lunedì 21 dicembre 2009

"Questo è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. E' Dio e mi assomiglia! Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive"
Parole per Maria destinate ad un copione per un presepe vivente
(J.P. Sartre)


Un augurio sincero, profondo e caloroso di Buon Natale, con la speranza che sia davvero un'occasione propizia e felice per rallentare e rasserenare le nostre vite.

martedì 8 dicembre 2009

Vertigine artistica-Vertigine fisica


Piccolo diario di sensazioni frammentate dagli Stati Uniti
(per lo più “solo” in viaggio di nozze) / 3


Ultima tappa new-yorkese, in attesa di una nuova occasione che attutisca l’attuale rognoso rimpianto di averla vissuta male e offra l’opportunità di una confidenza maggiore dopo i primi timidi e spauriti contatti; ultimo sguardo sulla metropoli-simbolo dei nostri tempi post-moderni, che spaventa mentre la si visita e affascina dopo averla visitata. Ultimo ricordo, o meglio, forse, ultimo raccordo.
Ma ovvio: la vertigine architettonica del grattacielo e la vertigine artistica del museo. New York ti regala entrambe queste possibilità e, anzi, ne imbastisce un’offerta quasi paralizzante. Da un lato la possibilità di scegliere da quale altezza disumana guardare il mondo umano, dall’altro la possibilità di scegliere da quale periodo storico-artistico contemplare la storia dell’arte. In sostanza l’esperienza estatica della vetta di ciò che il Novecento ingegneristico-architettonico ha regalato al mondo come propria massima espressione e l’esperienza estetica dei musei della grande mela, che racchiudono magistralmente e miracolosamente ciò che l’intera storia del genere umano ha regalato al mondo come espressione del proprio sé artistico: l’arte di tutto il mondo in musei molto americani; il grattacielo molto americano come arte per tutto il mondo.
Tre mattinate intere che non sono state sufficienti e un paio d’ore che sono state eterne: entro questo arco temporale abbiamo provato a racchiudere ciò che non era racchiudibile; all’interno di questi confini troppo umani abbiamo provato a far entrare tutto quanto potesse poi costituire un bagaglio enorme di ricordi e sensazioni.
Tre mattinate ognuna delle quali dedicata ad una sfacchinata epica. La prima consacrata al tempio del MET: un’icona dal primo gradino del suo sontuoso ingresso (sentire qualche giovane rampante della più alta aristocrazia new-yorkese – o dedicare qualche attimo a Gossip Girl – per capire cosa significano quei gradoni) alle miriadi di corridoi e di sale (tutto il mondo, tutta la sua storia, tutta la nostra percezione artistica all’interno di quattro mura grandi come un pianeta e alte come miliardi di anni). La seconda dedicata al Museo di Scienze Naturali: una sorpresa insospettata (al di là del terrore che si animassero anche di giorno tutte quelle creature, davvero l’impatto è vertiginoso e costituisce il complemento migliore del MET: dopo aver visto la storia artistica del mondo, vuoi vedere in un solo luogo la storia di tutto il resto – stellare, spaziale, animale, biologica, etc etc –? eccoti servito) e un esempio di ciò che un museo dovrebbe essere (dialogo tra generazioni, generi, offerte: divertimento che diviene cultura, cultura che diviene divertente: e poi quale luogo può permetterti di scoprire realmente che i dinosauri sono esistiti e hanno lasciato dei resti?). La terza è spettata, di diritto, al MOMA: dall’impressionismo al cubismo fino all’altro ieri, dalla pop art al design fino a dopo-domani (una goduria rara, ma soprattutto un punto prospettico speciale per capire la velocità dei nostri tempi e l’evoluzione artistica negli ultimi due secoli); prendete il Museo D’Orsay, regalategli qualche follia tutta contemporanea, aggiungetegli qualche capolavoro e mettetelo in un edificio non ugualmente affascinante: eccolo il MOMA, in tutto il suo splendore.
(nel mezzo, dobbiamo essere sicneri, c’è stato modo di una capatina anche alla Frick Collection: forse la migliore delle ciliegine possibili su questa torta immensa: la residenza dell'industriale Henry Clay Frick merita davvero ed è sorprendentemente affascinante e ricca).
E’ rimasta la serata, ma per descriverne le sensazioni ci vorrebbe non so cosa, e allora mi limito intanto alla cronaca: la hall del Rockfeller Center, un’ascensore dal tetto trasparente, una trentina di secondi per fare oltre 70 piani, una terrazza all’aperto, il silenzio più abissale che si può raggiungere a New York, una densità di luci che si spalma su un orizzonte infinito, il brivido unico di una vertigine artificiale. La piattaforma panoramica a centinaia di metri di altezza, la totalità altrimenti quasi impossibile della città, il fascino della notte che rende buia l’isola verde di Central Park, l’Empire State Building di fronte, i palazzi tutt’intorno: poche volte nella vita – e meno che mai pensavo nel mio scetticismo in quest’occasione – sono rimasto così senza fiato, stretto tra il senso di paurosa vertigine e la tentazione prometeica di onnipotenza. Sotto il mondo che prosegue alle sue velocità e sopra tu che lo domini a tal punto da non sentirne le voci ed i rumori; sotto zig zag di vite e sopra un’unica grande cupola di cielo.
E se alla fine New York non sintetizzasse proprio l’umanissima orizzontalità della velocità, degli affari, delle culture, dei popoli e la verticalità della storia, delle conquiste, delle aspirazioni, dello spirito in un crogiulo che prova a mascherare ma non riesce ad annientare la ricca complessità e la radice ultima dell’uomo?

