987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2558448518157422987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2558448518157422987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/02/per-capire-realmente-cosa-e-leuropa.html' title='Per capire realmente cosa è l&apos;Europa - Un&apos;intervista di Gianni Borsa al nuovo Presidente del parlamento europeo'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-430915063527996416</id><published>2011-01-11T23:36:00.000-08:00</published><updated>2011-01-12T08:03:25.740-08:00</updated><title type='text'>La Scuola di politica del Centro San Rocco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TS3P-VKebSI/AAAAAAAAABw/-tow02rkOi0/s1600/image001.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 120px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TS3P-VKebSI/AAAAAAAAABw/-tow02rkOi0/s200/image001.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5561329784612351266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La politica vive oggi la sollecitazione di sﬁde inedite e la complessità di crisi radicali: oltre un’attualità spesso urlata e chiusa su se stessa, recuperare una nozione condivisa e partecipata di politica signiﬁca intercettare le esigenze di nuove forme di cittadinanza, dare vita ad adeguate modalità di partecipazione, inaugurare spazi in cui tornino a legarsi in maniera feconda diritti dei cittadini e doveri dei governanti, impegno e senso critico, controllo e responsabilità. La Scuola diocesana di politica, che s’inscrive tra le attività promosse dal Centro San Rocco, si propone di fornire gli strumenti concettuali per riscoprire una politica al servizio del bene comune, operare un maturo esercizio di discernimento, formare cittadini laici impegnati nella promozione della persona e nella vita buona  della comunità e delle istituzioni.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le attività della Scuola sono destinate a quanti hanno a cuore il bene della comunità nella quale vivono e in relazione alla quale intendono intraprendere un percorso di formazione e approfondimento, con l’intenzione di lasciarsi coinvolgere e interrogare dalla riﬂessione e dalla discussione. La quota annuale d’iscrizione è di euro 15, come segno di responsabilità e garanzia dell’impegno dei partecipanti: ciascun iscritto, a fronte di ciò, riceverà del materiale didattico e di approfondimento. L’iscrizione si può eﬀettuare presso la Segreteria del Centro San Rocco o via internet (www.centrosanrocco.it). Il pagamento della quota verrà richiesto al termine del primo incontro. La frequenza per chi s’iscrive è obbligatoria. Il ciclo è anche aperto ad uditori che non possono garantire una presenza a tutti gli incontri. Alla ﬁne del corso verrà rilasciato agli iscritti un attestato di partecipazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico intende, nella sua prima edizione, mettere a tema un rapporto tornato di stretta attualità, quello &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tra politica e anti-politica&lt;/span&gt;, al fine di dare profondità storica ad una dialettica che sta assumendo oggi toni patologici e recuperare categorie e concetti che permettano di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;riscoprire le radici e i motivi della buona politica&lt;/span&gt;. Avviare un percorso di formazione all’impegno politico nell’epoca del disincanto della politica è la sfida che il centro San Rocco vuole raccogliere nel suo primo anno di vita, provando ad intessere un percorso in cui dare risposta ad alcuni interrogativi radicali: vi è un diritto a disinteressarsi della politica? quale è il luogo migliore per dare giusta voce al dissenso? cosa si intende per buona politica? Quali sono i fondamenti antropologici della politica? cosa si intende per anti-politica? si può parlare di un’anti-politica fisiologica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo intento nasce un percorso che si radica su una vocazione prioritaria e vive essenzialmente due momenti. La vocazione è quella di offrire occasioni di dialogo, partecipazione e confronto: è per questo che si è cercato di far incontrare esperienze, prospettive e bagagli culturali differenti; è per questo che in ogni appuntamento sarà lasciato ampio spazio al dibattito; è per questo che si è ritenuto prezioso pensare a dei momenti seminariali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tal senso si può dire che la scuola avrà &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;una sua fase pubblica&lt;/span&gt;, aperta a tutti, che si declina su &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sei appuntamenti, di cui cinque lezioni magistrali e una tavola rotonda&lt;/span&gt;, ma anche u&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;na serie di appuntamenti dedicati esclusivamente agli iscritti&lt;/span&gt;, che con loro verranno decisi e concordati e che verrano incastonati nel corso dello sviluppo degli incontri del sabato e al loro termine (incontri con amministratori, seminari di approfondimento di alcuni testi, lettura della Parola). In relazione a quest’ultimo aspetto si colloca anche l’idea di offrire del &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;materiale di approfondimento&lt;/span&gt; per la lettura a casa, che prevede l’indicazione di alcuni volumi, sui quali si tornerà in uno degli appuntamenti seminariali, ma anche una raccolta di articoli, contributi e saggi, indicati via via dari relatori, che gli iscritti troveranno già inclusi nel pacchetto di materiale didattico che verrà consegnato loro al momento del versamento della quota di iscrizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sabato 29 gennaio - ore 17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Marco Olivetti - Docente di Diritto Costituzionale, Università di Foggia&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Attualità e vitalità della Costituzione nell’epoca della sﬁducia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sabato 5 febbraio - ore 17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Marco Cangiotti - Docente di Filosoﬁa Politica, Università di Urbino&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fondamenti antropologici della politica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sabato 26 febbraio - ore 17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Matteo Truﬀelli - Docente di Dottrine politiche europee, Università di Parma&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per una storia dell’Italia antipolitica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sabato 19 marzo - ore 17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Roberto Gatti - Docente di Filosoﬁa politica, Università di Perugia&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il soggetto post-moderno e il declino della politica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Venerdì 25 marzo - ore 17,30&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Mons. Arturo Aiello - Vescovo di Teano-Calvi&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;I cattolici in politica: la spiritualità linfa dell’impegno&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sabato 9 aprile - ore 17&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il civile e il sociale: quale contributo per una buona politica?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Claudio Gentili - Direttore Education di Conﬁndustria&lt;br /&gt;Vinicio Albanesi - Presidente Comunità Capodarco&lt;br /&gt;Mario Dupuis - Fondatore Opera Edimar&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per iscriversi o richiedere la brochure in pdf, inviare una mail a:&lt;br /&gt;segreteria@centrosanrocco.it&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per info sul centro, visitare&lt;br /&gt;www.centrosanrocco.it&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-430915063527996416?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/430915063527996416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=430915063527996416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/430915063527996416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/430915063527996416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2011/01/la-scuola-di-politica-del-centro-san.html' title='La Scuola di politica del Centro San Rocco'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TS3P-VKebSI/AAAAAAAAABw/-tow02rkOi0/s72-c/image001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-6714310245358389807</id><published>2010-12-21T10:53:00.000-08:00</published><updated>2010-12-21T10:54:54.642-08:00</updated><title type='text'>TANTISSIMI CARI, VERI E PIENI AUGURI DI BUON NATALE</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un augurio un po' particolare, che trova voce nelle belle parole della Comunità di Taizé:&lt;br /&gt;un augurio rivolto a chi è ancora ragazzo fuori e a chi non smette di esserlo dentro, &lt;br /&gt;un augurio di rinascita ed entusiasmo ad una generazione di ragazzi che fatica a vedere nitidamente il futuro,&lt;br /&gt;un augurio di coraggio e sapienza ad una generazione che è stata giovane e che ora è chiamata ad accompagnare i giovani!!&lt;br /&gt;Buona Natale, di cuore!!&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Beati  Noi  Ragazzi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se avremo il coraggio dell'autenticità&lt;br /&gt;quando falsità e compromesso&lt;br /&gt;sono più comodi: la verità ci renderà liberi.&lt;br /&gt;Se costruiremo la giovinezza&lt;br /&gt;nel rispetto della vita e nell'attenzione dell'uomo&lt;br /&gt;in un mondo malato d'egoismo:&lt;br /&gt;daremo testimonianza di amore.&lt;br /&gt;Se, in una società deturpata dall' odio e dalla violenza,&lt;br /&gt;sapremo accogliere e amare tutti,&lt;br /&gt;saremo costruttori e artigiani della pace:&lt;br /&gt;"I giovani e la pace camminano insieme".&lt;br /&gt;Se sapremo rimboccarci le maniche&lt;br /&gt;davanti al male, al dolore, alla disperazione:&lt;br /&gt;saremo, come Maria, presenza amica e discreta&lt;br /&gt;che si dona gratuitamente.&lt;br /&gt;Se avremo il coraggio di dire in famiglia, nella scuola,&lt;br /&gt;tra gli amici che Cristo é la certezza:&lt;br /&gt;saremo sale della terra.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;(Comunità di Taizè)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-6714310245358389807?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/6714310245358389807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=6714310245358389807' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6714310245358389807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6714310245358389807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/12/tantissimi-cari-veri-e-pieni-auguri-di.html' title='TANTISSIMI CARI, VERI E PIENI AUGURI DI BUON NATALE'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2958425980435037497</id><published>2010-11-26T03:44:00.000-08:00</published><updated>2010-11-26T03:50:12.547-08:00</updated><title type='text'>ULTIMA PUNTATA DEL PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE "S", "T", "U", "Z"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino.&lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sapere (inutile)&lt;/span&gt;: quello che non produce immediato indotto economico. Oppure: tutte quelle materie che, sottoposte al vaglio del Mìnistro Gèlmini (o, in sua vece, ad Emma Marcegaglia) le risultano ostiche, quando non ignote (ad es. glottologia, paleografia, filologia romanza, papirologia ecc.) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;sinistra, le 10 proposte del PD&lt;/span&gt;: articolazione maldestra di finta intenzionalità, per di più tardiva.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;studio, studiare…&lt;/span&gt;: attività propria di giovani e meno giovani generazioni di “fannulloni” che perdono tempo in attività economicamente non remunerative, strappando altresì, con crudeltà, braccia all’agricoltura (e alla pastorizia: così anche Gavino Ledda, nell’ultima intervista a La Repubblica). L’esito di questa disdicevole attività è presente sub voce sapere e cultura. In tempi lontani, cronologicamente non quantificabili, tale attività era mostrata attraverso l’esempio (v.) offerto dai maestri (forse anche baroni, ma pur sempre maestri…) che popolavano gli italici &lt;br /&gt;atenei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;SUV&lt;/span&gt;: discrimine culturale, prima ancora che sociale. Sta anche per perdita di tempo pedagogica, nel senso che è culturalmente ed economicamente sbagliato continuare a spiegare ai propri figli e agli studenti che, per essere identificati come componenti della compagine umana, non è necessario possedere un SUV. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tecnologica-e-scientifica&lt;/span&gt;: epiteto omerico. Apposizione fissa del sostantivo “ricerca”. Per quella “umanistica” cfr. invece: sapere inutile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;trasmissione&lt;/span&gt;: (arc.) un tempo indicava il meccanismo insito nella evoluzione del sapere da generazione a generazione mediante lo studio (v.) e la ricerca (v.). In tempi lontani i maestri dicevano di essere “nani sulle spalle di giganti”, ma poiché attualmente i giganti risultano estinti e i nani hanno preso il potere, sembra più conforme l’accezione del vocabolo “parte fondamentale del meccanismo di funzionamento di un autoveicolo”, ad es. di un SUV (v.). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tre più due&lt;/span&gt;: gioco da tavolo, il cui regolamento deve essere modificato, per legge, entro e non oltre il novantesimo giorno dalla presa di servizio del Ministro dell’Università entrante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;tre carte, gioco delle&lt;/span&gt;: altro gioco da tavolo in voga presso le stazioni ferroviarie napoletane e consistente nell’estorcere a ignari passanti somme di danaro. L’impressione che tale attività ludica possa essere connessa con il mondo dell’università deriva dalla profonda discrasia esistente fra regole annunciate al grande pubblico e natura dei decreti emessi: si confronti la lotta alla baronia e al nepotismo annunciata, rispetto alla natura e alla composizione delle commissioni di concorso nel funzionamento sociale delle tribù universitarie (v. docenza, tre fasce di). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;turn over&lt;/span&gt;: tipo di promozione mercantile, offerta lancio: “lasci cinque prendi uno”. Geogr.: sinonimo di desertificazione pianificata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;umanistica, cultura&lt;/span&gt;: voce non pervenuta, comunque costosa ed economicamente improduttiva. Trattasi della vocazione di molti a interessarsi di cose che, come direbbero i vecchi zii dei romanzi ottocenteschi, sono un lusso per la società.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;valutazione&lt;/span&gt;: operazione vincente, iniziata da un Governo di sinistra, che come primo &lt;br /&gt;provvedimento ha speso 3.500.000 Euro per far valutare da revisori anonimi (v.) 17.329 prodotti (sic!)  presentati da 102 strutture, 77 università, 12 enti pubblici di ricerca, 13 istituzioni private di ricerca. Il Dècreto Gèlmini non è ancora del tutto chiaro su come si procederà in questo senso (ma è chiaro che chi valuterà dovrà comunque essere professore di I fascia), ma si può ricordare che, nel 2006, la commissione dei Valutatori dei Progetti di Ricerca era così composta: 14 "garanti", di cui 7 nominati dal Ministro "mentre" i restanti 7 sono scelti dal Ministro in una rosa (aulentissima?). E ogni valutatore percepiva 10.000 euro all'anno e il Presidente (presumibilmente nominato dal Ministro) 15.000. Storia. Nessuno mai, nella lunga storia del &lt;br /&gt;mondo, si è minimamente preoccupato  di cosa si debba fare sul serio per “valutare”; e di quali possano essere i metodi della valutazione, lo stile, il sistema, i tempi, perfino le finalità ultime. Tutti, nei secoli, sono rimasti concentrati sull'idea fissa, la madre di tutte le preoccupazioni, l’archetipo di ogni domanda: chi sarà a valutare?  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;zero, costo&lt;/span&gt;: moda, la più in voga da almeno venti anni. Maniera elegante per definire l’impegno del dicastero nel momento in cui si attuino cambiamenti: secondo fattore comune alle riforme universitarie (v.). Prove di laboratorio dell’applicazione dello “zero, costo” sono state condotte con i carburatoristi, ai quali è stato chiesto di modificare (alias truccare) alcuni vecchi motorini “a costo zero”: per i risultati della sperimentazione si v. la conclusione del lemma “Zorro”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Zorro: o meglio Zoro, con una “ere” sola&lt;/span&gt;. Etim. Il lemma presenta due distinte radici: a) un tempo, a Roma, per definire una persona di volgari e campagnole maniere su usava darle del “burino”. Burino evolse presto in “buro”; sul finire dei Sessanta, però, alcune ragazze della “Roma bene” (quelle con molti colpi di sole nei capelli) poiché tipicamente fonanti “a bocca larga” decisero che suonasse meglio boro, appellativo massimamente dispregiativo che a sua volta si sarebbe trasformato, più recentemente, in “zoro” (= volgarone o, secondo la forma oggi più diffusa, coatto, coattone). b) In questa sede si preferisce tuttavia l’etimo filologicamente più corretto, di derivazione iberica (tu eres un zorro… = sei una volpe), i.e. un furbacchione, del tipo di quello che sta provando a passare davanti alla fila dei bollettini e che si può correttamente apostrofare con un: “a Zoroo!!”. Quanto finora esposto si rende necessario per una migliore definizione semantica dell’art. 17 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 (Decreto Tremonti), definizione che vale la pena supportare con un semplice esperimento pratico, replicabile anche in ambienti chiusi e non protetti: qualcuno legge ad alta voce l’art. 17 nel punto dove recita: “a decorrere dal 1° luglio 2008, le dotazioni patrimoniali e ogni altro rapporto giuridico della Fondazione IRI in essere a tale data, ad eccezione di quanto previsto al comma 3, sono devolute alla Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia”; a questo punto, se l’esperimento si è svolto senza errori, tutti quelli che ascoltano dovrebbero rispondere, spontaneamente e in coro: a Zorooo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2958425980435037497?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2958425980435037497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2958425980435037497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2958425980435037497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2958425980435037497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/11/ultima-puntata-del-piccolo-disperato.html' title='ULTIMA PUNTATA DEL PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE &quot;S&quot;, &quot;T&quot;, &quot;U&quot;, &quot;Z&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3523664114217416580</id><published>2010-10-15T16:21:00.001-07:00</published><updated>2010-10-16T00:42:11.998-07:00</updated><title type='text'>Sono già passati due mesi da un'esperienza unica</title><content type='html'>Ieri pomeriggio ho messo a fuoco che sono già trascorsi due mesi dal campo di servizio che abbiamo svolto a Pizzoli (un "pizzico" di strada da L’Aquila) con i ragazzi dei giovani e giovanissimi dell’Ac di “Grotta” (e tre gradittissime "intrusioni" di Porto Potenza) e, nonostante molte siano già state le occasioni per tornare a fare mente locale su un’esperienza che ha segnato in modo speciale le vite di tutti noi (il ritorno, un paio di settimane dopo, per un saluto a tutti i bimbi; i nuovi contatti con Giulia e Noemi; la cena del campo; la newsletter della Caritas delle Marche; le foto del nostro don Piero), mi sono accorto con stupore che non avevo ancora messo per iscritto nulla in questo mio spazio virtuale e ho cercato, al di là del tempo che non c’è mai, di capire i motivi di questo vuoto.&lt;br /&gt;E ho percepito che forse affonda tutto nella difficoltà di trascrivere in lettere, consonanti, vocali, parole, punteggiatura il dono di cinque giorni preziosi, che hanno avuto bisogno di ben più altri giorni per essere decantati e che mai potranno essere raccontati in maniera adeguata. Mi limito allora a due sole suggestioni, profondamente distanti l’una dall’altra, così come altrettanto profondamente distanti dalla verità della realtà vissuta, ma che inevitabilmente hanno finito per essere due delle molte anime di questa esperienza: la prima grigia, triste e angosciata; la seconda carica di speranza, con qualche sorriso e oserei dire felice.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando la realtà fa meno male della sua mistificazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ho cercato di partire per questa esperienza totalmente scevro da interpretazioni di sorta e pregiudizi di comodo per provare a percepire “dal vivo” fondatezza di posizioni e verità di situazioni; sono tornato a casa senza la chiarezza che mi aspettavo, molto confuso e annebbiato, ma con l’unica certezza appurabile, l'enorme gravità. E allora mi sono detto: vuoi vedere che proprio il modo in cui tale gravità è stata subito sbandierata, ma col tempo mascherata, ha fatto saltare ogni gerarchia di rivendicazione e ogni fisiologica attesa di ricostruzione? Se da un lato molti rivendicano alla gestione da parte del governo italiano la celerità con cui si è dato il tetto a molti e accusano quasi di scarso senso della realtà le critiche e le rivendicazioni a solo un anno dal sisma da parte degli aquilani, se dall’altro lato molti accusano il governo italiano di aver fatto poco, troppo poco e difendono le posizioni di chi a oltre un anno si chiede quale sarà il destino di una città intera, io credo che il vero dramma che si tocca con mano vivendo qualche ora a L’Aquila è il vuoto assordante di una progettualità al cospetto di una tragedia tanto grande; un vuoto che è stato ammantato dall’immagine che tutto si potesse risolvere rapidamente, una tragica e colpevole assenza di un progetto (quanto è miseramente bipartisan e quanto fortemente onnipresente nella nostra classe dirigente questo tarlo) a cui non si è cercato di rispondere con il coinvolgimento di tutti, ma si è replicato con la facciata dell’immediatezza. Il terremoto dell’Aquila non ha semplicemente devastato una città d’arte, ma ha scardinato una cittadinanza viva, unita e appassionata: se allora non si hanno idee e soldi per ricostruire tutta la città d’arte (come si potrebbe anche comprendere o far comprendere, visti i danni ingenti e profondi), si deve almeno avviare un cammino di dialogo e condivisione per chiedere pazienza in vista della ricostruzione di una nuova cittadinanza viva, unita e appassionata a partire da un chiaro progetto di città. Se invece ciò non avviene e si propaganda la possibilità che tutto possa essere fatto nel giro di pochi mesi, con qualche rivoluzionario palazzo per pochi (a proposito ci è mai stato detto quanto è costato?), forse si può capire perché tutti chiedano molto e presto: risolvere con decisioni lontane da quella realtà (come era e come dovrebbe essere) un problema più che reale (lo scollamento di un tessuto umano) non è forse legittimo che provochi delle richieste che sembrano altrettanto lontane dalla realtà (la lentezza della ricostruzione) di un problema più che reale (tanta e tanto grave è la distruzione)??&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando la semplicità ti fa scoprire la grandezza del bene.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Ho cercato di partire per un’esperienza limitata nel tempo (solo cinque giorni) e a molta distanza dall’immediata crisi post-terremoto (oltre un anno) senza alcuna pretesa di essere il soccorritore di turno e con l’ampia consapevolezza di entrare nell’ordinarietà quotidiana di una quotidianità da un po’ per nulla ordinaria in verità; per cui onestamente mi attendevo, poco abituato in questi anni a vivere l’esperienza di un campo di servizio e più abituato al camposcuola, che fosse il campo a fagocitare il servizio e a limitare il servizio ad una sorta di bella cornice, ma quasi simbolica. Invece è successo esattamente il contrario, in tutto e per tutto: il servizio ha partorito il campo e lo ha fatto passando attraverso le attività più semplici di questo mondo; le attività più semplici di questo mondo hanno costruito un clima tra i partecipanti e una rete di relazioni con i ragazzi e le persone che abbiamo conosciuto a Pizzoli davvero fuori dall’ordinario. Abbiamo fatto compagnia a qualche anziano negli hotel o nei moduli abitativi, abbiamo animato le attività di alcuni centri estivi e di un asilo, abbiamo elargito qualche sorriso a chi condivideva con noi la messa parrocchiale e condiviso tutto ciò insieme, ma proprio nel sorriso di tutti abbiamo percepito la bontà del nostro gesto, la sua giustezza e grandezza che riusciva a stare nella piccolezza e nella banalità della sua veste esteriore: il sorriso provocato e condiviso era il massimo del bene che potevamo fare ed è stato il bene più grande che noi abbiamo ricevuto (soprattutto se si pensa che lo abbiamo ricevuto da chi doveva riceverlo e suscitato in chi non si conosceva per nulla e in nulla). E quei sorrisi, bagnati da qualche lacrima nei racconti, nei resoconti, nelle paure, nelle disillusioni, hanno segnato i cuori e segneranno per sempre i ricordi di chi ha avuto l’onore di questa esperienza. Una grandezza che passa per una porticina minuscola e usa come tramite quanto di più semplice possa esserci; una provvidenza che ti regala sempre molto di più di quanto tu pensi possa seminare, raccogliere e sostenere (è la lezione tramite la quale la realtà mi ha dimostrato quanto sia vera la testimonianza continua della nostra Graziella); una storia umana che è in grado di riservare doni sproporzionatamente più ricchi, anche se infinitamente più istantanei, dei limiti, degli errori, delle colpe e del dolore che spesso la costella. Le storie che s’incontrano e s’intrecciano in un pezzetto di vita sono una delle ricchezze maggiori che ci è offerta e per trasformarle in occasioni di sorriso, al di là del loro recente passato o del loro prossimo futuro e al di sopra di una felicità materiale, basta solo essere aperti all’incontro, esseri aperti all’ascolto, essere aperti alla comprensione e alla disponibilità, essere aperti a farci vicendevolmente compagnia per un tratto di strada, nulla di più. E’ proprio vero, basta poco, così poco!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3523664114217416580?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3523664114217416580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3523664114217416580' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3523664114217416580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3523664114217416580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/10/sono-gia-passati-due-mesi-da.html' title='Sono già passati due mesi da un&apos;esperienza unica'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4406686250077618959</id><published>2010-10-14T02:44:00.000-07:00</published><updated>2010-10-14T02:47:00.820-07:00</updated><title type='text'>CON INTELLIGENZA, OBIETTIVITA' E ONESTA'</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico la lettera di una ricercatrice che spiega al ministro dell'Istruzione perché il ddl spinge i migliori alla fuga e l'Università al collasso (tratto da www.lastampa.it, 13.10.2010).&lt;br /&gt;Chi volesse informazioni sulla mobilitazione dei ricercatori e sulle loro ragioni può visitare questo sito:&lt;br /&gt;http://www.rete29aprile.it/&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Ministro Gelmini,&lt;br /&gt;sono una ricercatrice di Cà Foscari, insegno sociologia.&lt;br /&gt;Mai avrei pensato di scriverle sino ad oggi, ma la situazione è grave.&lt;br /&gt;Mi perdoni se per un istante le parlo apertamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho due anni meno di lei e sono rientrata in Italia nel 2008 dopo aver trascorso il resto degli anni 2000 negli Stati Uniti. Quand'ero un Ph.D. student negli States con molti docenti c'era un rapporto di amicizia. Nel mio Dipartimento c'erano molte donne, young faculty, associate o full professors. Il reclutamento di nuovi docenti era un processo in cui erano coinvolti tutti, anche i graduate students avevano potere decisionale. Tra le tante cose che valutavamo c'era l'età del candidato, perchè più l'Università è giovane e più è viva, dinamica, propositiva, proliferante di sapere. Ricordo che al mio arrivo come studente di dottorato al primo anno avevo trovato ad attendermi all'areoporto il direttore del Dipartimento. Mi aveva ospitata a casa sua per circa un mese. Amava gli studenti perchè credeva rappresentassero il futuro e voleva che fossimo tutti nelle condizioni migliori per lavorare. Ricordo che a lezione gli undergraduates non avevano timore di porre domande, che c'era complicità tra studenti e docenti, che si respirava un'orizzontalità a me sino ad allora sconosciuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2008 sono rientrata in Italia. Non era mio desiderio, ma la vita a volte fa strani scherzi. Ricordo con opacità un concorso con altri sei colleghi. Due di noi avevano trent'anni, gli altri ne avevano più di quaranta. Discutevano di candidati interni o esterni, del numero di concorsi tentati e destinati ad altri, di anni di ricerca e di didattica precaria, di corsi di didattica frontale retribuiti con circa 2 mila euro netti l'anno. Parlavano di famiglie e di figli, di bollette, di una passione messa a dura prova dalla precarietà e dalla svalutazione del sapere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'epoca sapevo poco dell'università italiana. Non sapevo che cosa significasse essere un ricercatore, sapevo che il mio stipendio entrante negli Stati Uniti era tre volte lo stipendio che prendo ora. Non mi sono stupita ovviamente quando nessuno è venuto a prendermi all'areoporto, mi sono stupita quando mi sono accorta di avere poche colleghe donne, quando ho conosciuto colleghi che avevano due volte e mezza i miei anni, quando ho realizzato che durante le riunioni ufficiali i ricercatori difficilmente parlavano. Negli anni mi hanno colpita anche altre cose, ad esempio il fatto che l'autonomia di pensiero venisse a volte considerata non tanto come una conquista sublime ma come un segno di arroganza precoce; che in Università come in strada esistessero parole come protettore e tradimento, e che la giovane età non fosse un pregio bensì un difetto: i giovani del resto non hanno un nome, non hanno capitale, non hanno reti di conoscenza già intessute, non hanno potere politico. I giovani non esistono se non in potenza, perciò devono avere pazienza, e prima o poi se hanno fortuna qualcuno li aiuterà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capirà con quanta meraviglia abbiamo vissuto questi mesi, quant'è stato travolgente vedere migliaia di ricercatori mobilitarsi a partire dal senso di stima di sé, dalla responsabilità per il futuro, dall'entusiasmo, dall'amore per il sapere. Capirà con quanta energia abbiamo cominciato a parlare negli atenei della sua riforma e quant'è stato rigenerante scoprire che potevamo cambiare le cose in meglio. Ci siamo accorti che l'Università pubblica può essere riformata anche senza mutilazioni, che basterebbe invertire un pò la piramide ordinari-ricercatori per ridurre di molto i costi, per aumentare la democrazia interna, per dare un significato onesto al concetto di meritocrazia. Ci siamo resi conto anche che la sua riforma non va in questa direzione, accentra il potere verso l'alto piuttosto che distribuirlo verso il basso, esclude ancora una volta i più giovani e i precari ed attribuisce il potere decisionale maggioritario ad un Consiglio di Amministrazione esterno ed al Rettore, a scapito addirittura di organi interni sino ad oggi importanti quali il Senato Accademico. Ci siamo resi conto che la sua riforma vorrebbe tagliare i corsi di laurea “inutili”, ma che la definizione di inutilità è sempre un po' ambigua, del resto anche le dittature sudamericane la utilizzavano per mettere al bando i corsi di filosofia e di sociologia. Infine ci siamo dovuti arrendere al fatto che lei non pensa ai giovani, anzi propone il blocco delle assunzioni di nuovi ricercatori a tempo indeterminato, cosa che non solo spingerebbe i migliori di noi all'esodo, ma che data l'età media del corpo docente italiano spingerebbe nel medio periodo l'Unversità pubblica al collasso. Non entro nel merito degli effetti congiunti del suo DdL e dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario all'Università, perchè se lo facessi dovrei concluderne che il governo ha in mente un progetto antropologico regressivo per il popolo italiano. Voglio piuttosto dire che tutti noi siamo preoccupati: ricercatori, precari, studenti, professori associati, professori ordinari e presidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo preoccupati perchè ci sembra che stiate per votare con semplicismo ed irresponsabilità un DdL di estrema importanza. Siamo preoccupati perchè ci sembra che vi interessi di più il bene di pochi che il bene di tutti, e che Confindustria abbia più diritto ad entrare nella Governance dell'Università di quanto quei giovani “capaci, meritevoli ed anche privi di mezzi” di cui parla la Costituzione abbiano diritto di studiarvi. Siamo preoccupati perchè ci sembra che un disegno di legge di questa portata non andrebbe votato in notturna con la fretta che caratterizza le fughe dei ladri ma alla luce del sole, in aperta collaborazione con tutti coloro che desiderano anteporre ai propri interessi l'amore per il futuro. Siamo preoccupati perchè crediamo che in questo quadro fosco fatto di crisi economica, di precarietà e di crisi di governo non abbia senso dare prove di forza o perseguire un voto politico, come ci sembra stia accadendo. Crediamo che il diritto all'istruzione in Italia sia in pericolo, e che sia nostro dovere proteggerlo oggi domani e sempre, sino a quando riusciremo a creare un'università aperta, orizzontale e di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesca Coin&lt;br /&gt;Università Cà Foscari&lt;br /&gt;Rete 29 Aprile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4406686250077618959?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4406686250077618959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4406686250077618959' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4406686250077618959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4406686250077618959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/10/con-intelligenza-obiettivita-e-onesta.html' title='CON INTELLIGENZA, OBIETTIVITA&apos; E ONESTA&apos;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8837066333739114803</id><published>2010-10-12T06:12:00.000-07:00</published><updated>2010-10-12T06:18:18.768-07:00</updated><title type='text'>PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE "O", "P", "Q", "R"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino.&lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;OCSE (dati e media):&lt;/span&gt; entità superiore, semidivina, che per una lex arcaica (cfr. Varro d.l.l. 6, 18) si è tenuti a nominare molto ma mai indagare nel dettaglio. Anche perché, se lo si facesse, si scoprirebbe che, per adeguarci alla media OCSE (sempre sia lodata), non bisogna tagliare, semmai aggiungere quattro miliardi di Euro.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;parametri:&lt;/span&gt; intuitivamente sembra indicare qualcosa per misurare qualcosa ma, come “paramedico” o “parafarmacia”, in forma non compiutamente professionale. La legislazione in corso di approvazione aiuterà molto nella determinazione di veri e funzionali parametri: un docente per essere “bravo” deve “fare due prodotti all’anno” (cfr. anche Novissimo Dizionario di Zoologia,  sub voce “mucca”). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;partenariato: &lt;/span&gt;termine complementare a “progetto” (v.): “no partner? no project!”, è un antico detto fiammingo, ancora oggi in voga a Bruxelles dove ogni progetto ha origine e fine. In Italia stanno prendendo piede piccole Agenzie del Partenariato sul modello di “cuori solitari” che possono fornire ai docenti “celibi” partners affidabili, puliti e carini, europei, extraeuropei, mediterranei.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;potere, logora chi non ce l’ha:&lt;/span&gt; aforisma in voga nel mondo politico della prima repubblica e perfettamente calzante per tutti coloro, docenti e non (con eccezione, forse, dei duchi, v.), che pensano o hanno pensato di cambiare il sistema universitario. L’aforisma in questione fa da pendant con l’altro ben noto detto “A frate’ dimme che te serve…”: cambiando l’ordine dei protagonisti il prodotto non cambia.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;precari:&lt;/span&gt; il 50% del personale in servizio effettivo negli Atenei italiani. Sta anche per “entità ricattabile all’infinito”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;progetto:&lt;/span&gt; sistema unico per avere i soldi per fare la ricerca. Deve essere sempre espresso anche in lingua inglese. La scadenza per la presentazione dei progetti è stabilita per Legge a due giorni dopo la pubblicazione del bando; alternativamente il 18 agosto o il 2 gennaio. La regola base è “chi è ricco diventa sempre più ricco": ricevono i finanziamenti, cioè, progetti che già si muovono in un quadro “ampiamente consolidato”. Quello che non è dato capire è: se ci viene un'idea veramente - ma veramente - geniale, che per essere tale NON PUO' ESSERE CONSOLIDATA, come facciamo ad avere il PRIMO finanziamento? (Non è il caso nostro, naturalmente: si fa così per dire).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;rettori: &lt;/span&gt;partito politico trasversale, cui le 10 Proposte del PD (v. Sinistra…) intendono attribuire ulteriori poteri, ispirati in forma e sostanza a quelli delle dinastie ellenistiche post-alessandrine. Esplica la sua attività in modo tendenzialmente vitalizio. Per essere rettori è bene essere “figli di partigiani e/o di minatori”. Il rettore non teme l’onda, anzi non teme niente, tranne: a) che il cielo gli cada sulla testa; b) il mandato unico.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;revisore anonimo: &lt;/span&gt;colui che c’è ma non si vede; colui che, nella penombra della sua stanzetta, con la mano sul cuore ed il pensiero rivolto alla vecchia mamma e/o al tricolore, fornirà con giustizia e equanimità (e che sia dato il bando ad ogni rancore!) un giudizio fortemente positivo sulla ricerca del suo nemico giurato.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;riforme universitarie:&lt;/span&gt; gattopardesca sequela di decreti e disegni di legge che nascono con alcune intenzioni e sfociano in tutt’altro grazie all’intervento munifico di consigli delle più diverse corporazioni di cattedratici. Generalmente redatte in italianese (e.g. non dire nulla con linguaggio difficile), rivoluzionano ogni volta radicalmente il sistema e costringono i duchi (v.) a inventare i più brillanti sotterfugi perché tutto rimanga uguale a prima. Costringono inoltre i non-duchi a passare diversi mesi (e nottate) ad adeguare il sistema (cfr. tre più due) sia alle regole della riforma sia alle esigenze di duchi e baroni (operazione non sempre facile) i quali nel frattempo se ne vanno in giro dicendo: “non so voi come fate: io non ne ho capito proprio nulla…”. La storia recente delle riforme universitarie ha prodotto: a) il protagonismo del ministro dell’Università o della Pubblica Istruzione di turno: O. Zecchino, L. Berlinguer, L. Moratti, F. Mussi e ora M. Gelmini hanno scritto pagine indelebili, commoventi e spesso assolutamente rivoluzionarie per l’istituzione (v.) universitaria; b) lo zero, costo (v.).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8837066333739114803?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8837066333739114803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8837066333739114803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8837066333739114803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8837066333739114803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/10/piccolo-disperato-dizionario-demagogico.html' title='PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE &quot;O&quot;, &quot;P&quot;, &quot;Q&quot;, &quot;R&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4979534255990778053</id><published>2010-09-29T06:42:00.001-07:00</published><updated>2010-09-29T06:53:00.226-07:00</updated><title type='text'>FINI E VELTRONI: IL VINCOLO DELLA “REALPOLITIK”</title><content type='html'>Le ragioni di una crisi oramai sotto gli occhi di tutti che attanaglia la nostra politica nazionale e la sua miserevole classe dirigente sono a mio avviso molteplici e ben più profonde di quanto il gossip e il killeraggio dossieristico (vedi Fini-Berlusconi) o le dispute personali e personalistiche (vedi Veltroni-D’Alema - ops, Bersani) possano mascherare e meritano ben altro spazio di approfondimento, pur ruotando attorno ad un nodo che inizio ad avere molto chiaro: la totale inadeguatezza progettuale dei nostri politici e l’abissale sproporzione tra le proposte (miopi, tappabuchi e non riformatrici) e la situazione drammatica del nostro paese (uno stile di vita totalmente sovraelevato rispetto a quanto i conti pubblici possono permettere).&lt;br /&gt;Vorrei però in quest’occasione soffermarmi alla superficie per evidenziare, non paradossalmente, come già a questo livello si percepisce uno smarrimento completo della bussola del bene comune e la degenerazione di un’etica pubblica e politica che ha perso la capacità di essere coerente fino in fondo. E lo faccio evidenzando i limiti delle posizioni di due figure che in questo momento della nostra storia politica hanno la ribalta della cronaca nelle vesti di “censori” rispettivamente della cattiva via intrapresa da un lato dalla maggioranza e dall’altro dalla minoranza: Fini e Veltroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perché sull’&lt;span style="font-style:italic;"&gt;affaire&lt;/span&gt; Fini sembrano avere tutti ragione&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La cosa strana di tutto ciò che, in questo periodo, ruota attorno a Gianfranco Fini, di cui non posso che stimare il tentativo di dare un nuovo volto (e spero corpo) alla destra del nostro paese e di cui non posso che accogliere con piacere una critica concreta e solida non a Berlusconi ma al berlusconismo (peccato che i semi di questo nuovo costume sono, dopo quindici anni, tanto diffusi da fagocitare numericamente anche lui), è che sembra che tutti abbiano ragione. Hanno ragione, nei contenuti, i suoi adepti di Futuro e Libertà; hanno ragione, in alcune richieste di chiarimento, alcuni dei suoi “nuovi” nemici del Popolo della Libertà; ma, paradossalmente, hanno tanto più ragione due figure tra loro lontanissime, Mario Campi (ideologo di Fare Futuro) e Antonio Di Pietro (padre dell’Italia dei Valori), che condividono un medesimo appello: lasci la presidenza della camera e si senta libero di dare seguito a ciò che predica. La rivendicazione di una purezza di ideali si mescola infatti in questo caso ad un realismo politico che qualche interrogativo lo pone: se possiamo infatti accettare che il recente passato di Fini sia stato una machiavellica convivenza forzata con Berlusconi per ottenere spazio, tempo e microfono al fine di costruire e rendere visibile una destra alternativa (il fine giustifica i mezzi), può questo meccanismo valere ancora? Può cioè il nostro Presidente della Camera spingersi alle dichiarazioni che ha fatto nei confronti di Berlusconi (politiche, etiche, economiche) e convivere ancora con lui? Nel momento in cui rivendica una supremazia della sua etica pubblica, non può scinderla da una presa d'atto e da una presa di posizione vera che culmini con una scelta altrettanto chiara: se Berlusconi è quello che lui ora dipinge come può essere alleato di chi gestisce, a suo dire, società offshore e faccendieri in Sud America? Certo che l’Italia ha bisogno di stabilità come altrettanto certo è che occorre essere fedeli ad un chiaro mandato elettorale: ma il bene comune e la purezza degli ideali, al cospetto di un male tanto sventolato e attaccato, non viene prima anche di tutto ciò?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dal sacrificio è risorto solo Gesù&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Nonostante alcuni passaggi potessero farlo immaginare (“non farò agli altri ciò che hanno fatto a me” sa di una invidiabile ripresa della Regola d’Oro così come nel Vangelo è ripresa e attualizzata), Walter Veltroni deve capire che non è la re-incarnazione di Gesù. Al di là della battuta, quasi blasfema, che intendo dire? Penso che, al di là del fatto che il suo gesto di qualche mese fa (quando ha lasciato la segreteria del PD) sia da intendesri come suicidio politico o come sacrificio (io tendo ancora fiduciosamente a propendere per la seconda), egli ha in quell’occasione ucciso una sua precisa presenza pubblica e un suo chiaro ruolo dentro al PD, che non può pensare di riproporre: il suo gesto è stato un gesto ultimo, ultimativo e definitivo, dal quale non si torna indietro; dal sacrificio non si resuscita. Fuor di metafora: a Veltroni spetta il diritto di dire la sua nelle molte sedi istituzionali del partito che ha modo di frequentare, a Veltroni spetta di avere un’opinione su quella che deve essere la rotta del partito di cui è importante parlamentare, ma non spetta più di parlare da leader, di smuovere le acque di correnti o pseudo-correnti rispetto alle quali non può più rivendicare un ruolo ufficiale, non spetta più di tornare ai vecchi giochi da cui è voluto uscire e, se anche il suo sacrificio non ha avuto l’esito che sperava, il suo gesto rimane e deve restare coerente con esso. Certo che il Pd ha bisogno di una nuova marcia e di un nuovo scatto altrimenti il progetto è destinato a morire, senza essere mai nato veramente: ma anche in questo caso il bene comune del partito e la purezza di precisi ideali alla base di una progettualità alta, al cospetto di un'inerzia criticata e attaccata, non viene prima delle solite becere lotte per la leadership?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai allora persino chi si candida a purificare la politica dalle sue derive personalistiche (Fini nel caso del Presidente del consiglio) o dai sui limiti partitici (Veltroni nei confronti di un Segretario che ha fin qui deluso) finisce per ricadere nel circolo vizioso di una “realpolitik” che sembra rendere impossibile, nei loro casi, essere coerenti fino in fondo e inaugurare una strada nuova, che sia un partito magari non ancora in grado di vincere le elezioni (Fini) o un confronto lontano dai giornali, ma capace di portare risultati veri, fuori da ogni disputa vecchia e logora (Veltroni)?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4979534255990778053?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4979534255990778053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4979534255990778053' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4979534255990778053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4979534255990778053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/09/veltroni-e-fini-il-vincolo-della.html' title='FINI E VELTRONI: IL VINCOLO DELLA “REALPOLITIK”'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4722744041955721600</id><published>2010-09-13T08:30:00.000-07:00</published><updated>2010-09-13T08:52:43.519-07:00</updated><title type='text'>MA CHE MUSICA MAESTRO!!