lunedì 7 dicembre 2009

Diamanti luccicoso

La religione senza Dio
di ILVO DIAMANTI

Tratto da Repubblica
07.12.2009


È impossibile separare la religione dalla politica, in Italia. Tanto più dopo la fine della Dc, quando la Chiesa è tornata a rappresentare i valori, i principi, ma anche gli interessi dei cattolici in Italia, in modo autonomo e diretto. Il fatto è che oggi altri soggetti, oltre alla Chiesa, svolgono lo stesso ruolo. Talora in competizione, perfino in disaccordo con essa. Come dimostra la pesante polemica lanciata, ieri, dalla Lega contro il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano.

Ma gli esempi sono molti. Basta pensare alla proposta di inserire la croce nel tricolore. La bandiera nazionale. Avanzata (ancora) dalla Lega e apprezzata dal ministro Frattini, dopo il referendum che, in Svizzera, ha bloccato la costruzione dei minareti. D'altronde, la Lega si oppone alla costruzione delle moschee in molte realtà locali, insieme ad altri gruppi e partiti politici della destra (non solo) estrema. Xenofobia e islamofobia si mischiano e si richiamano reciprocamente, in nome delle radici cristiane dell'Europa e, soprattutto, dell'Italia. Come dimostrano le polemiche suscitate dalla decisione della Corte europea contro l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Criticata, in Italia, da gran parte delle forze politiche, di destra e di sinistra. Tutte impegnate a difendere l'identità cattolica. Anche a costo di entrare in contrasto con la Chiesa. Di assumere posizioni più clericali della Chiesa. Non nel caso del crocifisso, ovviamente, ma nelle altre vicende citate. Le moschee, i minareti. In generale: le politiche sull'immigrazione e i rapporti con gli stranieri. Su cui la Chiesa, attraverso le sue organizzazioni e i suoi media, ma anche attraverso la gerarchia (non solo il cardinale Tettamanzi, ma tutta), ha assunto posizioni molto lontane dalla Lega e dal centrodestra. Schierandosi a favore del diritto di culto e di fede religiosa, anche per gli islamici. E, dunque, in disaccordo con le guerre di religione lanciate contro i minareti e le moschee. E contro gli immigrati.