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TI5DqRxEaKI/AAAAAAAAABk/YlGgK2_BoS4/s1600/aquila_2010_01.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TI5DqRxEaKI/AAAAAAAAABk/YlGgK2_BoS4/s200/aquila_2010_01.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5516420987178215586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico in versione integrale la testimonianza scritta dai ragazzi (giovani e giovanissimi di Ac di Grottazzolina e Potenza Picena) che hanno partecipato al campo di servizio a Pizzoli (AQ) dal 10 al 14 agosto scorso. Il testo è tratto dalla newsletter di Agosto della Caritas (gemellaggio Chiesa Marche Chiesa Abruzzo). Aggiungo un grande grazie a Giulia e Noemi.&lt;br /&gt;Ps. La foto è di mio cugino Marco (che classe!!)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Direttamente dalle migliori sale di incisione marchigiane il gruppo di A.C. di Grottazolina e tre ragazzi dell’AC di Porto Potenza, ribattezzati dopo le performance che hanno deliziato Pizzoli e dintorni ‘Il coro di Piero’, hanno vissuto cinque giorni a Pizzoli. Ragazzi, animatori, sacerdoti e mamma-cuoca Graziella hanno condiviso con la popolazione del posto momenti di servizio e un cammino di riflessione e preghiera. &lt;br /&gt;Ecco la loro testimonianza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presentiamoci: siamo venti ragazzi dell’Azione Cattolica delle Marche, e siamo venuti a trascorrere cinque giorni al servizio della Caritas a Pizzoli. “Adesso ognuno dica perché ha deciso di partecipare a questa esperienza e cosa si aspetta.” Questa la difficile domanda del sacerdote che ci ha accompagnato, poche ore prima di arrivare a L’Aquila. &lt;br /&gt;Be’, sono uscite le motivazioni più varie: chi perché voleva dare una svolta all’abitudine di ogni giorno, vivendo la gioia di donarsi agli altri, chi per vedere direttamente la realtà di un popolo ferito nel più profondo e chi era partito e basta, senza tanti perché o troppe aspettative. Dopo cinque giorni eccoci qui, a dover lasciare Pizzoli e l’ Abruzzo e a chiederci cosa ci abbia lasciato quest’esperienza. &lt;br /&gt;Ci siamo impegnati in diversi modi: con i bambini al GREST di Arischia, a Cagnano, e &lt;br /&gt;all’asilo di Barete, con gli anziani ai MAP e con la comunità animando le celebrazioni. La paura di sbagliare era tanta, ma i bambini e gli anziani che abbiamo conosciuto sono stati aperti e disponibili nei nostri confronti, segno che la nostra presenza era bene accetta. &lt;br /&gt;Sapevamo che il nostro servizio non era caratterizzato certamente dalle competenze pratiche delle Protezione Civile o della Croce Rossa, ma è stato guidato dalla pa- &lt;br /&gt;rola del Vangelo e dall’amore che ne scaturisce. Sicuramente torniamo a casa con la gioia di aver fatto un tratto di cammino insieme a nuove persone e con la felicità che nasce dal mettersi a disposizione degli altri, senza la pretesa dei grandi gesti o di aver compiuto grandi azioni; solo con la consapevolezza qui maturata, dell’importanza dei gesti semplici e quotidiani, del farsi prossimo nelle tante piccole cose che compongono la nostra vita. &lt;br /&gt;Ciò che ci rimane dentro sono sicuramente i sorrisi dei bambini, la luce negli occhi della gente, le parole gentili delle persone che abbiamo incontrato, la disponibilità delle volontarie Caritas e soprattutto il desiderio di restare ancora. &lt;br /&gt;Non sappiamo se il nostro servizio verrà ricordato, ma abbiamo capito che è servito &lt;br /&gt;per rendere migliori questi giorni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea, Chiara, Damiano, Gaia, Francesco, Letizia, Lucia, Lucrezia, Marco, Mattia, Stefano, Tommaso&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4722744041955721600?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4722744041955721600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4722744041955721600' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4722744041955721600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4722744041955721600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/09/ma-che-musica-maestro.html' title='MA CHE MUSICA MAESTRO!!'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/TI5DqRxEaKI/AAAAAAAAABk/YlGgK2_BoS4/s72-c/aquila_2010_01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-1285637066038586438</id><published>2010-09-10T02:27:00.000-07:00</published><updated>2010-09-11T01:49:52.462-07:00</updated><title type='text'>I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA 1: PRESENTE SENZA FUTURO</title><content type='html'>C’è una cosa che in questo momento della mia vita mi segnala in maniera oppressivamente concreta quanto l’essermi sposato e l’aver creato una famiglia (fatta la tara alla grandiosa bellezza della cosa in sé) mi abbia oramai proiettato nell’età adulta (oltre il fatto di aver superato i trenta): un bel pizzico di paura del futuro; ma c’è una cosa che in questo momento della mia vita mi aiuta tragicamente a pensare che, nonostante mi sia sposato e abbia creato una famiglia, nonostante mi senta adulto (e abbia superato i trenta), tutto sommato sono ancora giovane: la luce accecante del presente. Sull’adulto pesa infatti “per antonomasia” la consapevolezza di una crescente responsabilità nei confronti del domani, non più solamente il "proprio" domani; il giovane vive, “cromosomicamente”, nel gusto dell’oggi e nel coraggio dell’imprevisto, molto concentrato sul "proprio" vissuto. Solo che la mia paura del futuro ha ben poco del fisiologico e costruttivo (come dovrebbe essere) e la luce accecante del presente somiglia per nulla alla chiarezza delle possibilità (quanto piuttosto risulta vicina ad una cecità da abbaglio).&lt;br /&gt;Se poi faccio un passo avanti e mi azzardo a coniugare queste due dimensioni – fosse solo per non pensare di avere un’identità schizofrenica – mi rendo miseramente conto che questa strana convivenza è poco naturale e soprattutto poco sana: questa società sta infatti costringendo i giovani adulti della mia generazione a dimenticarsi del fatto che stanno crescendo e a convincersi di poter restare giovani; il tutto non grazie a miracolose creme rivitalizzanti, a mode colorate e sportive o a utopiche formule anti-age, ma perché sta frullando, in un mix tremendo e agghiacciante, l’ossessione dell’oggi con la necessità di non dovere pensare a domani. Se il giovane, per “deformazione professionale” non è portato ad interrogarsi sul suo futuro, e potrebbe quindi trovarsi a proprio agio in questa condizione, all’adulto che gli si sta accostando e cerca di convivere per un pezzetto di strada con lui è oggi impedita questa possibilità: ci è stata resettata la fiducia nel domani e cancellata la speranza nel futuro, e questo al di là della contingenza esistenziale della nostra condizione umana.&lt;br /&gt;Un paio di generazioni or sono, e quindi anche cronologicamente qualche decennio fa, i miei genitori, allora bambini, sono cresciuti in condizioni che costituiscono spesso oggetto di racconti tali da sembrare quasi mitici tanto paiono lontani e diversi dalla nostra realtà quotidiana (povertà, sacrifici, essenzialità): ma a quella generazione è stata data l’occasione di mettersi alla prova per tentare di costruire il futuro proprio e dei propri figli. La mia generazione è cresciuta invece all’interno di una bolla di sviluppo economico che l’ha protetta e viziata ed oggi inizia a toccare con mano quanto il nostro stile di vita sia stato sproporzionato rispetto a quanto potevamo e possiamo tuttora permetterci. Quale la conseguenza? Che il nostro presente è un presente di affannosa e continua ricerca di una sistemazione lavorativa o di una nuova collocazione lavorativa, vittime di una flessibilità che ci è stata presentata come la panacea di tutti i mali e che è diventata invece l’ultima e unica possibile schiavitù pensabile nell’età della difesa dei diritti umani; che il nostro futuro è tragicamente costretto ad essere declinato molto spesso al singolare, laddove si riesce a progettare, immaginare, pianificare. Non è certo nella mia indole la presunzione di voler avere una vita già scritta o dettagliamene prevista, ma desidererei un’esistenza che preveda il diritto di guardare al futuro con fiducia; non è nel novero dei miei obiettivi vedermi regalata una vita piena di successi o di agio, ma, da marito, desidererei che mi fosse consentito di vivere da padre senza dover pensare con affanno e vergogna a ciò che lascerò ai miei figli. &lt;br /&gt;E’ vero, ci sono valori e sentimenti da trasmettere e affidare in eredità, come c’è, per chi ci crede, una Provvidenza a cui affidarsi, che spesso scompagina e riordina le situazioni di vita, ma gradirei che questo presente potesse essere anche una semina per far raccogliere altri, mentre al momento è uno scavo esasperato nel fondo di un fondo già scavato; gradirei avere motivi per coltivare una fiducia che non sia utopica o irrealistica, ma fondata e argomentata; gradirei, in buona sostanza, che la tridimensionalità del volume temporale delle nostre vite si riordinasse secondo la dignità che le compete: un passato da cui imparare, un presente in cui investire, un futuro di cui essere serenamente responsabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-1285637066038586438?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/1285637066038586438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=1285637066038586438' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1285637066038586438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/1285637066038586438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/09/i-riti-di-degradazione-e-lannullamento.html' title='I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA 1: PRESENTE SENZA FUTURO'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-7600916762221230294</id><published>2010-09-09T10:20:00.000-07:00</published><updated>2010-09-09T10:29:03.130-07:00</updated><title type='text'>PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE "I", "L", "M", "N"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino.&lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;inganno, fatta la legge trovato l’:  &lt;br /&gt;a) cervelli, rientro dei:&lt;/span&gt; della corsa al rientro hanno fatto parte anche studiosi che hanno lasciato il nostro paese consapevolmente e hanno creduto di poter &lt;br /&gt;rientrare senza il forte appoggio delle alte sfere; ma ora il rientro sembra essere più volgarmente la soluzione ottimale per duchi e rettori che, in suo nome, possono far rientrare, quasi totalmente a spese del ministero, fidi scudieri che hanno trascorso un periodo (tre anni, ma non continuativi…) di ricerca all’estero, senza farli passare dalle “forche caudine” del concorso (v.); &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;b) fama, chiara: &lt;/span&gt;operazione di cooptazione di uno studioso che abbia recato un contributo vitale alla scienza, e che sia colto, fascinoso, talentuoso, geniale, militesente, possibilmente bella presenza. Stante la perdurante latitanza di persone di questo tipo (che, se esistono, certamente &lt;br /&gt;non hanno nessuna interesse a fare il professore universitario), tutta l’operazione consiste nell’assumere direttamente e senza tante storie qualche amico di duca (v.). Cfr. (ma solo per i lettori più acuti) “turn-over”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;investimento:&lt;/span&gt; il termine indica i soldi che ogni docente investe (de sua pecunia, dicevano le iscrizioni latine…) per fare ricerca, pagarsi le trasferte, confrontare le proprie idee con altri studiosi, partecipare a convegni et similia. Oppure: incidente stradale che normalmente vede &lt;br /&gt;coinvolti un autoveicolo e un pedone. Non risultano da molti anni altre tipologie di &lt;br /&gt;investimenti.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;istituzione: &lt;/span&gt;animale mai esistito o altrimenti da molto tempo estinto. Il termine è però tuttora in uso, anche se in forma traslata e in ambienti snob, ad indicare l’Università in quanto tale, cioè quella che non serve a riprodurre docenti (v. Lodge, legge di) ma a produrre cultura e progresso (scientifico e umanistico). Nel nostro paese, come nelle società aristocratiche di tempi remoti, la &lt;br /&gt;preminenza di famiglie eminenti (v. duchi) rende però tale sovrastruttura (e conseguentemente anche il termine che la indica) del tutto inutile: ciò provoca una escalation nella personalizzazione e nella creazione di costellazioni delle più diverse forme di potere interne al sistema (facoltà, dipartimenti, corsi di laurea, centri di eccellenza ecc. ecc.). Caratteristica è la loro non riproducibilità in caso di cessazione o assenza (per trasferimento, pensionamento o quant’altro) dell’aristocratico di riferimento. Il confronto con altre galassie (università europee o americane) è inutile e fors’anche dannoso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;laurea:&lt;/span&gt; sinonimo di perdita di tempo, frapposta tra l’individuo e le mete più agognate (v. “calciatore/velina”,“SUV”); v&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;alore legale della:&lt;/span&gt; qualcosa da abolire con grande urgenza per rendere più felici le università private.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;lenticchie, piatto di: &lt;/span&gt;unità di misura premonetale con la quale i vari Governi (compreso l’ultimo) hanno comprato il consenso delle tribù universitarie. Alle lenticchie si accompagna, oltre alla classica cipolla, un sistema sicuro di controllo dei concorsi a cattedre: elezione, elezione ed estrazione, estrazione da una lista di votati, votazione di una lista di estratti, estrazione di votati da una lista di estratti, liste di votanti estratti, estrazione di liste votanti… come sia sia: l’importante è mantenerne comunque saldo il controllo. Anzi, sempre più saldo, come ben dimostrano i commi 4  e 5 dell’art. 1 del decreto Gèlmini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Libro Iniziatico della Valutazione:&lt;/span&gt; Esattamente come il Necronimicon è un libro inesistente, ma al quale tutti fanno riferimento come se esistesse. Conterrebbe, secondo gli alchimisti, la formula per valutare qualsiasi “prodotto” della cultura, specie se di ambito universitario: dalla presenza o meno dei cancellini nelle aule fino al numero medio di scarpa dei membri del Senato&lt;br /&gt;Accademico, ogni attività che possa svolgersi in un Ateneo è ivi contemplata e &lt;br /&gt;comparativamente valutata. Sono famosi i falsi: quello del Necronomicon, comparso nel 1941 sul catalogo di Philip Duchesne libraio in New York, e quello del L.I.V., messo in vendita su eBay da tal Jiao Tong, antiquario-bibliofilo di Shangai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lodge, legge di:&lt;/span&gt; legge che presiede alla riproducibilità dell’ultima casta (il c.d. vastupurusamandala della prima fascia - v. docenza, tre fasce di), teorizzata e materialmente testata nel volume di D. Lodge, Il professore va al congresso, Bompiani, Milano 2002. In essa si dimostra come un ordinario scelga un successore mediamente meno dotato di lui per poterlo controllare: ciò porta alla creazione di una catena di progressivo rimbecillimento della figura &lt;br /&gt;fino a quando, in fondo a essa, il docente non si accorge di aver scelto un Einstein… e la catena ricomincia. Ogni riferimento alle teorie vichiane (corsi e ricorsi…) è inutile perché incomprensibile ai più.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L.U.I.S.S., Libera Università Internazionale degli Studi Sociali:&lt;/span&gt; ateneo privato che dal 1974 sostituisce l’Università Internazionale degli Studi Sociali Pro Deo, fondata da Padre Felix Andrew Morlion nel 1946; la pronuncia "Liuiss" è più frequente nel linguaggio corrente, specie in &lt;br /&gt;quello delle mamme dei giovani frequentanti, per fraintendimento fra l’acronimo italiano (vaticano) e una parola in lingua inglese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Marcegaglia Emma, commenti positivi sulla riforma Gelmini.&lt;/span&gt; Questa voce è stata erroneamente trasferita su questo Dizionario dalla “Rubrica del Chissenefrega”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;merito, meritocrazia:&lt;/span&gt; vocabolo-muro (del tipo: “buco dell’ozono”, “innalzamento della temperatura terrestre”, “cucciolo di foca”) contro il quale si può solo battere la testa. Ti ci devi fermare davanti e arrenderti alla sua solidità mediatica e retorica, anche perché se dici che di veri geni non ne hai mai conosciuti e che forse bisognerebbe capire che cos’è esattamente “merito” dentro le università, o sei con piena evidenza uno “sfigato immeritevole”, o sei &lt;br /&gt;Fabrizio De Andrè (e questo non può essere). &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;moduli, modulistica: (v. progetto). &lt;/span&gt;Strumentazione atta principalmente “a trovare soldi”, ma funzionante anche in altri campi della cultura (v.) e della vita universitaria. La “complessità” ne è parte integrante e condizione essenziale. La progressiva evoluzione della complessità &lt;br /&gt;(inversamente proporzionale alla quantità dei fondi erogati) è stata nel tempo curata dal benemerito &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;U.C.A.S.E.S.I:&lt;/span&gt; malgrado questo Ufficio lavori per il bene del Paese da molti anni, non se ne conosce l’indirizzo, ma si può dire che l“Ufficio Complicazione Affari Semplici E Spesso Inutili” abbia filiali ovunque. Storia. I moduli-per-trovare-soldi (v. docente) nell’antichità constavano di due pagine e una decina di spazi compliabili (nome, cognome, oggetto della ricerca, soldi necessari, firma…); oggi i ponderosi tomi di istruzioni che li accompagnano contengono indicazioni del tipo: per ottenere il finanziamento ti inoltrerai nella palude di Gondrurf,&lt;br /&gt;e attraverserai il paese degli elfi, per giungere alla porta scarlatta di Bendramalius, ove è l’Antico Guardiano… (per il bene del Progetto occorre immaginare la frase letta da Gianni Musy che, per chiarezza, è il doppiatore di Albus Silente).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;normalista:&lt;/span&gt; talora un minimo più simpatico del bocconiano (v.).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-7600916762221230294?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/7600916762221230294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=7600916762221230294' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7600916762221230294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7600916762221230294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/09/piccolo-disperato-dizionario-demagogico.html' title='PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE &quot;I&quot;, &quot;L&quot;, &quot;M&quot;, &quot;N&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5457244195235153017</id><published>2010-08-23T02:59:00.000-07:00</published><updated>2010-08-23T04:17:38.789-07:00</updated><title type='text'>PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE "D", "E", "F"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino.&lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;destra, programma culturale della: &lt;/span&gt;serie di azioni incontrollate, tese a coprire una psicosi di fondo derivante dalla sterilità congenita della destra (in ambito ecumenico) nella produzione di intellettuali (ad eccezione di Vittorio Feltri che comunque ci prova, almeno vestendosi “come un”). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;docente: &lt;/span&gt;1. dicesi di persona impegnata a compilare moduli per trovare soldi; o a parlare con Sindaci e Assessori per trovare soldi; o a fare ricerche che non gli interessano perché è lì che c’erano i soldi (e.g. “fare marchette”…); o a divinare qual sia l’idea di ricerca che, nei prossimi cinque minuti, potrebbe piacere al Presidente (non importa di che, basta che sia Presidente) il quale potrebbe dare soldi; o a tradurre in inglese il testo del proprio modulo-per-trovare-soldi perché tra gli anglofoni che transitano in Italia è abitudine visitare Venezia, Firenze, Roma e, nei momenti buchi, dare un occhiata ai suddetti moduli; o, alternativamente, a trovare qualcuno che traduca dall’italiano all’inglese a costo zero (v.) i moduli, perché è un sacrosanto diritto del revisore anonimo (v.) di turno imparare l’inglese mentre valuta le ricerche. 2. Dicesi di persona che, se non sta cercando soldi, è impegnata a riscrivere il regolamento dell’Università &lt;br /&gt;secondo i dettami dell’ultimissima riforma (v.). 3. Dicesi di persona che, se disturbata da uno studente mentre sta cercano soldi o riscrivendo il regolamento, risponde: per favore, venga nell’orario di ricevimento. E che, con sguardo opaco, dice al collega che incrocia nel corridoio (cosparso di modelli ENPI, PRIN, FIRB): “finalmente ho due ore di lezione”.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;docenza, tre fasce di:&lt;/span&gt; suddivisione in caste, ispirata all’organizzazione sociale delle culture del basso Gange. Del tutto inutile da un punto di vista pratico, ma non da quello economico, è per questo il meccanismo sul quale si fonda il funzionamento sociale delle tribù universitarie. Il passaggio dalla casta più bassa a quella più alta avviene mediante il superamento di una serie di prove iniziatiche (concorso a cattedre: v.), basate su una figura simbolica detta “la piramide del ricatto”. Nell’accedere all’ultima casta (il c.d. vastupurusamandala della prima fascia), all’iniziato viene praticato un reset del disco rigido (ctrl-alt-canc), che lo renda, infine, in tutto simile ai suoi pari.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;dottorati:&lt;/span&gt; aree di parcheggio con abbonamento triennale. Esistono “al coperto” (con borsa”) e “incustodite” (senza borsa).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;duchi: più di Baroni.&lt;/span&gt; Casta suprema, poco nota ai media e al popolo ma molto incisiva, composta di super-intellettuali (universitari) che, se vogliono, possono anche scrivere sui principali giornali nazionali e parlare a tu per tu col Ministro. Ai duchi si deve l’invenzione di parole quali “merito”, “eccellenza”, “valutazione”, utili per mantenere inalterati attraverso Governi di destra, di sinistra e di centro, i propri titolo, ruolo e conseguenti prebende. Per omnia saecula saeculorum. Amen.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;eccellenza:&lt;/span&gt; neologismo funzionale, creato dai “duchi” (v.) al fine di riprendersi l’effettivo controllo dei concorsi (v.) e della ricerca, perso per la troppa “autonomia” (v.) e a causa della “moltiplicazione dei corsi di laurea” (v.) e di troppe Facoltà del “sapere inutile” (v.). Si ottiene esclusivamente mediante una cerimonia detta “della solenne autocertificazione”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;edilizia (universitaria): &lt;/span&gt;croce e delizia, stella polare di rettori, presidi e duchi che si cimentino con la politica universitaria. In molti casi vige una straordinaria legge del contrappasso (forse &lt;br /&gt;una patologia lombrosiana) secondo la quale per istituende strutture universitarie si privilegia il riciclaggio di ex carceri o colonie penali ottocentesche, di strutture dismesse dopo l’approvazione della Legge Basaglia (ospedali psichiatrici)… Rara avis è il campus universitario. Campus con alloggi per studenti: voce non pervenuta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;educazione: &lt;/span&gt;termine arcaico, probabilmente risalente a substrati linguistici preindoeuropei, comunque attualmente in disuso e a-significante.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;esempio:&lt;/span&gt; animale estinto perché smise inopinatamente di riprodursi (v. studio, studiare). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;FFO (Fondo di Funzionamento Ordinario): &lt;/span&gt;ciò che l’apparato statale concede alle università per sopravvivere. Tale fondo, rimasto nel suo complesso immutato negli ultimi decenni (ma questo rientra nella casistica “miracolo di San Gennaro”), ha visto un progressivo e costante decremento per singolo ateneo in relazione all’aumento esponenziale dei richiedenti (che siano pubblici, privati o telematici non fa differenza). La morale è che delle 115 istituzioni &lt;br /&gt;universitarie nessuna oggi è contenta e tutte piangono miseria… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;fondazione universitaria: &lt;/span&gt;sinonimo di ente pubblico (sic!) o privato, di singola persona assai benestante (!) che nutra il recondito desiderio di finanziare un’università, una sua facoltà, un suo dipartimento. Più semplicemente, conoscendo i meccanismi del Bel Paese, sarà una privata richiesta di elargizione, ad esempio, per l’iscrizione in un prestigioso, italico ateneo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5457244195235153017?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5457244195235153017/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5457244195235153017' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5457244195235153017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5457244195235153017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/08/piccolo-disperato-dizionario-demagogico.html' title='PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE &quot;D&quot;, &quot;E&quot;, &quot;F&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4264902220624973212</id><published>2010-07-20T14:15:00.000-07:00</published><updated>2010-07-20T14:26:04.597-07:00</updated><title type='text'>PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERA "C"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino. &lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;caccia, all’iscritto:&lt;/span&gt; sport di massa. Ha conosciuto il suo vero momento di lancio da quando si è deciso che i criteri di valutazione (v.) degli Atenei dovevano essere squisitamente quantitativi. &lt;br /&gt;Prevede una seconda fase, detta “frollatura”: una volta catturato, l’iscritto deve essere fatto laureare “in fretta”, così da rispondere ad un altro ottimale criterio di valutazione, il “presto”. Nonché “bene”, secondo un altro criterio di valutazione che, per essere eccessivamente “astratto”, è stato infine reso concretamente: “con buoni voti”, occasionalmente (ma non obbligatoriamente) meritati &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;calciatore/velina:&lt;/span&gt; attività sicuramente più redditizie e meno impegnative dello studio e della ricerca universitaria; i.e. esempi da seguire. Non casualmente le due razze (calciatore e velina) spesso si incontrano (cfr. Cassano A., Pardo P., Dico tutto. E se fa caldo gioco all'ombra (Memorie di A. Cassano), Rizzoli, Milano 2008). Fra le seconde ora si annovera un ministro.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;carota, il bastone e la:&lt;/span&gt; valutazione churchilliana della condotta da tenere con amici e nemici. Tecnicamente plausibile per l’attuale contingenza della italica università, dove parafrasando una intuizione giolittiana “per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;CFU:&lt;/span&gt; acronimo che, malgrado ciò che tutti pensano, non vuol dire Credito Formativo Universitario, ma Circasso Fantasmagorico Umorale. Trattasi dell’unità di misura con la quale si pesano le materie, ovviamente inutili (ça va sans dire) impartite nelle università italiane, scaturente dallo stretto rapporto aritmetico tra lezioni frontali e studio individuale. Ad es.: un &lt;br /&gt;tempo l’esame di Storia Romana constava del corso monografico, più 8 volumi da studiare e ben digerire, più 8 mesi di lezione e altrettanti di studio, nonché svariate notti insonni. Alla fine si otteneva: a) un voto, b) conoscere la storia romana. Oggi, grazie alla riforma Moratti, l’esame di Storia Romana consta di ben 6 Circassi Fantasmagorici Umorali. E tanto basti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;clientelismo universitario:&lt;/span&gt; slogan mediatico. Quello vero (parentale) rappresenta circa lo 0,5% dei casi. Quello più diffuso (stante un’endemica carenza di veri e propri “geni”) consiste nel tentare di fare entrare nella struttura colui o colei che si sta spezzando la schiena come precario da minimo dieci anni, tralasciando i suoi studi per stare appresso alle esigenze della struttura &lt;br /&gt;stessa (...una vita da mediano...) a compilare moduli, a tradurre in inglese, a scrivere lettere, portare proiettori, a fare seminari, tutorati, laboratori, ma anche lezioni, esami, tesi di laurea… insomma più o meno tutto quello che dovrebbe fare il docente (v.) e che spesso non fa perché troppo occupato a cercare qualche soldo con il quale pagarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;CNR:&lt;/span&gt; entità parastatale caratterizzata dall’essere sempre stata sull’orlo della chiusura. Oggi il termine è più di sovente usato quale parametro (v.) negativo di comparazione: “l’Università è in crisi, ma sapessi il CNR…!”; oppure: “niente, in confronto a quello che sta succedendo al CNR!”. &lt;br /&gt;Per abuso in tal senso il termine sta assumendo il significato finale di soglia minima di sopravvivenza (“…qui state peggio che al CNR”). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;competitività:&lt;/span&gt; il vero, fondante, finale parametro (v.) della c. è stato di recente chiarito dal Mìnistro Gèlmini: “siamo più indietro (perfino) del Cile, che produce più laureati che noi”. V. anche “cuscinetti a sfera, produzione di” sul Novissimo Dizionario della Confindustria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;concorso a cattedra:&lt;/span&gt; modo arcaico per dire “valutazione comparativa”. Rientra tra i vocaboli politicamente scorretti, come cubista (= operatrice ludica del poliedro regolare), o nano (= diversamente alto), o camorrista (= operatore autonomo economia parallela), o nero (= abbronzato, diversamente bianco). Si tratta di un prova iniziatica che serve ad entrare &lt;br /&gt;nell’università e, poi, a prendere uno stipendio più alto, alla quale è preposta una sacra casta sacerdotale. Prima potevano essere sacerdoti un po’ tutti, ma il Mìnistro Gèlmini (per combattere efficacemente il potere dei Baroni) ha deciso che d’ora in avanti sarà appannaggio esclusivo dei Baroni (cfr. anche: docenza, tre fasce di). Si tratta di prove iniziatiche arcaiche e, per questo, di funzionamento semplice e chiaro, anzi talvolta di una goffaggine disarmante, la cui perversità non sta tanto nei risultati, o nel metodo, quanto nel fatto che chi partecipa sa che, una volta entrato nel meccanismo, prima o poi potrà a sua volta gestirlo. E per questo, e solo &lt;br /&gt;per questo, ne accetta con filosofica rassegnazione i ritmi, gli sviluppi e, talvolta, anche la malvagità. N.B.: Il concorso non è l’unico sistema per accedere all’Università: si v. al proposito quanto riportato sub voce “Inganno, fatta la legge trovato l’”.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;conigli, collina dei (oppure, depressione dei):&lt;/span&gt; luogo adamsiano (R. Adams, La collina dei conigli, Rizzoli, Milano 2008) nel quale trova dimora la maggior parte dei docenti universitari. Partendo dall’assioma che “tutti gli animali sono uguali ma alcuni son più eguali di altri” (così G. Orwell, La fattoria degli animali, Mondadori, Milano 2001), il sito si connota per il silenzio che lo stordisce nel momento in cui istinti politici di qualsiasi genere mostrano la volontà di cambiare le regole in itinere e non. Gli abitanti del luogo si connotano peraltro per la necessità di prendere parola in occasioni stravaganti, al fine esporre il loro pensiero specie se scevro dalla conoscenza dell’argomento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;corso di laurea:&lt;/span&gt; (non) libero mercato, regolamentato da duchi (v.) e baroni (v.), all’interno del quale trovano ospitalità docenti strutturati e non strutturati per la loro attività didattica. L’autonomia &lt;br /&gt;universitaria (v.), del tipo comeinitalia, ha prodotto non raramente mostri (cfr. fig.: F. Goya, Il sonno della ragione genera mostri - acquaforte acquatinta del &lt;br /&gt;1797) privi di futuro, che rispondessero alle esigenze di singoli docenti; nelle piccole università sono più comunemente costruiti a immagine e somiglianza del &lt;br /&gt;duca di turno. St. delle religioni. La moltiplicazione dei Corsi di laurea viene oggi intesa come peccato mortale. La Conferenza Episcopale ha presentato istanza affinché venga annoverata quale undicesimo comandamento (non moltiplicare i corsi di laurea). &lt;br /&gt;Nell’attesa di un riscontro all’istanza, nel Libro Iniziatico della Valutazione (v.), la moltiplicazione viene rubricata come peccato perfino più grave dell’età media troppo avanzata dei ricercatori universitari, già indicata come colpa originale degli stessi.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;cultura:&lt;/span&gt; voce non pervenuta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4264902220624973212?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4264902220624973212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4264902220624973212' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4264902220624973212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4264902220624973212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/07/piccolo-disperato-dizionario-demagogico_20.html' title='PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO DELL’UNIVERSITA’ - LETTERA &quot;C&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8343231888246141200</id><published>2010-07-16T12:30:00.000-07:00</published><updated>2010-07-16T12:48:04.843-07:00</updated><title type='text'>I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA</title><content type='html'>Nel film &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La grande seduzione&lt;/span&gt;, ritirando un assegno di disoccupazione, uno dei protagonisti dice: “Ogni mese non ritiri solo i soldi, ritiri anche la vergogna. I soldi non bastano per quindici giorni, ma la vergogna dura tutto il mese”. Quale ritratto più significativo, emblematico e aderente alla realtà si può oggi immaginare? Quale più tragico e drammatico resoconto di ciò che realmente scardina le sicurezze e la serenità della quotidianità di ognuno si può realizzare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Denaro e vergogna: le due coordinate metaforiche (e purtroppo non solo) entro cui si include il dramma dei tempi nei quali stiamo vivendo, rispetto ai quali è giunto il momento di levare alto il grido di insopportabilità e rivolta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizia qui quella che vuole essere la fotografia di un paesaggio sfuocato, il ritratto di una bruttura esistenziale, la poesia costruita sulla rima di tragicità e flessibilità, il romanzo di storie senza speranza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quattro tappe, almeno inizialmente, che ruotano attorno ad altrettante parole chiave che raffigurano lo stato e lo stadio della degradazione della nostra generazione e dei legami intergenerazionali: il presente senza futuro, la cooperativa senza cooperazione, i figli senza genitori, la flessibilità senza opportunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8343231888246141200?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8343231888246141200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8343231888246141200' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8343231888246141200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8343231888246141200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/07/i-riti-di-degradazione-e-lannullamento.html' title='I RITI DI DEGRADAZIONE E L’ANNULLAMENTO DELLA SPERANZA'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5851457376435406783</id><published>2010-07-16T12:21:00.000-07:00</published><updated>2010-07-16T12:49:41.313-07:00</updated><title type='text'>PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO  DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE "A" E "B"</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Pubblico "a puntate" un testo meraviglioso che mi è capitato sotto mano, che mettendo a frutto la dote unica dell'ironia, ci regala una pittura dello stato di degrado dell'italico mondo accademico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Avvertenza&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si propone all’attenzione del pubblico un nuovo e pratico ausilio lessicale, pensato e realizzato per venire incontro alle esigenze delle giovani generazioni, che si sono trovate ad affrontare la bagarre della protesta senza un efficace supporto terminologico. Gli autori nutrono qualche speranza che i lettori comprendano che il Piccolo Dizionario diventa tanto più demagogico quanto più essi stessi sono disperati. E, comprendendo, perdonino.  &lt;br /&gt;(G. Azzena, M. Rendeli) &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;ammicco, cultura dell’:&lt;/span&gt; fenomeno etnologico diffuso tra le classi aristocratiche delle tribù universitarie, per il quale niente è quel che sembra, i tavoli dove si giocano le partite importanti sono sempre “da un’altra parte” e quello per cui vale la pena impegnarsi non è mai quello che stai facendo o che pensi tu, ma quello che stanno facendo e che pensano loro. E che non ti dicono mai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;autonomia: &lt;/span&gt;sinonimo di chimera. Termine invalso alla fine degli anni ’80, ad indicare che all’Università è concesso di procurarsi i soldi per campare “in autonomia” (comeinamerica), mentre le leve decisionali restano comunque controllate centralmente (comeinitalia). Detto anche “la bufala” (dell’autonomia), il termine subisce oggi una evidente deriva semantica verso “fondazione” (v.). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;autoreferenzialità: &lt;/span&gt;1. patologia psicologica che coglie un buon numero di docenti dopo l’adlectio all’ultima casta (v. docenza, tre fasce di): con essa si intende l’incontrollabile pulsione del soggetto al riferimento unico alla sua esperienza, e alla sua bibliografia (ampia o no che sia); &lt;br /&gt;spesso si accompagna a fasi di totale amnesia in merito ad una storia della disciplina che magari vanta secoli di tradizione; 2. accusa infamante da utilizzare per zittire gli universitari quando si vorrebbero occupare dei problemi dell’università (colleghi, cerchiamo di non essere sempre così autoreferenziali!); esiste tuttavia un modo, senza ricorrere a insulti così sanguinosi, per combattere questo tipo di assurda sedizione: basta invitare in TV, a discutere “di università”, veri esperti del ramo quali Alexis Tsoukias e Luca Barbareschi.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;baroni: &lt;/span&gt;poveri cristi, additati dai media come i padri-padroni-padrini dell’Università: in realtà malinconici funamboli che vivono nel ricordo e nella nostalgia dei veri, antichi baroni-universitari, e sotto il tacco dei Governi, dei duchi (v.), e dei giovani (si fa per dire) colleghi non-baroni che li accusano di essere baroni. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;base, ricerca di:&lt;/span&gt; quella che non si fa più. Si fanno solo ricerche “di eccellenza” “di rilevante interesse nazionale”, “europee”, “di rilevante interesse europeo”. Nel senso che se io voglio fare una ricerca sugli insediamenti neolitici nel territorio di un minuscolo Comune italiano devo dichiarare, sotto la mia responsabilità, che si tratta di una ricerca “di rilevante interesse nazionale” (PRIN), se non europeo, entrando involontariamente (ma non troppo) in competizione con quella sul cancro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;beni e attività culturali:&lt;/span&gt; poliedrico settore della vita del nostro paese, utilizzabile in prossimità di eventi elettorali. Frequentato, nei periodi non elettorali, solo da talebani che ritardano pericolosamente la ripresa economica mediante ridicole attività, solitamente di emergenza (i.e. terroristiche), non confacenti al progresso della Nazione. N.B.: la voce specifica è stata inserita a causa della nota situazione di disperazione permanente degli Autori, ma potrebbe essere estesa anche ad altri campi del sapere privi di ritorno economico, tipicamente ricordati solo in occasione della consegna dei premi Nobel. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;bocconiano: &lt;/span&gt;figlio di ricchi, ma intelligente (cfr. anche normalista). Non sempre simpaticissimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5851457376435406783?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5851457376435406783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5851457376435406783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5851457376435406783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5851457376435406783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/07/piccolo-disperato-dizionario-demagogico.html' title='PICCOLO DISPERATO DIZIONARIO DEMAGOGICO  DELL’UNIVERSITA’ - LETTERE &quot;A&quot; E &quot;B&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8721393500300361657</id><published>2010-07-08T07:53:00.000-07:00</published><updated>2010-07-08T07:56:24.542-07:00</updated><title type='text'>Finalmente una tragica e lucida testimonianza di consapevolezza</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In difesa dell'Università&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Documento redatto dai Professori:&lt;br /&gt;Claudio Ciancio &lt;br /&gt;Mario Dogliani &lt;br /&gt;Federico Vercellone &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il corpo accademico continua ad essere smarrito e silenzioso. È come un pugile frastornato: non reagisce ai colpi che vengono inferti all'Università - e dunque innanzi tutto a chi in essa vive e la fa vivere - da una campagna carica di disprezzo e di irrisione e da una serie di atti governativi devastanti (ampiamente condivisi, nella sostanza ispiratrice, anche dall'opposizione). Continua a subirli in silenzio, rannicchiato su se stesso. Non ha mai trovato le forme collettive di una reazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno ha paragonato l'Università italiana di oggi alle Signorie del Cinquecento, che si rivolsero alle potenze straniere perché non sapevano risolvere i loro problemi. Ma l'immagine più propria è quella di una colonna di prigionieri stracciati e dagli occhi vuoti, che strascicano i piedi sotto il controllo di poche guardie armate. Nel cap. 18 del Genesi si narra di come Dio si lasciò impietosire da Abramo promettendogli che avrebbe salvato Sodoma se si fossero trovati almeno dieci giusti. Il senso del racconto è chiaro: qualunque "luogo" può essere salvato da una minoranza. Anche l'Università, dove i giusti sono certamente più di dieci. La sanior pars del corpo accademico, però, non ci crede più. Le colpe per le malefatte di molti, nel corso almeno delle ultime generazioni, pesano come un macigno. È inutile nasconderlo. La paralisi politica di tanti studiosi di valore deriva da un senso di fatalità di fronte a un castigo collettivo percepito come inevitabile e, in fondo, giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi ha finora giustamente operato non deve sentirsi oppresso e condannato irrimediabilmente all'impotenza da questo senso di colpa collettivo. E non deve nemmeno rassegnarsi a quelle componenti vili del mondo universitario che pensano basti piegarsi, come il giunco sotto la piena, perché nulla in sostanza muti. Con questa rassegnazione la miglior parte del corpo accademico - che non teme nessuna valutazione e nessun confronto scientifico - legittima le ragioni del disprezzo di cui esso è investito, e contribuisce con le sue stesse mani a corrompere la figura dell'Università italiana di fronte alla comunità scientifica internazionale. La prima internazionalizzazione che noi stessi avalliamo è quella del nostro disprezzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per altro è assurdo che, nonostante i comportamenti perversi di molti, invece di estirpare il male si voglia uccidere il malato. Altrettanto assurdo è non riconoscere che le responsabilità dei mali dell'università coinvolgono non solo il corpo docente ma vanno imputate anche, e in misura non minore, ai vari dicasteri preposti all'università nell'ultimo ventennio. E non ci risulta che il MIUR riceva sanzioni a causa del proprio precedente operato. È doveroso e necessario reagire. L'effetto congiunto del ddl cd. Gelmini, della manovra finanziaria - che va ad aggiungersi a quella avviata nel 2008, sotto il profilo dei tagli e dei sottofinanziamenti - e della protesta dei ricercatori aprono uno scenario nel quale il corpo accademico non può più rimanere inerte e affidarsi al senso di responsabilità che, in una logica bottom up, si confida finirà per prevalere nel Governo, che non potrà (si dice) chiudere le università per asfissia e fame. Il che è assolutamente contraddetto dal fatto che la strategia "affamare la bestia" è ben consapevole e meditata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E c'è un motivo morale per reagire: non possiamo nasconderci dietro i magistrati, i ricercatori o la protesta del personale tecnico-amministrativo, che vede colpiti i propri bassi redditi al di fuori di ogni equità: non possiamo affidare ad altri la pressione sociale necessaria per invertire la rotta. Il corpo accademico deve, per quanto riguarda l'Università, farsi "classe generale" e assumere su di sé la responsabilità per il futuro di tutto il mondo universitario, compresi - s'intende - gli studenti e il personale tecnico amministrativo.Per invertire la rotta è necessario partire dalla questione fondamentale, e suscitare una discussione che la sottragga alle misere secche in cui è stata costretta dall'arroganza di alcuni e dalla rassegnazione di molti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II. La minaccia all'autonomia dell'Università, fondata sull'accusa di autoreferenzialità e disfunzionalità sociale ed economica, nasce da una visione organicistica e totalitaria, che non tollera corpi e funzioni autonomi né nello stato né nella società. C'è perfetta coerenza tra l'attacco all'Università e l'attacco alla magistratura. Il secondo è fondato sull'idea che il potere si concentri tutto nell'esecutivo in quanto espressione del voto popolare, mentre il primo è fondato sulla riduzione all'unico principio della funzionalità tecnico-economica. Queste tendenze stanno in singolare contrasto con la rivendicazione delle autonomie territoriali e del principio di sussidiarietà, un contrasto che si risolverà facilmente quando quella rivendicazione mostrerà tutto il suo carattere illusorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo difetto di ogni concezione organicistica è, come dimostra l'esperienza storica, la tendenza all'implosione. Così la mancanza di autonomia della magistratura produce disordine nell'esercizio del potere politico, che non può svolgersi correttamente proprio perché privo di controlli. Analogamente con la mancanza di autonomia della ricerca e della cultura viene meno l'alimento e la possibilità di progresso tecnico ed economico. L'autonomia delle diverse sfere è infatti la condizione di possibilità del reciproco sostegno e incremento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un suo tardo corso di lezioni Schelling scriveva: «Proprio per il motivo per il quale da taluno vengono rimproverate le Università, di tenere cioè il giovane in uno stato di troppo grande astrazione rispetto al mondo (come se egli non esigesse proprio questo, che gli vengano garantiti in forma serena e non turbata lo sviluppo e la formazione delle sue capacità spirituali), proprio per questo le nostre Università sono organismi ordinati, degni di essere mantenuti e degni di gloria». Non può non colpire il fatto che queste parole (che non sono una richiesta ma la constatazione dello stato di fatto) siano pronunciate nel 1841 a Berlino: la monarchia assoluta prussiana era capace di garantire quell'autonomia delle Università che le nostre democrazie non sono più in grado di garantire. Certo si può dire che un potere politico forte è in grado di offrire queste garanzie di autonomia, ma non si può nemmeno ignorare che la sua forza deriva anche dalla sua capacità di offrirle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella prima pagina della sua Storia della filosofia Abbagnano sottolineava (ed è una cosa che ripeteva spesso a lezione) che, secondo una tradizione risalente ad Erodoto, la matematica «sarebbe nata in Egitto per la necessità di misurare la terra e spartirla tra i suoi proprietari dopo le periodiche inondazioni del Nilo» conservando così «un carattere pratico, completamente diverso dal carattere speculativo e scientifico che queste dottrine rivestirono presso i Greci». Di questa differenza era consapevole Platone quando contrapponeva «la passione di apprendere che si potrebbe attribuire particolarmente al nostro paese» all'«amore del denaro [Š] che si riscontra fortissimo presso i Fenici e gli Egizi» (Repubblica, 435 e).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta di fatto che il primato dell'interesse pratico ed economico non ha prodotto quello sviluppo della scienza che la speculatività greca ha prodotto consegnandolo all'occidente e rendendo possibile uno sviluppo economico e tecnologico che altre tradizioni, più pratiche, non hanno conosciuto. È ben noto come, anche successivamente, lo sviluppo scientifico abbia conosciuto un particolare incremento quando il sapere si è sottratto alla sua funzionalizzazione religiosa, sociale e politica. Comprimere la ricerca pura in nome di una qualsivoglia destinazione del sapere significa bloccarne la crescita. Scoperte e innovazioni sono possibili se si è aperti a qualsiasi esito della ricerca, mentre esse sono fortemente inibite quando la finalità è sempre  già predeterminata dall'esigenza di un utilizzo economicamente e tecnicamente produttivo dei suoi esiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jean-François Lyotard, nel suo famosissimo La condizione postmoderna - volume che nacque come un Rapporto sul sapere nelle società più sviluppate, richiesto dal Consiglio universitario del Governo del Quebec (altri stili, altri cervelli...) - scrive: «L'espansione della scienza non si produce attraverso il positivismo dell'efficienza. Al contrario: lavorare alla prova significa ricercare e "inventare" il contro-esempio, vale a dire ciò che è intelligibile; lavorare all'argomentazione significa ricercare il "paradosso" e legittimarlo attraverso nuove regole del gioco del ragionamento. In entrambi i casi l'efficienza non viene ricercata per se stessa: essa viene per eccesso, a volte tardi, quando i finanziatori si interessano finalmente al caso». Ma noi non abbiamo finanziatori-osservatori attenti; abbiamo solo la miopia di chi concepisce l'Università come luogo in cui praticare l'outsourcing di funzioni aziendali, scaricandone il costo sui rottami del sistema pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'immediata destinazione applicativa della scienza fornisce un potente impulso alla demolizione dell'autonomia della ricerca attraverso la sua parcellizzazione, che l'allontana dai suoi fondamenti, cioè dai luoghi in cui può trovare i punti di contatto con gli altri saperi e le altre sfere della cultura. Non si tratta certamente di passare da un eccesso all'altro disprezzando il sapere applicato, ma di non interrompere la sua connessione con la libera ricerca di base, una connessione che, sia pure in modo mediato, finisce per avere ricadute feconde sullo stesso sapere applicato. Come ha osservato Michel Henry in La barbarie, oggi l'attacco all'autonomia del sapere e dell'Università non proviene dal totalitarismo politico e neanche prevalentemente dalla sfera economica, quanto piuttosto dalla tecnocrazia, che tende ad espellere la cultura orientando ogni processo formativo all'acquisizione di abilità tecniche senza riguardo agli effetti negativi che così si producono sullo sviluppo di queste stesse abilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Possiamo facilmente constatare come la cultura venga tendenzialmente ridotta a momento ludico-distensivo, spettacolare e consumistico. La parcellizzazione del sapere danneggia poi quel che resta della ricerca di base. Essa si arricchisce infatti della reciproca relazione fra le diverse scienze e le diverse sfere della cultura: idee estetiche o filosofiche, per fare un esempio, possono ispirare nuovi modelli scientifici e viceversa. Sappiamo benissimo che l'unità del sapere resta un ideale, ma è molto diverso tenerlo come stella polare o abbandonarlo. Il mantenimento di «uno spirito comune scientifico» è e resta, come già Schelling auspicava, una delle missioni fondamentali dell'Universitas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non va poi trascurata l'enorme funzione formativa che può avere una convergenza dei saperi per superare le schizofrenie dell'uomo contemporaneo. Ciò che è in gioco è la ricchezza e la profondità dello spirito personale, che da un lato sono un valore in sé e dall'altro sono le condizioni per l'innovazione e la crescita del sapere, anche di quello tecnico. Purtroppo non ci si avvede di come una civiltà tecnocratica - di cui un'università tecnocratica è una componente decisiva - si avvii verso "la barbarie" di cui parla Henry. Occorre allora sostenere l'autonomia e la tendenziale unità del sapere come dimensioni che devono sempre accompagnare qualsiasi formazione universitaria per quanto essa possa e debba essere orientata alla professionalizzazione. E non si deve avere paura di ciò che immediatamente appare disfunzionale o ritardante rispetto alla velocità dei processi tecnologici e in generale della dimensione applicativa riconoscendo che nella crescita del sapere ciò che è immediatamente disfunzionale può diventare ciò che è alla lunga più funzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La delegittimazione di questa Università, cui hanno certo contribuito anche comportamenti scorretti delle sue componenti, è un passaggio decisivo verso la sconfitta dell'Occidente nel processo di globalizzazione, una sconfitta che non è deprecabile tanto per la perdita di egemonia che essa comporta quanto piuttosto per l'estremo impoverimento umano che porta con sé. Un impoverimento conseguente al decadimento di un ideale di universalità del sapere che è, nonostante tutto, da sempre proprio della cultura occidentale. Questa difesa della tradizione universitaria non è una semplice riproposizione del modello humboldtiano, ma è il tentativo di riconoscere nell'autonomia della ricerca una ricchezza effettiva del paese, un patrimonio il cui significato e valore non può essere commisurato sulla base di un ritorno effettivo a breve scadenza, e che tuttavia può essere commisurato e valutato in modo adeguato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Investire nell'università non costituisce affatto, da questo punto di vista, un modo di dissipare risorse che, utilizzate altrove, fruttificherebbero in modo più significativo. Investire sul sapere significa riconoscere e riconoscersi una sorta di capacità di programmare sul medio e lungo termine che è testimone della forza delle istituzioni statuali di un paese. E non è improbabile che la stessa debolezza congenita della nostra Università dipenda da un'altra altrettanto congenita debolezza delle nostre istituzioni politiche che vivono in uno stato di assoluta precarietà; che possono subire, come un'invasione, la presenza di una parte politica o dell'altra senza aver la capacità di mantenere un indirizzo autonomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito bisogna chiedersi: com'è possibile che un Ministero condanni (non solo orienti a un diverso indirizzo, come è ovviamente legittimo, ma rinneghi nella loro sostanza, in riferimento ad istituzioni che godono di un'autonomia costituzionalmente protetta) le proprie precedenti politiche dopo che si sono modificate le maggioranze di governo? Gli organi dell'Amministrazione centrale da cui dipende la vita di istituzioni costituzionalmente garantite non dovrebbero essere relativamente autonomi dal conflitto politico? Non ci si rende conto che immergendoli in quest'ultimo le si disintegra e si produce un disorientamento gravissimo nell'ambito di coloro che devono fare istituzionalmente riferimento alle loro direttive? Se lo stesso Ministero riconosce come radicalmente sbagliati i propri precedenti comportamenti, questo potrebbe valere anche per il futuro, in occasione di un ulteriore cambio di guida politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un andamento di questo genere produrrebbe (se non ha già prodotto) un totale scetticismo nei confronti delle istituzioni, una disaffezione nei loro confronti da parte dei cittadini, degli utenti e dei loro dipendenti. E ben difficilmente la disaffezione e lo scetticismo producono l'efficienza che oggi tanto si auspica.Si tratta invece di cogliere la genesi dei mali dell'università per indirizzare meglio, e cioè in modo oculato e differenziato, più e non meno risorse. Questo significa per esempio interrogarsi non solo sull'andamento dell'Università ma su quello dei nostri istituti di ricerca in generale. Ora l'Italia è forse l'unico paese in Europa che abbia incanalato tutte o quasi tutte le risorse della ricerca nell'Università. Questo significa che il tracollo dell'Università produrrebbe il totale tracollo della ricerca italiana che non può contare su istituzioni come la Max Planck Gesellschaft tedesca o il CNRS francese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che questo paese non sia stato mai in grado di pensare davvero che la ricerca sia un valore in sé è dimostrato anche dalla quasi totale assenza di strutture di pura ricerca, che potrebbero interagire con l'Università contrastando la tendenza a finalizzare la sua attività di ricerca esclusivamente alla professionalizzazione. È sulla base di questa mentalità, che favorisce la parcellizzazione del sapere, e sulla spinta delle istituzioni locali che si è creata un'eccessiva proliferazione di sedi decentrate (ancor più che di atenei). Non era meglio sviluppare centri di ricerca autonomi, più attrezzati e più efficienti quanto alle loro finalità, rispetto a molte sedi periferiche? In questo modo si sarebbe perseguita quell'"eccellenza" di cui tanto si parla senza produrre i guasti attuali. In questo modo forse avremmo ancora ventenni e trentenni che percorrono con entusiasmo le vie della ricerca, e non quel panorama tristissimo di giovani ricercatori senza prospettive (e disillusi quanto i loro professori) che abbiamo dinanzi. Su questa via si potrebbe procedere senza produrre tracolli e senza aggravare i bilanci, ma anzi arricchendo il panorama delle istituzioni culturali del nostro paese. Non si potrebbe orientare gradualmente il cammino, senza traumi, proprio in questa direzione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora è chiaro che produrre il tracollo dell'Università con i tagli attuali significa far crollare non solo l'istituzione didattica che va sotto questo nome ma anche l'unica (o quasi) struttura pubblica dedicata alla ricerca. Ed è ben evidente che una didattica che non venga sostenuta dalla ricerca produce stanche e disinformate ripetizioni da parte di un personale docente umiliato che si sentirà sempre più indotto a svolgere i propri compiti per puro dovere di firma. C'è modo di procedere diversamente aumentando semmai finanziamenti da sempre largamente insufficienti, con una distribuzione delle risorse fondata soprattutto sul merito scientifico, con un'incentivazione anche economica che faccia riferimento a questi parametri. Occorre dunque spendere per valutare e per valutare bene. Con gli attuali criteri si ottengono valutazioni ancora troppo vaghe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di creare un corpo docente convinto dei propri compiti e orgoglioso dell'istituzione in cui lavora e che sia dunque fermamente determinato e incentivato a rappresentarla secondo uno spirito di servizio e di correttezza. È ben evidente, per finire, che i tagli sugli stipendi produrranno l'esatto contrario: la ricerca di compensazioni economiche e d'immagine al di fuori dell'università e l'inclinazione a fare il minimo indispensabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;III. Alla luce a) di queste gravissime preoccupazioni che coinvolgono non solo i tagli previsti ma anche le indicazioni quanto mai caotiche relative al nuovo assetto dei Dipartimenti e delle Facoltà, b) delle facilmente prevedibili difficoltà di carriera in cui verranno a trovarsi gli attuali ricercatori, e c) del prevedibile perpetuarsi sine die del precariato per chi si avvia alla carriera accademica, si propone ai Colleghi di riflettere su iniziative di protesta quali: - Sciopero di tutto il personale docente dell'Università; - Sospensione delle sessioni di esami ivi comprese quelle di laurea; - Rinvio dell'inizio delle lezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per aderire si prega di scrivere a&lt;br /&gt;Claudio Ciancio (claudio.ciancio@fastwebnet.it) o Mario Dogliani (mario.dogliani@unito.it)&lt;br /&gt;o Federico Vercellone (federico.vercellone@unito.it).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8721393500300361657?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8721393500300361657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8721393500300361657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8721393500300361657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8721393500300361657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/07/finalmente-una-tragica-e-lucida.html' title='Finalmente una tragica e lucida testimonianza di consapevolezza'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5794768567956783238</id><published>2010-06-01T01:58:00.000-07:00</published><updated>2010-06-01T01:59:58.582-07:00</updated><title type='text'>Una delle prove della grande penna di Diamanti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;BUSSOLE&lt;br /&gt;Una società senza baroni&lt;br /&gt;(e possibilmente senza università)&lt;br /&gt;di ILVO DIAMANTI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da Repubblica.it&lt;br /&gt;31 maggio 2010&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Pare che gran parte dei problemi del paese siano riassumibili nel binomio vizioso Statali-Professori. Certo, altre categorie sono, da tempo, bersaglio di critiche durissime. Fra tutti: i magistrati. Ma loro, almeno, hanno potere. Altrimenti non continuerebbero ad essere, dopo tanti anni, al centro di attacchi – sempre più duri - da parte del premier e della classe politica  - soprattutto, ma non solo – di centrodestra. Degli statali, invece, “non glie ne frega niente” a nessuno, ormai. La manovra finanziaria del governo, per metà, grava su di loro. Il che - al di là del merito – non ha sollevato nessuna reazione, nessuna protesta. Quasi che, ormai, non si attendessero alcun ascolto. Perché reagire se non ti aspetti alcuna solidarietà sociale - visto che, da fannullone quale sei, il tuo stipendio è, per definizione, rubato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La posizione dei professori universitari è, in parte, diversa. Difficile sostenere che non contino nulla. Ma, sicuramente,  sempre meno. D’altronde, nell’università (iniziale minuscola) non si investe più. (Come nella Cultura: iniziale maiuscola.) Un ambiente in cui è lecito risparmiare, “tagliare”, se hai bisogno di ridurre la spesa pubblica. Tanto la colpa è soprattutto loro. Dei Baroni. Che costano tanto e fanno poco. Anzi, nulla. In fondo sono “statali”. I Baroni: non si riesce a mandarli via. Fino a poco anni fa andavano in pensione quasi a 80 anni. Poi, l’età della pensione, per loro, si è abbassata. Fino a 70. Raro caso – forse unico - in cui si spinge per anticipare l’età della pensione, invece di ritardarla. Ma, come si sa, i Baroni non solo costano, fanno poco o nulla. In aggiunta, impediscono il reclutamento dei più giovani. Visto che, ormai, l’età media dei ricercatori si aggira intorno ai 50 anni. Mentre l’università si è popolata di figure precarie che più precarie non si può. Assegnisti, borsisti, contrattisti. Chiamati, per quattro soldi (e a volte neppure quelli)&lt;br /&gt; a far di tutto. Anche lezione, ovviamente. Come i ricercatori – sempre più attempati, ma ancora ricercatori. E chiamati, ovviamente, a tenere corsi, a fare anch’essi i “professori”. Senza esserlo. Anzi, restando ricercatori – a vita. Visto che il reclutamento è bloccato (non dai Baroni) e loro sono divenuti un ruolo “a esaurimento”. Rimpiazzati da nuovi ricercatori – ma a tempo determinato. Tanto per chiarire che il futuro dell’università è incerto. A tempo determinato, appunto. Come la cultura. Di eterno, ormai, c’è solo il presente. E il premier.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, per rimediare, per svecchiare il corpo docente, per ridurre la spesa universitaria, per accelerare il turnover, conviene spingere i Baroni fuori dall’università il più presto possibile.  Va in questa direzione la proposta del PD approvata dall’Assemblea nazionale: mandare i Baroni in pensione “ obbligatori” a 65 anni. Mario Pirani, nella sua “Linea di confine”,  una settimana fa ha già espresso, al proposito, critiche molto accurate. Da me, molto condivise. A cui aggiungerei un appunto. Molto personale – lo ammetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riguardo all’invecchiamento dei Baroni, ma anche gli altri: i Conti e gli Scudieri. Gli Associati e i Ricercatori.  I quali sono “vecchi” non (tanto) per colpa dei Baroni, eterni e immortali. Ma del meccanismo stesso che regola il reclutamento e le carriere nell’università. Autobiograficamente: io, che non ho avuto Baroni a trainarmi, ma molti colleghi e maestri, con i quali ho collaborato, studiato, scritto e pubblicato, ebbene, sono diventato di “ruolo”, ho, cioè, vinto il concorso di ricercatore, quando avevo 40 anni. Prima - e per 14 anni - ho fatto il precario. A mia volta: assegnista, borsista, “ esercitatore”. E poi dottorando e dottorato. Per mantenermi (ma anche per passione), ho diretto un ufficio studi sindacale, poi ho fatto il ricercatore di professione. Così come, durante gli studi universitari, per sostenere i costi e aiutare la famiglia, ho fatto molti altri “lavori”. Fra l’altro: il benzinaio, l’assicuratore, il venditore di enciclopedie, l’operaio. Un’esperienza veramente formativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, a 40 anni, dopo tanti anni precari, tante ricerche e tante pubblicazioni (non avere Baroni ha i suoi lati positivi; in particolare: sei più libero), finalmente ricercatore. E quindi uno stipendio regolare per fare quel che mi piace e avevo, comunque, fatto da sempre. Per questo non l’ho mai concepito come un “lavoro”. Da allora, pochi anni dopo, sono divenuto un Barone (ora si dice così). Anche se come Barone sono un disastro, a valutare dalla capacità di curare la politica interna all’accademia (per informazioni, chiedere ai colleghi – più giovani - che collaborano con me).  Preferisco fare ricerca, scrivere, insegnare piuttosto che gestire i concorsi. Se davvero mi chiedessero di andare in pensione a 65 anni, temo che, alla scadenza, non raggiungerei i requisiti minimi di anzianità richiesti. A meno di non “riscattare” (si dice così?) gli anni della laurea, del dottorato, ecc… A un costo, mi si dice, tale da azzerare i primi anni di pensione. Per fortuna, ho ancora un po’ di tempo – un po’ di anni di università - davanti, per organizzarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia, dubito seriamente che, al mio posto e con il mio stipendio, entrerebbero tre nuovi, giovani ricercatori, come si ipotizza. Intanto perché di giovani, all’università, non ne vedo più. I collaboratori, intorno a me, ormai hanno i capelli bianchi, hanno messo su famiglia, sprezzanti del rischio: hanno persino fatto figli. Magari potessero subentrare a me, loro, precari ad alta qualificazione e con “tanti tituli”. Se così fosse davvero, me ne andrei prima. Anche subito. Magari all’estero, dove in un paio di università, almeno, e in un paio di paesi, almeno, un vecchio Barone come me troverebbe ancora posto. Senza molti problemi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma continuo a dubitare che al posto dei Baroni 50-60enni, subentrerebbero davvero tanti giovani ricercatori. Credo e, anzi, temo che – invece -  il “taglio” avverrebbe con pochi rammendi. Senza turnover. Chi è fuori ci resterà, raggiunto dai neopensionati.  Tutti in cammino verso una società senza (o meglio: con sempre meno) “statali”. E senza Baroni. Verso una società popolata da lavoratori autonomi. Artigiani, commercianti, liberi professionisti. Imprenditori. Grandi, medi, piccoli e piccolissimi. E da lavoratori dipendenti. Ma Privati. D’altronde, come rammentava Eugenio Scalfari domenica scorsa, “gli statali votano in larga maggioranza a sinistra”. E, aggiungo, i Baroni ancor di più. “Il loro scontento non peserà, se non marginalmente, sul consenso raccolto dal governo”. Perché mai, dunque, dovrebbe preoccuparsene il governo  insieme alla Lega e al centrodestra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sfuggono, semmai, i motivi, le ragioni per cui ci stiano pensando l’opposizione e il PD. Forse perché è più facile – e popolare -  combattere i Baroni che il Cavaliere.&lt;br /&gt;(31 maggio 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5794768567956783238?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5794768567956783238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5794768567956783238' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5794768567956783238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5794768567956783238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/06/una-delle-prove-della-grande-penna-di.html' title='Una delle prove della grande penna di Diamanti'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8675000272584819862</id><published>2010-06-01T01:56:00.000-07:00</published><updated>2010-06-01T01:58:05.527-07:00</updated><title type='text'>Una delle prove della sterilità delle attuali forze politiche</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LINEA DI CONFINE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se l'Università rottama i professori a 65 anni&lt;br /&gt;di MARIO PIRANI&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da Repubblica.it&lt;br /&gt;31 maggio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speriamo di sbagliare ma è lecito il timore che qualche spiraglio di demagogia riesca ad influenzare il Pd. Con la suggestione che laddove gli argomenti della ragione non riescono a prevalere l'appello populista, di cui - non dimentichiamolo - la destra ha l'imbattuto copyright, riesca a rianimare gli spiriti. Di qui il ricorso all'improperio di un personaggio serio e di buon senso come Bersani, ma ancor più grave il documento sull'Università votato senza discussione dalla stessa assemblea del Pd che aveva applaudito in piedi l'epiteto contro la Gelmini. Si tratta di un documento proposto da una esponente delle nuove leve, la professoressa Maria Chiara Carrozza, direttrice della Scuola Superiore Sant' Anna di Pisa, responsabile del "Forum Università Saperi Ricerca" del Partito che lo aveva già illustrato in una intervista alla Stampa. Il clou dell'iniziativa è individuabile in una "rottamazione" generale dei professori al compimento dei 65 anni (di contro agli attuali 70). Da qui si dovrebbero ricavare risorse capaci di finanziare un cospicuo turn over a favore dei ricercatori. Era stato annunciato che questa innovativa riforma sarebbe stata discussa all'assemblea nazionale assieme ad altri temi (lavoro, giustizia, ecc.) ma risulta che solo sul tema del lavoro le proteste del professor Ichino sono sfociate in una discussione e votazione a maggioranza dei 700 delegati, ma su un argomento complesso come quello della cultura universitaria (a cui non molto tempo fa Italianieuropei aveva dedicato un appassionato e documentato seminario) è stato ridotto al rango di un qualsiasi odg che si vota in assemblea con un Sì o con un No.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non resta che rifarsi all'intervista di presentazione, la cui forma e contenuto riecheggiano la animosità antiaccademica propria di alcuni ambienti della destra leghista ed ex-An: "mandare a casa i vecchi" e "fare largo ai giovani!", togliere potere ai "baroni", presentati come anziani nullafacenti, attaccati alle loro cattedre, ecc. Il riferimento al potere dei baroni, per chiunque conosca appena la situazione di disintegrazione del sistema e la metamorfosi delle funzioni e dei ruoli tradizionali della ricerca e degli studi all'interno delle Università-Aziende, appare come una farsesca ripresa degli slogan dei movimenti sessantotteschi, e infatti viene oggi adoperato in funzione apertamente populista da parte di associazioni studentesche di sinistra e di destra, (in particolare Azione Giovani). Ma colpisce ancora più l'insipienza del ragionamento che supporta la proposta stessa, e che consiste nella convinzione dell'effetto benefico che il cosiddetto "shock generazionale" dovrebbe produrre all'interno di un sistema delicato qual è quello dell a ricerca e degli alti studi. Secondo la professoressa Carrozza il ricambio di competenze e di esperienze può, anzi deve, realizzarsi attraverso traumatiche liquidazioni di esperienze di gruppi e di scuole, deve prodursi cioè con sostituzioni di stock di personale. Un conteggio approssimativo degli effetti della proposta, se attuata ad oggi, lascerebbe prevedere la sparizione da un giorno all'altro di circa 6.000 professori, di cui 4.000 ordinari, con una falcidie di specializzazioni scientifico-disciplinari difficilmente recuperabile o risanabile, e con un abbassamento di qualità e di prestigio globale della nostra Università. Nel quinquennio successivo si aggiungerebbero altri 5.000 pensionamenti di ordinari e 3.200 di associati, con un ricambio di circa il 50% dei professori titolari di cattedra. Per valutare la poca consapevolezza che sovrintende questa trovata, va ricordato che l'esodo fisiologico, al compimento dei 70 anni, prevede peri prossimi dieci anni l'uscita di 9000 ordinari e 5200 associati e che il bilancio risultante da questo esodo assicura già un ordinato scorrimento di carriera per gli attuali ricercatori, nonché un reclutamento di nuovi ricercatori a tempo determinato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8675000272584819862?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8675000272584819862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8675000272584819862' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8675000272584819862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8675000272584819862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/06/una-delle-prove-della-sterilita-delle.html' title='Una delle prove della sterilità delle attuali forze politiche'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-6211417334314768458</id><published>2010-05-03T03:54:00.000-07:00</published><updated>2010-05-03T04:00:19.030-07:00</updated><title type='text'>Il Partito Democratico e il nostro Paese hanno sempre più bisogno di persone come il Prof. Michele Nicoletti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per una nuova proposta politica dei democratici &lt;br /&gt;Michele Nicoletti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 aprile 2010&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tratto da:&lt;br /&gt;http://new.michelenicoletti.eu/&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1. Milioni di cittadini in occasione delle ultime elezioni amministrative regionali hanno deciso di non andare a votare. Si è così trattato delle elezioni meno partecipate nella storia politica italiana. Solo il 63,6 % degli aventi diritto ha scelto di recarsi alle urne. Si tratta di una scelta che dovrebbe preoccupare chi ha a cuore una concezione della democrazia che vede nella partecipazione forte e intensa dei cittadini un elemento fondamentale della democrazia stessa.&lt;br /&gt;I più preoccupati dovrebbero essere, insomma, quelli del PD. E ciò almeno per due ragioni. Anzitutto per una ragione generale: una democrazia a bassa partecipazione rischia di indebolire il senso stesso della democrazia come governo del popolo, ossia di tutti o per lo meno dei più. Una democrazia a bassa partecipazione rischia non solo di affidare il momento decisionale a una porzione ristretta della popolazione (un governo fondato sul voto del 30% degli aventi diritto fa più fatica a definirsi interprete di quella volontà popolare in cui, in democrazia e secondo la nostra Costituzione, risiede il potere sovrano ossia il potere di decidere sul destino della propria comunità politica), ma anche di non svolgere efficacemente quella funzione di integrazione sociale che gli istituti politici della democrazia svolgono (l’esercizio del voto è anche una forma di inclusione sociale; senza di esso può crescere il senso di non appartenenza e il tasso di anomia che indeboliscono il tessuto connettivo della società civile).&lt;br /&gt;Ma una bassa partecipazione dovrebbe preoccupare i democratici anche per una ragione particolare: perché il gran numero di astenuti – per altro assai maggiore nell’area del centrodestra rispetto a quella del centrosinistra – rappresenta un interlocutore fondamentale del PD. In parte perché si tratta di propri elettori che si sono allontanati perché insoddisfatti, in parte perché si tratta di elettori non “ideologicamente” di centrodestra. In un caso come nell’altro si tratta di elettori più facilmente conquistabili o riconquistabili al voto del centrosinistra e dunque interlocutori da privilegiare nell’elaborazione di una nuova proposta politica di qui alle elezioni del 2013 (sempre ammesso che non vi siano elezioni anticipate).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ragioni dell’astensionismo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Tra le molte ragioni dell’astensionismo, due sembrano prevalere: da un lato, la sfiducia nella capacità della politica di “risolvere” i problemi concreti (lavoro, crisi economica, efficienza dei servizi, qualità della vita, eccetera) e dunque la convinzione della sua “inutilità” pratica; dall’altro, la sfiducia nella capacità della politica di dare corpo a ideali, ossia a rappresentazioni di un futuro desiderabile, e dunque la percezione della sua “insignificanza” nella sfera simbolica (incapacità di comunicare la società che desideriamo, di anticipare il futuro, di sostenere la speranza in un’alternativa rispetto alla vita che conduciamo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. La convinzione di una inutilità pratica della politica si è fatta sempre più strada in un Paese come il nostro in cui la capacità riformatrice dei governi dell’una e dell’altra parte è stata assai ridotta. Rispetto ai vecchi Paesi europei, l’Italia si trova priva di un sistema istituzionale capace di garantire efficienza ed equità. Il sistema politico, giudiziario, scolastico, universitario, le infrastrutture di vario genere nonché gran parte del sistema produttivo appaiono largamente al di sotto dei migliori standard europei, nonché delle aspettative e dei bisogni dei cittadini. La resistenza delle corporazioni, il pesantissimo debito pubblico, la farraginosità dell’apparato legislativo e molto altro riducono quasi a zero i margini di manovra dei governi, che devono limitarsi a contenere più o meno la spesa pubblica, senza riuscire a introdurre significative riforme di sistema.&lt;br /&gt;L’impotenza della politica italiana è stata esaltata dalla crisi economica e i cittadini stanchi hanno interpretato tale impotenza non come l’impotenza di “una” parte politica, ma come l’impotenza “della” politica tout court, vista sempre più come una macchina inutile e anzi dannosa in quanto costituita da un apparato di parassiti e privilegiati. Non a caso è stato questo l’elemento maggiormente enfatizzato da inchieste giornalistiche (la “casta”) e da movimenti sociali e politici di un qualche successo (la stessa Lega, l’Italia dei valori, il movimento di Grillo). In questa crisi di legittimazione pare immersa non solo la politica nazionale, ma anche quella locale: quella amministrazione regionale, provinciale, comunale, che per molti anni ha rappresentato l’esempio positivo della politica del “fare”, delle buone pratiche, contrapposta alla politica delle chiacchiere. La crisi del modello emiliano (perdita del 10% di voti relativi e del 22% dei voti assoluti dalle regionali del 2005) con la crescita del voto “ideologico” della Lega non va sottovalutata.&lt;br /&gt;Di fronte a questa crescente convinzione di impotenza della politica a risolvere i problemi concreti è certamente vero che la nuova proposta politica del PD dovrà caratterizzarsi per la capacità di affrontare i temi concreti che assillano la vita quotidiana dei cittadini e di indicare soluzioni concrete ai problemi a partire da quelli di carattere economico-sociale. Ma non si può ignorare il fatto che, stando all’opposizione sul piano nazionale, il centrosinistra può solo enunciare che cosa si dovrebbe fare per risolvere i problemi senza avere la possibilità di tradurre in decisioni politiche queste soluzioni e che, anche là dove si trova al governo a livello regionale, lo stato drammatico della finanza pubblica consente non molti margini di manovra.&lt;br /&gt;Per questo occorre essere consapevoli che pur riconoscendo la centralità delle questioni concrete – e solo il cielo sa quanto urgente sia una politica che metta mano con forza ai problemi materiali del Paese – una proposta politica che si limitasse solo ad enunciare le cose da fare, rischierebbe di essere insufficiente di fronte al ritorno – in grande stile – di una proposta politica fortemente ideologica come quella avanzata dal centrodestra e, con incisività crescente, dalla Lega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ritorno delle idee&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. Occorre essere consapevoli che è tornata a manifestarsi nella storia la forza delle idee. Da sinistra a destra, da Obama alla Lega, le proposte politiche che paiono oggi maggiormente in grado di attrarre consensi sono quelle a forte tasso ideale. La politica spettacolo del Pdl – pure imperante su molte reti televisive – appare perdere milioni di consensi e non si può dire che la politica della Lega conceda molto alla logica dell’immagine. La sua classe politica certo non si preoccupa dell’apparenza estetica. Anche il tema della politica dei sindaci, del civismo, delle personalità locali, pare meno attraente. Il radicamento nel territorio, come si usa dire, è essenziale, ma più come metodo che come contenuto. L’importanza delle questioni organizzative del politico, le eterne discussioni sulla forma partito nelle sue innumerevoli varianti, storiche, reali, o virtuali, pare avere meno centralità di qualche tempo fa. Una certa freddezza nei confronti della proposta avanzata da Romano Prodi di una radicale ristrutturazione del PD su base regionale è certo motivata dall’istinto di conservazione di buona parte della classe dirigente del partito, la cui legittimazione dal basso affonda le sue radici nel passato e la cui permanenza ai vertici è in gran parte legata a meccanismi di cooptazione, ma anche da una diffusa stanchezza nei confronti delle discussioni attorno alla forma partito. Dopo le elezioni regionali i più hanno detto: “per carità, non rimettiamoci a parlare dell’assetto interno”. Sarebbe assurdo negare la rilevanza di tutti questi aspetti del politico nella realtà dell’oggi, ma pensare di costruire una nuova politica su queste basi è illusorio. Nuovi linguaggi, radicamento nel territorio, organizzazione aperta e cariche contendibili da tutti sono scelte fondamentali politicamente rilevanti, non sono mere forme organizzative politicamente neutre. Rispondono a valori e idee, ma sono tuttavia “forme” del politico. Forme che devono riempirsi di contenuti ideali e di scelte sociali, perché solo l’idea riesce a fare sintesi dei diversi interessi sociali sempre più frammentati. Per fare sintesi l’idea ha bisogno di strumenti che la mettano in contatto con le persone in carne ed ossa e perciò ha bisogno di linguaggi, persone radicate, procedure e strutture senza cui è inefficace e sterile. Ma è l’idea che ha la capacità di fare sintesi degli interessi sociali. Mentre prefigura una realtà alternativa a quella esistente, indica una possibile realizzazione dei nostri desideri e una possibile composizione di interessi tra loro diversi e talora in conflitto: così è stato nell’’800 e nel ‘900 con le grandi idee della libertà politica, della democrazia laica e cristiana, del socialismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La democrazia senza aggettivi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. L’intuizione che ha portato a definire il nuovo partito come “partito democratico”, uscendo dalla stagione della botanica e tornando alla centralità delle idee politiche, ponendo il partito nuovo sulla base dell’idea di democrazia (“la più bella idea” che la storia della politica abbia partorito), è stata fondamentale e, ne fossero o meno consapevoli gli artefici di tale scelta, questa intuizione ha collocato la nuova formazione politica nel grande alveo della tradizione del pensiero democratico. Tradizione per nulla vaga e più risalente rispetto a quelle tradizioni di pensiero a cui di solito si fa riferimento quando si traccia la genealogia del PD e si invocano – quasi in una sorta di litania – le divinità protettrici del passato, i liberaldemocratici, i socialisti, i cattolici democratici e via enumerando. Se solo si assumesse uno sguardo appena più ampio, ci si accorgerebbe che queste nobili tradizioni, prima di essere nostre progenitrici, sono state a loro volta figlie, figlie di quella tradizione di pensiero democratico che ha portato alle rivoluzioni americana e francese combattendo l’assolutismo regio e affermando la sovranità del popolo. E questa tradizione si è certo manifestata nel corso dell’’800 in forme diverse, nelle correnti sopra ricordate, ma ha saputo mantenere anche una sua forza unitaria, operante a livello carsico, ma capace via via di battersi per i diritti civili, l’abolizione della schiavitù, l’emancipazione femminile, la giustizia sociale, l’educazione di tutti, la laicità del politico e il sacro rispetto della coscienza, e di lottare contro l’imperialismo e il nazionalismo, contro i fascismi e i totalitarismi di ogni colore, e di darci poi il frutto della Costituzione, frutto unitario di una lotta unitaria dei democratici, e di un idea di ordinamento della società internazionale basato sui diritti umani e dei popoli. Chi oggi dice che il PD non ha un’identità ideale non sa che cosa dice. O meglio parla di se stesso e del proprio disorientamento e ignora le grandi correnti ideali della storia. Il semplice fatto di aver posto il partito sotto l’egida – finalmente – di una democrazia senza aggettivi (e dunque non più la democrazia liberale o la socialdemocrazia o la democrazia cristiana, ma la democrazia e basta, perché – verrebbe da dire con il Marx della questione ebraica – “la democrazia politica è cristiana”) rappresenta la consapevolezza che l’idea di democrazia è il luogo dell’inveramento delle aspirazioni dei liberali, dei democristiani, dei socialisti. La democrazia non è una tappa intermedia verso altro, ma è l’ideale verso cui essa stessa tende. La politica sottratta all’essere strumento per la realizzazione di altre mete e restituita alla sua natura originaria: autogoverno di donne e uomini che si vogliono liberi e si riconoscono uguali. In uno sforzo perenne, mai del tutto raggiunto perché sempre nuovi esseri umani si aggiungono alla nostra convivenza, ed abbiamo l’eterno compito di riconoscere anche ad essi pari opportunità. Questa lettura più larga ci aiuta a collocare le diverse tradizioni che sempre ricordiamo entro una storia comune e a concepire il PD non come la costruzione artificiale di gruppi diversi ed eterogenei, ma come la ricongiunzione dei diversi rami della tradizione democratica al ceppo originario e comune. Ciò non accade oggi per la prima volta, ma già altre volte è accaduto sia pure non nella forma del partito e solo a rileggere gli atti della Costituente respiriamo quest’aria di unità democratica, di ritrovarsi in famiglia. Per cui è del tutto corretto dire che il PD è il partito della Costituzione e di quella Costituzione in cui le tradizioni democratiche italiane arrivano alla formulazione di quella concezione “dinamica” dell’uguaglianza che si trova originalmente formulata nell’articolo 3. È questa concezione dell’uguaglianza che sta alla base delle cultura politica del Partito Democratico e che anche oggi costituisce lo spartiacque ideale tra i diversi schieramenti. Se rileggiamo la storia delle idee politiche in Europa e nel mondo alla luce di questo spartiacque, ci accorgiamo di come si possa rinvenire – pur nella pluralità – un’unità più profonda delle tradizionali distinzioni (liberaldemocratici, socialisti, cattolici democratici, eccetera) che si fonda su questa concezione inclusiva della democrazia, tesa perennemente a realizzare condizioni di uguaglianza in un mondo che non smette di generare disuguaglianze. Uguaglianza non solo sul piano orizzontale dei diversi gruppi sociali, ma anche sul piano verticale dell’uguaglianza tra governati e governati che nell’età della democrazia di massa e della professionalizzazione del politico si fa particolarmente acuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. Dunque l’idea c’è, la storia c’è, vi è da chiedersi piuttosto se vi siano fra noi oggi uomini e donne all’altezza di questa storia. Storia di impegno, di sacrifici e di lotte, come ogni democratico di ogni tempo sa, perché non vi è diritto di donna o di uomo che non sia stato conquistato attraverso lotte. La politica democratica – ossia la democratizzazione della politica – non è un gioco di società. E vi è da chiedersi se il deficit maggiore oggi non risieda nella mancanza di serietà, nella mancanza di consapevolezza del senso della nostra battaglia, nel deficit di carattere. Forse ci battiamo stancamente perché ci battiamo per i diritti altrui, avendo da tempo conquistato i nostri e badando semmai a conservarli gelosamente. Ma vi può essere politica democratica se quanti avrebbero un reale interesse all’espansione della democrazia – perché sfruttati o discriminati – non stanno dalla parte dei democratici? Se non vedono nei democratici chi si fa carico delle loro aspirazioni, chi dà mostra di “sentire” ciò che essi sentono e di “soffrire” ciò che essi soffrono? La forza dei movimenti democratici stava nel coniugare gli ideali di libertà, uguaglianza, fraternità con componenti sociali che avevano interesse concreto alla realizzazione di una società fondata su queste basi. Questa ricomposizione tra interessi e valori è essenziale e per questo è urgente una forte alleanza con le componenti della società che hanno interesse a un’espansione dell’uguaglianza delle opportunità e sono disponibili a comporre questo loro interesse in un orizzonte ideale di democratizzazione della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Politica e speranza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7. Ma la forza dei movimenti democratici non stava, in passato, solo nella loro rappresentanza sociale progressiva, stava anche nella loro capacità di suscitare la speranza in un mondo diverso, attraverso rappresentazioni ideali della società del futuro, che apparivano desiderabili, così desiderabili da rendere sensata la lotta, e da rendere sopportabili le avversità del presente. La politica moderna e in particolare la politica democratica si è costruita in modo determinante sull’idea di un futuro diverso dal presente. Fosse il regno di Dio o la società dell’avvenire, fosse il mondo della libertà e degli scambi pacifici, in ogni rappresentazione ideale stava la forza trascinante di un futuro migliore per cui valeva la pena impegnarsi. Quest’idea che il presente non è l’unico tempo dell’essere umano, ma un altro tempo esiste per cui le donne e gli uomini non sono condannati all’eterno ritorno dell’uguale miseria, ma sono destinati a un riscatto e a una liberazione, è stato un contributo fondamentale offerto dalle tradizioni ebraiche e cristiane alla politica occidentale. La speranza della liberazione. E la povertà della nostra cultura politica sta anche nell’inaridirsi di questo orizzonte perché le tradizioni religiose oggi di fronte alla vita politica appaiono più preoccupate di difendere i propri spazi attraverso lo strumento del politico, anziché allargare lo spazio e il tempo del politico attraverso il proprio orizzonte spirituale. E invece è di questo allargamento dello sguardo e del cuore di cui la politica democratica ha bisogno. Non certo per riproporre messianismi terreni che non hanno giovato all’umanità. Ma per dispiegare anche nella storia la forza liberante di una speranza in un orizzonte che trascende il presente. E in ciò – anche – sta certamente la forza trascinante della proposta di Barack Obama al suo popolo, proposta così fortemente nutrita della speranza di una liberazione che ha radici salde nella tradizione democratica americana, dai padri fondatori ai difensori dei diritti civili. La speranza non è certo un patrimonio esclusivo delle tradizioni religiose, essa può fondarsi e alimentarsi anche ad altre sorgenti. Ma di essa, ovunque provenga, la democrazia ha bisogno per sostenersi nel momento in cui la fiducia nel cambiamento viene messa alla prova dalla crisi, dalla stanchezza e dalla rassegnazione. È in quest’ora che il pensiero democratico ha bisogno di tutte le energie spirituali di cui può disporre. Non deve costringere le persone a mettere tra parentesi le proprie energie spirituali, ma deve riuscire a esaltarle e a comporle in un quadro comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8. Ma non è solo per riaprire l’orizzonte del futuro che il pensiero democratico ha bisogno di attingere a energie spirituali. La crisi economica ha mostrato i limiti non solo di un modello sregolato di capitalismo, ma anche di un’economia di mercato che ha bruciato le risorse antropologiche da cui essa pure è nata. La logica di funzionamento del sistema economico lasciata a se stesso ha logorato quei presupposti di libertà della persona e di parità di condizioni senza cui essa non avrebbe potuto svilupparsi e per questo entra in tensione con le aspirazioni democratiche, che non possono accettare un sistema che produce disuguaglianze sempre più ampie. La reazione del sistema politico democratico alla crisi economica è stata debole: come i meccanismi democratici sono stati spesso impotenti di fronte alle sregolatezze del sistema, così nel momento della crisi raramente sono riusciti ad evitare che le risorse pubbliche messe in campo non finissero nelle mani degli stessi agenti e delle stesse logiche che hanno prodotto la crisi. È su questo piano che si misura la difficoltà, per non dire l’impotenza delle democrazie: quello che dovrebbe essere il sistema politico maggiormente in grado di difendere i meno abbienti, rischia di cooperare al maggior trasferimento di risorse pubbliche (provenienti in gran parte dal lavoro) nelle mani di chi già ha. È questo compromesso tra (cattivi) attori economici e (cattivi) attori politici, che va rotto a favore di un nuovo e più avanzato compromesso tra democrazia ed economia di mercato. Per questo serve non solo una politica che intercetti gli attori sociali ed economici interessati al cambiamento (spesso inclinanti verso la rassegnata astensione), ma anche una teoria sociale capace di dare spazio in chiave dialettica ma non antagonista a quanti aspirano a una «revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo» (Benedetto XVI) in una logica di rispetto dell’ambiente e della giustizia sociale a livello nazionale, internazionale e intergenerazionale. Si tratta qui, di nuovo, di nutrire il pensiero democratico con antropologie dialogiche e solidaristiche che nel radicale rispetto della libertà della persona si oppongano però al rischio presente di reificazione dell’”altro essere umano” presente nelle prospettive individualistiche. Occorre perciò accettare la sfida del confronto antropologico anche sui terreni cruciali dell’inizio e del fine vita, così come del valore sociale delle relazioni familiari, intessendo un confronto aperto e intenso con quanti si occupano della “messa in salvo dell’umano”. Può darsi che questo confronto porti in ogni caso a divergenze sul piano delle concrete scelte da operare sul piano legislativo per operare nell’oggi quel bilanciamento di beni che la nostra Costituzione ci chiede. Ma è essenziale che in questo dialogo si renda a tutti percepibile il valore di tutti i beni in gioco, perché le mediazioni giuridiche e politiche – sempre contingenti – custodiscano la preoccupazione che nulla dell’altro bene vada interamente perduto. Coltivando il dialogo con le tradizioni morali e religiose sul piano antropologico, il movimento democratico potrà opporre all’alleanza strumentale tra trono e altare la proposta di un confronto e di una cooperazione tra credenti e non credenti che riconosca da un lato la secolarità del politico e la trascendenza del teologico e coltivi dall’altro la cooperazione dialettica tra le diverse prospettive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9. La situazione preoccupante della democrazia italiana esige certamente che si faccia ogni sforzo per perseguire politiche di alleanza con le altre forze politiche di opposizione, ma un allargamento del fronte non basterà a rendere i democratici i protagonisti del cambiamento se non sapranno anche allargare l’orizzonte sociale e culturale della loro proposta. E se non sapranno allargare il loro cuore, la loro capacità di “sentire” ciò che gli altri soffrono. A loro spetta il dovere di testimoniare che la democrazia è in grado di farsi carico più di altre forme di governo dei grandi problemi sociali che attraversano il nostro tempo e ciò va fatto in primo luogo esprimendo la propria vicinanza a quanti vivono con maggiore difficoltà. In questa vicinanza, i democratici, se attingeranno al proprio – straordinario e intatto – patrimonio ideale, sapranno riaprire l’orizzonte della speranza e, ritrovando il senso e le energie di un nuovo impegno, potranno contribuire a costruire, assieme, nuove condizioni di vita, più umane per tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-6211417334314768458?