Da ciò il singolare (ricorrente) contrasto, fra la Chiesa e la Lega - spesso affiancata dagli alleati di centrodestra - nella rappresentanza dei valori religiosi e della "comunità cattolica". Il fatto è che il valore della religione va ben oltre i confini della fede e della comunità dei credenti. D'altronde (Demos, 2007), l'insegnamento della religione nella scuola pubblica, in Italia, è approvato da 9 persone su 10. E dalla maggioranza degli stessi elettori di sinistra. Lo stesso per l'esposizione del crocifisso. Perché, come ha rammentato il sociologo Jean-Paul Willaime su Le Monde: "Tutte le società europee, per quanto secolarizzate, non sono mai uscite del tutto da una concezione territoriale di appartenenza religiosa; gli stessi immaginari nazionali non sono completamente neutri dal punto di vista religioso".

Così, anche in presenza di un declino sensibile della pratica rituale, ai partiti populisti diviene possibile riattivare - e sfruttare - le componenti religiose dell'identità nazionale e territoriale. Non solo: la religione viene usata come strumento di consenso partigiano ed elettorale. Lo ha fatto la Lega fin dagli anni Novanta, in polemica aperta e dura contro la Chiesa nazionale, nemica della secessione. Lo scontro è proseguito in seguito, sui temi della solidarietà sociale, soprattutto verso gli immigrati. Sulla questione dell'integrazione. La Lega, in altri termini, si è proposta essa stessa alla guida di una religione senza Chiesa - e senza Dio. I cui valori, simboli, luoghi vengono fatti rientrare dentro i confini dell'identità territoriale. Ne diventano riferimenti fondamentali. D'altronde, il ruolo della religione nella costruzione dell'immaginario locale e nello stesso mondo intorno a noi - per riprendere la suggestione di Willaime - è innegabile e molto visibile. Un santo al giorno, scandisce il calendario. Le festività. Gli atti che accompagnano la biografia di molte persone: dal battesimo al matrimonio fino al funerale. E ancora, ogni giorno: le ore battute dai campanili. I quali, insieme alle chiese e alle cattedrali, fanno parte del nostro paesaggio quotidiano. Il che spiega, in parte, la reazione sollevata dalla possibile costruzione di luoghi di culto di altre religioni. Le moschee. Figuriamoci i minareti. Capaci di produrre una rottura rispetto al passato, resa visibile - anzi: appariscente - da uno skyline urbano inedito. Il che genera incertezza e inquietudine, soprattutto quando, come in questa fase, le appartenenze territoriali - nazionali e locali - sono scosse violentemente dalla globalizzazione, ma anche dai mille muri sorti dopo la caduta del Muro.

In Italia questo problema appare particolarmente rilevante, perché si tratta di un paese diviso, con un'identità nazionale debole e incompiuta. La Lega offre, al proposito, risposte semplici e rassicuranti a problemi complessi. Reinventa la tradizione per rispondere al mutamento. Recupera le radici cristiane di una società secolarizzata, le impianta sul territorio. Ricorre a simboli antichi per affrontare problemi nuovi. Lo spaesamento, l'inquietudine suscitata dai flussi migratori. Gli stranieri diventano, anzi, una risorsa importante per rafforzare l'appartenenza locale. Per chiarire chi siamo Noi attraverso il distacco dagli Altri.
Lo stesso crocifisso si trasforma in simbolo unificante, avulso dal suo significato. È la croce da associare al tricolore. Dove la croce è più importante del tricolore. Una bandiera che, secondo la Lega, evoca una nazione inesistente. Mentre la croce evoca lo "scontro fra civiltà". La crociata contro l'Islam, che ha l'epicentro nel Nord, dove l'immigrazione è più ampia. D'altra parte, su questi temi gli italiani e gli stessi cattolici si trovano spesso d'accordo con la Lega e con gli alleati di governo (a cui essa detta la linea). Molto meno con le posizioni solidali e tolleranti espresse dalla Chiesa (Demos per liMes, 2008).

La sfida della Lega è, dunque, insidiosa. Perché etnicizza la religione. Costruisce, al tempo stesso, una patria e un'identità. Ma anche una religione alternativa. In tempi segnati da una domanda di appartenenza e di senso acuta e diffusa.
Di fronte a questa sfida, le scomuniche e l'indignazione rischiano di risultare risposte insufficienti. Inadeguate. Per gli attori politici. (Tutti, non solo quelli di sinistra. Anche per gli alleati di centrodestra). Ma soprattutto per la Chiesa.