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/6211417334314768458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=6211417334314768458' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6211417334314768458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6211417334314768458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/05/il-partito-democratico-e-il-nostro.html' title='Il Partito Democratico e il nostro Paese hanno sempre più bisogno di persone come il Prof. Michele Nicoletti'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5543875179905800732</id><published>2010-05-03T03:52:00.000-07:00</published><updated>2010-05-03T04:02:11.667-07:00</updated><title type='text'>Per chi vuole vedere e vivere la Svezia</title><content type='html'>Un valente fotografo naturalista professionista, amico di mio cugino Marco, sta cercando di farsi pubblicare questo libro:&lt;br /&gt;Vitantonio Dell'orto, "La mia Svezia - Storie di un fotografo italiano al Nord", Pubblinova Edizioni Negri:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;http://www.exuviaphoto.it/Negozio/MySweden.htm&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(sono foto fantastiche!!!)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua pubblicazione è subordinata ai risultati della prevendita: solo se sarà prenotato un consistente numero di copie il libro verrà stampato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ti piace l'idea di avere tra le mani questo interessante lavoro, prenota la tua copia seguendo le indicazioni fornite alla pagina web sopra riportata.&lt;br /&gt;Se conosci qualcuno che possa essere interessato, e se ritieni opportuno contribuire a  promuovere la fotografia italiana d'autore e l'editoria di qualità, fai girare questo messaggio tra i tuoi amici e tra gli indirizzi della tua rubrica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per conoscere da vicino il lavoro di Vitantonio Dell'Orto, visita il suo sito:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;http://www.exuviaphoto.it/&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Vitantonio Dell'Orto vive dal 2007 a Särna, in Svezia, dove gestisce un ostello.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;http://www.sarnavandrarhem.com&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;(il sito vale la pena di essere cliccato per chi avesse desiderio e modo di pensare ad un viaggetto in Svezia)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5543875179905800732?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5543875179905800732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5543875179905800732' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5543875179905800732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5543875179905800732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/05/per-chi-vuole-vedere-e-vivere-la-svezia.html' title='Per chi vuole vedere e vivere la Svezia'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5448825432407950467</id><published>2010-04-15T06:22:00.001-07:00</published><updated>2010-04-15T06:22:44.511-07:00</updated><title type='text'>IL BRUTTO DELLA POLITICA.</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Note sparse, a margine de “Il bello della politica” di padre Giacomo Costa &lt;br /&gt;(«Aggiornamenti sociali», aprile 2010)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive Ilvo Diamanti, a conclusione di una delle sue “Mappe”, su “Repubblica”, qualche giorno fa: “Il tempo dell'elettore fedele è finito. Siamo nell'era dell'elettore scettico. Non è privo di valori, non è senza preferenze politiche. Ma ha bisogno di buone ragioni per votare un partito o un candidato. E prima ancora: per votare”. Nel suo editoriale di aprile, padre Giacomo Costa scrive: “Nel nostro Paese non mancano le persone seriamente impegnate nella costruzione di modelli di vita alternativi, che si interrogano autenticamente su come vivere insieme, che provano a declinare in una congiuntura tutt'altro che semplice i valori della solidarietà, della giustizia, della sostenibilità, e che accettano la sfida di cercare di costruire una società dal volto più umano per tutti coloro che la abitano […]. Anche fra queste persone sono evidenti i segnali di perplessità, scetticismo, sdegno e fastidio nei confronti della politica e ancor più dei politici. Tra i cattolici, non pochi, pur senza negare in teoria la possibilità di agire come credenti in politica, ritengono che nelle attuali condizioni ciò non possa di fatto accadere senza compromessi inaccettabili per chi vuol vivere in pieno il Vangelo. La tentazione di tirarsi indietro, non solo dall'impegno diretto ma anche dal voto, diventa sempre più forte a ogni elezione”. &lt;br /&gt;Due penne, due stili, due prospettive differenti, ma un medesimo comune problema, una medesima condivisa consapevolezza: l’arretramento progressivo, accelerato e logorante della soglia della fiducia nella politica, giunto ad uno dei suoi atti più forti, l’astensionismo. Lo scollamento tra coloro che vivono la realtà e coloro che la rappresentano nei luoghi della politica ha raggiunto una radicalità tale che coinvolge l’unico reale strumento di partecipazione diretta che ogni cittadino possiede; strumento che però – ed è forse questa una delle più sottili differenze rispetto al recente passato – sembra quasi non essere delegittimato in sé, ma usato in maniera diversa: l’astensione in questo critico frangente storico del nostro paese non è semplicemente manifestazione di disattenzione, ma, piuttosto, di disaffezione. Quando la politica non si dimostra più attenta ai problemi reali, i cittadini non si dimostrano più affezionati al primo strumento di partecipazione politica. Anche se questo probabilmente non vuol dire che non siano attenti a quanto succede attorno a loro.&lt;br /&gt;La riflessione del direttore di Aggiornamenti Sociali si può dire parta in un certo senso là dove Diamanti chiude la propria analisi “sociologica”, proprio per provare ad argomentare la strana convivenza tra impegno (civile e civico) e sfiducia (politica), che è forse uno dei fenomeni più interessanti a cui stiamo assistendo. In ritratti troppo spesso banalizzati, semplificati e artefatti del nostro paese (basti citare, giusto per fare un esempio, quale affresco spesso emerga del nostro Meridione, senza che nessuno tratteggi mai, invece, i contorni e le fisionomie di comunità e persone, spesso impegnate in parrocchia, che tengono vive intere fette di Sud e di Paese) si tende infatti a mettere sul piatto due tipi di considerazioni: a sinistra, giusto per intenderci, l’analisi che emerge è quella che mette capo sostanzialmente, ed ancora, alle stra-note parole di Bobbio, per cui non vince Berlusconi in quanto tale, ma “la società che i suoi mass media, la sua pubblicità, hanno creato. È la società che gode nel vedere insulse famigliole riunite intorno ad un tavolo che glorificano questo o quel prodotto”; a destra, giusto per intenderci, si crede che basti sventolare lo spettro del comunismo, scialacquare la parola amore e etichettare tutto con la “politica del fare”, per catalizzare l’elettorato. Ma, mettendo per una volta da parte quella fetta del nostro paese che può corrispondere a tali semplificazioni e che costituisce l’elettorato fidelizzato, la nota più curiosa che l’ultima tornata elettorale ci ha consegnato è proprio il disimpegno politico di chi s’impegna civicamente (possiamo infatti pensare che nella sempre più alta percentuale di astensionisti non comincino ad essere implicati proprio questi ultimi?), ovvero, tradotto, la sempre più ampia sfiducia nei confronti della politica e dei politici anche da parte di chi “non è privo di valori”, per dirla alla Diamanti, o “delle persone seriamente impegnate”, per citare Costa.&lt;br /&gt;Sotto questo punto di vista, il direttore di “Aggiornamenti Sociali” offre alla nostra riflessione tre nodi importanti: un circolo vizioso, un paradosso e un’ipotesi di lavoro. &lt;br /&gt;Il circolo vizioso è tutto interno al fenomeno di personalizzazione della politica: più le attese, le speranze e la fiducia riposano esclusivamente sulla figura di un leader carismatico, più si allentano i meccanismi delle mediazioni e della pazienza. La ricerca affannata di un leader a sinistra, il successo del leader di destra (terrei fuori da questa querelle il “messianismo” dell’Obama statunitense: lì il fattore di essere il primo Presidente di colore amplifica la portata simbolica e rende tutto più eccezionale) rivelano la difficoltà odierna ad attrarre attraverso un progetto e implicano l’abbandono preventivo di ogni “realismo del gestire una complessa macchina amministrativa” e “della fatica della pazienza che inevitabilmente accompagna la produzione del mutamento sociale”. I tempi del “life is now” con il tempo del leader stanno cancellando i tempi delle stagioni fisiologiche della politica.&lt;br /&gt;Il paradosso è quello di una società della comunicazione in cui sono spezzate le vie di comunicazione tra amministratori e amministrati. Anche in questo caso padre Costa coglie nel segno: “Oggi i cittadini hanno con i politici un contatto essenzialmente mediatico: dunque inevitabilmente «mediato», e spesso anche in certo qual modo falsato e distorto, più virtuale che reale. Così aumentano la sensazione di distanza dalla politica e la percezione che i politici sono più preoccupati di mantenere i loro privilegi (di «casta») che interessati ad affrontare i problemi concreti della vita reale. Per chi si occupa della cosa pubblica si presenta quindi la sfida di rinsaldare, o creare, un legame forte con i cittadini comuni, condividendone il vissuto quotidiano per comprendere dall'interno e affrontare i loro problemi e le loro esigenze”. Nella società in cui tutti possono comunicare e la comunicazione è sempre più virtuale, la politica non veicola, attraverso i mezzi di comunicazione, progetti credibili, ma un continuo sterile discorso su stessa, fino a rintanarsi in una sorta di facebook dai contatti limitati, tutta tesa a coltivare i semi, ad innaffiarli e togliere l’erbaccia nella propria Farmville.&lt;br /&gt;Ed infine l’ipotesi: riscoprire un nuova rapporto tra autorità e potere. “L'idea che l'autorità e il potere consistano essenzialmente nel controllo è molto potente e soprattutto funzionale agli interessi di chi vede la società come il luogo dell'affermazione di sé o della massimizzazione dei propri vantaggi, anziché della costruzione di opportunità di vita buona per tutti, sulla base dell'originalità di ciascuno”, mentre è sempre meno diffusa una visione del potere la cui autorevolezza si radica essenzialmente su due fattori. In primo luogo far fiorire nel senso di portare all’essere: “Il termine «autorità» reca in sé il significato etimologico di «generare», di «lasciare originare dal proprio seno», di «portare all'esistenza». Per questo chi esercita autorità, il leader, è colui che si riconosce «autore» (dal latino auctor, letteralmente «il promotore», «colui che fa avanzare»), cioè permette ad altri di crescere e di diventare a loro volta leader. Una affermazione di tale portata risulta in un certo senso paradossale, perché sovverte la visione ordinaria dei rapporti di autorità, che sono di norma considerati contrattuali e asimmetrici, trasformandoli in relazioni d'influenza non coercitiva e non contrattuale”. In seconda istanza, non considerarsi indispensabile: il potere persiste a chi lo esercita e l’autorevolezza di chi lo esercita per un lasso di tempo consiste anche nel saper costruire il futuro del ruolo che egli incarna e della realtà sulla quale lo esercita, pensando costantemente al “dopo di sé”.&lt;br /&gt;In uno splendido romanzo, Saggio sulla lucidità, Saramago racconta, con i tratti di un giallo politico, la storia di un paese e di una città senza nome in cui, nella tornata delle elezioni amministrative, la gente non diserta i seggi, ma vota scheda bianca: cosa ne consegue? Ne segue che nessuno dei politici di turno inizia ad interrogarsi e ad interrogare i cittadini sul perché di una scelta tanto incomprensibilmente coesa, ma inaugura piuttosto una strategia del terrore, che finisce per ammantare la situazione di disaffezione con il fantasma della congiura anarchica di pochi che hanno sobillato molti. Lo scrittore portoghese ci permette allora di rilanciare ulteriormente la sfida, accompagnati dagli spunti di padre Costa, con un duplice compito: quello di aiutare i cittadini a capire che si può ancora votare scheda bianca per comunicare il proprio comprensibile senso di sfiducia, mentre disertare una tornata elettorale vuol dire in qualche modo delegittimarsi come tali; quello di aiutare i politici a capire che i segnali che arrivano dal mondo reale sono spesso più diretti e chiari e al tempo stesso più tragici e urgenti dell’immagine che loro tendono a cucirvi sopra per alleggerire propri doveri e proprie responsabilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5448825432407950467?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5448825432407950467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5448825432407950467' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5448825432407950467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5448825432407950467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/04/il-brutto-della-politica.html' title='IL BRUTTO DELLA POLITICA.'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8448591273445773449</id><published>2010-04-13T06:40:00.000-07:00</published><updated>2010-04-13T06:43:34.518-07:00</updated><title type='text'>Una parentesi sull'editoria italiana: a partire da un provvedimento di cui si è sentito parlare poco</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;A rischio la libertà di stampa&lt;br /&gt;Francesco Zanotti&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tratto da "Dialoghi.net. Azione Cattolica e impegno culturale"&lt;br /&gt;www.azionecattolica.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Governo ha azzerato le agevolazioni postali per gli editori. Con un decreto del 30 marzo, entrato in vigore il primo aprile (ma non era un pesce d’aprile, purtroppo!), in un solo colpo sono state tolte tutte le integrazioni che lo Stato garantiva alle Poste, per compensare le tariffe applicate ai singoli editori. Si tratta di un vero e proprio colpo inferto a un settore importantissimo per l’intero Paese. Sono coinvolte migliaia di testate, piccole e grandi, dal Sole 24 Ore  alle riviste missionarie, dai settimanali diocesani ai giornali delle associazioni no profit per finire con i libri e Famiglia Cristiana, solo per citare alcuni esempi noti al grande pubblico. Una vera e propria “mazzata” se si pensa che i rincari che fin da subito si sono dovuti affrontare partono da un minimo del 120 per cento per arrivare a 6-7 volte le tariffe in vigore fino al 31 marzo scorso. Un salasso per gli editori che si sono ribellati e hanno chiesto a gran voce un incontro col Governo perché tornasse sui suoi passi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’incontro si è svolto giovedì 8 aprile e non ha portato alcuna novità sostanziale. Il Governo ha ribadito l’indisponibilità a proseguire nelle integrazioni sulle tariffe postali, visti i tempi di vacche magre per il bilancio statale, e ha passato la patata bollente alle Poste. Nel primo trimestre 2010 sono stati esauriti i 50 milioni di euro messi in conto per l’anno in corso e così si è chiuso il rubinetto di questo gettito che garantiva un onere postale sostenibile per tantissime pubblicazioni. Ora si è fatta piazza pulita di questo intervento statale e da ieri (lunedì 12 aprile) sono convocati dal Governo tavoli tecnici cui partecipano le varie associazioni di editori che contratteranno con le Poste nuove tariffe da applicare che si avvicinino il più possibile a quelle agevolate precedenti, come auspicato dai rappresentanti del Governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ha strappato all’amministratore delegato delle Poste, Massimo Sarmi, la promessa di fare entrare in vigore questi prezzi con decorrenza primo aprile. Uno spiraglio, in una situazione nuova e del tutto inattesa che rischia di fare chiudere tantissimi giornali e piccoli editori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto è bene ribadire la ragione per cui lo Stato da anni concede ai giornali due tipi di contribuzioni, dirette e indirette. Fra queste ultime rientrano le agevolazioni sulle tariffe postali. È vero che ci sono sacche di inefficienza su cui si può migliorare, come ha dichiarato anche don Giorgio Zucchelli, il presidente della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici che riunisce 186 periodici diocesani per un milione di copie a settimana, ma da quando esistono, i contributi statali sono serviti per mantenere in vita testate che altrimenti avrebbero chiuso i battenti. Il bene da tutelare è prima di tutto la pluralità delle voci, il cosiddetto pluralismo dell’informazione che deve stare a cuore a ogni cittadino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi ogni intervento dello Stato è visto come uno sperpero di denaro pubblico. Occorre distinguere le diverse situazioni. Per la stampa, per l’informazione in generale e per la cultura c’è un bene superiore da tutelare. Se si lascia tutto all’equilibrio del mercato si rischia di smarrire un bene di gran lunga superiore: avere più punti di vista sui fatti che ci riguardano. Non è una questione di poco conto. Anzi, si tratta di un patrimonio da salvaguardare per una democrazia che ama definirsi tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso specifico sono a rischio centinaia di giornali, molti dei quali radicati da decenni in un dato territorio, di cui spesso sono l’unica fonte di informazione. Oggi c’è il pericolo di far tacere queste voci, di mettere il bavaglio con “un colpo di scure alla libertà di stampa” (così il titolo di Avvenire a pagina 8 del 3 aprile) che non avrebbe precedenti negli ultimi decenni in Italia. È vero che occorre prepararsi alla liberalizzazione del mercato dei servizi postali che si avvierà dal 2011 in Europa, ma azzerare per decreto tutte le agevolazioni postali a campagne abbonamenti chiuse da tempo potrebbe mettere in ginocchio un intero settore e lasciare senza lavoro migliaia di addetti. Speriamo che dagli incontri di questa settimana emerga qualche notizia positiva, sempre che ci sia ancora qualcuno che la possa pubblicare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8448591273445773449?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8448591273445773449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8448591273445773449' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8448591273445773449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8448591273445773449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/04/una-parentesi-sulleditoria-italiana.html' title='Una parentesi sull&apos;editoria italiana: a partire da un provvedimento di cui si è sentito parlare poco'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3489610994799878043</id><published>2010-03-21T11:58:00.000-07:00</published><updated>2010-03-21T12:01:39.995-07:00</updated><title type='text'>Per riflettere... (sul caso Ned a Campiglione)</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;QUANTO VALE UNA SPERIMENTAZIONE&lt;br /&gt;di Andrea Braconi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da Corriere News.it)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni fabbrica custodisce le proprie storie. Di lavoro. E di vita. Storie che puoi osservare dai volti. Storie che puoi ascoltare quando i cancelli tornano a chiudersi. Come quelli della Ned Silicon. E proprio dai volti degli operai è necessario partire per riflettere su di un’operazione che nel Fermano continua ad alimentare polemiche.&lt;br /&gt;Le tracce di polvere derivante da carbon black sono lì, tra ciglia e zigomi, a raccontarci la paura di chi, dentro i capannoni dell’ex Sadam, dalla prima metà di febbraio si ritrova a svolgere 3 turni (di 8 ore) da 4 addetti ed un turno (sempre di 8 ore) da 5. Arrivando a lavorare anche 6 giorni su 7. Una produzione a ciclo continuo, finalizzata ad una sperimentazione su silicio per pannelli fotovoltaici.&lt;br /&gt;Sono diciassette vite che in questi ultimi anni non hanno avuto nome e voce. Diciassette vite che sono state spesso strumentalizzate, dai sindacati, dai media e dalla politica.&lt;br /&gt;Ma quel duplice livello di attenzione più volte rimarcato - la salute dei cittadini e quella dei lavoratori - a poche ore dalla manifestazione del 21 marzo torna di drammatica attualità.&lt;br /&gt;Perché le parole hanno un peso. E se da un lato gli abitanti (ri)lanciano le proprie preoccupazioni per le emissioni, dall’altro gli operai qualche segnale di insofferenza - misto a difficoltà di respirazione e catarro color notte - fanno fatica a contenerlo.&lt;br /&gt;Le fiamme che fuoriescono dal forno. Le mazze di ferro che colano. Le maschere di protezione che si deformano per le temperature troppo elevate. Le tute ignifughe che faticano a contenere il calore. L’aspirazione insufficiente a riequilibrare un ambiente avvolto da polveri. Le infiltrazioni di acqua dal tetto di quelli che una volta erano il locali del magazzino dello zucchero. Le difficoltà nella perforazione del foro di colata. E poi uno spogliatoio fatiscente, riscaldato da una semplice stufetta. Con uno scaldabagno che di funzionare proprio non ne vuole sapere.&lt;br /&gt;Neanche stipendi che arrivano a sfiorare i 2.000 euro, frutto di “chiacchierati” accordi per il mantenimento del livello occupazionale, riescono a limitare l’inquietudine di chi in quell’attività non riesce a vedere un futuro. Accordi che in caso di chiusura della stessa Ned prevedono un incentivo all’esodo di 38.000 euro lordi (29.000 per chi interrompe prima il rapporto di lavoro o per chi ha rifiutato la chiamata), ma che nulla sembrano evidenziare sull’eventualità di un trasferimento, più volte paventato dai vertici della società e da esponenti della Regione Marche.&lt;br /&gt;La scadenza del contratto è fissata al 31 maggio. Ma qualcuno sembra intenzionato a gettare la spugna molto prima. A condizioni lavorative precarie e ad una formazione che non riescono a non definire “scadente”, si amalgamano preoccupazioni per uno stato di salute già fortemente condizionato.&lt;br /&gt;Ma una qualsiasi sperimentazione, per quanto strategica, vale tutto questo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3489610994799878043?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3489610994799878043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3489610994799878043' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3489610994799878043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3489610994799878043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/03/per-riflettere-sul-caso-ned-campiglione.html' title='Per riflettere... (sul caso Ned a Campiglione)'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-6840731043182941355</id><published>2010-03-06T03:34:00.000-08:00</published><updated>2010-03-07T01:27:12.779-08:00</updated><title type='text'>Quale vulnus? Persino la realpolitk esce sconfitta da questa storia</title><content type='html'>La domanda mi sembra davvero scoppiettante nella sua semplicità (e forse per questo non è stata ancora posta a voce alta quasi da nessuno): cosa succederà da domani se un singolo finisse per presentare in ritardo una domanda per un concorso pubblico, arrivando venti minuti (o mezz’ora che sia) in ritardo, magari con qualche leggero vizio di forma sulla richiesta? O cosa dovrebbe avvenire (approssimandoci ad un caso analogo) nel più piccolo dei comuni del nostro paese se, alle elezioni comunali, una lista arrivasse fuori tempo o motivo massimo alla scadenza naturale e legale?&lt;br /&gt;Al di là di Dl attuativi, interpretativi o altro (incluse le regolamentazioni costituzionali che regolano le firme del Capo dello Stato), mi sembra che il vero vulnus di tutta questa storia, trascurato in nome di una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;realpolitik&lt;/span&gt; che guarda alle reazioni dei cittadini solo quando divengono pericoloso strumento di intimidazione, è la riproposizione della distinzione pericolosa tra democrazia formale e democrazia sostanziale risolta dall’agghiacciante “argomento dei numeri”. Perché è questo a cui stiamo assistendo: la cancellazione delle regole in nome del peso numerico-politico. Si sarebbe avuta la stessa movimentazione pubblica e politica a parti invertite, ovvero se fossero stati, ad esempio, i radicali a combinare il pasticcio che in ben due regioni il PDl ha commesso?&lt;br /&gt;Ritengo che quanto avvenuto in questi giorni sia metafora di molte degenerazioni della politica, ma in assoluto che introduca un precedente che “farà” inevitabilmente e pericolosamente costume. &lt;br /&gt;Un precedente cioè che lascia passare, tra l’altro, due principi sinceramente un po’ strani: innanzitutto quello secondo cui le regole formali sarebbero fittizie, retoriche e barocche, nonché valide solo nel caso in cui non siano rispettate da altri; in secondo luogo quello secondo cui non è più l’elezione che si deve svolgere a decidere la forza di un partito, ma l’elezione precedente o il fatto che sia al governo (fino a prova contraria fino all'election day non si sa ancora quanti voteranno il partito X). Dato che in questa caso sarebbe rimasta fuori una parte notevole di elettori (sulla base dell’esito elettorale precedente, per l’appunto), la regola deve passare in secondo piano? La sostanza (ma, poi, al di là dei termini, di quale sostanza parliamo?) deve vincere sulla forma (pensi bene il nostro Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, quando pronuncia queste parole, che la sua stessa carica è investita di formalità, che le sue parole devono essere esempio di rigore istituzionale e che la forma, quando si tratta di regole, e ancora più di leggi, non è retorica, ma spesso già sostanza)? &lt;br /&gt;Altra trascurata declinazione poco confortante. Siamo di fronte nuovamente al crollo politico di ogni vincolo di responsabilità della classe dirigente nei confronti del suo elettorato (nient'altro che una delle manifestazioni concrete della crisi dei partiti): se i dirigenti di un partito hanno infatti delle cariche, queste comportano non solo onori, ma oneri, tra i quali quello di dovere testimoniare e spiegare alla propria base il perché, a causa di un proprio errore, quella stessa base sarà privata della possibilità di votare un proprio rappresentante. Testimonianza ulteriore, tra l’altro, di quanto il cordone ombelicale tra rappresentanti e rappresentati oggi non esista più e sia fittizio (solo evocato durante le elezioni, perfino dimenticato durante le legislature, strumentalmente richiamato nei casi tristi di questi giorni).&lt;br /&gt;E se addirittura volessimo scendere da queste pure, asettiche, utopiche e improponibili considerazioni teoriche al piano della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;realpolitik &lt;/span&gt;, tanto invocata in queste ore (punto di partenza della stessa predisposizione al dialogo del Presidente Napolitano, al quale per autorevolezza mi rimetto), ci troveremmo di fronte ad un partito che, approfittando di un cavillo interpretativo e sventolando - stavolta guarda caso sì - la firma del Capo dello Stato, non compie nemmeno il minimo sindacale dei passi, ovvero, visto che si parla delle regole di tutti, provare a trovare una convergenza con le altre forze politiche (le quali, nel nome della medesima &lt;span style="font-style:italic;"&gt;realpolitik&lt;/span&gt; o in assenza di una loro proposta concreta o in prospettiva di qualche loro errore futuro, senz'altro ne avrebbero discusso).&lt;br /&gt;E se non c’è l’accortezza, nemmeno simbolica, di lanciare al paese il messaggio che sulle regole si decide tutti insieme; se non c'è la levatura politica di capire che qualora un governo decida unilateralmente su queste vicende finisce per rivelare in maniera esplicita la totale coincidenza e indistinzione tra maggioranza e organi istituzionali, come possiamo aspettarci che vengano ammessi pubblicamente gli errori e i responsabili ne chiedano pubblicamente scusa, per lo meno ai propri elettori (non a tutti, ci mancherebbe)?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-6840731043182941355?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/6840731043182941355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=6840731043182941355' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6840731043182941355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6840731043182941355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/03/quale-vulnus-persino-la-realpolitk-esce.html' title='Quale vulnus? Persino la realpolitk esce sconfitta da questa storia'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4648592084863099868</id><published>2010-03-06T03:16:00.000-08:00</published><updated>2010-03-06T03:18:23.937-08:00</updated><title type='text'>Una spiegazione "economica" della crisi dei partiti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Loretta Napoleoni &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partiti in vendita&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(tratto da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Internazionale&lt;/span&gt;, del 5 marzo 2010)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In passato la politica era finanziata dai tesseramenti. Oggi dipende da sponsor a cui è difficile dire di no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ormai in occidente la politica è un prodotto come tanti altri: viene venduto attraverso gli spot pubblicitari, con l’aiuto di uomini e donne (poche) che recitano un copione scritto da una raffinata macchina della propaganda. Gli acquirenti naturalmente siamo noi, i cittadini consumatori. Lo scopo? I soldi più che il potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrano frasi rubate alla versione moderna del capolavoro di George Orwell, 1984, dove il Grande Fratello (non quello televisivo) condiziona i cittadini attraverso il marketing. Invece sono le tristi constatazioni che fanno ogni giorno moltissimi occidentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come siamo arrivati a questo punto? La risposta va cercata nei meccanismi di finanziamento dei partiti. Trent’anni fa si basavano quasi esclusivamente sul contributo degli iscritti. Alla fine degli anni ottanta il peso del tesseramento è sceso al 50 per cento e oggi è meno del 10 per cento. Nel 2004 più di un quarto delle entrate dei laburisti britannici – all’epoca il più grande partito della sinistra europea – proveniva dalle donazioni di 37 grandi sponsor, tra cui il magnate dell’acciaio Lakshimi Mittal. Solo l’8 per cento dei finanziamenti era garantito dal contributo degli iscritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I partiti somigliano sempre più a un’azienda e sempre meno a un’organizzazione che ha un programma politico. Questo spiega perché nel 1999 la Enron ha finanziato metà della campagna elettorale di George W. Bush. In cambio, una volta eletto, Bush ha concesso al gruppo energetico la tanto desiderata deregulation del settore. Il principio della democrazia mercato è quindi il classico do ut des, anche quando il baratto costringe il partito a contraddire il suo programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente chi decide sono i leader. Nel 1997 Bernie Ecclestone, il capo della Formula 1, donò a Tony Blair un milione di sterline. In cambio il leader laburista gli permise di pubblicizzare le sigarette durante le gare automobilistiche in Gran Bretagna, anche se era vietato dalla legge e il New Labour era sempre stato contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thatcher e Reagan&lt;br /&gt;È stata la rivoluzione neoliberista di Margaret Thatcher e Ronald Reagan a dare il via alla metamorfosi dei partiti. Li ha spogliati della componente popolare per trasformarli in macchine da guerra nelle mani di un’élite. In tutto l’occidente la base si è ristretta e la cupola si è rafforzata. Tra il 1978 e il 1999 i partiti francesi hanno perso il 64,5 per cento degli iscritti, pari a circa un milione di persone, mentre il numero dei tesserati nei partiti italiani e britannici si è dimezzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I politici moderni preferiscono gestire gli sponsor invece che gli iscritti al partito. E più gli sponsor sono ricchi, meno sono i controlli sull’origine dei fondi elargiti. Qualche anno fa l’intera giunta comunale di Marbella, in Spagna, fu arrestata perché, in cambio di ricchi finanziamenti, aveva concesso licenze edilizie a società che riciclavano il denaro sporco della mafia russa e truffavano i compratori degli immobili. Da anni i parlamenti e le democrazie occidentali sanno di essere minacciati da questi cambiamenti, ma non hanno la forza di contrastarli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2006 la relazione della commissione parlamentare britannica sul finanziamento dei partiti affermava: “Il sistema che ha mantenuto in vita i partiti per più di un secolo si sta disgregando. Da quando il numero degli iscritti ha cominciato a calare i partiti sono diventati dipendenti dalle donazioni dei privati per finanziare le loro campagne elettorali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Struttura personale&lt;br /&gt;La messa in vendita del partito al miglior offerente corrode la democrazia rappresentativa e di massa perché il partito-azienda è ormai una struttura politica ed economica “personale”, che tutela esclusivamente gli interessi dei politici e dei loro sponsor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Popolo della libertà di Silvio Berlusconi ne è l’esempio migliore. Il premier lo finanzia quasi per intero e il partito promuove i suoi interessi e quelli dei suoi collaboratori, per esempio attraverso le leggi ad personam. Così David Mills evita il carcere per una serie di nuovi cavilli legislativi e intanto la protezione civile è diventata un vespaio di tangenti per gli esponenti del partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai tempi di Mani pulite il marketing della politica si è raffinato al punto che oggi “corruzione” è sinonimo di “sponsorizzazione”. Purtroppo i cittadini non hanno gli strumenti per opporsi, perché non dialogano più con il loro partito. Ecco perché Bush e Blair sono stati rieletti anche se tutti sapevano che avevano fatto dei favori ai loro sponsor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora perché ci meravigliamo degli scandali delle ultime settimane? Da vent’anni le democrazie occidentali sono gestite da partiti e leader politici che si ispirano ai modelli del terzo mondo, dove i politici vendono favori al miglior offerente per finanziare costosissime campagne elettorali, inutili centri di ricerca e, perché no, anche appartamenti di lusso e barche principesche. Il tutto alla luce del sole. In confronto Bettino Craxi era un dilettante e tangentopoli una fiction.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Loretta Napoleoni è un’economista italiana che vive a Londra. Il suo ultimo libro è La morsa. Le vere ragioni della crisi mondiale (altri articoli di Loretta Napoleoni per Internazionale).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4648592084863099868?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4648592084863099868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4648592084863099868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4648592084863099868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4648592084863099868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/03/una-spiegazione-economica-della-crisi.html' title='Una spiegazione &quot;economica&quot; della crisi dei partiti'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-899142764925329317</id><published>2010-03-06T03:15:00.000-08:00</published><updated>2010-03-06T03:16:05.492-08:00</updated><title type='text'>La scena e il laboratorio</title><content type='html'>La Regione dei cento teatri è di nuovo vicina all’appuntamento elettorale che dovrà decidere a chi spetta governarla nel prossimo quinquennio: non intendo entrare nel merito del valore umano e politico dei due principali candidati alla poltrona di governatore, Spacca e Marinelli; finirò per rispettare la par-condicio di questo periodo (almeno per quel che merita nel principio che la anima, tralasciando le derive delle ultime settimane – esempio televisivo in primis – in cui ci è stato data l’ennesima dimostrazione di cosa combina la tecnica quando non è governata da persone autorevoli e principi di spessore). Il senso di queste righe è infatti rendere esplicita una trasversale delusione, che, al momento, riguarda centro-destra e centro-sinistra su due ambiti differenti e per motivi diversi, ma tragicamente connessi ad alcune grandi voragini della politica nazionale.&lt;br /&gt;Scrive Ilvo Diamanti ne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt; del 14 febbraio scorso: “Perché oggi la metafora più adeguata per descrivere il sistema della rappresentanza (ben delineata dal filosofo Bernard Manin) richiama la "scena", dove si confrontano gli attori e il pubblico. Il quale può, certamente, decretare il successo oppure il decesso di un programma e (simbolicamente) di un attore. Ma, appunto, non è lui a decidere i palinsesti. Perché può solo reagire a un'offerta elaborata dall'esterno. A cui non partecipa”. Purtroppo, ma forse non paradossalmente, il candidato Marinelli ha dato alla luce il proprio slogan elettorale un po’ di tempo prima dell’analisi di Diamanti e non so se si sarebbe sentito di sposarlo ugualmente dopo queste parole (che costituiscono per certi versi l’alter ego “a sinistra” della plastica che si scioglie del “più liberale” Galli Della Loggia), ma, a questo punto, quello che davvero risulta rivelatore e imbarazzante è proprio lo slogan del centro-destra marchigiano: ”Insieme a voi per cambiare la scena”. Tana per Diamanti o per Marinelli? Senz’altro il sottoscritto spesso esagera nelle sottigliezze, ma ritengo più che emblematico di un certo stato sonnacchioso della coscienza civile della classe dirigente del nostro paese e in questo caso del centro-destra della nostra regione aver accettato e promosso uno slogan di questo tipo, di fronte al quale le alternative sono difficilmente più di due: o le parole non hanno più alcun significato o è oramai definitivamente sdoganata la simbiosi tra politica e scenografia, tra programma e sceneggiatura, tra protagonisti e attori, tra realtà e rappresentazione (quanta lucidità, quindi, in realtà, nelle parole di Diamanti).&lt;br /&gt;Ma la “scena” della nostra Regione è anche quella di un “laboratorio”, in cui la politica nazionale ha deciso che, indipendentemente da molte realtà locali, si dovesse imporre una decisione emersa dai direttivi romani, al di là della coerenza, attenzione e continuità nei confronti della situazione e recente storia politica locale. E così i vertici del Partito Democratico hanno deciso che dovesse prevalere la linea dell’accordo con l’Udc, alla faccia dei quindici anni di governo ampio e positivo anche con la “sinistra più a sinistra”: non intendo con questo dire che non di debba sperimentare un nuovo dialogo con chi ha capito finalmente, con qualche anno di ritardo, cosa abbia significato per questo paese il berlusconismo, ma penso che il Partito Democratico – che partito ancora non è – continua a non avere la forza, l’autorevolezza, la dignità e gli argomenti per essere traino nei confronti di altre eventuali forze della coalizione/opposizione: se nel Lazio si è fatto scegliere il candidato da una battuta che forse la stessa Bonino faceva fatica a pensare che potesse diventare qualcosa di serio (senza primarie e senza un minimo dibattito pubblico), nelle Marche ha subito una scelta, facendo prevalere i conti matematici a tavolino sulla propria capacità di farsi protagonista e garante della forza di una coalizione più ampia (nell’incapacità di decidere se andare da soli e nell’incapacità di offrire una piattaforma programmatica ampia e attraente, ne segue la triste situazione di essere sempre sotto una sorta di “ricatto elettorale”: i numeri vincono sulla sostanza – come è ovvio che sia quando la sostanza non c’è). Non mi interessa qui affrontare la cancerogena voglia di scissione della sinistra radicale né il balbettio nazionale del partito di Casini, ma la grande nota politica che mi sta più a cuore è che il PD, che a Roma non sa dettare una politica nazionale, nelle Marche ne impone una locale costruita tutta sui numeri (di carta) piuttosto che capacità catalizzatrici.&lt;br /&gt;Cosa ne resta? Da un lato la “scena” di ciò che la politica non si vergogna di dichiarare quando la rappresentanza diviene rappresentazione e dall’altro il “laboratorio” di ciò che la politica finisce inevitabilmente per essere quando si spera che l’esperimento produca da sé un’ipotesi (e non viceversa).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-899142764925329317?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/899142764925329317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=899142764925329317' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/899142764925329317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/899142764925329317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/03/la-scena-e-il-laboratorio.html' title='La scena e il laboratorio'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-374863751733575428</id><published>2010-03-03T06:54:00.000-08:00</published><updated>2010-03-03T07:08:59.292-08:00</updated><title type='text'>Un Galli della Loggia come spesso obiettivo e come non mai duro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA CRISI D’IDENTITA’ DEL PDL&lt;br /&gt;Il fantasma di un partito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Corriere della Sera, 3 marzo 2010)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo? Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio ; è prima avere un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare&lt;/span&gt;: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema. Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra. In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;È quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo&lt;/span&gt;. Niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina. Ma naturalmente il vuoto è più sensibile a destra, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ernesto Galli della Loggia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Post-scriptum personale:&lt;br /&gt;il grassetto nell'articolo è mio e richiama due questioni alle quali sono molto legato, ovvero la politica del fare (e non del progettare) e la politica del leader (e non di un'intera classe dirigente), che mi fa piacere ritrovare in questo testo: l'idea che la politica non sia tecnica di acquisto di consenso, ma coerenza di proposizione di un progetto (è necessario lo sforzo di immaginare e prospettare una realtà, mentre non può bastare spacciarsi per creativi del fare); lo stretto legame che alla fine si è costituito tra il Centro-Destra berlusconiano e il Centro-Sinistra senza idee e blocca il nostro paese (una rincorsa reciproca sul vuoto, essenziale al procastinarsi di entrambi, e in fondo in fondo il reciproco appiattimento intorno alla politica del leader: da un lato sicuramente trovato, ma soffocante nella sua presenza autoreferenziale; dall'altro erroneamente agognato, e alibi di una ingiustificata lontananza dalla realtà)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-374863751733575428?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/374863751733575428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=374863751733575428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/374863751733575428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/374863751733575428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/03/un-galli-della-loggia-come-spesso.html' title='Un Galli della Loggia come spesso obiettivo e come non mai duro'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4168231921298935903</id><published>2010-01-07T01:02:00.000-08:00</published><updated>2010-01-07T01:06:25.211-08:00</updated><title type='text'>L'appello per l'acqua di Padre Alex Zanotelli</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Napoli, 19 novembre 2009 &lt;br /&gt;Acqua privatizzata &lt;br /&gt;“MALEDETTI  VOI….!” &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua, che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi : “Maledetti voi ricchi….!”. Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua. Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è &lt;br /&gt;diritto fondamentale umano. E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stravittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business. A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo), ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua?“. &lt;br /&gt;Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita, per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato. &lt;br /&gt;Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo chiediamo: &lt;br /&gt;AI  CITTADINI  di &lt;br /&gt;- protestare contro il  decreto Ronchi, inviando e-mail  ai  propri &lt;br /&gt;parlamentari; &lt;br /&gt;- creare  gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale; &lt;br /&gt;- costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.&lt;br /&gt;AI  COMUNI   di &lt;br /&gt;- indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua; &lt;br /&gt;- dichiarare l’acqua bene comune,’ privo di rilevanza economica’; &lt;br /&gt;- fare  la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE. &lt;br /&gt;LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE  COSIDETTE MUNICIPALIZZATE. &lt;br /&gt;AGLI  ATO &lt;br /&gt;- ai 64 ATO (Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini. &lt;br /&gt;ALLE REGIONI  di &lt;br /&gt;- impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia; &lt;br /&gt;- varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua. &lt;br /&gt;AI   SINDACATI  di &lt;br /&gt;- pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua; &lt;br /&gt;- mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua. &lt;br /&gt;AI  VESCOVI  ITALIANI  di &lt;br /&gt;- proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27); &lt;br /&gt;- protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi. &lt;br /&gt;ALLE COMUNITA’ CRISTIANE  di &lt;br /&gt;- informare i propri fedeli sulla questione acqua; &lt;br /&gt;- organizzarsi in difesa dell’acqua. &lt;br /&gt;AI PARTITI di &lt;br /&gt;- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’acqua;&lt;br /&gt;- farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili - sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,  e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.” &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Alex   Zanotelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4168231921298935903?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4168231921298935903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4168231921298935903' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4168231921298935903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4168231921298935903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2010/01/lappello-per-lacqua-di-padre-alex.html' title='L&apos;appello per l&apos;acqua di Padre Alex Zanotelli'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2014183260052071673</id><published>2009-12-21T03:22:00.000-08:00</published><updated>2009-12-21T03:23:06.741-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;"Questo è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. E' Dio e mi assomiglia! Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive"&lt;br /&gt;Parole per Maria destinate ad un copione per un presepe vivente&lt;br /&gt;(J.P. Sartre)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un augurio sincero, profondo e caloroso di Buon Natale, con la speranza che sia davvero un'occasione propizia e felice per rallentare e rasserenare le nostre vite.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2014183260052071673?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2014183260052071673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2014183260052071673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2014183260052071673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2014183260052071673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/12/questo-e-mio-figlio.html' title=''/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4127780927034298341</id><published>2009-12-08T11:28:00.000-08:00</published><updated>2009-12-08T11:36:26.158-08:00</updated><title type='text'>Vertigine artistica-Vertigine fisica</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sx6pubqAl1I/AAAAAAAAABU/z0oS4p-qp94/s1600-h/DSCF0032.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sx6pubqAl1I/AAAAAAAAABU/z0oS4p-qp94/s200/DSCF0032.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412950417308948306" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Piccolo diario di sensazioni frammentate dagli Stati Uniti&lt;br /&gt;(per lo più “solo” in viaggio di nozze) / 3&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultima tappa new-yorkese, in attesa di una nuova occasione che attutisca l’attuale rognoso rimpianto di averla vissuta male e offra l’opportunità di una confidenza maggiore dopo i primi timidi e spauriti contatti; ultimo sguardo sulla metropoli-simbolo dei nostri tempi post-moderni, che spaventa mentre la si visita e affascina dopo averla visitata. Ultimo ricordo, o meglio, forse, ultimo raccordo.&lt;br /&gt;Ma ovvio: la vertigine architettonica del grattacielo e la vertigine artistica del museo. New York ti regala entrambe queste possibilità e, anzi, ne imbastisce un’offerta quasi paralizzante. Da un lato la possibilità di scegliere da quale altezza disumana guardare il mondo umano, dall’altro la possibilità di scegliere da quale periodo storico-artistico contemplare la storia dell’arte. In sostanza l’esperienza estatica della vetta di ciò che il Novecento ingegneristico-architettonico ha regalato al mondo come propria massima espressione e l’esperienza estetica dei musei della grande mela, che racchiudono magistralmente e miracolosamente ciò che l’intera storia del genere umano ha regalato al mondo come espressione del proprio sé artistico: l’arte di tutto il mondo in musei molto americani; il grattacielo molto americano come arte per tutto il mondo. &lt;br /&gt;Tre mattinate intere che non sono state sufficienti e un paio d’ore che sono state eterne: entro questo arco temporale abbiamo provato a racchiudere ciò che non era racchiudibile; all’interno di questi confini troppo umani abbiamo provato a far entrare tutto quanto potesse poi costituire un bagaglio enorme di ricordi e sensazioni. &lt;br /&gt;Tre mattinate ognuna delle quali dedicata ad una sfacchinata epica. La prima consacrata al tempio del MET: un’icona dal primo gradino del suo sontuoso ingresso (sentire qualche giovane rampante della più alta aristocrazia new-yorkese – o dedicare qualche attimo a Gossip Girl – per capire cosa significano quei gradoni) alle miriadi di corridoi e di sale (tutto il mondo, tutta la sua storia, tutta la nostra percezione artistica all’interno di quattro mura grandi come un pianeta e alte come miliardi di anni). La seconda dedicata al Museo di Scienze Naturali: una sorpresa insospettata (al di là del terrore che si animassero anche di giorno tutte quelle creature, davvero l’impatto è vertiginoso e costituisce il complemento migliore del MET: dopo aver visto la storia artistica del mondo, vuoi vedere in un solo luogo la storia di tutto il resto – stellare, spaziale, animale, biologica, etc etc –? eccoti servito) e un esempio di ciò che un museo dovrebbe essere (dialogo tra generazioni, generi, offerte: divertimento che diviene cultura, cultura che diviene divertente: e poi quale luogo può permetterti di scoprire realmente che i dinosauri sono esistiti e hanno lasciato dei resti?). La terza è spettata, di diritto, al MOMA: dall’impressionismo al cubismo fino all’altro ieri, dalla pop art al design fino a dopo-domani (una goduria rara, ma soprattutto un punto prospettico speciale per capire la velocità dei nostri tempi e l’evoluzione artistica negli ultimi due secoli); prendete il Museo D’Orsay, regalategli qualche follia tutta contemporanea, aggiungetegli qualche capolavoro e mettetelo in un edificio non ugualmente affascinante: eccolo il MOMA, in tutto il suo splendore.&lt;br /&gt;(nel mezzo, dobbiamo essere sicneri, c’è stato modo di una capatina anche alla Frick Collection: forse la migliore delle ciliegine possibili su questa torta immensa: la residenza dell'industriale Henry Clay Frick merita davvero ed è sorprendentemente affascinante e ricca).&lt;br /&gt;E’ rimasta la serata, ma per descriverne le sensazioni ci vorrebbe non so cosa, e allora mi limito intanto alla cronaca: la hall del Rockfeller Center, un’ascensore dal tetto trasparente, una trentina di secondi per fare oltre 70 piani, una terrazza all’aperto, il silenzio più abissale che si può raggiungere a New York, una densità di luci che si spalma su un orizzonte infinito, il brivido unico di una vertigine artificiale. La piattaforma panoramica a centinaia di metri di altezza, la totalità altrimenti quasi impossibile della città, il fascino della notte che rende buia l’isola verde di Central Park, l’Empire State Building di fronte, i palazzi tutt’intorno: poche volte nella vita – e meno che mai pensavo nel mio scetticismo in quest’occasione – sono rimasto così senza fiato, stretto tra il senso di paurosa vertigine e la tentazione prometeica di onnipotenza. Sotto il mondo che prosegue alle sue velocità e sopra tu che lo domini a tal punto da non sentirne le voci ed i rumori; sotto zig zag di vite e sopra un’unica grande cupola di cielo.&lt;br /&gt;E se alla fine New York non sintetizzasse proprio l’umanissima orizzontalità della velocità, degli affari, delle culture, dei popoli e la verticalità della storia, delle conquiste, delle aspirazioni, dello spirito in un crogiulo che prova a mascherare ma non riesce ad annientare la ricca complessità e la radice ultima dell’uomo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4127780927034298341?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4127780927034298341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4127780927034298341' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4127780927034298341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4127780927034298341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/12/vertigine-artistica-vertigine-fisica.html' title='Vertigine artistica-Vertigine fisica'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sx6pubqAl1I/AAAAAAAAABU/z0oS4p-qp94/s72-c/DSCF0032.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8667738807389941697</id><published>2009-12-07T09:45:00.000-08:00</published><updated>2009-12-07T09:47:07.220-08:00</updated><title type='text'>Diamanti luccicoso</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La religione senza Dio&lt;br /&gt;di ILVO DIAMANTI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da Repubblica&lt;br /&gt;07.12.2009&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È impossibile separare la religione dalla politica, in Italia. Tanto più dopo la fine della Dc, quando la Chiesa è tornata a rappresentare i valori, i principi, ma anche gli interessi dei cattolici in Italia, in modo autonomo e diretto. Il fatto è che oggi altri soggetti, oltre alla Chiesa, svolgono lo stesso ruolo. Talora in competizione, perfino in disaccordo con essa. Come dimostra la pesante polemica lanciata, ieri, dalla Lega contro il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli esempi sono molti. Basta pensare alla proposta di inserire la croce nel tricolore. La bandiera nazionale. Avanzata (ancora) dalla Lega e apprezzata dal ministro Frattini, dopo il referendum che, in Svizzera, ha bloccato la costruzione dei minareti. D'altronde, la Lega si oppone alla costruzione delle moschee in molte realtà locali, insieme ad altri gruppi e partiti politici della destra (non solo) estrema. Xenofobia e islamofobia si mischiano e si richiamano reciprocamente, in nome delle radici cristiane dell'Europa e, soprattutto, dell'Italia. Come dimostrano le polemiche suscitate dalla decisione della Corte europea contro l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Criticata, in Italia, da gran parte delle forze politiche, di destra e di sinistra. Tutte impegnate a difendere l'identità cattolica. Anche a costo di entrare in contrasto con la Chiesa. Di assumere posizioni più clericali della Chiesa. Non nel caso del crocifisso, ovviamente, ma nelle altre vicende citate. Le moschee, i minareti. In generale: le politiche sull'immigrazione e i rapporti con gli stranieri. Su cui la Chiesa, attraverso le sue organizzazioni e i suoi media, ma anche attraverso la gerarchia (non solo il cardinale Tettamanzi, ma tutta), ha assunto posizioni molto lontane dalla Lega e dal centrodestra. Schierandosi a favore del diritto di culto e di fede religiosa, anche per gli islamici. E, dunque, in disaccordo con le guerre di religione lanciate contro i minareti e le moschee. E contro gli immigrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ciò il singolare (ricorrente) contrasto, fra la Chiesa e la Lega - spesso affiancata dagli alleati di centrodestra - nella rappresentanza dei valori religiosi e della "comunità cattolica". Il fatto è che il valore della religione va ben oltre i confini della fede e della comunità dei credenti. D'altronde (Demos, 2007), l'insegnamento della religione nella scuola pubblica, in Italia, è approvato da 9 persone su 10. E dalla maggioranza degli stessi elettori di sinistra. Lo stesso per l'esposizione del crocifisso. Perché, come ha rammentato il sociologo Jean-Paul Willaime su Le Monde: "Tutte le società europee, per quanto secolarizzate, non sono mai uscite del tutto da una concezione territoriale di appartenenza religiosa; gli stessi immaginari nazionali non sono completamente neutri dal punto di vista religioso".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così, anche in presenza di un declino sensibile della pratica rituale, ai partiti populisti diviene possibile riattivare - e sfruttare - le componenti religiose dell'identità nazionale e territoriale. Non solo: la religione viene usata come strumento di consenso partigiano ed elettorale. Lo ha fatto la Lega fin dagli anni Novanta, in polemica aperta e dura contro la Chiesa nazionale, nemica della secessione. Lo scontro è proseguito in seguito, sui temi della solidarietà sociale, soprattutto verso gli immigrati. Sulla questione dell'integrazione. La Lega, in altri termini, si è proposta essa stessa alla guida di una religione senza Chiesa - e senza Dio. I cui valori, simboli, luoghi vengono fatti rientrare dentro i confini dell'identità territoriale. Ne diventano riferimenti fondamentali. D'altronde, il ruolo della religione nella costruzione dell'immaginario locale e nello stesso mondo intorno a noi - per riprendere la suggestione di Willaime - è innegabile e molto visibile. Un santo al giorno, scandisce il calendario. Le festività. Gli atti che accompagnano la biografia di molte persone: dal battesimo al matrimonio fino al funerale. E ancora, ogni giorno: le ore battute dai campanili. I quali, insieme alle chiese e alle cattedrali, fanno parte del nostro paesaggio quotidiano. Il che spiega, in parte, la reazione sollevata dalla possibile costruzione di luoghi di culto di altre religioni. Le moschee. Figuriamoci i minareti. Capaci di produrre una rottura rispetto al passato, resa visibile - anzi: appariscente - da uno skyline urbano inedito. Il che genera incertezza e inquietudine, soprattutto quando, come in questa fase, le appartenenze territoriali - nazionali e locali - sono scosse violentemente dalla globalizzazione, ma anche dai mille muri sorti dopo la caduta del Muro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia questo problema appare particolarmente rilevante, perché si tratta di un paese diviso, con un'identità nazionale debole e incompiuta. La Lega offre, al proposito, risposte semplici e rassicuranti a problemi complessi. Reinventa la tradizione per rispondere al mutamento. Recupera le radici cristiane di una società secolarizzata, le impianta sul territorio. Ricorre a simboli antichi per affrontare problemi nuovi. Lo spaesamento, l'inquietudine suscitata dai flussi migratori. Gli stranieri diventano, anzi, una risorsa importante per rafforzare l'appartenenza locale. Per chiarire chi siamo Noi attraverso il distacco dagli Altri.&lt;br /&gt;Lo stesso crocifisso si trasforma in simbolo unificante, avulso dal suo significato. È la croce da associare al tricolore. Dove la croce è più importante del tricolore. Una bandiera che, secondo la Lega, evoca una nazione inesistente. Mentre la croce evoca lo "scontro fra civiltà". La crociata contro l'Islam, che ha l'epicentro nel Nord, dove l'immigrazione è più ampia. D'altra parte, su questi temi gli italiani e gli stessi cattolici si trovano spesso d'accordo con la Lega e con gli alleati di governo (a cui essa detta la linea). Molto meno con le posizioni solidali e tolleranti espresse dalla Chiesa (Demos per liMes, 2008).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sfida della Lega è, dunque, insidiosa. Perché etnicizza la religione. Costruisce, al tempo stesso, una patria e un'identità. Ma anche una religione alternativa. In tempi segnati da una domanda di appartenenza e di senso acuta e diffusa.&lt;br /&gt;Di fronte a questa sfida, le scomuniche e l'indignazione rischiano di risultare risposte insufficienti. Inadeguate. Per gli attori politici. (Tutti, non solo quelli di sinistra. Anche per gli alleati di centrodestra). Ma soprattutto per la Chiesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8667738807389941697?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8667738807389941697/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8667738807389941697' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8667738807389941697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8667738807389941697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/12/diamanti-luccicoso.html' title='Diamanti luccicoso'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4549580882795221197</id><published>2009-11-27T03:36:00.000-08:00</published><updated>2009-11-27T03:38:42.393-08:00</updated><title type='text'>Straordinaria-mente Bergonzoni</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tratto da "Il Riformista"&lt;br /&gt;Venerdì 27 novembre 2009&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«In coma sono vivo, pur se non produco»&lt;br /&gt;di Stefano Ciavatta&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Alessandro Bergonzoni. Il caso Ron Houben, che riesce a comunicare dopo 23 anni? «Un uomo vale anche da fermo». All'estetica moderna non piacciono i risvegli, «ma solo il caso Pistorius».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Il morbo di Cronach ha ucciso le menti di tutti. Siamo sull’attualità di basso rango, analisi di omicidi di cui nulla ci interessa dal punto di vista esistenziale. Dobbiamo rifarci il senno, io sono per la chirurgia etica. Rouben? Il suo urlo racconta la complessità del problema, siamo diventati dei plastici della vita, non parliamo mai di cosa succede dentro un corpo e un’anima» dice al telefono Alessandro Bergonzoni a proposito del quarantaseienne belga considerato in «stato vegetativo permanente» da 23 anni dopo la paralisi per un incidente stradale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ron Houben, grazie a un computer, ha riassunto in una frase l'altro dramma, quello del risveglio invisibile: «Urlavo ma non riuscivo a far sentire la mia voce». Mentre la realtà era diversa: «Vivo e vegeto. Ma soprattutto vivo!», come lo slogan coniato dall’attore e scrittore bolognese per l’associazione Amici di Luca di cui da anni è testimonial. Costituita nel 1997 per provvedere alle cure necessarie per risvegliare Luca, ragazzo bolognese di 15 anni in coma per 240 giorni e purtroppo scomparso nel 1998, l'associazione è riuscita a dar vita alla “Casa dei Risvegli”, un centro innovativo di riabilitazione e di ricerca inaugurato nel 2004 a Bologna nell’Ospedale Bellaria. Il primo slogan di Bergonzoni fu: «Un cavallo che vale lo danno vincente, un uomo in coma lo danno per perso, io punto tutto sui risvegli».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi quanto vale un uomo in coma? «Il problema è culturale, scientifico, spirituale. Si è stabilito che conta solo il corpo che funziona per intero, che tutto deve essere indirizzato all'utilità, al desiderio, alla produzione e quindi culturalmente il terreno per poter parlare di queste cose è friabile e poco fertile. Scientificamente, siamo di fronte a ex ministri della sanità che dicono “curiamo i vivi e lasciamo perdere i morti”. Ma le certezze che la scienza sbandierava (non all'unanimità però), non ci sono più. Non voglio citare Eluana: non sono né contro né per, non sono in contrasto come invece la scienza che dogmaticamente dice “questo è, e non altro”. Noi dobbiamo andare oltre».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È sufficiente il clamore perché se ne parli in maniera approfondita? «No. L’interruzione dà fastidio a meno che non diventi Pistorius, o un testimone dello spettacolo. Perché allora diventa produttiva. Chi non vuole vedere solo l’estetica, rimane da solo. Non sono innocue queste trasmissioni, hanno costruito il mito della bellezza unica. Su internet qualcosa di diverso si trova, ma è evidente che domina la tv. È andata persa la dignità, facciamo un festival!». Quale è l'atteggiamento dei media? «Fanno attività di distrazione di massa. Ti aiutano a pensare ad altro, tutto è divertimento. Cosa resta? Lasciamo il dolore in mano ai Signorini? Ma stiamo scherzando? Non bisogna più produrre certa cultura. La pornografia è il non parlare di altro. Non abbiamo concepito davvero la diversità. Su nero e bianco e rumeno, parliamo tranquillamente. Ma sull’inguardabile, siamo a zero. In tempo di crisi, è difficile raccontare che un corpo non produce e non può dare ma che pure racconta e dà per sé».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono altri casi di invisibili risvegli? «Uno è Giampiero Steccato, ex impiegato delle ferrovie di Piacenza, è paralizzato da oltre 10 anni perché affetto dalla sindrome locked-in. Ma grazie agli assistenti, come nel racconto dello scafandro e la farfalla di Bauby, riesce a comunicare anche se muove solo un mignolo, le sopracciglia, però ci sente. Anni fa ha chiesto di vivere, ma nessuno l'ha mai intervistato o portato in tv. Interessa a qualcuno? Questo è il tema. Si continua a parlare di norme, ma non di enorme. Noi facciamo una campagna da cinque anni, ma mica il tifo. Non dobbiamo vincere, né perdere, ma concepire l'inconcepibile come concepibile. Ron ha dimostrato che come con Munch, esiste l'urlo della vita».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè ne fa anche una questione spirituale? «Spirituale, ma non non religiosa. L'anima di Kandinsky e Terzani la festeggiano ovunque nei festival, ma poi tutti tornano a casa e si parla di norme. Non esiste una cultura su cosa sia un essere. Se è fermo e non parla è morto, se non produce e non fa sorriso, è morto. Quando smetteremo di parlare di morte, di uccisioni, di giallisti, e cominceremo ad affrontare ben altri misteri?&lt;br /&gt;Lasciare questo discorso solo alla Chiesa o alla scienza? Io non ci sto. Su Ron la scienza si rode le mani, “sta a vedere c’è dell’altro”. Nessuno parla delle altre medicine se non della medicina unica, e il resto del pianeta? Ora tratteranno Ron come un caso eccezionale o un miracolo, tra Chiesa e laici va sempre a finire in questo modo. Nessuno vede la malattia o il danno come metamorfosi o rinascita. La realtà è che sono i sani che si devono risvegliare. Che hanno mancanza di amore per lo sconosciuto. Perché fa paura. “Dobbiamo ritrattare anni e anni di scienza?” Mi sa di sì».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa comodo la definizione di «stato vegetativo permanente»? «Certo, così siamo tutti sicuri e non abbiamo più paura. Raccontiamo invece altre scelte. Non è che bisogna vivere a tutti i costi, Welby non è stato disumano. Ma l’automatismo o così o altrimenti no, è pornografia. Faccio continuamente incontri negli ospedali, all'università. La gente mi dice “ma questa è poesia...”. Il mio vuole essere un r'acconto, erre apostrofo acconto, un acconto di tante verità perchè non c’è più una banca dati ufficiale».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la politica? «I nostri politici sono quelle persone che hanno avuto all’asilo l’educazione della paura. I sani fanno case, affittano, producono. Tutta la malattia è letta attraverso il codice della finanza e dell'economia. Siamo ammalati di prodotto. “Una vita così non la vorrei fare” dice sempre qualcuno: ma è un problema tuo! Loro la vorrebbero fare! Questo è il delitto, altro che chiedere ai giovani di aggiustare la lingua italiana. Come per gli handicap dei giovani. Bisogna insegnare ai loro coetanei a rapportarsi con l'handicap. Qui si discute sul crocefisso, ma hai dentro qualcosa per andare a leggere i martoriati? La scienza se non fa filosofia non parte, e la medicina sbaglia se si crede di essere da sola, è il silenzio dei sani».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso cosa succederà? «In realtà sono disperato, perchè chissà quante altre persone stanno provando a chiedere ascolto come Ron. Non mancano le strutture, manca l’ascolto, prima ancora di broncoaspirazione, o della diatriba sull'alimentazione. Insomma, chi è che da oggi andrà dagli sfasciacarrozze a cercare dei motori da salvare?». Fiction estreme come Dr. House possono aiutare a raccontare questa complessità? «House un minimo lo fa, ma è sempre spettacolo, crea assuefazione. Quei casi li conosci cronologicamente, ma non fai un lavoro su te stesso. La fiction resta fiction. Queste cose sono complesse, e soprattutto non sicure. Picasso, Bacon, Artaud parlavano di paure e insicurezza, e non delle città sane».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4549580882795221197?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4549580882795221197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4549580882795221197' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4549580882795221197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4549580882795221197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/11/straordinaria-mente-bergonzoni.html' title='Straordinaria-mente Bergonzoni'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-558475185653737686</id><published>2009-10-27T02:27:00.000-07:00</published><updated>2009-10-27T04:43:50.621-07:00</updated><title type='text'>Il verde e le luci</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sua9d6cc3mI/AAAAAAAAABM/UGuSpWBj_r4/s1600-h/DSCF0003.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sua9d6cc3mI/AAAAAAAAABM/UGuSpWBj_r4/s200/DSCF0003.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5397209525052563042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Piccolo diario di sensazioni frammentate dagli Stati Uniti&lt;br /&gt;(per lo più “solo” in viaggio di nozze) / 2&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatta la tara al fatto che New York sa davvero poco di Stati Uniti (sia perché come ci ha detto bene la nostra simpatica guida italiana per un giorno è più un palcoscenico – finanziario, modaiolo, vipparolo – che altro, sia perché il territorio a stelle e strisce è talmente vasto e diversificato che mi sa tanto che sarà difficile averne un’idea e un’immagine unitaria e coerente – altra contraddittorietà che emerge) e preso un po’ come punto di osservazione e di partenza il nostro albergo molto centrale, sulla settima strada, la prospettiva sull’ambizione statunitense di conciliare l’inconciliabile, di far convivere gli opposti, di costruire contraddizioni è davvero illuminante: usciamo dalla nostra stanza, scendiamo dal quindicesimo piano e che succede? Succede che se guardo di fronte a me trovo la Carnegie Hall, ovvero il tempio della musica classica e speranzoso punto di arrivo per molti curricula prestigiosi di orchestrali, concertisti, direttori di orchestra, mentre se mi giro a 180° trovo dietro di me la Broadway, ovvero la via del musical e il centro dei balletti e delle scenografie tutte post-moderne; ma non basta: perché se guardo alla mia destra (e quindi a sud) trovo le luci stroboscopiche e accecanti di Time Square, il cuore artificiale dell’artificiosa Manhanttan, mentre se guardo alla mia sinistra (e quindi a nord) trovo i chilometri rasserenanti della distesa verde di Central Park (il cuore naturale dentro l’artificiale). Che dire? Tutto in un amen.&lt;br /&gt;Da un lato uno dei luoghi in cui e tramite cui New York ha deciso che si potesse accreditare nei confronti di tutta una tradizione musicale europea, divenendo la vetrina prestigiosa ed ambita della concertistica mondiale; dall’altro uno dei luoghi in cui e tramite cui New York ha deciso che potesse spargere nel mondo uno dei segni più tipici della propria produzione e creazione musicale, il musical; da un lato l’austerità e la compostezza di uno dei luoghi sacri della musica classica mondiale; dall’altro una delle più antiche vie della città adibita a lustri e cartellonistica pubblicitaria di dimensioni quasi pacchiane. “Sopra” il polmone verde di Manhattan, che ti accoglie e in un attimo ti isola da suoni e contemporaneità e ti abbraccia in un’atmosfera che non pensi di poter trovare tutta e proprio lì; “sotto” un mastodontico incrocio di strade che aspira a diventare piazza, ma che ti soffoca per luci, rumori, persone e un pesantissimo affascinantissimo sostanziale vuoto;&lt;br /&gt;“sopra” un’oasi dove ricordarsi che il mondo nasce verde e pacifico; “sotto” un’icona dove ammonirsi che il mondo può diventare digitale e asettico.&lt;br /&gt;A congiungere tutto ciò distese di strade mastodontiche, puntellate di giallo taxi, larghe e dense, ordinate e confuse, in cui si unisce un’orizzontalità polimorfa e distratta – quella di visi provenienti da tutto il mondo, che non parlano, corrono e sembrano pensare solo a se stessi, ignari dell’occasione unica che vivono, e cioè quella di costituire carnalmente e concretamente il melting-pot – e la verticalità di grattacieli enormi, che impediscono al sole di parlare in maniera normale, ma che a te dicono molte cose, talmente tante che si fa fatica a riordinarle – ma tutte racchiudibili entro la coordinata del senso di potenza dell’uomo contemporaneo, che li ha saputi concepire e costruire, e la coordinata del senso di isolamento dell’uomo contemporaneo, che vi dimora senza più sapere troppo bene che cosa significhi oggi abitare realmente un luogo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-558475185653737686?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/558475185653737686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=558475185653737686' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/558475185653737686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/558475185653737686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/10/il-verde-e-le-luci.html' title='Il verde e le luci'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sua9d6cc3mI/AAAAAAAAABM/UGuSpWBj_r4/s72-c/DSCF0003.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-8850191607592139504</id><published>2009-10-11T04:06:00.000-07:00</published><updated>2009-10-11T08:15:29.136-07:00</updated><title type='text'>L’APPELLO AL POPOLO: IL TERMOMETRO DI UNA DEMOCRAZIA MALATA</title><content type='html'>Sono giorni molto delicati per il nostro Paese, perché ad una lunga congiuntura di profonda recessione e crisi economica (oramai dilagante e percepibile ad occhio nudo da tutti - checché ne dicano tv e politici) e ad un’improvvisa situazione di catastrofi e rigurgiti idro-sismo-geologici (quanta responsabilità alla natura e quanta colpevolezza all’uomo?) si somma un quadro politico triste e sconvolgente, fumoso e affumicato, esasperato ed esagerato, ma soprattutto pericoloso ed emblematico: pericoloso perché molto più esplosivo e rischioso di quanto l’opinione pubblica sia consapevole, così “costretta a limitarsi” a scandali e processi, congressi e primarie, invece che “allenata ad analizzare” proposte ed idee, provvedimenti e risanamenti; emblematico perché riconsegna una certa strutturale difficoltà delle democrazie odierne, sempre meno facilmente strumento di buon governo e sempre più terribilmente lontane dalle esigenze della gente, o meglio del popolo.&lt;br /&gt;Il popolo, forse uno dei nodi della questione, quello sul quale vorrei un secondo richiamare l’attenzione, perché emblematicamente uno dei sintomi più eclatanti di questa crisi: sarà un caso infatti che da sinistra a destra, con motivazione molto diverse e per questioni e finalità quasi opposte, ci si appelli in continuazione proprio al popolo?&lt;br /&gt;Dal lato del centro-sinistra, il popolo convocato ma frustrato dalla democrazia: un centro-sinistra, quello rappresentato dal Partito Democratico, al quale resta solo un certo esercizio democratico interno al partito, accanto all’incapacità di parlare realmente al popolo al di fuori di esso e attraverso di esso.&lt;br /&gt;Dal lato del centro-destra, il popolo appellato quale protagonista unico (assoluto) della democrazia: un centro-destra, quello rappresentato dal Popolo della Libertà, che sa toccare le corde del popolo, ma che rischia al momento, con il suo leader, di innalzare la democrazia dei numeri sopra quella delle istituzioni.&lt;br /&gt;Che situazione anomala!&lt;br /&gt;Il partito che ha la maggioranza nel paese, che ancora fatica ad essere realmente partito, ad esercitare l’esercizio della democrazia interna, ha un leader acclamato e conclamato, certo e stabile da anni, da più di un anno di nuovo Presidente del Consiglio: a tal punto però che proprio il potere dei numeri, l’esasperazione e l’esaltazione del consenso popolare stanno divenendo l’unico criterio in una deriva che sta opponendo terribilmente governo e stato, popolo ed istituzioni, istituzioni di esercizio del potere ed istituzioni di garanzia del potere. La delegittimazione della terzietà, l’attacco all’imparzialità condotti in nome del riscontro elettorale, delle percentuali di sondaggio e del successo popolare: quale democrazia può oggi permettersi, senza farsi educare dalla storia, che il suo unico criterio di legittimazione sia il risultato dell’urna, fino al punto da essere superiore ad ogni figura ed ordine di garanzia? &lt;br /&gt;Il partito che ha la maggioranza tra le opposizioni, che ancora fatica ad essere realmente un partito, soffocato da discordie che rendono esasperante l’esercizio della democrazia interna, senza un leader legittimato e con il vizio di “uccidere” ognuno che sembra poter avere effettivamente quel ruolo: a tal punto però che proprio la convocazione popolare gli rimane come l’unica testimonianza della propria esistenza; il continuo ricorso a meccanismi di elezione interna e il nuovo ma già troppo spesso utilizzato appello alle primarie come testimonianza della propria democraticità, che finisce però per essere una trappola della propria vitalità. Il ricorso al voto interno e all’appoggio esterno condotti in nome di una trasparenza che rischia di finire per essere l’unico pregio, quasi secondario rispetto all’incapacità cronica di dare un esito adeguato al riscontro: quale seguito può avere un partito che si candida a governare il paese senza essere in grado di governare se stesso? Quale valore ha il continuo appello all’esercizio della democrazia per darsi un organigramma, se poi si è la causa di una stanchezza nei confronti dei medesimi esercizi democratici per una sempre più cronica incapacità di parlare con voce forte e credibile sui problemi della nostra Italia?&lt;br /&gt;Un paradosso davvero simpatico: l’appello al popolo che accomuna due storie e due percorsi così differenti e che per entrambi ci rivela quanto esso solo non debba e non possa bastare per arrogarsi il diritto della democrazia, laddove non sia temperato, in un caso, dal rispetto degli organi garanti dello Stato, dall’intoccabilità di una carta meravigliosa e forse mai realmente realizzata e dall’abbandono di ogni deriva personalistica e, nell’altro, dal riconoscimento dell’esito di un percorso, dall’abbandono di ogni rivalità interna e da un’effettiva chiara e coerente identità politica.&lt;br /&gt;Una paradosso ancora più simpatico se ci accorgiamo che, in un verso o nell’altro, in realtà, oggi, la democrazia si appella al popolo per legittimare o chiedere sempre o comunque soltanto un leader.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-8850191607592139504?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/8850191607592139504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=8850191607592139504' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8850191607592139504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/8850191607592139504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/10/lappello-al-popolo-il-termometro-di-una.html' title='L’APPELLO AL POPOLO: IL TERMOMETRO DI UNA DEMOCRAZIA MALATA'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-726125174352158842</id><published>2009-10-11T00:52:00.000-07:00</published><updated>2009-10-11T00:59:41.095-07:00</updated><title type='text'>IL PREMIO DELLA/ALLA SPERANZA. IL NOBEL AD OBAMA</title><content type='html'>Due premesse prima di iniziare il tutto.&lt;br /&gt;Premessa1: in effetti un po’ di perplessità questa scelta l’ha lasciata anche a me, nonostante del premiato sia un fan accanito; dato infatti che viviamo in un mondo in cui la poesia risulta perennemente scalzata dalla prosa, forse vale più il giudizio del Times – “intento palesemente politico e di parte” – che mille suggestioni.&lt;br /&gt;Premessa2: non faccio neppure troppa fatica a pensare che questa decisione sia quantomeno prematura; non male il commento a tal proposito del vicedirettore del Wall Street Journal Europe Iain Martin: “è assolutamente bizzarro. Obama non ha fatto la pace con nessuno se non forse con Hillary Clinton”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, provando a “fantasticare” un po’ e ad abbandonare chissà quali dietrologie possibili, mi immergo nel mio sogno e nel paio di considerazioni in merito all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Barack Obamache che in un certo qual modo nobilitano e rendono affascinante la scommessa dell’accademia svedese.&lt;br /&gt;Provo ad illustrarle anche citando qualche passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) “sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”.&lt;br /&gt;Il primo motivo suggestivo è proprio il destinatario, ma non nella sua persona, quanto nella sua carica. Non è senz’altro la prima volta che questo riconoscimento viene affidato ad un uomo politico, ma il fatto che avvenga per l’ennesima volta ha il pregio di riconsegnare la politica alla sua vocazione autentica e alla sua dimensione progettuale, scalzandola da biechi provinciali battibecchi personali, innalzandola da quelle logiche di mercato alle quali troppo spesso si piega, mettendo in secondo piano la sua ineliminabile componente demoniaca, elevandola alla sua identità più propria e appropriata. La politica è idea e disegno di un mondo e di una società nuovi, è l’espressione pratica della relazionalità intrinseca che caratterizza la natura umana, è sguardo sul futuro, è responsabilità nei confronti delle generazioni successive, è opera di coordinamento e dialogo tra classi, culture, convinzioni, è tentativo instancabile di far prevalere la socialità sull’aggressività. Il Premio Nobel per la Pace assegnato ad un uomo politico – e all’uomo politico più potente del mondo – riconsegna centralità ad una certa visione della politica e veste di nuova dignità la missione di ogni uomo di potere: da questo punto di vista dunque – e forse di più ancora per noi italiani, in questo triste momento di eruzioni diffuse, in cui ci assale un magma incandescente che fagocita pubblico e privato, prepotenza e attacco alle istituzioni, invocazione ai numeri e scontri verbali – esso costituisce forse un’occasione propizia per tessere insieme, in maniera nuova e più convinta, due dimensioni troppo spesso divergenti: quella della teoria politica e quella della prassi politica. Il Premio Nobel per la Pace al più potente uomo politico ci ricorda che il progetto di concordia tra i popoli è alla base di ogni politica internazionale e che il potere trova la propria sana legittimazione solo laddove è ricontestualizzato all’interno di una finalità più ampia, volta a fortificare legami autentici e permettere equilibri buoni, sani e giusti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) “Solo raramente una persona come Obama ha catturato l'attenzione del mondo e dato al suo popolo la speranza di un futuro migliore […]. È giunto il momento per tutti noi di assumerci la nostra parte di responsabilità per una risposta globale alle sfide globali”.&lt;br /&gt;Il secondo è legato alla motivazione. Sarà idealistico, o addirittura utopico, sarà superficiale, o addirittura epidermico pensarlo, ma sentire – almeno nella memoria del sottoscritto per la prima volta – assegnare un riconoscimento così prestigioso alla speranza, non nascondo che mi ha fatto qualcosa di più di un certo effetto. Non sono i risultati a contare, non è quanto si è fatto già, ma i disegni di speranza che Obama ha tratteggiato e presentato al mondo, illustrandoli sempre al plurale e presentandoli come la scommessa laica alla quale il mondo intero è chiamato a guardare. Eccolo probabilmente il vero cuore dell’assegnazione: qualcuno ha riattivato e rianimato il fiume in secca della speranza terrena e globale, ha saputo trovare nuove sorgenti per rimpolparlo e ha saputo tracciargli un letto tale da riportarlo alla luce di fronte al mondo. Un nuovo sguardo sul futuro, un nuovo capitolo per la storia, un nuovo “noi” pronto a guardare oltre i propri tanti piccoli ed egoistici “sé”. &lt;br /&gt;Un investimento che è un’investitura, certo – e che sotto questo punto di vista può suscitare qualche critica –, ma come ogni investitura porta con sé delle responsabilità, che costituiscono forse l’ancora di salvezza che evita in ultima istanza a questo premio di essere solo retorica e lo trasformano immediatamente in un onere etico e politico: da oggi Obama dovrà agire non soltanto da Presidente degli Stati Uniti, non soltanto da icona di un cambiamento, ma da detentore di un Premio che lo “condanna” a meritarlo quotidianamente e lo “costringe” non più soltanto ad unire i cuori ed i sogni di molti, ma a lavorare realmente per la pace di tutti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…ed ora che mi sono svegliato dal sogno di queste belle idee, potranno dirmi che oscuri poteri forti hanno nella realtà manovrato affinché ciò avvenisse per motivazioni che solo loro sanno, ma forte del bel sogno di questa notte provo ugualmente ad ampliare il mio bacino di speranza e ad assumermi la mia dose di responsabilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-726125174352158842?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/726125174352158842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=726125174352158842' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/726125174352158842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/726125174352158842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/10/il-premio-dellaalla-speranza-il-nobel.html' title='IL PREMIO DELLA/ALLA SPERANZA. IL NOBEL AD OBAMA'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2616769994776968407</id><published>2009-09-13T08:23:00.000-07:00</published><updated>2009-09-14T01:18:33.374-07:00</updated><title type='text'>Forse è giusto iniziare da qui</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sq0O1_QB6uI/AAAAAAAAABE/xlbPGqoKPxE/s1600-h/DSCN0666.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 200px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sq0O1_QB6uI/AAAAAAAAABE/xlbPGqoKPxE/s200/DSCN0666.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5380973450452134626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Piccolo diario di sensazioni frammentate dagli Stati Uniti&lt;br /&gt;(per lo più “solo” in viaggio di nozze) / 1&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Questo giorno deve diventare un momento di virtù attraverso l'eredità luminosa che le vittime ci hanno lasciato nell'oscurità di questi giorni. Esse ci chiedono di restare uniti e questo vale oggi e varrà per tutti gli altri 11 settembre perché gli anni che passano non diminuiscono la pena […]. Ogni anno in questo giorno siamo tutti newyorkesi”. Se in gran parte dei suoi interventi, da quando, per fortuna, è presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha avuto lo straordinario merito di trovare parole all’altezza della situazione (basti citare, ultimo in ordine di tempo, il discorso al congresso per presentare la sua idea di riforma sanitaria), stavolta è riuscito persino a trovarle all’altezza del mio stato d’animo, nel giorno in cui, per la prima volta, vivo un 11 settembre “anomalo”, dopo che i miei occhi hanno visto, il mio naso respirato, le mie mani toccato il luogo dove tutto è avvenuto. E mi sembra giusto iniziare da questa data e mi sembra ancora più giusto iniziare da queste parole il tentativo di dare voce a qualche ricordo, sensazione e, soprattutto, contraddizione che gli Stati Uniti mi ha impresso dopo il mio primo viaggio al di là dell’oceano: iniziare con una data che da oggi vivrò in maniera diversa; iniziare da parole che indicano forse l’unico modo in cui si riesce a viverla se si è stati, anche solo per una briciola della propria vita, come nel mio caso, non solo “spiritualmente” newyorkesi.&lt;br /&gt;Qualche pomeriggio fa, quello del giorno fatidico (11/09), in una zappinghevole pausa pomeridiana mi sono fermato sulla sempre interessante La7 e vi sono rimasto quasi forzatamente avvinghiato a causa di un documentario (in questi anni sfuggitomi) in cui venivano ricostruite, grazie al racconto di alcuni superstiti, gli ultimi minuti di vita delle due torri più famose del mondo e dei loro inquilini innocenti e maledetti. Non che fosse realizzato in maniera troppo pregevole, ma stavolta erano i miei occhi ad essere diversi, perché guardavano quelle immagini con una profondità e tridimensionalità che prima non avrebbero potuto avere: ovviamente non mi azzardo a dire che si può comprendere la tragicità di quanto è successo in quel 2001 solo se si è stati a New York, ma mi sento di dire che lo si vive in maniera molto diversa se si è guardata di persona la ferita di una città che ancora faccio fatica a dire cosa rappresenti, tanta è la sua maestosità post-moderna, la sua ricchezza multiculturale, la sua centralità globale, ma che ti offre un importante saggio di se stessa, paradossalmente, proprio da questo baratro. Certo, nove anni or sono, di fronte alla tv del mio appartamento a Perugia, si era fatta fatica, ma si era percepito come in un attimo potesse essere possibile uccidere migliaia di persone, sfregiare la capitale del mondo, costringere milioni di persone a non avere mai più la stessa città, terrorizzare un paese intero e renderlo fragile e impotente, creare una ferita ed una cicatrice sul viso del pianeta: il tutto in un colpo solo; ma ora, di colpo mi sono sentito addosso quella polvere interminabile, lo sgomento dell’insensatezza e la paura terrificante di sirene ossessive, la specificità di quelle strade e di quegli edifici violati, sporcati, distrutti e la globalità che la detonazione ha sprigionato: il tutto in un colpo solo.&lt;br /&gt;E se questo piccolo album di sensazioni si raccoglie attorno al sapore della contraddittorietà, come gourmet, nel bene e nel male, di questo paese così vasto e così indefinibile, forse questa è proprio la prima delle contraddizioni sulla quale gettar luce, anche se l’ultima, in ordine di tempo, tra quelle che mi sono sollevato tra me e me: dimensioni fuori dal comune, grandezze sproporzionate, coordinate spazio-temporale tremendamente vaste e veloci, New York (per lo meno in quel suo campione al tempo stesso attendibile e anomalo che è Manhattan) si impegna, e con successo, a comunicare l’immediatezza di una forza, la sicurezza di un equilibrio, la scorrevolezza di una convivenza fino a quando si arriva di fronte a quel baratro: i lavori in corso tendono a ricostruire non solo il cemento, ma anche la sicurezza e la normalità, e quasi ci riescono, di fronte a te che hai visto in tv la tragedia e ora, dal vivo, non vedi più demolizione, quanto piuttosto ricostruzione; è bastato però rivedere quelle immagini per guardare in maniera nuova anche a quella ferita: di colpo la sofferenza, le grida, le morti, i suicidi, gli eroi, gli scampati, i superstiti divengono le voci assordanti sopra le quali quel modello prova per lo meno a galleggiare. La frenesia sconfitta dall’assenza, la velocità annientata dal vuoto, la perfezione sporcata dall’irragionevole, l’onnipotenza sciolta dalle fiamme: eccola la prima contraddizione che mi regala New York a cavallo di questo nono 11/09, la contraddizione della metropoli che riesce a girare forte e ad aggirarsi perfetta in tondo a qualcosa che perennemente le ricorderà l’ineliminabile fragilità umana e l’insostenibile perfezione dell’autosufficienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2616769994776968407?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2616769994776968407/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2616769994776968407' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2616769994776968407'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2616769994776968407'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/09/forse-e-giusto-iniziare-cosi.html' title='Forse è giusto iniziare da qui'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/Sq0O1_QB6uI/AAAAAAAAABE/xlbPGqoKPxE/s72-c/DSCN0666.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5268051753610878435</id><published>2009-06-11T00:25:00.000-07:00</published><updated>2009-06-11T00:27:19.930-07:00</updated><title type='text'>Semplice e chiaro: un sontuoso Beppe Severgnini</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tratto da "Il corriere della sera" di giovedì 11 giugno 2009&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;La fulminea ascesa di miss Frangetta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima il ruvido Soru, il lepido Letta, l'americano Martina, l'ammaliante Madìa, la morbida Mosca, lo scattante Scalfarotto, il rapido Renzi. La speranza del secolo per la settimana in corso, nel Partito Democratico, si chiama Debora Serracchiani. Trentotto anni, vive in Friuli. Gioca a tennis, tifa Roma, ama "Law and order", ha due cani e tre gatti, indossa collane colorate. Bene: e poi?&lt;br /&gt;Nulla contro Miss Frangetta, che ha fatto il botto alle Europee e, contrapposta a Lady Brambilla, ha brillato a "Ballarò" (meno difficile, diciamolo). Ma l'ansia con cui il Pd lancia i suoi campioni è pari alla fretta con cui li abbandona. Un buon risultato elettorale, una candidatura, qualche uscita TV: di solito basta, per sparare in alto un nome nuovo. Intanto, giù a terra, i marpioni aspettano: cadrà, e noi ci sposteremo per non farci male.&lt;br /&gt;La scelta della dirigenza sembra casuale. Le selezioni di X Factor sono più serie. Qualcuno dirà: è una strategia per evitare la cooptazione, dal caos uscirà il nome del futuro. Se così fosse, perché tutto quel lavorìo, quelle discussioni, quelle assemblee costituenti, quei ci-vedremo-a-Vedrò. Ora c'è "il gruppo del Lingotto". Buona fortuna, ma occhio: Torino, a Veltroni, non ha portato bene.&lt;br /&gt;Mario Ajello sul "Messaggero" parla di "neopolitica". Termine impeccabile: i nei, sulla politica italiana, non mancano. L'uso emotivo delle nuove leve è tra questi. Perché gli americani insistono con le primarie (vere)? Perché sono un modo di provare un candidato. Idee, carattere, tenuta psicofisica. Obama non è uscito per caso. Viene da anni di tentativi, ragionamenti, esperimenti (www.rockthevote.com), lavoro porta a porta. L'unico "Porta a porta" che appassiona i dirigenti del Pd va in onda su Rai Uno in seconda serata.&lt;br /&gt;In attesa di un congresso - alleluia! - qualche dubbio è lecito. I leader democratici sembrano i cavallini meccanici che gareggiano nelle fiere di paese: vanno in testa a turno, e non si capisce perché. Veltroni ha condotto una coraggiosa campagna elettorale, Franceschini s'è rivelato un vice sorprendente. Ma nessuno è riuscito a emozionare gli elettori.&lt;br /&gt;Dario Di Vico, sul "Corriere", mostra d'aver capito perché la Lega funziona ("Fabbriche e gazebo: la Lega modello Pci"). Perché c'è, discute, semplifica, festeggia, ha una struttura chiara (un generale, quattro colonnelli, seguono ufficiali, sottufficiali e truppa). Dà spesso risposte rozze a problemi delicati: ma almeno le dà. Facebook è importante: ma anche guardarsi in faccia serve. Ecco perché la Lega sopravviverà a Bossi, mentre c'è da domandarsi se il Pdl abbia un futuro dopo Berlusconi. E il Pd? Per sopravvivere dovrebbe prima vivere: siamo in attesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5268051753610878435?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5268051753610878435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5268051753610878435' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5268051753610878435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5268051753610878435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/06/un-sontuosa-beppe-severgnini.html' title='Semplice e chiaro: un sontuoso Beppe Severgnini'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4303421592610344729</id><published>2009-06-02T01:36:00.000-07:00</published><updated>2009-06-02T01:44:27.197-07:00</updated><title type='text'>Chiarire me stesso per distinguere il concettuale dal personale</title><content type='html'>Dopo aver risposto nell’intimità del contatto diretto della posta elettronica a Mirko (cosa alla quale tenevo particolarmente visti i rapporti che mi legano al fratello e alla sua famiglia da molto tempo; cosa che mi sembrava opportuna non spiattellare pubblicamente nella vetrina seppur modesta del mio blog), mi concedo qualche riga per una replica, questa sì pubblica, al “post” di Mirko.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Premettendo che sono rimasto un po’ disorientato dal fatto che la replica si sia concentrata sull’unico aspetto non toccato dalla mia riflessione, ovvero il piano personale in generale e, nello specifico, quello legato a Benedetto Capponi (la cui conoscenza e il rapporto con il quale vanta più di qualche anno, che sicuramente non può venire cancellato da una candidatura, che, in fondo, non è altro che una forma di impegno e disponibilità per gli altri), resto però principalmente deluso dal fatto che oramai, in molte circostanze, mi sia capitato di vedere come anche i tentativi di ragionare su alcune categorie vengano alla fine interpretati e calati sul piano personale e singolare. Provo allora a chiarire me stesso con qualche annotazione sparsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) La prima, egoistica e forse pure un pizzico presuntuosa, è l’unica sulla quale mi sento di essere categorico:  l'espressione "certe barriere politiche e “culturali” fanno dimenticare anche la bontà dei rapporti onesti e genuini" si può applicare a molti ma non al sottoscritto. &lt;br /&gt;Ho sempre attaccato, criticato e combattutto, sul piano nazionale e non solo della questione, quell’atteggiamento insano in conseguenza del quale si ipoteca un giudizio sulla persona, su una qualsiasi persona, in base al “colore” politico e ho sempre giudicato infantile l’atteggiamento – magari questo più paesano – di chi, durante la campagna elettorale, cambia i propri costumi di pubblica relazione con le persone, solo perché si trova di fronte un candidato o addirittura un “vicino” all’avversario politico: saluti che prima non avvenivano che ora compaiono o saluti che prima c’erano che poi scompaiono. Potrei io piuttosto invocare che a qualcuno torni la memoria, dato che in questa fase sempre qualcuno, diversamente da me, il saluto lo toglie e dimentica, mettendo avanti ai rapporti personali le idee politiche, o meno, e gli eventuali disaccordi su di esse (fisiologici, naturali e costruttivi): contro questo mi sono sempre battuto, figuriamoci a Grottazzolina; questo non è mai stato mio costume, figuriamoci se inizia ad esserlo ora!!!&lt;br /&gt;2) Sono molto d'accordo che le differenze politiche non trovano spesso riscontro nelle elezioni comunali – e per fortuna, aggiungerei (a tal punto che, tra le due liste, penso si possa dire fuori di dubbio che quella trasversale sia quella della colomba, alla quale mi sento più vicino, diversamente da una chiara connotazione politica di "Grottazzolina nel cuore", ma lasciamo stare: non è questo che mi preme): per cui nelle mie parole non c'erano pre-concetti politici-identitari, ma la sottolineatura di una questione di concezione della politica, che ho visto venir fuori in questa campagna elettorale anche a Grottazzolina (diversamente dalle tornate precedenti), ovvero un certo modo d’intendere l'affermazione per cui la politica deve "risolvere i problemi quotidiani della cittadinanza": la politica è anche questo, ma solo dopo essere un'idea e un progetto, e qualcosa a cui si chiede di aderire e non il tentativo di rispondere ad esigenze individuali ed individualistiche, perché altrimenti finisce per essere esclusivamente una fredda procedura chiamata a raccordare individualità slegate e tutte concentrate solo sul proprio orticello: questo progetto chiede di esporsi, di prendere le parti di un'idea di paese e di vita, di esporla e proporla. Il mio appunto critico era rivolto non certo alla condivisibile e apprezzabile volontà di incontrare le persone, più volte e in appuntamenti zonali (impegno mai sbagliato), ma ad un certo modo di presentarsi e di comunicare così, direttamente o indirettamente, un certo modo di concepire e pensare la politica. Questo era il piano che mi stava più a cuore di tutti: perché penso che in questo paese (e qui mi riferisco all’Italia) troppo spesso si è finiti per chiedere alla politica qualcosa e la politica è stata ridotta a servizi e non servizio; mentre ritengo necessario che la politica recuperi una certa idealità, anche nei piccoli centri, che le consenta di essere un’architettura del convivere e non un self-service di soddisfacimenti.&lt;br /&gt;3) Non mi sono permesso e non mi permetterei mai, (MAI!!), di attaccare i curricula e le personalità dei singoli candidati (alcuni dei quali conosco da tempo e sui quali non cambio idea certo per il loro impegno in quest’occasione) e del loro capolista (la cui storia personale e professionale conosco e non ho mai messo in discussione) solamente perché la pensano diversamente da me o appartengono ad una famiglia politica diversa dalla mia (mi dispiace ma proprio non appartiene al mio stile: ho decine di amici che fanno capo ad un’area di centro-destra – quasi in numero maggiore piuttosto che quelli di centro-sinistra –  che possono confermarlo); non c'era nella mie righe il ben che minimo attacco personale o il pregiudizio politico a delegittimare il piano personale, quanto piuttosto la critica all'impostazione di una campagna elettorale e ad un'idea di politica che c'è dietro. Non mi sono permesso né di paragonare nessuno a veline o tronisti né di negare l'intelligenza di qualcun altro; e tanto meno laddove vi era l'unico riferimento esplicito al candidato sindaco; vi era piuttosto nel senso di sottolineare come a mio avviso la sua persona (su cui, ripeto, non discuto) sia finita per essere immagine di concordia usata da molti, molti che invece avevano un certo contrasto interno come propria immagine fino all’altro ieri, a tal punto da non essere in grado di esprimere una candidatura “interna” (non si tratta di campanile, ma solo di ricordare ceri tipi di attacchi di qualche anno fa e il valore di formare e produrre una classe dirigente locale, così come il suo rappresentante): questo però non voleva dire che il candidato sindaco si limitasse a questo (forse lo posso dire con maggiore cognizione di causa io di molti della sua stessa lista) o che io intendessi svuotare la sua vita, i suoi valori e la sua personalità: siamo proprio su un altro piano!!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho voluto, come sempre faccio, in tutti gli ambiti della mia vita (dal lavoro alle passioni), ragionare e non attaccare, usare le idee e non le persone: ma evidentemente non è più possibile in questo paese in cui ognuno finisce per prenderla sul personale. Spero che questo sia un modo per tornare a parlare di contenuti e non si riveli l’ennesima occasione in cui la politica finisce per consegnarci dibattiti sulle persone più che sulle idee. Spero che queste righe siano riuscite a far capire che questo non è il mio modo di vivere e ragionare!! Spero che queste righe servano a quanti non lo sanno ancora per capire che il sottoscritto ritiene il confronto sulle idee un modo per crescere, soprattutto quando sono diverse e quando le risposte avvengono su quel piano!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4303421592610344729?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4303421592610344729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4303421592610344729' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4303421592610344729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4303421592610344729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/06/chiarire-me-stesso-per-distinguere-il.html' title='Chiarire me stesso per distinguere il concettuale dal personale'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4052249500685894027</id><published>2009-05-29T04:00:00.000-07:00</published><updated>2009-05-29T10:14:36.526-07:00</updated><title type='text'>Buon governo o bella immagine? La campagna elettorale a Grottazzolina metafora di una crisi</title><content type='html'>Di sera la luce sempre accesa in una stanza addobbata, ma vuota; una brochure elettorale molto curata graficamente, ma fuori dai crismi della legalità; serate di discussione pubblica arricchite da buffet, ma prive di contenuti programmatici. Tre cartoline che diventano subito tre metafore: cartoline che arrivano dalla campagna elettorale comunale del mio paese, Grottazzolina, e che fotografano la lista civica “Grottazzolina nel cuore”, la quale si candida a scalzare la vecchia amministrazione; metafore di quello che è oggi tratto distintivo di una specifica parte politica del mio Paese, l’Italia, a cui si deve, tra le altre cose, l'invenzione del circolo del "buongoverno"; cartoline e metafore che svelano uno dei virus più nocivi inoculati nella politica italiana, ovvero l’idea che anche la politica sia principalmente una questione d’immagine e non un laboratorio di proposte, di idee, di cultura; cartoline e metafore che raccontano come la pandemia, oggi, abbia raggiunto anche la provincia, infettando persino una così piccola comunità, come quella di Grottazzolina.&lt;br /&gt;Tralascio altri ordini di problemi perché ritengo questo al momento vitale e più urgente: innanzitutto perché ha ormai cambiato il modo di pensare della gente (che difficilmente chiede e verifica differenze culturali, programmatiche e valoriali, ma si interessa sempre più di condire e proteggere esclusivamente la propria privatezza con la semplice cura dell’immagine pubblica); secondariamente perché ha oramai cambiato il modo di pensare la politica (che non è più – perché non sa più esserlo – una proposta di progetti e idealità rispetto ai quali concordare o criticare, ma semplice richiesta di esigenze e bisogni); infine perché ha finito per attecchire anche qui, in uno sperduto paesino delle Marche (dove la concorrenza politica al centro-sinistra che governa da quattordici anni si effettua a colpi di buona immagine).&lt;br /&gt;Fino a qualche tempo fa, le campagne elettorali, soprattutto nei piccoli centri, dove restano dimensioni e opportunità “calde” di incontro, confronto e scontro, erano occasioni per vedersi fronteggiare idee, concezioni del mondo, visioni politiche e persone, in un clima di focosa e sana passione; fino a qualche tempo fa per un asfalto e o un piano regolatore ci si affrontava a visi apertissimi, perché ne andava di mezzo una concezione della propria comunità e della propria vita al suo interno. Oggi, anche a Grottazzolina, tutto questo non conta più: la strategia per battere l’amministrazione uscente vive di alcuni canoni oramai standardizzati e centrati sull'immagine che li raffigura, più importante di ciò che c'è dietro (il carabiniere candidato sindaco quale effige, “di suo”, di sicurezza, ma in realtà cerotto di profonde ferite interne; ascolto della popolazione come immagine di disponibilità, ma in realtà veicolo di soddisfacimento dei bisogni privati più che delle esigenze della comunità; la convivialità ostentata, ma in realtà manifesto di un baratto mimetizzato). &lt;br /&gt;Ed eccoci allora alle tre metafore di cui sopra, che ci consegnano un interrogativo di fondo: cosa s’intende realmente per “buongoverno” da parte di chi ne ostenta il logo?&lt;br /&gt;E’ forse “buon governo” tenere una stanza illuminata serate intere, con manifesti che impediscono di vedere all’interno e scoprire che in realtà lì non vi è nessuno, perché lì non si è deciso nulla (tutto altrove, lontano dal paese e in case private), o è forse la metafora di una facciata da curare, di una luce da alimentare senza però che effettivamente serva in concreto a nessuno? Perché allora illuminare il vuoto? &lt;br /&gt;E’ forse “buon governo” candidarsi ad amministrare e finire nell’illegalità già alla prima “carta” ufficiale della propria presenza pubblica (ben curata, con colori suadenti, ma priva di committenzte ufficiale, come la legge vuole), o è forse la metafora del fatto che conta primariamente apparire bene, magari anche senza preoccuparsi di farlo rispettando le norme basilari? Perché allora abbellire l’illegale? &lt;br /&gt;E’ forse “buon governo” girare il paese nelle sue zone rappresentative per offrire un buffet e non offrire un programma, o è forse la metafora di un'ostentazione? Perché allora apparecchiare e non esporre? E' forse "buon governo" girare il paese nelle sue zone rappresentative senza chiedere di aderire ad un progetto ma solo domandando di cosa i singoli hanno bisogno, senza sapere se tali molteplici ed individuali(stici) bisogni sono coerenti con la propria idea di paese? Perché allora domandare e non proporre?&lt;br /&gt;Sono piccoli episodi (alcuni forse nemmeno tanto piccoli), che però ritengo emblematici di una più ampia e sempre più diffusa cultura dell’immagine, che sta scalzando, in nome dell’apparente cultura del fare, la sana cultura politica: si può essere d’accordo o meno con idee, progetti e valori politici, di sinistra e di destra, ma non si può accettare che la politica non sia più in grado di essere proposta seria ed elaborata e si riduca a vetrina sartoriale, capace di promettere abiti su misura a tutti, senza correre il rischio di idee ampie e coerenti, ma in realtà, in fin dei conti, ridotta a mero expo e buffet di tessuti ben venduti e confezionati. Almeno nei piccoli centri recuperiamo la priorità dei contenuti e abbandoniamo il narcisismo vuoto e nocivo dell’immagine, abbandoniamo una vuotezza plastica, che si vuole adagiare ai singoli (e che riduce la politica ad un self-service di servizi) e recuperiamo una progettualità ampia, che guarda al bene di una collettività (alla quale offre un servizio e chiede il consenso su delle idee). Spero almeno qui si possa ripartire da un piano politico di critica o proposta e non si sia costretti, dai fatti, a dover fare un passo indietro per ritessere un discorso che si deve fare a quel punto più impegnativamente culturale e formativo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4052249500685894027?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4052249500685894027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4052249500685894027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4052249500685894027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4052249500685894027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/05/la-politica-dellimmagine-anche.html' title='Buon governo o bella immagine? La campagna elettorale a Grottazzolina metafora di una crisi'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-7693648303211759538</id><published>2009-02-18T00:48:00.000-08:00</published><updated>2009-02-18T00:54:48.728-08:00</updated><title type='text'>Il cancro interno che divora i leader</title><content type='html'>E alla fine è successo quello che doveva succedere: il morbo invisibile ma oramai noto a tutti, la malattia congenita pur se principalmente sottocutanea, il virus per il quale hanno tutti l’antidoto e nessuno è riuscito in raltà a debellare ha colpito ancora la sinistra italiana e ha finito per uccidere l’ennesimo suo leader. E così l’idea originale che doveva essere il traino della politica italiana e che tutti dovevano inseguire è diventata di colpo il carretto nuovamente carico di reduci sorpresi, costretti a correre ai ripari e ad assistere al partito unico dei propri avversari; il progetto di un’Italia nuova e di una politica ringiovanita è diventato improvvisamente il bozzetto acciaccato di idee soffocate da conflitti interni e stracciato dall’inattualità dei soliti vecchi; l’innovazione carica di ossigeno pulito e capace di coinvolgere un movimento di base molteplice e numerosissimo è diventata in un istante la soffocante nostalgia di logiche logore e passate, logiche che un accanimento terapeutico narcisista e autoreferenziale continua a tenere in vita.&lt;br /&gt;Ed eccoci ora alle solite analisi del giorno dopo, alle consuete lodi della vittima e alle già viste ipotesi di resurrezione: la verità è che Veltroni è stato colpito a morte da un’incapacità di fondo, da una schiavitù subita ma soprattutto dalle scorie tossiche della Chernobyl del comunismo che ancora infettano luoghi e soggetti della sinistra italiana.&lt;br /&gt;La capacità veltroniana di catalizzare persone e valori, aree e correnti (dote e valore innegabile all’interno di un partito che non avrebbe potuto senz’altro trovare una figura alternativa così trasversale e catalizzatrice) si è trasformata però nell’incapacità di mettere in gioco e a frutto la leadership giustamente conseguita, troppo appiattita sulla facciata della comunicazione (in sé senz’altro non un difetto) e del messaggio mediatico più che sui contenuti (il governo ombra che non ha prodotto leggi ombra, le scuole di formazione che sono state spesso una passerella di nomi), troppo spesso rivendicata in momenti di difficoltà senza forgiarla effettivamente nel fuoco di un congresso o di effettivi dibattiti interni, troppo poco in grado di tenere a bada in modo fecondo tradimenti e subdolerie carsiche.&lt;br /&gt;L’accettazione veltroniana di traghettare l’ennesimo passaggio difficile del centro-sinistra italiano, regalandogli la barca prestigiosa di questa sua nuova casa si è trasformata nella schiavitù di un marchio, di una novità, di una comunità chiamata a raccolta troppo velocemente, senza ottenere una chiara ed esplicita disponibilità a lasciare a terra il vecchio e portare in mare solo uno sguardo nuovo sul futuro. La nave, costruita in fretta e furia, realizzata con qualche compromesso rispetto all’altezza del progetto, ha cominciato a scricchiolare; ed ecco allora che non è scattata quella solidarietà tanto invocata e sbandierata verso gli altri e lo straniero, ma stranamente così impossibile per le difficoltà della propria nave e dei propri compagni di viaggio: i primi brontolii, i primi ammutinamenti e il capitano reso schiavo di rotte indecise e insoddisfacenti.&lt;br /&gt;Ma resto dell’idea che la ragione più seria e grave di tutte non pesa certo sulle spalle veltroniane, ma costituisce il vero cancro della sinistra italiana e ha purtroppo un esito nocivo per l’intero paese: un cancro che si chiama incapacità di governare, o meglio non volontà di governare. Lo scoppio del comunismo ha prodotto in Italia una serie di monadi-partito, incapaci di compromessi e dialoghi, autoreferenziali e moniste, in grado solo di scindersi e continuare a scindersi per il gusto di distinguersi e trovare così il modo di dare voce alla propria opposizione. Eccolo il grande male: volere ostinatamente levare parole di opposizione e di critica, solo di opposizione e di critica, per il gusto stantio di mostrarsi come gli autentici e puri portatori del massaggio originario della sinistra; ciò, a costo di rinunciare a qualsiasi progetto per il Paese; l’importante è poter rivendicare un’opposizione ferma e ferrea, a prescindere. E se le scorie dello scoppio sono queste modani, le conseguenze sono duplici: primo che si assiste ad un processo curioso, che sta portando ad una sorta di triste coincidenza tra individuo e partito, e quindi alla creazione di soggetti politici nel senso letterale – ed individuale – del termine; secondo, ed è il vero dramma, che questa malattia mortale sta mietendo vittime illustri e moderate, sta facendo scomparire le uniche figure di mediazione, sacrificate sull’altare del dialogo e della novità. Se la risposta migliore al cesarismo berlusconiano che il centro-sinistra sa dare è l’omicidio politico di tutte le figure di dialogo, la conseguenza che ci aspetta è la miseria di tanti piccoli prepotenti semplici finti leader che litigano tra loro e lasciano, per anni, il paese in mano a chi bellamente li guarda e sorride.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-7693648303211759538?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/7693648303211759538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=7693648303211759538' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7693648303211759538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7693648303211759538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/il-cancro-interno-che-divora-i-leader.html' title='Il cancro interno che divora i leader'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2700893977853121038</id><published>2009-02-17T04:22:00.000-08:00</published><updated>2009-02-18T00:55:22.875-08:00</updated><title type='text'>Massimo D'Alema: il "Gollum" della sinistra italiana</title><content type='html'>Chi di voi ha avuto l’opportunità di leggere o vedere al cinema “Il Signore degli Anelli” penso sia rimasto impressionato, come il sottoscritto, da una delle sue figure più particolari, inquietanti e suggestive, ovvero Gollum, o Sméagol che dir si voglia, a seconda che ci riferiamo alla sua origine Hobbit o alla sua deriva folle. E’ sicuramente una delle figure più controverse di tutta la saga, ma ha tre caratteristiche importanti, che mi interessa specialmente mettere in luce qui: è presente in tutta la trilogia, ma addirittura fin da “Lo Hobbit”, dove ci viene raccontato il suo incontro con Bilbo; rappresenta senza dubbio la metamorfosi causata dalla bramosia di quel segno di potere e di poteri che era l’Anello d’oro; raffigura l’opportunismo di chi sa fingere di pensare al bene dei propri compagni di viaggio e ha invece in mente solo il proprio personale ed egoistico obiettivo.&lt;br /&gt;Ecco, fatta la tara all’imbrutimento estetico che Sméagol subisce dopo aver conquistato - temporaneamente - l’Anello, divenendo, per l’appunto, Gollum – che risalta ancora di più in confronto al baffo e al brizzolato del soggetto in questione – penso proprio che Massimo D’Alema sia il Gollum della politica e della sinistra italiana. Mi perdonerete l’esagerazione e l’esasperazione del confronto, ma la stanchezza che nutro nei confronti della sua onnipervasiva capacità di influenzare, complicare – a tratti rovinare – il corso della storia politica e della maturazione (?) della sinistra italiana, nonché la sua esasperata ricerca di un primato politico-culturale in quella parte del panorama politico italiano è diventata ora definitivamente insopportabile.&lt;br /&gt;Perché Gollum? Perché siamo di fronte ad una figura che ha costantemente messo al centro della propria esperienza politica – per lo meno quella degli ultimi anni, che per la mia età tendo a ricordare meglio, salvando così il suo passato da un giudizio che non mi posso permetter di dare – la ricerca dell’Anello e per fare questo ha fatto spesso finta di "costruire" dei legami (il Gollum buono, che accompagna Frodo-Prodi e Sam-Veltroni alla ricerca dell’Anello per salvare la terra degli Hobbit) per poi distruggerli alle spalle (il Gollum cattivo, che tenta di uccidere Frodo-Prodi e Sam-Veltroni incurante del bene della terra degli Hobbit e della difesa della loro casa), nel tentativo di far suo l’Anello, fosse solo per i pochi attimi del Presidenza del Consiglio, della Presidenza della Bicamerale, del gusto di sentirsi il referente unico nei momenti di difficoltà che lui stesso crea. Ecco, Gollum-D'Alema accompagna in modo così esageratamente nocivo tutta la metamorfosi della sinistra italiana e forse qualcosina in più che davvero riesce difficile sopportarne la tracotanza e la distruttività.&lt;br /&gt;Ora però basta!! Ci siamo lasciati alle spalle il fallimento della Bicamerale, ci siamo lasciati alle spalle il tradimento di Prodi, abbiamo creduto alla sua fiducia nel Pd, ma costantemente assistiamo ad una realtà che ci dice altro, fino alla rivendicazione, oggi, a nemmeno due ore dalla sconfitta in Sardegna, di un nuovo patto a sinistra, con quella sinistra che prima ha fatto finta di accettare che venisse disancorata dal PD e ora rivendica in una chiara, ennesima, poco velata delegittimazione veltroniana; tutto ciò solo per apparire la voce che deve orientare: disfare il terreno con le proprie mani, per essere l'unico a saper indicare la strada da percorrere, eccolo il "segreto motto" d'alemiano.&lt;br /&gt;Ecco allora nient'altro che la “Massima” incarnazione odeirna dei limiti della sinistra italiana, a partire dal crollo del muro di Berlino: quel partito comunista verso il quale la Democrazia Cristiana nutriva il massimo sentimento di invidia, motivato da un’apparente – a questo punto forse artefatta – unità, rispetto alle divisioni interne del massimo partito cattolico, che, una volta crollato, non ha fatto altro che lasciare sul panorama della politica italiana tutte monadi-partito, dedite alla divisione, alla sotto-sezione, al protagonismo individualistico: dal collettivismo all’individualismo assoluto (quale paradosso per la sinistra?). E se qualcuno ha reso esplicito questo trend, D’Alema, quale astuto animale politico, molto più abile e machiavellico di molti suoi colleghi a sinistra, che hanno messo faccia e debolezza nelle scissioni, si è sempre saputo mantenere dentro una corrente più ampia, per lavorare, dall’interno, come un fiume carsico, che, però, non ha fatto altro che portare tronchi rovinati dallo stesso morbo, qiello della totale e chiusa autoreferenzialità.&lt;br /&gt;Il Gollum-D’Alema che ricerca per sé l’Anello, incurante di tutti e capace solo di nascondersi dietro agli altri per poi pugnlare alle spalle per ottenere ciò che gli interessa. Ma cosa gli interessa? Questo è il vero grande dilemma. Possiamo davvero pensare – e a questo punto io personalmente ne sono convinto, ma lascio a voi almeno il punto interrogativo – che l’uomo di punta della sinistra italiana non sia altro che l'espressione migliore dei limiti del post-comunismo italiano (una sorta di presunta supremazia autoreferenziale) e l'incarnazione, in fondo, della più radicale  alternativa al comunismo (quell'individualismo acquisitivo cardine del liberalismo feroce)?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2700893977853121038?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2700893977853121038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2700893977853121038' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2700893977853121038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2700893977853121038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/massimo-dalema-il-gollum-della-sinistra.html' title='Massimo D&apos;Alema: il &quot;Gollum&quot; della sinistra italiana'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3982923083246784761</id><published>2009-02-16T08:30:00.000-08:00</published><updated>2009-02-16T08:32:29.830-08:00</updated><title type='text'>La solita altezza spirituale!!!</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vivere e morire secondo il Vangelo &lt;br /&gt;Di Enzo Bianchi, Priore di Bose &lt;br /&gt;La Stampa, 15 febbraio 2009&lt;/span&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare” ammoniva Qohelet, così come “c’è un &lt;br /&gt;tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per &lt;br /&gt;guarire...”. Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana – prima ancora che &lt;br /&gt;biblica – è parsa dimenticata: anche tra i pochi che parlavano per invocare il silenzio v’era &lt;br /&gt;chi sembrava mosso più che altro dal desiderio di far tacere quanti la pensavano &lt;br /&gt;diversamente da lui. Soprattutto si è avuto l’impressione che l’insieme della nostra società &lt;br /&gt;non avesse certezze condivise sulla scansione dei diversi “tempi” e sul significato dei &lt;br /&gt;diversi verbi usati da Qohelet a indicare lo scorrere dell’esistenza umana: quando è &lt;br /&gt;“tempo” per questo o per quell’altro? E cosa significa parlare, morire, uccidere, guarire? &lt;br /&gt;Uno smarrimento di senso condiviso che ha coinvolto anche parole forti attinenti ai &lt;br /&gt;principi fondamentali dell’etica: dignità, libertà, volontà, rispetto, carità, vita...  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Le settimane appena trascorse saranno sicuramente ricordate come “giorni cattivi” da &lt;br /&gt;molti cristiani, ma anche da molti uomini e donne non cristiani che tentano ogni giorno di &lt;br /&gt;rinnovare la loro ricerca di senso, soprattutto attraverso la faticosa lotta dell’amare in &lt;br /&gt;verità e dal lasciarsi amare da quanti sono loro accanto. “Giorni cattivi” è un’espressione &lt;br /&gt;biblica che indica tempi privi di una parola da parte di Dio, da parte dei suoi profeti e &lt;br /&gt;quindi anche privi di parole umane sincere, vere, autentiche: tempi in cui si fa silenzio per &lt;br /&gt;non aumentare il rumore, la rissa, l’aggressione nella comunità umana e per evitare che &lt;br /&gt;parole sensate vengano triturate insieme alle insensate e non si riesca poi più a recuperarle &lt;br /&gt;per giorni migliori. Per questo molti hanno preferito il silenzio. Da parte mia confesso che, &lt;br /&gt;anche se il direttore di questo giornale mi ha invitato più volte a scrivere, ho preferito fare &lt;br /&gt;silenzio anzi, soffrire in silenzio aspettando l’ora in cui fosse forse possibile – ma non è &lt;br /&gt;certo – dire una parola udibile.  &lt;br /&gt;Attorno all’agonia lunga diciassette anni di una donna, attorno al dramma di una famiglia &lt;br /&gt;nella sofferenza, si è consumato uno scontro incivile, una gazzarra indegna dello stile &lt;br /&gt;cristiano: giorno dopo giorno, nel silenzio abitato dalla mia fede in Dio e dalla mia fedeltà &lt;br /&gt;alla terra e all’umanità di cui sono parte, constatavo una violenza verbale, e a volte &lt;br /&gt;addirittura fisica, che strideva con la mia fede cristiana. Non potevo ascoltare quelle grida &lt;br /&gt;– “assassini”, “boia”, “lasciatela a noi”... – senza pensare a Gesù di Nazaret che quando gli &lt;br /&gt;hanno portato una donna gridando “adultera” ha fatto silenzio a lungo, per poterle dire a &lt;br /&gt;un certo punto: “Donna (non “adultera”), neppure io ti condanno: va’ e non peccare più”; &lt;br /&gt;non riuscivo ad ascoltare quelle urla minacciose senza pensare a Gesù che in croce non &lt;br /&gt;urla “ladro, assassino!” al brigante non pentito, ma in silenzio gli sta accanto, &lt;br /&gt;condividendone la condizione di colpevole e il supplizio. Che senso ha per un cristiano &lt;br /&gt;recitare rosari e insultare? O pregare ostentatamente in piazza con uno stile da &lt;br /&gt;manifestazione politica o sindacale?  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ma accanto a queste contraddizioni laceranti, come non soffrire per la strumentalizzazione &lt;br /&gt;politica dell’agonia di questa donna? Una politica che arriva in ritardo nello svolgere il &lt;br /&gt;ruolo che le è proprio – offrire un quadro legislativo adeguato e condiviso per tematiche &lt;br /&gt;così sensibili – e che brutalmente invade lo spazio più intimo e personale al solo fine del &lt;br /&gt;potere; una politica che si finge al servizio di un’etica superiore, l’etica cristiana, e che &lt;br /&gt;cerca, con il compiacimento anche di cattolici, di trasformare il cristianesimo in religione &lt;br /&gt;civile. L’abbiamo detto e scritto più volte: se mai la fede cristiana venisse declinata come religione civile, non solo perderebbe la sua capacità profetica, ma sarebbe ridotta a &lt;br /&gt;cappellania del potente di turno, diverrebbe sale senza più sapore secondo le parole di &lt;br /&gt;Gesù, incapace di stare nel mondo facendo memoria del suo Signore.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;E’ avvenuto quanto più volte avevo intravisto e temuto: lo scontro di civiltà preconizzato &lt;br /&gt;da Huntington non si è consumato come scontro di religioni ma come scontro di etiche, &lt;br /&gt;con gli effetti devastanti di una maggiore divisione e contrapposizione nella polis e, va &lt;br /&gt;detto, anche nella chiesa. Da questi “giorni cattivi” usciamo più divisi e non certo per &lt;br /&gt;quella separazione in nome di Cristo che, con il comandamento nuovo dell’amore da &lt;br /&gt;estendersi fino ai nemici, può provocare divisione anche tra genitori e figli, all’interno &lt;br /&gt;della famiglia o della “casa” di appartenenza. Abbiamo invece conosciuto divisione in &lt;br /&gt;nome di quel male che affligge l’umanità e che trasforma la diversità in demonizzazione &lt;br /&gt;dell’altro, muta l’avversario in nemico, interrompe o nega il confronto e il dialogo, dando &lt;br /&gt;origine a posizioni ideologiche capaci di violenza prima verbale poi fisica e sociale. Da un &lt;br /&gt;lato il fondamentalismo religioso che cresce, dall’altro un nichilismo che rigetta ogni etica &lt;br /&gt;condivisa fanno sì che cessi l’ascolto reciproco e la società sia sempre più segnata dalla &lt;br /&gt;barbarie.  &lt;br /&gt;Per chi come me ha pensato di dedicare tutte le fatiche alla ricerca del dialogo, del &lt;br /&gt;confronto, del faticoso cammino verso la comunione, innanzitutto nello spazio cristiano e &lt;br /&gt;poi tra gli uomini, e in questo sforzo sentiva di poter rendere conto della speranza &lt;br /&gt;cristiana che lo abita e di annunciare il vangelo che lo anima, questi giorni sono davvero &lt;br /&gt;cattivi. Come ignorare anche gli altri segni di barbarie cui stiamo assistendo in questa &lt;br /&gt;amara stagione? Leggi che chiedono ai medici di segnalare alle forze dell’ordine la &lt;br /&gt;presenza di clandestini che necessitano di cure mediche, vanificando così il diritto alla &lt;br /&gt;salute riconosciuto a qualunque essere umano; episodi ormai ricorrenti di giovani e &lt;br /&gt;ragazzi che danno fuoco a immigrati o a mendicanti; senzatetto di cui si prevede la &lt;br /&gt;schedatura mentre li si lascia morire di freddo; esercizio della violenza in branco verso &lt;br /&gt;donne o disabili...  &lt;br /&gt;Sì, ci sono state anche voci di compassione, ma nel clamore generale sono passate quasi &lt;br /&gt;inascoltate. L’Osservatore romano ha coraggiosamente chiesto – tramite le parole del suo &lt;br /&gt;direttore, il tono e la frequenza degli interventi – di evitare strumentalizzazioni da ogni &lt;br /&gt;parte, di scongiurare lo scontro ideologico, di richiamare al rispetto della morte stessa. Ma &lt;br /&gt;molti mass media in realtà sono apparsi ostaggio di una battaglia frontale in cui nessuno &lt;br /&gt;dei contendenti si è risparmiato mezzi ingiustificabili dal fine. Eppure, di vita e di morte si &lt;br /&gt;trattava, realtà intimamente unite e pertanto non attribuibili in esclusiva a un campo o &lt;br /&gt;all’altro, a una cultura o a un’altra. La morte resta un enigma per tutti, diviene mistero per &lt;br /&gt;i credenti: un evento che non deve essere rimosso, ma che dà alla nostra vita il suo limite e &lt;br /&gt;fornisce le ragioni della responsabilità personale e sociale; un evento che tutti ci minaccia e &lt;br /&gt;tutti ci attende come esito finale della vita e, quindi, parte della vita stessa, un evento da &lt;br /&gt;viversi perciò soprattutto nell’amore: amore per chi resta e accettazione dell’amore che si &lt;br /&gt;riceve. Sì, questa è la sola verità che dovremmo cercare di vivere nella morte e accanto a &lt;br /&gt;chi muore, anche quando questo risulta difficile e faticoso. Infatti la morte non è sempre &lt;br /&gt;quella di un uomo o una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come &lt;br /&gt;candela, circondati dagli affetti più cari. No, a volte è “agonia”, lotta dolorosa, perfino &lt;br /&gt;abbrutente a causa della sofferenza fisica; oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza &lt;br /&gt;medica, alla tecnica, alle strutture e ai macchinari...  &lt;br /&gt;Che dire a questo proposito? La vita è un dono e non una preda: nessuno si dà la vita da se &lt;br /&gt;stesso né può conquistarla con la forza. Nello spazio della fede i credenti, accanto alla &lt;br /&gt;speranza nella vita in Dio oltre la morte, hanno la consapevolezza che questo dono viene &lt;br /&gt;da Dio: ricevuta da lui, a lui va ridata con un atto puntuale di obbedienza, cercando, a &lt;br /&gt;volte anche a fatica, di ringraziare Dio: “Ti ringrazio, mio Dio, di avermi creato...”. Ma il &lt;br /&gt;credente sa che molti cristiani di fronte a quell’incontro finale con Dio hanno deciso di &lt;br /&gt;pronunciare un “sì” che comportava la rinuncia ad accanirsi per ritardare il momento di &lt;br /&gt;quel faccia a faccia temuto e sperato. Quanti monaci, quante donne e uomini santi, di &lt;br /&gt;fronte alla morte hanno chiesto di restare soli e di cibarsi solo dell’eucarestia, quanti hanno &lt;br /&gt;recitato il Nunc dimittis, il “lascia andare, o Signore, il tuo servo” come ultima preghiera &lt;br /&gt;nell’attesa dell’incontro con colui che hanno tanto cercato... Negli anni più vicini a noi, &lt;br /&gt;pensiamo al patriarca Athenagoras I e a papa Giovanni Paolo II: due cristiani, due vescovi, &lt;br /&gt;due capi di chiese che hanno voluto e saputo spegnersi acconsentendo alla chiamata di &lt;br /&gt;Dio, facendo della morte l’estremo atto di obbedienza nell’amore al loro Signore.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Testimonianze come queste sono il patrimonio prezioso che la chiesa può offrire anche a &lt;br /&gt;chi non crede, come segno grande di un anticipo della vittoria sull’ultimo nemico del &lt;br /&gt;genere umano, la morte. Voci come queste avremmo voluto che accompagnassero il &lt;br /&gt;silenzio di rispetto e compassione in questi giorni cattivi assordati da un vociare indegno. &lt;br /&gt;La chiesa cattolica e tutte le chiese cristiane sono convinte di dover affermare &lt;br /&gt;pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o &lt;br /&gt;spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale essa ha un valore che &lt;br /&gt;nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai &lt;br /&gt;contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella &lt;br /&gt;fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e &lt;br /&gt;condanna di chi pensa diversamente.  &lt;br /&gt;Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di &lt;br /&gt;fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti &lt;br /&gt;interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in &lt;br /&gt;cui vita e morte si incontrano. Così le riassumeva la lettera pontificale di Paolo VI &lt;br /&gt;indirizzata ai medici cattolici nel 1970: “Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al &lt;br /&gt;medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della &lt;br /&gt;sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte &lt;br /&gt;le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmente creatrice. In molti &lt;br /&gt;casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nella fase &lt;br /&gt;terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di &lt;br /&gt;impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, &lt;br /&gt;con qualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e &lt;br /&gt;che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima &lt;br /&gt;con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione &lt;br /&gt;di Cristo. Anche in questo il medico deve rispettare la vita”.  &lt;br /&gt;Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti &lt;br /&gt;non condividono la loro fede affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa &lt;br /&gt;vivere e morire nell’amore e nella libertà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3982923083246784761?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3982923083246784761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3982923083246784761' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3982923083246784761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3982923083246784761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/la-solita-altezza-spirituale.html' title='La solita altezza spirituale!!!'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4481857131472114531</id><published>2009-02-16T02:02:00.000-08:00</published><updated>2009-02-16T04:53:13.350-08:00</updated><title type='text'>Minima moralia, ovvero un titolo presuntuoso per umili considerazioni</title><content type='html'>Ho aspettato, ho rimuginato, ho riflettuto e ho pregato, ma tutto ciò non ha tolto la nebbia che il caso di Eluana Englaro ha lasciato sulla superficie dei miei pensieri e la tristezza nel fondo del mio cuore; nebbia che però non riesce nemmeno ad eliminare la volontà di mettere per iscritto le mie idee, sparse e vaghe, incerte e volgari: ma se il blog ha un senso, lo ha proprio quale diario virtuale – e non solo – dove raccogliere pensieri e sensazioni. Ed eccole allora, in ordine confuso e in veste modestissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;- Sulla mia posizione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non sono in grado di prendere una posizione netta e sicura, ma da questi giorni sono uscito sinceramente infastidito dalla ricerca esasperata di un punto neutro, agognato da ognuno, dall’alto del quale criticare ogni altro; e sinceramente ero infastidito anche dal fatto che il sottoscritto stesse finendo per fare lo stesso, poco d’accordo con tutti e molto critico nei confronti di molti. Ma per fortuna è arrivata in mio soccorso la gente di Paluzza (paesino dove ora è sepolta Eluana) e, specialmente, il parroco. Ecco finalmente posso dire con chi sto: sto con loro, con la loro semplicità e commozione, con la loro discrezione, assenza di violenza e trasparenza; sto con don Tarcisio Puntel e la Chiesa che rappresentano queste sue parole, dette al padre di Eluana, subito dopo il funerale: “Caro Beppino, le porte della Chiesa sono sempre aperte. Anche per te. […] sui principi non si transige, quello della vita in particolare, ma [...] la Chiesa e' fatta di uomini e che anche loro possono sbagliare, ad esempio nell'uso del linguaggio. E gli ho ricordato che la Chiesa, praticando la misericordia, ha sempre le porte aperte''.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;- Su Eluana&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Mi dispiace che sia stata l’oggetto di una battaglia, perché su di lei si sono accaniti giudici, politici, medici, ecclesiastici, giornalisti; mi dispiace che sia stata il silenzio che ognuno ha interpretato, dicendo che era testimonianza di dolore, prova di morte, tradimento di una volontà; mi dispiace che sia stata la linea di confine che ognuno ha strattonato e ridotto alle proprie motivazioni. Non so se avesse detto che in queste condizioni avrebbe voluto morire, ma un foglio o un pensiero, in un certo giorno e in una certa età, possono ipotecare il resto dell’esistenza? Non so se soffrisse, sentisse la propria anima imprigionata, fosse schiava della tecnica, ma si può dire che fosse morta diciassette anni fa? Non so, sinceramente non so, se questa dipendenza assoluta dall’alimentazione forzata possa considerarsi un autentico e dignitoso modo di protrarre la propria esistenza, ma somministrare qualcosa per evitare la sofferenza in conseguenza dell’interruzione dell’alimentazione non è una buona-morte/eu-tanasia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;- Su Beppino Englaro&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Non posso permettermi di penetrare il mistero di una scelta e la radicalità di una sofferenza; non posso ipotizzare quali forme il bene di un padre possa avere e quali manifestazioni possa raggiungere; non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi vedere la propria figlia inerme e afflitta. Su questo posso solo tacere. Ma una domanda non posso non porla: se alle suore che hanno accudito Eluana è stato impedito di continuare il loro gesto di cura (perché, in coerenza con le idee della figlia, il papà si è sentito di proteggerla da altri, dalle loro idee, dalla loro fede, dall’accanimento del loro amore) perché, una volta morta, ha concesso sua figlia alle idee, all’amore e alla fede di altri (gli zii) che volevano celebrarne il funerale in chiesa (diversamente da quello che avrebbero fatto lui e sua figlia)? La misericordia di Dio e il suo amore non hanno bisogno delle pareti di un edificio per accogliere Eluana (che avranno già accolto in cielo) e se si è convinti di interpretare una volontà, che nessuno esternamente può modificare, perché questo vale fino alla morte e dopo non più? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;- Sulla Chiesa&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Può la casa della misericordia diventare il fortino della violenza? La presunzione della verità può diventare incapacità di dialogo? Per fortuna che la voce ufficiale della CEI ricorre oggi ad un vocabolario nuovo, fino a qualche mese fa inimmaginabile; altrimenti l’onda montante di scomuniche, illazioni, sospetti, intromissioni indebite, parole dure e prive di amore o minima problematizzazione sarebbero state ancora più pesanti da digerire di quanto lo siano ancora oggi. Perché la Chiesa non riesce a condividere la tragicità delle cose e seminare speranza, invece di trarre da quella che dovrebbe essere la propria povera bisaccia lo scettro degli editti? Può permettersi il Presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari, Javier Lozano Barragan, di parlare di reato (ma non spetta a lui parlare di reato: siamo ancora alla confusione tra peccato e reato?)? Può il principale quotidiano cattolico, all’indomani della morte di Eluana, nel suo editoriale, invocare tutta la verità? Ma quale verità? Smettiamola con la dietrologia: abbiamo bisogno di voci di spessore diverso, di carismi che si stanno perdendo, di una misericordia che accompagni ogni gesto e parola, anche laddove ci si spinge, giustamente, a dire la propria opinione e a ribadire i propri sani principi e valori. Quale è il confine giusto tra il non tradire il proprio nucleo originale e santo e il provocare continuo disamoramento tra i propri fedeli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;- Sulla politica&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Stona un po’ scadere sul versante dell’agenda pubblica della questione, ma forse, il peggio è venuto proprio da qui, e quindi, alcuni appunti al volo:&lt;br /&gt;a) La politica può permettersi di cambiare una sentenza, per quanto giusta o ingiusta, proceduralmente e contenutisticamnete, passata in giudicato? Ma quale precedente pericoloso ciò apre? Si può accettare un simile tradimento del primato del diritto e l’idea che la politica possa cambiare con un decreto legge una decisione che non le piace? &lt;br /&gt;b) Laddove si è abbandonata la strada del decreto legge e si è subito adottata quella del disegno di legge (con in mezzo vergognose illazioni nei confronti del Presidente della Repubblica), che messaggio si lancia al paese, al quale si dice, sostanzialmente che alcune leggi si possono fare in tre giorni e altre no? Quale è il criterio della rapidità? Perché le morti di fame e di sete dei disperati che arrivano a Lampedusa non merito altrettanta rapidità? Perché non si è combinato nulla, prima, in commissione e poi si vuole stabilire la strada giusta in maniera vergognosamente frettolosa?&lt;br /&gt;c) Centro-Destra e Centro-Sinistra possono dare questo triste spettacolo in parlamento per votare una legge di cui nessuno si è interessato fino a ieri e che all’improvviso provoca risse volgari e di bassissimo profilo? Sulla questione eticamente più delicata dell’ultimo periodo, i nostri parlamentari hanno fatto purtroppo tristemente sfoggio della pochezza culturale e politica che li caratterizza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto mi taccio e spero che la grandiosa misericordia di Chi è in grado di vedere ciò che sfugge agli occhi umani sappia, in questa vicenda, perdonare chi ha sbagliato, accompagnare chi soffre e illuminare chi ricerca risposte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4481857131472114531?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4481857131472114531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4481857131472114531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4481857131472114531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4481857131472114531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/minima-moralia-ovvero-un-titolo_16.html' title='Minima moralia, ovvero un titolo presuntuoso per umili considerazioni'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2299843984815810158</id><published>2009-02-15T10:16:00.000-08:00</published><updated>2009-02-15T11:16:46.785-08:00</updated><title type='text'>Una grande voce di amore in un orizzonte di presunzione</title><content type='html'>Da Avvenire &lt;br /&gt;12/7/08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Una speranza per Eluana, come per la figlia di Giairo»&lt;br /&gt;«Mai chiudere la porta della vita, il mistero ci sfugge».&lt;br /&gt;Card. Dionigi Tettamanzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vicenda di Eluana Englaro, la giovane in "stato vegetativo" da quattordici anni, mi colpisce come credente e cittadino, ma soprattutto mi interpella come Vescovo della terra in cui Eluana abita. In questi giorni sono stati davvero numerosi i sentimenti, le riflessioni e gli interrogativi che sono cresciuti nel mio cuore. Desidero ora confidarne alcuni a quanti il Signore ha affidato alle mie cure pastorali. Vorrei essere discreto, entrando in punta di piedi in una storia umana quanto mai delicata, nella quale "il mistero della vita si fa più denso, quasi inaccessibile alla luce della sola ragione", e lancia una "sfida formidabile per la libertà" di ciascuno di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rileggendo una pagina del Vangelo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfogliando i quotidiani e leggendo i titoli che commentano la sentenza su Eluana, il mio pensiero tende sempre più a staccarsi dalle parole a stampa. Sono parole umane, anche vere, talora indovinate: ma non mi bastano. Cerco allora una "parola nuova", originale, unica: la trovo nel "Vangelo di Marco", quando racconta della figlia di Giairo, un capo della sinagoga, la quale giace gravemente ammalata (cfr. "Marco 5,21- 24. 3543").&lt;br /&gt;Mentre egli sta supplicando Gesù di venire a trovarla e guarirla, dalla sua casa alcuni vengono a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Per i parenti e gli amici, dunque, la giovane appare morta, immobile sul letto, incapace di parlare e di sorridere come era solita fare un tempo. Nella sua abituale sobrietà narrativa, l’evangelista non aggiunge altri particolari. Lascia però intuire l’opinione molto decisa, quasi inappellabile, dei portavoce della famiglia: la condizione in cui versa la figliola è ormai senza speranza. Perché darsi ancora da fare per lei, accudirla, disturbare persino il Maestro?&lt;br /&gt;Ma Gesù non è dello stesso parere: «La bambina non è morta, ma dorme». Un’affermazione contraria all’opinione di molti, un’espressione paradossale, quasi ingenua: "aprire una speranza quando la porta della vita sembra essere ormai chiusa per sempre". Il Maestro questa volta si è sbagliato: «Ed essi lo deridevano», ricorda il Vangelo.&lt;br /&gt;In realtà gli occhi di Gesù vedono quello che è invisibile agli occhi umani: i segni della vita personale non sono scomparsi, ma solo resi quasi impercettibili ai sensi, così deboli da non apparire più credibili. Infatti la persona umana, nel suo mistero, sfugge al nostro sguardo. Non è forse così anche per chi non può manifestare la propria coscienza ed entrare in relazione con noi attraverso le parole, i sensi, i gesti?&lt;br /&gt;Chissà se la figlia del capo della sinagoga era clinicamente morta oppure giaceva in uno stato comatoso o vegetativo. Il racconto di Marco non ce lo fa sapere e qui il mio pensiero si ferma. Ma un’intuizione mi prende: "l’intelligenza della vita e la speranza nella vita non sono separabili".&lt;br /&gt;Per comprendere e abbracciare con lo sguardo della ragione la vita dell’uomo in tutte le sue possibili circostanze occorre aprirsi al pensiero del futuro. La ragione deve osare un’apertura sul domani, non può appiattirsi sul presente, rimanere prigioniera di un’opinione o di un’ostinazione, ma spalancarsi a tutta la realtà della vita, quella visibile e quella che i nostri sensi non riescono a percepire.&lt;br /&gt;Allo stesso tempo la speranza della vita scaturisce dal presentimento della realtà nella sua pienezza, della verità tutta intera, quella che sfugge alla scienza dell’uomo ma è rivelata dallo "Spirito di verità" (cfr. "Giovanni 16,13") nella vita stessa di Gesù di Nazareth. Entro così in un ordine più alto, nella sfera della fede, che mi fa contemplare la vicenda di Gesù nella sua singolarità. Lui solo ha potuto dire alla figlia di Giairo: "Thalita kum!", "Fanciulla, io ti dico, alzati!". E ridestandola con potenza alla "vita terrena" ha dato inizio in lei a quella "vita divina" che si compirà in pienezza nell’ultimo giorno con la risurrezione della carne. Nella luce di questa prospettiva trascendente prende forma un giudizio etico, che nasce dalla fede cristiana ma non è estraneo alla ragione: non possiamo spegnere la vita di nessuna creatura umana senza uccidere, insieme a lei, la speranza che vive in essa, quella di essere fatta per la vita e non per la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libertà, responsabilità e solidarietà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre con cuore di "pastore" e nel desiderio di offrire un aiuto alla formazione della coscienza e alla chiarezza dell’azione, vorrei lasciarmi provocare da "alcuni interrogativi" suscitati dalle diverse prese di posizione emerse in questi giorni e soffermarmi così sulle "autentiche esigenze della libertà e responsabilità" di quanti, a vario titolo, hanno in custodia una persona gravemente malata, che dipende, per la sua esistenza, dalle loro cure.&lt;br /&gt;Ricordo anzitutto che il luogo proprio delle decisioni che riguardano la cura di un malato è la "relazione personale e fiduciale" tra il paziente (se è in grado di comunicare con chi lo assiste), i suoi familiari ed il personale medico e infermieristico. È davvero importante custodire e proteggere questa relazione, favorendo lo sviluppo di un dialogo clinicamente obiettivo, moralmente onesto e socialmente responsabile. Al centro di questo dialogo deve stare sempre il bene fondamentale della vita di ogni malato, un bene che non dipende dalla qualità delle sue capacità fisiche, psichiche e comunicative, ma che trova la sua radice nel fatto stesso di esistere. In ogni caso, la rinuncia a terapie sproporzionate o a cure futili non può comportare la sospensione della nutrizione e della idratazione, nella misura e fino a quando esse risultino efficaci nel sostenere la fisiologia del corpo. Anche qualora effettuata mediante vie artificiali, la somministrazione di acqua e cibo costituisce un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita.&lt;br /&gt;Dobbiamo poi domandarci: "il rispetto della scienza e della coscienza dei medici" e delle responsabilità proprie di coloro ai quali è affidata la cura delle persone non autosufficienti non esige una "giusta discrezione da parte delle autorità amministrative e giudiziarie"?&lt;br /&gt;Esse non devono condizionare, con interventi normativi, la libertà ed il compito che ciascuno possiede, secondo le proprie idealità e capacità, di interrogarsi sulle ragioni della cura e della promozione del bene della persona umana sofferente. Una libertà e un compito, questi, che la società è chiamata a promuovere, offrendo opportunità di riflessione, di formazione e di confronto. La Chiesa a pieno titolo, nel rispetto dell’autonomia dello Stato e delle diverse tradizioni e concezioni culturali e religiose, ha qui il dovere di offrire il proprio prezioso e singolare contributo.&lt;br /&gt;Infine, non dovremmo appellarci ad un "senso più forte di solidarietà" creativa e operosa nei confronti della solitudine e dell’abbandono in cui si trovano tanti nostri fratelli e sorelle, ammalati gravemente e da lungo tempo? Grazie all’intelligente e amorevole cura delle "Suore Misercordine" e dei loro collaboratori sanitari, Eluana non ha sperimentato fino ad oggi solitudine e abbandono. La loro testimonianza ci è di conforto e di incoraggiamento a fare altrettanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preghiera e discernimento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento forte il bisogno della preghiera. Celebrando l’Eucaristia chiedo al Signore che la nostra comunità cristiana possa trovare "parole vere" e tenere "comportamenti giusti", ispirati a un "vero e grande amore" per la vita di ogni donna e di ogni uomo, in ogni stagione e circostanza.&lt;br /&gt;Avverto la necessità che su questa vicenda umana sensibilissima il clima culturale e sociale sia animato da un "profondo rispetto": il rispetto dovuto a tutte le persone coinvolte – e, sia pure in forme e gradi diversi, lo siamo tutti noi – e nello stesso tempo ai valori fondamentali che danno senso e orientamento al nostro nascere, vivere, soffrire e morire. Ma di fronte all’inestimabile realtà della vita umana, che è sempre un bene in sé, il solo rispetto è ben poca cosa se non è segno ed esigenza di "amore": un amore che chiede di raggiungere la profondità propria della "venerazione" per ogni vita umana. E la venerazione non si ferma al riconoscimento del valore trascendente della nostra esistenza, ma esige anche l’umile consapevolezza e il coraggio di assumersi le responsabilità personali e sociali di difesa e promozione del bene della vita umana. Solo a partire da un atteggiamento di autentica venerazione del "mistero" che è in ogni uomo potrà sorgere una "riflessione necessaria e adeguata", che sia "critica e pacata", illuminata dalla ragione e corroborata dalla fede, una riflessione cioè che non si lasci offuscare dall’emotività né dominare da pregiudizi, e neppure diventi facile preda di strumentalizzazioni o di interessi estranei al vero bene della persona. Come Vescovo esprimo la mia vicinanza umana e cristiana a questa giovane, alla sua famiglia, alle "Suore Misericordine" che, insieme al personale sanitario della "Clinica Talamoni" di Lecco, l’hanno accolta e curata con professionalità e amore grande.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2299843984815810158?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2299843984815810158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2299843984815810158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2299843984815810158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2299843984815810158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/minima-moralia-ovvero-un-titolo.html' title='Una grande voce di amore in un orizzonte di presunzione'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-6193126910694549770</id><published>2009-02-15T10:15:00.000-08:00</published><updated>2009-02-15T11:15:10.408-08:00</updated><title type='text'>Quali i confini dell'eroismo?</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Da Repubblica&lt;br /&gt;12 febbraio 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché ho il diritto&lt;br /&gt;di scegliere la mia morte&lt;br /&gt;di UMBERTO ECO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BENCHE' il problema mi turbasse molto, e forse proprio per questo, ho cercato negli ultimi mesi di non pronunciare alcun giudizio o opinione sul caso Englaro, per molte e sensate ragioni, ma anzitutto perché non volevo partecipare alla canea di chi stava sfruttando per ragioni ideologiche, da una parte e dall'altra, la vicenda di una sventurata ragazza e della sua famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il presidente del Consiglio ha preso pretesto dal caso per tentare uno dei suoi ormai reiterati attacchi alla Costituzione, sono intervenuto con Libertà e Giustizia, in piazza, e mi sono unito agli appelli alla vigilanza. Ma nelle poche interviste che non ho potuto evitare ho sempre detto che le poche centinaia di persone che erano con me davanti a palazzo di Giustizia a Milano non erano lì a manifestare sul caso Englaro, perché ero pronto a scommettere che se si fosse fatta la conta si sarebbe visto che metà la pensavano in un modo e metà nell'altro, ma per protestare contro l'attacco al presidente della Repubblica, attentato bonapartista (ringrazio Ezio Mauro per aver rievocato questo precedente) su cui tutti erano d'accordo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso, sfogliando le gazzette, mi rendo conto come sia difficile dividere questi due problemi e quanta sottigliezza politologica, giuridica e (permettetemi) morale ci voglia a capire quanto i due problemi siano diversi. Ma cosa si può pretendere da chi, come accadeva secoli fa con Terenzio e gli orsi, ha preferito il Grande Fratello alla discussione su questi casi?&lt;br /&gt;Così mi sono trovato citato tra coloro che sul caso Englaro avevano idee chiare e decise. Intervengo per dire che non le avevo, altrimenti le avrei espresse. Solo che, ora che la ragazza è morta, forse si può parlare di questi problemi senza temere di far sciacallaggio su un corpo in sofferenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti non intendo parlare della morte di Eluana Englaro. Voglio piuttosto parlare della mia morte, e ammetterete che in questo caso ho qualche diritto all'esternazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovendo parlare della morte mia, e non di quella altrui, non posso non citare alcuni aspetti della mia vita, tra cui il fatto che qualche anno fa ho scritto un romanzo intitolato La misteriosa fiamma della regina Loana, dove il protagonista, dopo un primo incidente cerebrale per cui perdeva la memoria, cadeva nuovamente in coma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se scrivendo volessi affermare qualcosa di scientificamente valido o cercassi solo un pretesto narrativo, ma fatto sta che ho impiegato più di cento pagine a far monologare il mio personaggio ormai in coma (non avevo allora calcolato se ridotto a vegetale, imputato di morte cerebrale o in coma eventualmente reversibile - segno che non avevo precise preoccupazioni scientifiche).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso il personaggio, in quello stato che chiamerò di "vita sospesa", pensava, ricordava, desiderava, si commuoveva. Sapeva benissimo che probabilmente i suoi cari lo credevano ridotto allo stato di una rapa, o al massimo di un cagnolino dormiente, ma si accorgeva che i medici sanno pochissimo di quanto succede nel nostro funzionamento mentale, e che forse dove essi vedono un encefalogramma piatto noi continuiamo a pensare, che so, coi rognoni, col cuore, coi reni, col pancreas...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa era la mia finzione letteraria (per calmare coloro che dall'eccezionale si attendono tutto, dirò che alla fine il mio personaggio sprofondava nel buio) ma devo dire che se l'avevo pensata era perché un poco ci credevo. Non sono sicuro che là dove gli strumenti scientifici di oggi vedono solo una terra piatta, e una assenza di anima, ci sia del tutto assenza di pensiero - e lo dico con sereno materialismo, non perché ritenga che un'anima sopravviva alla morte delle nostre cellule ma perché non mi sento di escludere che - morte e definitivamente alcune cellule - altre non sopravvivano e prendano il controllo della situazione, testimoniando di una straordinaria plasticità non del nostro cervello (questo ormai lo sanno tutti) ma del nostro corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, siccome sospetto che quando si è sani si pensi anche con l'alluce, allora perché no quando il cervello non dà segni di vita?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non farei una comunicazione in merito a un congresso scientifico, ma in qualche modo ci credo. Visto che c'è gente che crede al cornetto rosso lasciatemi credere a questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che cosa vorrei, se se mi trovassi in una situazione del genere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cercare proprio col lanternino tutte le possibilità credo proprio che esse si riducano a tre. Prima possibilità, sopravviverei come una rapa, senza coscienza, senza poter dire "io", reagendo al massimo a qualche modificazione dell'umidità atmosferica, come se fossi una colonnina di mercurio. In effetti a queste condizioni non sarei più "io", ma appunto una rapa e non vedo perché dovrei preoccuparmi di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda possibilità è che in quello stato si riviva tutto il proprio passato, si torni all'infanzia, si abbiano visioni e si realizzino quelli che in vita erano stati i nostri desideri, insomma si viva una sorta di sogno paradisiaco. È un poco quel che accade al personaggio del mio romanzo, ma poi purtroppo anche lui cala nelle tenebre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza ipotesi è la più angosciante, è che in quella vita sospesa ci si interroghi su cosa faranno e penseranno di noi i nostri cari, si riviva col cuore in gola gli ultimi momenti di coscienza, si tema per l'orrido futuro che ci attende, o addirittura ci si consumi come ha fatto mia madre negli ultimi dieci anni che è sopravvissuta a mio padre, raccontando a noi figli, ogni volta che poteva, come era stata orribile la notte in cui mio padre era stato colto da infarto, e se non fosse stata colpa sua che aveva preparato una cena forse troppo pesante. Questo sarebbe l'inferno - e ho accolto quasi con sollievo la morte di mia madre perché sapevo che stava uscendo da quell'inferno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso facciamo una botta di conti alla Pascal. Di tre possibilità solo una è gradevole, le altre due sono negative. In termini di roulette (e sui grandi numeri, tipo diciassette anni di vita sospesa) si è già perso in partenza. Ma il problema non è questo. Io sono pronto a dichiarare che, nel caso incorra nell'incidente della vita sospesa, desidero che non si protraggano le cure (anche se potrei perdere alcuni istanti o millenni di paradiso) per evitare tensioni, disperazione, false speranze, traumi e (permettetemi) spese insostenibili ai miei cari. Ma chi sono io per distruggere la vita a una, due, tre o più persone per la remota possibilità di avere qualche istante o qualche anno di paradiso virtuale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri. Guarda caso, è quello che mi ha sempre insegnato la morale, e non solo quella laica, ma anche quella delle religioni, è quello che mi hanno insegnato da piccolo, che Pietro Micca ha fatto bene a dare fuoco alle polveri per salvare tutti i torinesi, che Salvo D'Acquisto ha fatto bene ad accusarsi di un crimine non commesso, andando incontro alla fucilazione, per salvare un intero paese, che è eroe chi si strappa la lingua e accetta la morte sicura per non tradire e mandare a morte i compagni, che è santo chi accetta l'inevitabile lebbra per baciare le piaghe al lebbroso.&lt;br /&gt;E dopo che mi avete insegnato tutto questo non volete che io sottoscriva alla sospensione di una vita sospesa per amore delle persone che amo? Ma dove è finita la morale - e quella eroica, e quella che mi avete insegnato, che caratterizza la santità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché, turbato a manifestare la sia pur minima idea sulla morte di Eluana (non sono, maledizione, fatti miei, ma dei genitori che l'hanno amata più di quanto l'abbia amata Berlusconi, che ha sinistramente fantasmato sulle sue mestruazioni) non ho esitazioni a pronunciare la mia opinione circa la mia morte. E all'amore che una morte può incarnare. "Laudato s' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, - da la quale nullu homo vivente po' skappare: - guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; - beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, - ka la morte secunda no 'l farrà male".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-6193126910694549770?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/6193126910694549770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=6193126910694549770' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6193126910694549770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/6193126910694549770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/i-confini-delleroismo.html' title='Quali i confini dell&apos;eroismo?'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3147179950944687344</id><published>2009-02-15T10:13:00.000-08:00</published><updated>2009-02-15T11:16:09.127-08:00</updated><title type='text'>Biopolitica e biopotere: il caso di Eluana?</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Da Repubblica&lt;br /&gt;12-02.2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso Englaro ci ha posto e ci pone di fronte a una questione di sovranità&lt;br /&gt;Se nasce la biopolitica&lt;br /&gt;di CARLO GALLI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che Eluana non c'è più - sfuggita, com'era sua volontà, al dominio degli oltranzisti della vita - , la decenza e la pietà ci impongono il silenzio sullo straziante caso personale. Tuttavia, la questione politica che si è aperta non può essere frettolosamente richiusa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cosiddetto caso Englaro ci ha posto, infatti, e continua a porci, di fronte a una questione di sovranità. Siamo davanti a quello che alcuni giuristi e alcuni filosofi definiscono "caso d'eccezione", cioè a quel punto in cui il sistema delle norme e delle istituzioni è minacciato, e lascia vedere, sotto le maglie lacerate della legalità, il nucleo originario della politica: il nesso fra corpo umano e corpo politico, in cui si mostra che la politica ha a che fare, primariamente, con la vita e con la morte degli esseri umani, e che la sovranità è la decisione che opera su questa materia incandescente. Un tempo era prerogativa del sovrano decidere se mettere a morte o lasciare in vita un uomo (o una donna): oggi, al contrario, si è trattato di decidere tra il far vivere e il lasciar morire. E questa decisione si è posta all'ordine del giorno perché sta vacillando la normalità costituzionale liberaldemocratica, che cercava di tenere vita e politica il più possibile distinte e separate: secondo il nostro ordinamento, infatti, la politica non afferra direttamente la vita, ma la protegge lasciandone la libera disponibilità al cittadino, riconoscendogli il diritto cruciale di rifiutare le cure mediche (art. 32 Cost.). La sovranità della legge dello Stato liberale e democratico conferisce al singolo la sovranità su se stesso, sulla propria vita e sul proprio lasciare la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è capitato è la conferma che questa distinzione vien meno, che cioè il discorso politico è ormai direttamente discorso sulla vita, che il potere politico si fa potere di vita, che è ormai biopotere, e che la politica è apertamente biopolitica. E prende la forma di una sorta di allevamento dell'essere umano, che - per il suo bene, deciso da altri - non può sottrarsi alla tutela, e deve venire esonerato dal suo diritto sovrano su se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caso d'eccezione implica una decisione, ne è il frutto. Molte possono essere le cause contingenti che hanno determinato il caso Englaro - distrarre l'opinione pubblica dalla crisi economica con argomentazioni tra il sentimentale (la pretesa "condanna a morte" di una fanciulla) e il paleopolitico (la costituzione "filosovietica"), segnalare al Vaticano in occasione degli ottant'anni del Concordato la propria disponibilità a un'alleanza strategica in nome dell'autoritarismo etico, mettere in difficoltà il Pd; tuttavia, la decisione di Berlusconi di tentare di opporsi a una sentenza definitiva della magistratura con lo strumento della decretazione avente forza di legge è stata anche la decisione di istituire un percorso che, a partire dal cortocircuito fra vita e politica, avrebbe dovuto passare dal disegno di una società eticamente protetta a ogni altro ambito giuridico e politico. La decisione, cioè, di proporre una nuova normalità postcostituzionale, di tipo plebiscitario e decisionista: l'appello al popolo per rafforzare la potestà legislativa dell'esecutivo, per fare del governo il signore, in generale, della necessità e dell'urgenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presa sul corpo di Eluana ha voluto essere anche la presa sul corpo politico della Repubblica. La scenario che quella decisione ci ha prospettato consiste infatti nella perdita delle distinzioni fra pubblico e privato, fra religione e politica, fra Chiesa e Stato, fra popolo e Parlamento, fra potere legislativo esecutivo e ordine giudiziario, fra legge universale e provvedimento ad hoc: "legge salva-Eluana" è stato battezzato il ddl frettolosamente affidato dal governo a un Parlamento trattato come un votificio. E questo mondo indistinto è anche un mondo rovesciato: lo Stato liberaldemocratico che riconosce al singolo la sovranità su se stesso è stato definito il frutto di un'ideologia malvagia e mortifera che lo vuole superiore al cittadino; lo Stato autoritario che non ne riconosce la volontà è stato fatto passare, invece, per liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attraverso le varie strategie (politiche, mediatiche, amministrative) con cui ha gestito il caso d'eccezione, la destra ha mostrato la propria vera natura, cioè di ritenere che la realtà politica sia un magma indistinto, plasmabile a piacimento: che tutto sia possibile, che ovunque si tratti sempre e solo di una questione di potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il caso d'eccezione esige anche una risposta: la prima, doverosa e coraggiosa, è stata quella di Napolitano, per la quale il Capo dello Stato ha pagato e paga il prezzo di attacchi incredibili; ma devono proseguire l'opposizione, l'opinione pubblica, i media. La risposta non può non essere la energica riconferma della Costituzione, preziosa fonte di libertà e democrazia proprio in quanto contiene le distinzioni giuridiche e istituzionali che la destra annulla, proprio perché ha in sé la decisione per il liberalismo democratico che comporta anche il rispetto dei diritti sovrani del cittadino. È questo il tempo, insomma, di una nuova decisione contro il biopotere per l'habeas corpus, contro le tentazioni plebiscitarie per la normalità istituzionale, contro il decisionismo e l'autoritarismo per la libertà e la democrazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3147179950944687344?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3147179950944687344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3147179950944687344' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3147179950944687344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3147179950944687344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2009/02/biopolitica-e-biopotere.html' title='Biopolitica e biopotere: il caso di Eluana?'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-7013580195839089868</id><published>2008-12-31T05:57:00.000-08:00</published><updated>2008-12-31T06:02:06.609-08:00</updated><title type='text'>Cosa ne pensate?</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Io, Saviano e la passione per il Big Mac&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da "Il Corriere della Sera" - 24 Dicembre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due cupi corazzati macchinoni di grossa cilindrata dall’aria circospetta mi attendono sotto casa. Un paio di uomini mi fanno accomodare con garbo riluttante nella vettura in testa al convoglio. All’interno il tepore ovattato di un ascensore è reso spigoloso da un uomo che bisbiglia nel microfono che gli spunta dal bavero della giacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impressione di irrealtà svanisce quando Roberto Saviano mi rivolge un suo tipico «E allora? » farcito dall’ironico incurvarsi del sopracciglio. E io — che sono smarrito come un bimbo rapito dai marziani — non trovo di meglio che replicare: «E allora, eccoci qua».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non appena l’auto entra in uno stretto parcheggio ha inizio una danza il cui effetto è quello di teletrasportarci dentro al salone di un ristorante (preventivamente svuotato per noi). Non è la prima volta che mi accade di constatare la materna premura con cui la scorta tratta Saviano. Uomini posati la cui età oscilla tra i trentadue anni del più giovane (unico celibe e senza figli) e i cinquanta di quello seduto accanto a Saviano. Ragioni di sicurezza mi impediscono di dichiarare le generalità di quest’ultimo ma non di ricordare il suono della voce che sembra provenire dal fondo di una caverna rinfrescata da un umido effluvio di limoni. Mi parla di quanto sia complicato guidare un auto che pesa quattro volte più del normale. Nota che guardo la grande sacca dietro di lui da cui spunta un massiccio mitragliatore: «È uno Spas-12 perfetto per sedare le sommosse. Siamo ben equipaggiati. Se ci attaccano sappiamo come reagire». L’incubo è un altro: un’intercettazione parlava dell’acquisto di una cinquantina di chili di tritolo. Finché tutto quell’esplosivo non verrà fuori dormiranno un po’ meno tranquilli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paio di estati fa trascorsi una settimana di vacanza con Saviano in una località balneare. Ricordo che non avevo tratto una forte impressione dalla scorta che gli avevano affidato. C’era un che di eccessivamente esaltato nel contegno di quei ragazzi. Tutto il contrario di questi qui. La cui professionalità sembra esprimersi nel modo dimesso, quasi ironico, di svolgere le mansioni. Sebbene il cameratismo s’incentri sulla condivisione di un destino che potrebbe rivelarsi tragico, il tono della discussione ostenta la leggerezza tipica di chi ha bisogno di esorcizzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Quando uscì la notizia che volevano farci saltare in aria sulla Roma-Napoli» dice Saviano «la reazione dei ragazzi fu quella di correre ancora più forte. Da casello a casello in quarantacinque minuti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Più corri più li induci all’errore» chiarisce il mio vicino di sedia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dopo quella cazzo di notizia mia moglie per la prima volta mi ha chiesto spiegazioni. Era terrorizzata ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Invece mia moglie ci scherzò su: "Insomma per Natale vi vogliono fare il pacco regalo"». «Una volta lessi che un killer era entrato in un locale e aveva chiesto: "Chi è che si chiama Gennaro?". Il tizio che rispose: "Io" si beccò una bella pallottola in fronte. All’epoca lavoravo con un giudice e gli dissi: "Senta, dotto’, se qualcuno ci chiede se c’è uno che si chiama Andrea, la prego, faccia rispondere me"».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ribollire d’una discussione così spiritosamente macabra non mi ha impedito di notare una stranezza. Un attimo dopo l’arrivo in tavola di vassoi colmi di diversi tipi di pasta, l’uomo dalla voce cavernosa ha afferrato il piatto di Saviano riempiendolo di un trittico di primi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frequento Saviano da un tempo sufficiente per sapere che il suo rapporto con il cibo è complicato come quello dei bambini. Accade che lui ti chiami e ti chieda di andarlo a trovare nella sua tana del momento: «Sono solo. Non mi va di rompere le palle ai ragazzi. Perché prima non passi da un cinese? Va bene anche un Big Mac». La stranezza non è in gusti gastronomici così corrivi. Semmai nel modo con cui Saviano tratta quella sbobba. Mangia con gli occhi più di quanto non faccia con la bocca. Si avventa sul cibo con aria famelica, ma si sazia subito. Si alza in piedi, inizia a parlare e a gesticolare come una marionetta. Ti racconta le abitudini sessuali di qual capomafia, l’ossessione per le ostriche di quel pentito. E lo fa per impressionarti, con aria di sfida, ma anche perché non può farne a meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ossessione di Saviano per l’universo malavitoso ha origini balzacchiane. Lui si interessa al caleidoscopio criminale con la dedizione di un moralista classico. Tale fissazione è così radicata da aver polarizzato ogni altro interesse: ecco perché Saviano è un ospite straordinario quando t’invita nel suo regno ma non è mai disposto a muovere le chiappe per venire a visitare il tuo. Ciò che non gli somiglia non lo interessa. Puoi condurre la discussione su qualsiasi terreno: sport, politica, sesso… Ma le sue idee su questi argomenti difficilmente superano la soglia del buonsenso. Ma se ti interessa il genio allora ti basta innescare la sua monomania. Intanto il resto finisce con l’annoiarlo. Le proposte sessuali che riceve tramite My space o Facebook—a prescindere dal sussulto di orgoglio che gli procurano —, o le attempate signore bene che gli si offrono, non lo avvincono più degli spring rolls o dei Big Mac. Non c’è uomo più immune da istinti edonisti di Roberto Saviano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni fa Mario Desiati, all’epoca segretario di redazione di Nuovi Argomenti nonché scout della Mondadori, mi fece leggere un racconto-reportage sulla malavita campana scritto da un certo Roberto Saviano. Poco più che ventenne aveva pubblicato qualche articolo molto tosto e documentato su Lo straniero e su Nazione indiana. A Mario sfuggì un commento tipo: «È una forza della natura ma anche un kamikaze. Bisogna tenerlo d’occhio». Non capii se alludesse al suo destino editoriale o alla sua incolumità. Come pensare che solo pochi anni dopo le due dimensioni—quella artistica e quella legata alla sicurezza—si sarebbero così inestricabilmente intrecciate? Il nostro incontro avvenne qualche settimana dopo, in occasione della presentazione del mio libro organizzata dai miei zii napoletani al Circolo Canottieri. Ed eccolo lì, dove non te lo aspetti, in fondo alla solenne club house con le finestre aperte su spicchi di cobalto. Eccolo lì, splendidamente inadeguato, con jeans da teddy boy, scarpe da ginnastica e occhi dipinti di fresco da qualche allievo di Luca Giordano. Eccolo lì, impantanato in tutta la sua goffaggine sociale. Sebbene Saviano fosse il prodotto di un milieu borghese, era evidente il suo disagio in un contesto mondano. Andammo a prenderci un caffé. Così entrai per la prima volta in contatto con l’arcipelago-Saviano. Camminammo un po’ per Piazzale dei Martiri, ci inerpicammo lungo Via dei mille. Non c’era cinema, né negozio, né ristorante che non custodisse un retroscena malavitoso. Come se il mondo che credevo di conoscere non fosse altro che la presentabile calcomania di un universo popolato di spettri. Capii subito che Saviano apparteneva a quel genere di scrittori per cui la bellezza dorme acquattata sotto spessi strati di immondizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Inside)&lt;br /&gt;(Inside)&lt;br /&gt;Il fatto ragguardevole è che l’enorme risonanza planetaria che il lavoro di Saviano ha frattanto ottenuto non ha in alcun modo alterato il suo sguardo. Ora è certo più scaltro, più vanitoso, più navigato, più guardingo (chi non lo sarebbe al suo posto?), ma il suo sistema solare continua a girare intorno alla stella mefitica da cui è letteralmente tormentato. La sua mente è sollecitata dalla geometrica perfezione dalle strutture criminali. Una vocazione che gli ha consentito di tradurre la dietrologia in un efficacissimo strumento conoscitivo privato del quale si sentirebbe nudo e improtetto. L’ironia è che il suo desiderio di proteggersi abbia finito con il renderlo uno dei dead man walking più protetti del pianeta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Quando all’estero mi affidano una scorta» mi dice ridendo «la prima cosa che faccio è cercare di capire come sono organizzati. Il che mi aiuta a conferire un senso a quello che sta avvenendo, e a prevenire quel che sta per succedere ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finché la conversazione tra me e lui si fa più intima: «La fine di un amore. Ecco una cosa che non capisco. Contro la quale mi ribello. Forse perché lì il meccanismo mi sfugge. È come se d’un tratto tutto negasse ciò che hai impiegato del tempo ad accettare. L’esatto contrario del mondo criminale. Fatto di slealtà e tradimenti, ma obbediente a regole precise. Non trovi che la sfera affettiva sia quella che riservi le sorprese peggiori?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il desiderio di essere amato, la competizione, la richiesta continua di protezione e di riconoscimenti, la suscettibilità. Tutto questo fa di Saviano un suddito onorario del regno di Edipo. «Mia madre è una donna bella con un carattere da colonnello che si è ammorbidito con gli anni. La mia vita è stata il tentativo di dimostrarle che ero meglio di quello che sembravo. Temo mi considerasse una specie di intellettuale inconcludente ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Be’, converrete con me che l’encomiabile zelo con cui Roberto Saviano ha voluto dimostrare a una madre così potente di valere qualcosa ha dato frutti fin troppo spettacolari. E tuttavia la mia esperienza personale mi suggerisce che Saviano non si sia emancipato dai riti di quel legame originario. Qualche tempo fa Saviano mi chiese cosa pensassi di un suo articolo. Gli dissi che non era la cosa migliore che avesse scritto. Capii dal tono della voce che quel responso da me pronunciato con tanta leggerezza aveva alterato in modo irreparabile la piega del suo umore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casa Saviano. Un vero ossimoro. Da che lo conosco questo è il quarto rifugio in cui mi invita, e d’altra parte ci tiene a dirmi che si tratta di una sistemazione temporanea. A dispetto delle precedenti dimore almeno questa non è angusta né squallida, sebbene egualmente impersonale. Una romantica soffitta all’ultimo piano di un vecchio palazzo. «Che ne dici se apriamo un panettone che mi ha regalato un pasticciere devoto? ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi stupisce che gli facciano regali votivi. Più di una volta mi è accaduto di constatare il fervore che la vista di Saviano suscita nel prossimo. Quella volta in cui una mamma volle che Saviano toccasse la testa del suo bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scene del genere mi suscitano ripugnanza, ma anche un fosco divertimento. Le assimilo all’idolatrica devozione a Padre Pio o al culto postumo di Pasolini. Qualcosa di irrimediabilmente italiano che non mi piace. Curioso il modo in cui Saviano assimila il culto di cui è fatto oggetto. Con divertimento direi. Ma anche con una serietà che ti lascia sbigottito. È come se lui intravedesse una relazione tra l’ardore religioso che anima gli altri e la sua percezione di essere in pericolo. Non ho mai conosciuto, per ovvie ragioni, un mio quasi coetaneo che dovesse affrontare quotidianamente l’idea della propria fine. Certe volte sembra quasi che morire è il minimo che la gente si aspetti da lui. Sebbene Saviano abbia un’idea letteraria della propria morte, non ne sottovaluta i lati truculenti tanto meno quelli comici. «Certo, l’idea che un’esplosione mi stacchi una gamba mi fa orrore».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo quando Saviano mi disse che i casalesi lo volevano eliminare. Era l’autunno del 2006. La notizia stava per divampare. E lui non trovò di meglio che mettersi a piangere di infantile disperazione. Da allora però il suo contegno è cambiato. Il suo umore si è adattato al vertiginoso binario d’una montagna russa impazzita. Ogni tanto annuncia (via sms) che ha un brutto presentimento. Lo chiami e lui non risponde. Altre volte ti spiega con tristezza, come se la cosa non lo riguardasse, che è inutile farsi illusioni, tanto quelli «non dimenticano». Sicché dalla sua enciclopedia dell’orrore stipata di atti criminosi tira fuori un paio di storie istruttive: «Ale, si tratta di persone dotate di una pazienza infinita. Quando tutti si saranno stancati di questa storia, loro agiranno. Te l’ho detto, per i casalesi tutto è cinema. L’happy end è il mio cadavere ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il panettone è squisito. Ha il colore giusto: un giallo paglierino dato dall’eccesso di burro. Ma Saviano lo maltratta, piluccando pezzettini di pan di spagna dopo averli separati da uvette e canditi. Ci mettiamo nel piccolo soggiorno. E lui fa la solita fatica a sistemarsi. Si stira, si alza, si risiede. Sembra che stia cercando la soluzione più scomoda per sedersi. Il suo fisico è snodato come quello di una burattino. Fumiamo sigari all’anice e lui mi fa: «Che ne pensi di questa roba del Partito democratico?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Delle lezioni di moralità che dovresti impartire ai nuovi dirigenti?».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Esattamente».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli dico che raramente ho sentito una cazzata più ridicola, tendenziosa, demagogica. Gli chiedo se non gli costi essere diventato un’entità politica così influente. Se la responsabilità a cui è tenuto, quel modo di misurare le parole che lo ha reso un’icona bipartisan, non sia una negazione dello spirito kamikaze di Gomorra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Se mi abbandonassi, ora che ne ho il potere, a una serie di dichiarazioni di pancia, metterei in pericolo tutto quello che ho raccontato. Ma la responsabilità non inquina la mia operatività. L’articolo in cui fornivo gli indirizzi dei mandanti e degli esecutori degli omicidi dei sei africani mi sembra che rispettasse lo spirito di Gomorra ».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dire come il suo libro abbia infettato i miei pensieri gli dico come fino a poco tempo fa quando m’imbattevo nel termine Gomorra pensassi alla Bibbia oppure alla Recherche mentre oggi invece mi ritrovi subito scaraventato a Casal di Principe ma anche in quel fucsia genialmente pop dei cartelloni pubblicitari del film di Garrone. Ride. E continua: «Io sono contro l’economia criminale che considero la vera gorgone del capitalismo contemporaneo. Questa è la mia sola passione politica. E la letteratura naturalmente. Anche se lo sai, m’interessano gli scrittori che usano il sangue al posto dell’inchiostro: Junger, Nizan, Cendrars, Céline».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dato affascinante è che una frase come questa che, pronunciata da qualsiasi altro, suonerebbe pretenziosa, sulla bocca di Saviano prenda un suono così vivido. La cosa che gli invidio (almeno dal punto di vista professionale) è l’essersi conquistato sul campo il diritto alla retorica. Sapete com’è: i millenni che ci separano da Omero ci hanno fatto dimenticare, per una questione di buon gusto e per un’idea tutta moderna di autenticità, quanto la retorica sia nutriente per la nostra vita spirituale. Ebbene, tutto quello che Saviano ha fatto fin qui sembra essere al servizio di una strategia: poter pronunciare certe impronunciabili frasi, ingaggiare, con l’aiuto della scorta, un’omerica battaglia contro un branco di assassini. Sapete, l’intercalare che precede tutte le sue proposizioni è «paradossalmente ». Un avverbio che suona come una specie di auto-definizione o come una preventiva richiesta di scuse per l’improbabilità di ciò che sta per narrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando ricaccia fuori la solita solfa degli scrittori che sarebbero tutti «pavidi», perdo le staffe. E gli chiedo se non attribuisca al termine «coraggio» un’accezione un po’ troppo hollywoodiana: «Insomma certe volte si direbbe che dovendo scegliere tra Charles Bronson e Gustave Flaubert getteresti dalla torre quest’ultimo senza pensarci un attimo. In fondo la paralisi nevrotica in cui Kafka viveva gli ha consentito di cogliere la condizione umana in un modo assai più efficace dei tuoi Junger o Nizan del piffero».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Be’ allora pensa al coraggio di Primo Levi». E anche qui ci troviamo decisamente in disaccordo. Se c’è una cosa che mi tocca della tragedia di Levi è che lui non se l’è andata a cercare. Ce l’hanno trascinato…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lascio casa Saviano con il senso di vacuità (certo incongruo) di chi abbandona un uomo solo. Il destino è sempre determinato dalle tue scelte, mai dal caso. Parola di Jean-Paul Sartre. Le scale, l’ascensore, l’androne dell’elegante stabile ottocentesco parlano con gli odori e le luci del Natale incipiente. È tardi e fa un freddo orribile. L’eco dei miei passi mi percuote i timpani. L’idea di uscire da quel portone per un attimo (un secondo appena) mi fa rabbrividire. Non ha senso vivere così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Piperno&lt;br /&gt;24 dicembre 2008&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-7013580195839089868?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/7013580195839089868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=7013580195839089868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7013580195839089868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/7013580195839089868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/12/cosa-ne-pensate.html' title='Cosa ne pensate?'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-5202297462121285826</id><published>2008-12-16T00:17:00.000-08:00</published><updated>2008-12-16T00:18:35.620-08:00</updated><title type='text'>Un piccolo segno della Grazia!?!</title><content type='html'>Ma la Chiesa non è una città sotto assedio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Repubblica — 15 dicembre 2008   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi tempi si parla spesso, sui giornali, delle autorità ecclesiastiche: papa, cardinali, vescovi; e delle loro opinioni ed iniziative. Siccome mi considero (o vorrei essere o lo sono per alcune ore del giorno) un cristiano e un cattolico, ne parlo poco volentieri. Nel mondo, esiste una cosa indicibile che si chiama la grazia: l' unica cosa che importa in una religione, assai più della fede e delle opere. La grazia è una luce, un barlume, che talvolta ci visita (non sappiamo perché né quando), e dà un tocco alla nostra vita. Non ci viene data per nostro merito: nessun uomo ha meriti di nessuna specie. Ci viene data; e noi dobbiamo tenerla carissima. La ritroviamo nei Vangeli, in molti libri religiosi; e in quasi tutti i grandi scrittori. Sono le uniche testimonianze nelle quali ho fiducia. La grazia può scendere su tutti, e forse specialmente su coloro che hanno consacrato la loro vita a Dio - l' ignoto mittente della luce. Ora, sono esistiti papi, cardinali, vescovi sciocchi e incolti: ma la grazia non ha molto a che fare né coll' intelligenza né con la cultura. Così ascolto le parole dei sacerdoti con una specie di secondo orecchio, cercando di capire se qualcosa palpita e si muove dietro le parole apparenti. Non posso dimenticare un fatto straordinario. Circa un secolo fa, molti famosi e brillanti studiosi affermavano che il primo cristianesimo era legato alle cosiddette "religioni dei misteri". Avevano torto. Avevano ragione modesti professori cattolici (certo ispirati da una oscura grazia), i quali sostenevano che il primo cristianesimo si era nutrito soprattutto di ebraismo. Ho avuto e ho molta ammirazione per papa Giovanni Paolo II. Non era un papa come gli altri: un papa rappresenta in primo luogo la tradizione della chiesa, e la parla. Certo, Giovanni Paolo II venerava moltissimo la tradizione cristiana. Ma era anche un uomo: come un papa non è. Mangiava, sciava, parlava, pregava, abbracciava, sorrideva, recitava, piangeva, come nessun papa ha mai fatto. Al tempo stesso, era o pensava di essere una reincarnazione di Cristo: come testimonia tutta la sua esistenza, l' attentato, le pallottole inviate nella corona della madonna di Fatima, l' intuizione dei segni e dei miracoli, e la sua morte - imitazione degli eventi del Golgotha. Per queste due ragioni, i fedeli erano così affascinati dalla sua figura. Papa Giovanni Paolo II ebbe l' intuizione grandiosa che la Chiesa fosse il mondo: che tutto l' universo creato - i fiori, le piante, gli uomini, le case, le chiese, il mare, i pesci, gli uccelli, i sacerdoti, i bambini e persino gli infedeli e i nemici - fossero il corpo della Chiesa vivente. Così immaginava la Chiesa cattolica del Rinascimento e del Seicento - quella che ha prodotto San Pietro e i presepi napoletani. Di qui avevano origine i suoi incontri oceanici, nei quali due milioni di ragazzi sudati lasciavano cadere al suolo due milioni di lattine di birra, gridando trionfalmente la loro fede. Come disse Gesù nel Discorso della Montagna: «Tu, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà...Il Padre vostro sa già di che avete bisogno, prima ancora che lo chiediate. Voi, dunque, pregate così: "Padre nostro che se nei cieli"». La religione è in primo luogo questo: un luogo dietro la porta chiusa, nel segreto, una preghiera silenziosa che solo Dio ascolta e accontenta. Papa Giovanni Paolo II aveva un grande bisogno di presenza: doveva pronunciare quello che portava nell' anima, dirlo a tutti, tutti insieme e uno per uno, abbracciando ogni persona e cosa nel suo immenso cuore. Niente doveva sfuggire. Non rifiutò nessuno strumento: le grandi prediche, i viaggi, i perdoni pubblici, l' abbraccio dell' assassino, l' edizione delle sue opere giovanili, l' abolizione del segreto (almeno in parte), il racconto televisivo della sua vita. Un papa ha mille modi per essere presente: le encicliche, le parole dalla finestra di San Pietro, i gesti simbolici, il tocco delle mani, la preghiera silenziosa (che certo egli praticava). Purtroppo Giovanni Paolo II diede interviste: a pessimi giornalisti. Sebbene io sia un mediocre cristiano, gli errori di fatto nelle sue interviste (un papa non deve sbagliare) mi danno un grande dolore. *** Oggi, quasi tutto sembra cambiato. La gerarchia ecclesiastica pensa che la Chiesa sia una cittadella assediata: fuori ci sono gli empi, gli infedeli, i laici cattivi; e dunque bisogna alzare muri, muretti, scavare fossati, puntare cannoni o piccoli fucili, alzare il dito, proclamare principi ed assiomi. Non voglio negare che i cosiddetti laici - specie quelli che scrivono libri e articoli - dicano stolidità religiose, che avrebbero fatto impallidire il più umile fedele del tredicesimo secolo. Né che sia tollerabile vedere i cristiani perseguitati e uccisi (come gli ebrei) in molti paesi. Oggi la Chiesa non è una cittadella assediata. Cinquant' anni o sessant' anni fa, le chiese erano piene, ma quasi nessuno leggeva i Vangeli o san Paolo o Origene o sant' Agostino o Giovanni Scoto o Ildegarda di Bingen o san Bernardo, senza i quali non è facile dirsi cristiani. Almeno in Italia, il mondo cattolico possiede una straordinaria vivacità e ricchezza: case editrici, letture appassionate, movimenti di ogni specie, missionari, molteplici e ammirevoli opere di assistenza. Oso dire che mai, negli ultimi due secoli, l' Italia ha conosciuto una vita cattolica così intensa. In questi giorni è uscito un libro di Marcello Pera, Perché dobbiamo dirci cristiani (Mondadori p. 200, 18 euro). Sostiene che il "dialogo interreligioso" (con l' Islam e qualsiasi altra professione di fede) è oggi impossibile. Vorrei capire meglio. È sempre stato impossibile? Le religioni sono cattedrali essiccate, abitate da morti e da spettri, dove nessuno mette il naso alla finestra, perché teme di esser violato nella sua fede? Nel XII e XIII secolo, la mistica bizantina e quella islamica si influenzarono profondamente, generando un tesoro supremo. Ma Marcello Pera, che ignora tutto sull' Islam classico e ignora persino cosa sia una religione, non sa assolutamente niente di questo. Molti secoli prima, ebraismo, cristianesimo, manicheismo, buddismo, Islam, taoismo ebbero rapporti fruttuosi, fecondandosi a vicenda, persino in Cina. Ancora prima, nel quarto secolo dopo Cristo, Fausto di Milevi (appartenente alla feroce eresia manichea, che i cristiani massacrarono per secoli, bruciandone i libri e le vesti rituali), disse a sant' Agostino: «Io ho lasciato il padre e la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo chiede di lasciare, e mi chiedi se io accetto il vangelo?... Ho rifiutato l' argento e l' oro e ho smesso di tenere il danaro nella borsa, contento del cibo di ogni giorno, senza curarmi di quello dell' indomani. E tu richiedi se accetto il vangelo?... Tu vedi in me il povero, vedi il pacifico, il puro di cuore, l' uomo che piange, che ha fame, che ha sete, che soffre persecuzioni e odi per la giustizia; e dubiti che accetto il vangelo?». Ancora prima, verso la fine del terzo secolo, sempre gli stessi eretici manichei lessero, in Egitto, questo Salmo: «Gesù, mio vero guardiano, possa tutti proteggere. Tu, figlio primogenito del Padre delle Luci, possa tu proteggermi. Tu sei il vino della vita, il figlio della vera vigna, fa' in modo che noi beviamo del vino vivente della tua vigna. Nel mezzo del mare, Gesù guidami, non abbandonarci, le onde non ci afferrino. Quando io pronuncio il tuo nome sul mare, esso calma le onde... Questo nome, Gesù, una grazia lo circonda. Il tuo fardello è leggero per chi lo porta su di sé...Quanto grande è il tuo amore verso l' uomo, o Gesù, prima rosa del Padre! Fino a che punto giunge la tua dolcezza? Possa io trovare la dolcezza degli dèi». Tutte le frasi che ho ricordato appartengono, o non appartengono, a quello che Marcello Pera chiama con disprezzo "dialogo interreligioso"? Forse mi sbaglio. Come sostiene Marcello Pera, oggi "ogni dialogo interreligioso" è impossibile. Viviamo in tempi mediocri, dove esistono uomini di fede, ma nemmeno un pensatore cattolico (tanto meno islamico). Così può accadere che, in questi tempi, vengano casualmente pubblicati i libri di Marcello Pera.&lt;br /&gt;PIETRO CITATI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-5202297462121285826?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/5202297462121285826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=5202297462121285826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5202297462121285826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/5202297462121285826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/12/un-piccolo-segno-della-grazia.html' title='Un piccolo segno della Grazia!?!'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4954463363218315301</id><published>2008-11-07T04:22:00.001-08:00</published><updated>2008-12-31T06:01:05.925-08:00</updated><title type='text'>Tre spunti, tre nodi polemici, tre domande. Riflessioni “a monte” della "Riforma Gelmini"</title><content type='html'>Finendo dritto in una di quelle che Jung avrebbe definito senza ombra di dubbio “sincronicità”, qualche giorno fa, mentre ero immerso nelle eco, tutte personali ed interiori, di quella che per sintesi ed immediatezza mi limiterò a chiamare “Riforma Gemini”, mi sono imbattuto in modo davvero casuale in un testo di Hannah Arendt, intitolato La crisi dell’istruzione: una coincidenza che ha finito per regalarmi il piacere di guardare con una profondità tutta nuova ai fenomeni del nostro “oggi” tutto italiano. Provando infatti ad andare oltre la sacrosanta ricaduta nell’immediato, giustamente sulla bocca di tutti (tagli lontani da ogni progettualità e decisioni incapaci di intercettare il bisogno di futuro), il “soccorso” della filosofa tedesca è servito per provare ad ampliare ulteriormente il raggio della riflessione: caricando un po’ di vena critica e provocatoria le righe di quel testo (spero comunque di restarvi il più possibile fedele) e decontestualizzandolo dal periodo per il quale è stato scritto (siamo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 con una lente di riguardo per la situazione americana) emergono tre coordinate della crisi dell’istruzione che ritengo non solo valide per i tempi che stiamo vivendo, ma quasi, addirittura, una sorta di condizioni in negativo della “riforma” in oggetto.&lt;br /&gt;Proviamo a vederle rapidamente nel dettaglio, forzando un po’ un parallelismo che mi porterà a rapportare ognuna di queste coordinate ad altrettanti nodi problematici sollevati dalle decisioni del nuovo ministro dell’istruzione (il grembiule, l’insegnate unico, i tagli all’università), in una sorta di crescendo di gravità e insopportabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima. Scrive Hannah Arendt: il problema è che esiste “un mondo di bambini e una società di bambini, autonomi e da lasciare per quanto possibile all’autogoverno dei bambini stessi”. Viviamo cioè, in una società, e mi verrebbe da dire, visto il contesto, in una scuola, in cui l’adulto si trova disarmato di fronte al bambino e il bambino, a sua volta, solo e sottoposto alla tirannia della maggioranza dei suoi coetanei. Come scrive la Arendt, a tale situazione “i bambini tendono a reagire o con il conformismo o con la delinquenza giovanile, e spesso con un miscuglio dell’uno e dell’altra”. Cosa significa? Significa che, sospendendo il giudizio sulle responsabilità di ambienti familiari e sociali in genere, responsabilità che la scuola non può assumersi, resta comunque il dubbio che anche l’edificio scolastico, inteso in senso materiale e metaforico, sia il covo di questa cattiva relazione: la scuola ha perso la capacità di realizzare un effettivo dialogo tra adulti (insegnanti in questo caso) e bambini (alunni in questo caso) e non è più capace di garantire un flusso benefico che sia qualcosa di più di un mero “baby-sitteraggio” o di un asettico “punto-informazioni”.&lt;br /&gt;Ed eccoci allora alla prima questione: quale ambizione pedagogica e sociale, quale progetto sostanziale nasconde un provvedimento che riduce al grembiule e al voto in condotta il dramma della crisi di autorità dell’insegnante-adulto e del sempre maggiore appiattimento omologante di bambini-alunni sempre più uguali? Non che pensi ingenuamente che aspetti così profondamente e culturalmente rilevanti debbano passare attraverso la cruna dell’ago di una riforma ministeriale, ma è poi così strano chiedere che si parta da un progetto e da un’identità di scuola (che tra l’altro testimonierebbe di puntare sulla scuola per il futuro) piuttosto che da provvedimenti isolati e piatti (che tra l’altro sanno amaramente di spot di vuota pubblicità)?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda. Hannah Arendt così si esprime a riguardo dell’insegnamento: “Influenzata dalla psicologia moderna e dai dogmi del pragmatismo, la pedagogia si è trasformata in una scienza dell’insegnamento in genere, fino a rendersi del tutto indipendente dalla materia che di fatto insegna”. Quale ritratto migliore di un percorso circolare che ha finito per chiudersi su se stesso,  tornando infruttuosamente indietro? Si era partiti dal maestro unico e si era arrivati ai tre maestri: nel frattempo però la pedagogia è divenuta la nuova signora e padrona del mondo scolastico e accademico, ha finito per monopolizzare dibattiti e corsi di laurea, ha conquistato il gradino più altro del podio tra le scienze umane, finendo per totalizzare il panorama di ogni disciplina e diventando una sorta di insegnamento dell’insegnamento, un insegnamento al quadrato, unidimensionale e generico. E’ un po’ come se la pedagogia unica (estesasi universalmente e universitariamente) avesse ora come sua propaggine, nel mondo delle scuole elementari, la nuova figura del maestro unico, in un corto circuito per il quale la sua onnipervasiva presenza “a monte” dei vari insegnamenti trovasse la sua estrema diramazione in quello che è meramente un ritorno al passato.&lt;br /&gt;Ed eccoci alla questione: l’insegnate unico ha spalle tanto grandi da respingere il sospetto che sia il semplice frutto di tagli e non di un investimento culturale; da reggere la presunzione di cancellare con un colpo di spugna quanto accaduto nelle scuole italiane negli ultimi anni e quanto di buono seminato dal modello dei tre maestri; da difendere l’affermazione di un modello per il quale non conta più la materia che di fatto s’insegna?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza e ultima. La Arendt sottolinea come, a suo modo di vedere, fin dalla modernità, si sia affermata l’idea per la quale si può conoscere e capire solo ciò che si è fatto da sé. “Applicato all’istruzione – e sono parole sue queste –, ciò significa, in termini primitivi quanto ovvi, che l’imparare viene per quanto possibile sostituito dal fare” e si è tesi a mostrare quasi esclusivamente  il processo produttivo della conoscenza. Viviamo cioè un’epoca nella quale non si tende più ad insegnare una conoscenza ma piuttosto ad inculcare una tecnica. Lo scheletro dell’istruzione non è più quello nobile, chiamato a sostenere, oltre che le necessità del corpo, anche le tensioni dello spirito, ma quello concupiscente, geneticamente modificato per diventare macchina produttiva e consumatrice.&lt;br /&gt;Per quanto quest’ultimo nodo concettuale costituisca forse “il” problema dei problemi, l’apice della piramide dei problemi strutturali del nostro sistema-istruzione, il virus che ha colpito chiunque si sia avvicinato a queste dinamiche, finendo per fare innumerevoli vittime sia a sinistra che a destra (su questo punto forse molto più vicine di quanto potrebbe sembrare o potrebbero far credere), come si può accettare un riforma che non è tale, in quanto si limita a togliere fondi a chi ne ha pochi e usati male e a ridarne a chi ne ha già molti e li usa nel pieno rispetto di tale logica, che così male ha fatto e sta facendo alla nostra società? Come si può accettare, socialmente, culturalmente e politicamente, una serie di provvedimenti molto lontani da qualsiasi progetto di università, a meno che non si riduca tale progettualità ad un’idea privatistica, produttiva e manageriale del massimo luogo di formazione che un paese possiede? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde non sarebbe altro che il passo successivo dell’affermazione di un modello molto chiaro, che ha già inficiato il luogo della deliberazione e della decisione, la politica, e che è pronto per contagiare il luogo dell’assistenza e della solidarietà, la sanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca Alici&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4954463363218315301?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4954463363218315301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4954463363218315301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4954463363218315301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4954463363218315301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/11/tre-spunti-tre-nodi-polemici-tre.html' title='Tre spunti, tre nodi polemici, tre domande. Riflessioni “a monte” della &quot;Riforma Gelmini&quot;'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-4892889342462901765</id><published>2008-10-25T04:27:00.000-07:00</published><updated>2008-10-25T04:28:31.944-07:00</updated><title type='text'>Che bell'affresco sull'università italiana</title><content type='html'>Pubblico l'intervento di Adriano Prosperi su Repubblica del 21 ottobre 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COSA DARE AGLI STUDENTI&lt;br /&gt;Dobbiamo prendere atto di una realtà: l' analfabetismo civile della società italiana è un fenomeno gravissimo. E non è per caso che lo scontro sociale si sta riaccendendo intorno alla scuola. I giovani, le famiglie, gli insegnanti stanno prendendo coscienza di quello che li aspetta: una scuola pubblica pesantemente impoverita nei servizi, nel personale, negli edifici e nelle attrezzature. A cui si aggiunge una università di infimo livello, fabbrica di lauree ridicole e di docenti senza qualità. Il tempo è giudicato maturo da chi comanda per liquidare la pesante struttura della scuola pubblica e per affiancare all' università pubblica in via di smantellamento fondazioni private capaci di velocizzare la fornitura del personale tecnicamente preparato e civilmente incolto richiesto dal sistema produttivo. La giustificazione che regge la proposta è quella dello stato di crisi delle finanze pubbliche, aggravato oggi dalla tempesta mondiale delle banche. Ma la voce che si leva dalle piazze e che trova la via dei fax e delle mail per raggiungere il Quirinale dice che, accanto alle banche, prima e più delle banche, c' è ancora chi vuole salvare la formazione dei giovani e la qualità del nostro sistema della ricerca universitaria. È urgente affermare che qui si gioca una partita strategica essenziale. Prenderne coscienza è fondamentale. Lo stanno facendo le famiglie, gli studenti, i docenti, con proteste e richieste di interessi diversi, non sempre componibili tra di loro. Alle famiglie la riforma minacciata per decreto renderà più complicato raggiungere scuole accorpate, più ridotto il tempo dell' affidamento dei figli, più povera l' offerta culturale. Agli scolari e agli studenti toccherà in sorte un luogo di rafforzata disciplina esteriore negli abiti, nella condotta, e di inadeguata offerta per la crescita civile e culturale. Queste economie tagliate con l' accetta sul sistema scolastico ricordano quel Procuste che segava le gambe ai clienti per adattarli alla dimensione dei suoi letti. La scuola è il pilastro fondamentale della società civile in una democrazia vitale, il luogo della socializzazione e dell' avvio a una cittadinanza consapevole, l' unico mezzo efficace per eliminare le discriminazioni di religione e di etnia, per assorbire l' impatto dei flussi migratori mondiali abituando a crescere negli stessi ambienti coloro che, da adulti, si troveranno fuori dalla scuola a convivere nella stessa società. La rivelazione della stupefacente crescita numerica della popolazione italiana ci ha fornito i numeri di quel che è accaduto negli ultimi anni, ma ha fatto anche di più: ha dimostrato implicitamente quello che i risentimenti, le chiusure, i pregiudizi e le paure seminate a piene mani cercano di nascondere, il fatto cioè che ciascuno di noi conta per uno e che tutti insieme facciamo la somma paese. Democrazia e demografia debbono andare di pari passo. L' idea di istituire classi differenziate è sorella di quell' altra balorda idea delle impronte digitali da prendere ai bambini rom. Riuscirà la protesta degli studenti a frenare la deriva italiana? La giovinezza e la speranza di cambiare in meglio il mondo sono sorelle. Speriamo, dunque. Quanto ai compagni di strada che i giovani in agitazione e le loro famiglie stanno incontrando, la loro solidarietà non potrà esimerli da qualche esame di coscienza. Sulla protesta dei sindacati gravano quei limiti corporativi che tanto hanno pesato in passato nell' ostacolare l' avanzata dei docenti migliori e la rimozione dei peggiori e nel sostituire pressioni e contrattazioni alla logica del concorso pubblico senza limitazioni, senza fasce protette o categorie riservate. Ma è ai docenti e al sistema che governa l' università come luogo di insegnamento e di ricerca che oggi si chiede una prova speciale di credibilità. Ne saranno, ne saremo capaci? C' è da dubitarne. Un fatto recente rafforza i dubbi. Se il clan dei casalesi compie una strage in un centro abitato in pieno giorno, nessuno vede, nessuno denunzia, nessuno testimonia. Precisiamo: nessun italiano. La "vittoria dello Stato" di cui nel caso di Castel Volturno si è gloriato il ministro dell' Interno è dovuta a un immigrato, l' unico salvatosi dalla strage. Un uomo solo, terrorizzato, sfuggito alla morte, ma capace di un atto di coraggio elementare, di una domanda di giustizia che non è giunta da nessun' altra parte. Ma parliamo dell' università. Qui le stragi ci sono ma non si vedono. Sono stragi di speranze e di intelligenze. Ogni anno in questa stagione il saldo demografico dell' università si chiude in negativo: i giovani migliori vanno all' estero, i pochi che vengono in Italia da fuori vi arrivano da paesi più poveri e più incolti del nostro. Anche qui è stato un immigrato, un raro esempio di "ritorno dei cervelli" a fare una radiografia impietosa e documentata del sistema universitario. Il professor Roberto Perotti, già docente alla Columbia University di New York, oggi alla Bocconi, ne L' Università truccata (edizioni Einaudi) ha denunziato le malattie dell' Università e ha avanzato proposte. Pagina dopo pagina leggiamo nomi e cognomi. Una tabella a pagina 22 ricostruisce il sistema di parentela che domina la facoltà di economia dell' Università di Bari come pure quelle di Medicina e Chirurgia di Bari e della Sapienza di Roma. E una tabella fittissima di ben cinque pagine illustra il meccanismo dei "concorsi dei rampolli". Le regole della parentela sono elementari nelle popolazioni primitive studiate dal grande antropologo Claude Levi-Strauss. Lo sono anche nelle tribù accademiche italiane. Qui basta un padre Magnifico Rettore a determinare l' irresistibile entrata dei membri della sua famiglia nell' università che governa e nel suo stesso dipartimento. Naturalmente il problema non è la consanguineità dei professori ma il blocco degli studi e la penalizzazione dei giovani migliori che la logica mafiosa dominante nei concorsi ha prodotto con la scomparsa tendenziale delle università italiane dalla parte alta della comunità scientifica internazionale. Le pagine di Perotti fitte di nomi e cognomi potevano scatenare una tempesta di querele e di proteste, riempire le aule dei tribunali di dignità offese. Non è accaduto niente. Le toghe infangate e svergognate hanno continuano a coprire magnificenze fasulle abbarbicate a cattedre e rettorati. Si diceva una volta: "Calunniate, calunniate, qualcosa resterà". Viene voglia di dire oggi: criticate, criticate, niente resterà. Resta solo uno stato d' animo di invidia e di rancore, diffuso tra le famiglie soccombenti e nella poltiglia umana che dallo spettacolo dell' ignoranza trionfante e prevaricante ricava solo una spinta alla maldicenza anonima e indifferenziata e può consolarsi così delle proprie frustrazioni. Ma lo scandalo vero è la sordità delle istituzioni e dei poteri. In un' altra cultura avremmo visto probabilmente manifestazioni pubbliche, esibizioni delle vergogne su lenzuolate di nomi, proteste di associazioni e di sindacati, inchieste di magistrati, interrogazioni parlamentari. Nel libro di Perotti c' è quanto basterebbe in un paese dotato di un vero governo e di una vera opposizione per mettere in movimento almeno una inchiesta parlamentare. Anche perché gli intrecci osceni che avvengono nei concorsi non sono fatti solo di dinastie familiari. Come tutti sanno, il vigente principio dello "ius loci" affida al potere delle cosche accademiche localmente prevalenti la selezione delle nuove leve di docenti attraverso il paravento di finti concorsi. Su questa materia è stato detto tutto. Non è stato fatto nulla. Quel che è stato fatto è un disastro bipartisan che negli ultimi anni, col sistema del tre per due e con la regola concorsuale dello "ius loci" ha svenduto le residue energie dell' università italiana, ha riempito le scuole di ignoranti e ha moltiplicato le etichette di fantasia per fare posto agli asini obbedienti al potere del capocosca locale. Ora siamo arrivati al rendiconto finale. Lo sforzo degli studenti in agitazione per coinvolgere i docenti e di riceverne pacche sulle spalle è patetico. Ci fa misurare la distanza dalle aspre e irridenti satire del ' 68, quando l' apparizione di un professore in un' assemblea studentesca faceva scattare cori di derisione. I giovani di allora oggi sono vecchi. Molti di quelli che allora dominarono le assemblee studentesche occupano o hanno occupato cattedre, ministeri seggi parlamentari. Pesa sulle loro spalle un fallimento che non hanno saputo evitare, che hanno spesso contribuito ad accelerare. Il loro eventuale appoggio andrebbe esorcizzato come una minaccia da chi vuole veramente che la scuola e l' università italiana riprendano la loro funzione di cuore pulsante della società. Lo tengano presente i giovani che oggi, timidamente, cominciano a uscire dal torpore di un paese gravemente malato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-4892889342462901765?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/4892889342462901765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=4892889342462901765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4892889342462901765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/4892889342462901765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/10/che-bellaffresco-sulluniversit-italiana.html' title='Che bell&apos;affresco sull&apos;università italiana'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-2383178869048119406</id><published>2008-10-25T04:26:00.000-07:00</published><updated>2008-10-25T04:27:09.549-07:00</updated><title type='text'>I NUOVI BARBARI 6 – DALL’INVASIONE ALLA RISCOSSA</title><content type='html'>Siamo giunti al capolinea: si scende! &lt;br /&gt;Il nostro viaggio è compiuto ed approda al suo ultimo momento, quello del congedo e del ritorno a casa: ognuno riprenda la propria vita, i propri ritmi, le proprie cose. Possiamo finalmente togliere gli occhiali ingombranti ed “angoscianti” con i quali abbiamo cercato di guardare in maniera nuova i paesaggi che ci circondano, le cui lenti hanno forse caricato, ingigantito e amplificato la realtà; stropicciamoci gli occhi, che rivedono la luce, e riguadagniamo la nostra vista naturale sul mondo. La speranza è però che questo gesto non cancelli di colpo quanto abbiamo osservato e non getti nell’oblio i risultati del nostro esperimento, ma offra lo stimolo a leggere tra le righe i fenomeni che viviamo: occorre saper scavare dietro ogni accadimento, senza subirne l’irruzione passiva, provando a rintracciarne invece la corrente carsica e mutarne il corso, laddove pericoloso; serve ascoltare il nostro tempo e il nostro mondo, i suoi moniti, le sue sollecitazioni, purificando i segnali e le voci, arrivando al cuore dei problemi. Tornando a casa dopo il nostro peregrinare, la provocatorietà dell’analisi lasci allora spazio ai buoni propositi, l’atto di accusa sia scalzato da un’assunzione di consapevolezza, la nota volontariamente pessimistica venga sconfitta dall’impegno attivo.&lt;br /&gt;Abbiamo attraversato alcune delle regioni calpestate dall’invasione barbarica, portato alla luce la crisi di autorevolezza delle nostre autorità, ribadito come l’arbitrarietà e il desiderio siano divenuti il solo criterio spendibile nell’ampio ventaglio delle umane possibilità. E’ necessario ora rinsaldare le nostre radici comuni, ridare loro linfa e forza vitale, non solo per permettere che resistano agli attacchi (sarebbe troppo poco), ma per renderle affascinanti e credibili, in maniera tale che l’attacco barbarico imploda su se stesso, sconfitto dalla propria infondatezza, e ceda al cospetto della nobiltà dei nostri valori autentici. Lascio con umiltà e speranza ad altre voci la costruzione di possibili itinerari alternativi e costruttivi, in cui attecchiscano, germoglino e fioriscano il recupero di una sana relazionalità e il riconoscimento autentico delle molte autorità che educano e formano le nostre esistenze. &lt;br /&gt;Jean-Jacques Rousseau ha scritto: “L’unione tra debolezza e prepotenza non può che generare follia e miseria”. Parole che indicano uno dei possibili punti di partenza: spezzare l’incontro paradossale e funesto tra identità oramai fragili e deboli, incapaci di riconoscere e rispettare dei modelli, ed ambizioni prepotenti ed egoistiche, dedite alla tutela di verità relative, figlie di una libertà assoluta; evitare di creare una società ingovernabile, perché folle incrocio di strade senza segnaletica, e caotica, perché miseramente condannata all’istante e all’oggi; recuperare la sacralità di un bene comune che non si riduca alla somma dei singoli interessi, ma apra un piano più elevato, ma non per questo meno raggiungibile; costruire alcune decisioni su di una progettualità a lungo termine, che sappia reggere gli urti dei cambiamenti e possa avere il coraggio di alcune sanzioni. &lt;br /&gt;Da vittime dell’orgoglio, della presunzione, della noia e della disperazione a protagonisti di una riscossa; dall’eroicità di alcuni gesti singoli alla condivisione di una risposta matura e comunitaria; dalla tutela del proprio all’affermazione pacifica e autorevole di alcuni valori irrinunciabili: una sfida difficile, ambiziosa e coraggiosa, chiamata a conciliare eccezionalità e fragilità, adesione e protesta, scelta e sacrificio, in nome di qualcosa a cui restare fedeli, che valga più delle nostre individualità e ci renda responsabili di fronte agli altri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-2383178869048119406?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/2383178869048119406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=2383178869048119406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2383178869048119406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/2383178869048119406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/10/i-nuovi-barbari-6-dallinvasione-alla.html' title='I NUOVI BARBARI 6 – DALL’INVASIONE ALLA RISCOSSA'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpiBnx8/S220/images.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8686581165082939058.post-3042304222460778273</id><published>2008-10-11T07:34:00.000-07:00</published><updated>2008-10-11T07:36:57.404-07:00</updated><title type='text'>Finalmente non liquido</title><content type='html'>Pubblico un'illuminante analisi di Bauman del difficile momento economico globale e del suo oramai inacrdinato sistema di vita a credito&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL MONDO DROGATO DELLA VITA A CREDITO&lt;br /&gt;Zygmunt Bauman&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto da "Repubblica" dell'otto ottobre duemilaotto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un quotidiano britannico ha pubblicato la storia di un cinquantunenne che ha accumulato un debito di 58mila sterline su 14 carte di credito e finanziamenti vari. Con l'impennata dei costi del carburante, dell'elettricità e del gas non riusciva più a pagare gli interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deplorando, col senno di poi, la sconsideratezza che lo ha gettato in questa situazione spiacevole se la prendeva con chi gli aveva prestato il denaro: parte della colpa è anche loro, diceva, perché rendono terribilmente facile indebitarsi. In un altro articolo pubblicato lo stesso giorno, una coppia spiegava di aver dovuto drasticamente ridurre il bilancio familiare, ma esprimeva anche preoccupazione per la figlia, una ragazza giovane già pesantemente indebitata. Ogni volta che esaurisce il plafond della carta di credito subito le viene offerto in prestito altro denaro. A giudizio dei genitori le banche che incoraggiano i giovani a prendere prestiti per acquistare, e poi altri prestiti per pagare gli interessi, sono corresponsabili delle sventure della figlia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era un vecchio aneddoto su due agenti di commercio che giravano l'Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio: inutile spedire scarpe , qui tutti vanno scalzi. Il secondo scrisse: richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, tutti qui vanno scalzi. La storiella mirava ad esaltare l'intuito imprenditoriale aggressivo, criticando la filosofia prevalente all'epoca secondo cui il commercio rispondeva ai bisogni esistenti e l'offerta seguiva l'andamento della domanda. Nel giro di qualche decennio la filosofia imprenditoriale si è completamente capovolta. Gli agenti di commercio che la pensano come il primo rappresentante sono rarissimi, se ancora esistono. La filosofia imprenditoriale vigente ribadisce che il commercio ha l'obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, deve creare altri bisogni che esigano di essere soddisfatti e identifica il compito dell'offerta col creare domanda. Questa tesi si applica a qualsiasi prodotto, venga esso dalle fabbriche o dalle società finanziarie. La suddetta filosofia imprenditoriale si applica anche ai prestiti: l'offerta di un prestito deve creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'introduzione delle carte di credito è stata un segno premonitore. Le carte di credito erano state lanciate sul mercato con uno slogan rivelatore e straordinariamente seducente: "Perché aspettare per avere quello che vuoi?". Desideri una cosa ma non hai guadagnato abbastanza per pagarla? Beh, ai vecchi tempi, ora fortunatamente andati, si doveva procrastinare l'appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni. Grazie a Dio e al buon cuore delle banche non è più così! Con la carta di credito si può invertire l'ordine: prendi subito, paghi dopo. La carta di credito rende liberi di appagare i desideri a propria discrezione: avere le cose nel momento in cui le vuoi, non quando te le sei guadagnate e te le puoi permettere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa era la promessa, ma sotto c'era anche una nota in caratteri minuscoli, difficile da decifrare anche se facile da intuire in un momento di riflessione: quel perenne "dopo" ad un certo punto si trasformerà in "subito" e bisognerà ripagare il prestito. Il pagamento dei prestiti contratti per non aspettare e soddisfare subito i vecchi desideri, renderà difficilissimo soddisfarne di nuovi... Non pensare al "dopo", significò , come sempre, guai in vista. Si può smettere di pensare al futuro solo a proprio rischio e pericolo. Sicuramente il conto sarà salato. Più presto che tardi arriva la consapevolezza che allo sgradevole differimento dell'appagamento si è sostituito un breve differimento della vera terribile punizione per l'essere stati precipitosi. Ci si può togliere uno sfizio quando si vuole, ma anticipare il diletto non lo renderà più abbordabile... In ultima analisi, sarà differita solo la presa di coscienza della triste realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto nociva e dolorosa, questa non è l'unica nota in caratteri minuscoli sotto la promessa del "prendi subito, paga dopo". Per evitare di limitare ad un solo prestatore il profitto derivante dalle carte di credito e dai prestiti facili, il debito contratto doveva essere (e così è stato) trasformato in un bene che procuri profitto permanente. Non riesci a ripagare il tuo debito? Non preoccuparti: a differenza degli avidi prestatori di denaro vecchio stile, ansiosi di veder ripagate le somme prestate entro termini ben precisi e non differibili, noi prestatori di denaro moderni e disponibili non ti chiediamo indietro i nostri soldi, bensì ci offriamo di prestartene altri per pagare il vecchio debito e avere un po' di disponibilità (cioè di debito) in più per toglierti nuovi sfizi. Siamo le banche che dicono "sì", le banche disponibili, le banche col sorriso, come diceva una delle pubblicità più geniali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che nessuno spot diceva apertamente, lasciando la verità ai cupi presagi del debitore, era che le banche prestatrici in realtà non volevano che i debitori pagassero i debiti. Se lo avessero fatto entro i termini non sarebbero stati più in debito, ma sono proprio i loro debiti (il relativo interesse mensile) che i moderni, disponibili (e geniali) prestatori di denaro hanno deciso, con successo, di riciclare come fonte prima del loro profitto costante, assicurato (e si spera garantito). I clienti che restituiscono puntualmente il denaro preso in prestito sono l'incubo dei prestatori. Le persone che si rifiutano di spendere denaro che non abbiano già guadagnato e si astengono dal prenderlo in prestito, non sono di alcuna utilità ai prestatori - perché sono quelli che (spinti dalla prudenza o da un senso antiquato dell'onore) si affrettano a ripagare i propri debiti alle scadenze. Una delle maggiori società di carte di credito presenti in Gran Bretagna ha suscitato pubbliche proteste (che certo avranno vita breve) nel momento in cui ha scoperto il suo gioco rifiutando il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, senza quindi incorrere in sanzioni finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'odierna stretta creditizia non è risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell'uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l'industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l'industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni - anni di apparente prosperità senza precedenti- del 22 per cento. L'ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati è cresciuto del 15%. E , cosa forse più minacciosa, il debito complessivo degli studenti universitari, la futura élite politica, economica e spirituale della nazione, è raddoppiato. L'insegnamento dell'arte di "vivere indebitati", per sempre, è ormai inserito nei programmi scolastici nazionali... Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Il resto dei Paesi europei segue a non grande distacco. Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La reazione finora, per quanto possa apparire imponente e addirittura rivoluzionaria per come emerge dai titoli dei media e dalle dichiarazioni dei politici, è stata la solita : il tentativo di ricapitalizzare i prestatori di denaro e di rendere i loro debitori nuovamente in grado di ricevere credito, così il business di prestare e prendere in prestito, dell'indebitarsi e mantenersi indebitato, potrebbe tornare alla "normalità". Il welfare state per i ricchi (che a differenza del suo omonimo per i poveri non è mai stato messo fuori servizio) è stato riportato in vetrina dopo essere stato temporaneamente relegato nel retrobottega per evitare invidiosi paragoni. Lo Stato ha nuovamente flesso in pubblico muscoli a lungo rimasti inattivi, stavolta al fine di proseguire il gioco che rende questo esercizio ingrato ma, abominevole a dirsi, inevitabile; un gioco che stranamente non sopporta che lo Stato fletta i muscoli, ma non può sopravvivere senza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest'occasione è che l'uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d'uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andare alle radici del problema non significa risolverlo all'istante. È però l'unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all'enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi , sofferenze delle crisi di astinenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Traduzione di Emilia Benghi)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8686581165082939058-3042304222460778273?l=murofuori.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://murofuori.blogspot.com/feeds/3042304222460778273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8686581165082939058&amp;postID=3042304222460778273' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3042304222460778273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8686581165082939058/posts/default/3042304222460778273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://murofuori.blogspot.com/2008/10/finalmente-non-liquido.html' title='Finalmente non liquido'/><author><name>Luca Alici</name><uri>http://www.blogger.com/profile/16011762420286265694</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='22' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_LBUlPWeGwIo/SPC42631zrI/AAAAAAAAAAU/ed5BDpi
